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Full text of "Il Commento di Sabbatai Donnolo sul libro della Creazione"

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7 


PUBBLICAZIONI 

DEL R. ISTITUTO DI STUDI SUPERIORI PRATICI E DI PERFEZIONAMENTO 

IN FIRENZE. 

SEZIONE DI FILOSOFIA E FILOLOGIA. — ACCADEMIA ORIENTALE. 


IL COMMENTO 


DI 


SABBATAI DONNOLO 

SOL LIBRO BELLA CREAZIONE 

PUBBLICATO PER LA PRIMA VOLTA NEL TESTO EBRAICO 

CON NOTE CRITICHE E INTRODUZIONE 

DA 

DAVID CASTELLI 


FIRENZE. 

COI TIPI DEI SUCCESSORI LE MONNIEIL 
18 « 0 . 

















































IL COMMENTO 


m 


SABBATAI DONNOLO 


SUI, I.IKRII IIELU «KM. 


















COMMENTO 


DI 


ABBAIAI DONNOLO 


SE LIBRO DELLA ('REAZIONE 


PUBBLI CATO PER LA 


TRIMA VOLTA NEL TESTO 


EBRAICO 


CON NOTE CRITICHE E INTRODUZIONE 


DAVID CASTELLI. 


FIRENZE. 

TIPOGRAFIA DEI SUCCESSORI LE MÓNNIER, 


ISSO. 














INTRODUZIONE AL LIBRO JEZIRÀ 


K 


AL COMMENTO DEL DONNOLO. 


CAPITOLO I. 

Degli studii sulla Cabbaia in generale, 


11 libro ebraico intitolato Jezirà, cioè della Creazione, e tenuto come 
uno dei più antichi scritti cabbalistici, oscurissimo in sè stesso, è dive¬ 
nuto anche più oscuro per doppia cagione. In primo luogo per non es¬ 
serne ancora fissata la vera lezione, tanto che oltre le mollissime varianti 
nei singoli luoghi, ne abbiamo due recensioni diverse, come si vede nella 
prima edizione che di questo libro fu fatta (Mantova, 1562). E quantun¬ 
que la critica abbia già stabilito che la seconda recensione, più estesa 
della prima, sia divenuta tale per la inserzione di non pochi passi di 
alcuni commentatori, e specialmente di questo stesso commento, che 
ora si pubblica per la prima volta per intiero ; pure non è tanto facile 
sceverare sempre con esattezza la parte genuina e primitiva dalle poste¬ 
riori inserzioni. 

In secondo luogo poi i commenti che sono stati pubblicati su 
questo libro, o non lo hanno chiarito per essere insufficienti, come 
quello attribuito erroneamente al Saadjà, e quello di Eleazardi YYorms, 
del quale fu edita soltanto piccolissima parte; o peggio, come quelli 
erroneamente attribuiti al Nachmanide 1 e all’ antico Harabad 1 (Abraham 
ben David) oscurano anziché chiarire il significato del libro Jezirà, 


1 Vedi Jellinek, Beitrtige sur Geschichle der Kabbala. II, pag. il, n. 3. Lo Stein- 
schneider osserva che in alcuni manoscritti il commento attribuito al Nachmanide solo 
nel principio concorda collo stampato (Cai. Coi. Hebr. Lugduni Batavorum, pag. 91. 

Cat. flod. y pag. 1 965‘. 

! Vedi Dukes, Nahal Qcdttmìm, pag. 3, e Osar Nechmad (IV, pag. 37) dove il Soave 
congettura l'esistenza di un quarto Harabad oltre i tre conosciuti, al quale attribuisco 
il commento sul Jozirà: cf. Steinschneider, Cat. lìod , pag. 678. Il Carmoly dimostra dalle 
parole stesse della prefazione del Commento attribuito all'Ilarabad che l’autore scri¬ 
veva nel 1430 dell’ èra volgare ( Itineraires de la Terre Salute pag. 271 . 


I 





«2 INTfìODUZIONE AL LIURO JEZIItÀ |CAP. I.] 

perchè vogliono trovarvi tutte le dottrine della Cabbaia, quale la ve¬ 
diamo svolta nei posteriori seguaci di essa. Imperocché col metodo 
d’interpretazione che i cabbalisti applicano ad ogni libro di cui vo¬ 
gliono fare lor prò, è facilissimo trovarvi ogni cosa che meglio ta¬ 
lenti. Quando le parole perdono il loro significato letterale e proprio, 
per acquistarne non uno solo, ma molti e diversi, simbolici e mistici; 
quando, non solo le parole, ma le singole lettere, le diverse parti di 
queste, e perfino i segni diacritici e ortografici, devono avere un si¬ 
gnificalo che non è più quello grammaticale; è mollo facile trovare in 
ogni scritto tutto ciò che si vuole. E se altri, per dare a divedere 
quanto sia arbitrario il metodo di certi mitologi, ha dimostrato come 
la storia di Napoleone I si possa ridurre a un mito solare; si potreb¬ 
bero con eguale, e forse maggiore facilità, per dimostrare l’assurdo 
del metodo cabbalistico, spiegare cabbalislicamente o i Pastorali di 
Longo, o il Saliricon di Petronio, o qualunque novella del Boccaccio o 
del La Fontaine. Niuna meraviglia adunque che anche nel libro Jesirà 
i posteriori cabbalisti abbiano voluto trovare ciò che mai non è stalo 
nella mente del suo, qualunque siasi, autore. Vogliamo forse con ciò 
affermare recisamente che nel detto libro non si contenga alcun princi¬ 
pio di dottrina cabbalistica? Non intendiamo giudicare ciò a priori, nè 
siamo di quelli i quali credono che la Cabbaia nel seno dell’ Ebraismo 
sia nata tutta di un pezzo nel secolo decimosecondo o decimoterzo. Le 
dottrine cabbalisliche hanno avuto, come tutte le altre, il loro svolgi¬ 
mento, e, a seguirne la storia, si vede quanto la loro piena formazione 
sia stata lenta, e come a poco a poco l’uno elemento si sia all’altro 
connesso. Per lo che 1’ errore dei più recenti cabbalisti sta appunto nel 
voler trovare, non il germe delle loro dottrine nei libri più antichi, 
ma esse stesse tutte quante nella loro interezza. E per vedere quanto a 
torlo abbiano ciò fatto per il libro Jezirà, giova principalmente studiare 
i più antichi commenti anteriori alla piena formazione delle dottrine 
cabbalistiche; e impareremo che i loro autori non vi trovavano nulla di 
ciò che i più moderni hanno preteso trovarvi. Ma per mala ventura que¬ 
sti antichi commenti sono ancora inediti. 

Inedito quello vero e genuino del Saadjà, scritto originariamente in 
arabo, e di cui esiste una traduzione in ebraico. 1 Inedito un altro com¬ 
mento del X secolo tenuto da alcuni dell’Isreeli, attribuito da altri a 
Jacob ben Nissim, mentre sembra invece che questi non abbia fatto che 
una ricomposizione di quello. * Inedito finalmente era rimasto fin qui 


1 Literaturblatt des Orients, I8i5,pag. 214; Steinschneider, Die hebriiischen lland- 
sehriften in Miincbcn, pag. 42, 77. 

8 Vedi Kerem Chemed, Vili, pag. 67 e segg. Steinschneider, ubi supra, pag. 42. 
Alcuni credono che il commento inedito dell’ Isreeli sia inveco una interpretazione del 




[CAP. I.| E AL COMMENTO DEL PONNOLO. 3 

anello il commenlo dell’italiano Donnolo, che ora si pubblica per la 
prima volta. 

Se non prendiamo errore crediamo che la pubblicazione di questi 
inediti commenti al Jezirà sia, non che importante, necessaria per la 
storia della Cabbaia. Imperocché il ragionare e il discutere senza 1’ esa¬ 
me dei fatti intorbida e imbroglia sempre più le quistioni, invece di 
portarvi la luce o di sgrupparle. Peggio avviene poi, se i fatti si esami¬ 
nano soltanto in parte. 11 giudicio è affrettalo, e per necessaria conse¬ 
guenza spessissimo erroneo. Si è mollo discusso da una parte e dall’ al¬ 
tra sull’ antichità delle dottrine cabbalistiche, ma con ispirilo teologico, 
tanto dai difensori, quanto dagli oppugnatori. In seno all’Ebraismo al¬ 
cuni hanno veduto nelle dottrine cabbalistiche la sola àncora di salvezza 
per la propria religione, il solo mezzo di renderla ideale, e di dare una 
interpretazione elevata alle troppo numerose e minute pratiche ilei suo 
cullo, e per conseguenza hanno sentito il bisogno di giudicarla antica 
quanto è per essi la rivelazione della legge. E uno dei più strenui cam¬ 
pioni di queste dottrine é in Italia il Benamozegh, sebbene i suoi scritti 
in confutazione di Leone da Modena 1 e del Luzzatto mostrino mollo 
più l’abilità del dialettico e del polemista, che lo spassionato e scientifico 
esame del critico, e passino sotto silenzio anche i più autorevoli scrit¬ 
tori moderni che hanno trattalo dello stesso argomento. Altri per con¬ 
tro hanno temuto che le dottrine cabbalistiche avessero alteralo e cor¬ 
rotto il puro monoteismo ebraico, convertendolo in politeismo o in 
panteismo; e però a tutta possa si sono dati a dimostrare la modernità 
dell’origine, e la falsità dei documenti, sopra i quali pretendono fon¬ 
darsi. E tutti sanno come questo assunto sia stato maestrevolmente svolto 
dal Luzzatto. * Fuori poi dell’ Ebraismo i teologi cristiani hanno credulo 
trovare nella Cabbaia un non piccolo argomento per sostenere che nel- 
1’ Ebraismo più antico esisteva una dottrina religiosa conforme a quella 
del Cristianesimo, le cui traccie sono rimaste nella Cabbaia, benché non 
poco alterate e corrotte. 1 Gli storici della filosofìa non hanno potuto stu¬ 


primi) capitolo del Genesi. Non avendo noi diretta cognizione del manoscritto, ci ò 
impossibile supero con certezza quale opinione si apponga al vero. 

Secondo poi l’opinione del Munk, il commento attribuito all irceli sarebbe di 
Dunasch Ben Tamim , scrittore anch’e^o del X secolo, e un altro commento pure ine¬ 
dito che egli dice trovarsi in seguito al primo in un codice della Nazionale a Parigi 
(Foruh de Voratoire 160), potrebbe essere, a suo avviso di Jacob ben Nissim, seb¬ 
bene dica non potersene con certezza determinare V autore ( Journal Asialigue , Juil- 
lei 1860, pag. 8-44). 

1 Emath Mafghia . 

Ta*am Leshad , Nouveaux dialogues sur la habbale , Livourne, 4^63. 

:J Vìccuah, Dialogues sur la Kabbale el le Zohar 7 Uorice, 1862. 

‘ basti citare per tutte l’opera del Molitor, come forse in questo genere la più 
moderna : Dhilosophie dcr Geschìchfe. 



4 


INTRODUZIONE AL LIBRO JEZIRÀ [CAP. 1.] 

diare nelle fonti, si sono dovuti contentare d’informazioni di seconda e 
terza mano, hanno esposto sommariamente la dottrina cabbalislica, ma 
sulla quistione delle origini non hanno potuto portare nessuna luce. 

Ormai nessuna storia può farsi a priori, e anche la storia delle 
letterature ha bisogno di essere documentata. Quando si tratta delle ori¬ 
gini, una gran parte è rimasta inedita, nè i pochi grandi a lutti cono¬ 
sciuti bastano a formare compiuta e vera una storia. Ciò avviene anche 
per la storia delle dottrine cabbalistiche, le quali hanno importanza 
non sotti per 1’ Ebraismo, non solo per la teologia, ma anche per la sto¬ 
ria della filosofia, essendo ormai cognito che alcuni illustri pensatori ne 
hanno tratto in parte i principii dei loro sistemi. Le opere che trattano 
la quistione delle origini della Cabbaia si fondano per lo più sopra il 
Jezirà, il Zohar, e i libri editi dei più recenti cabbalisti ; e per di¬ 
mostrarne o confutarne f antichità e la genuinità, ne confrontano gl’ in¬ 
segnamenti con quelli dei libri incontrastabilmente antichi della re¬ 
ligione ebraica, e particolarmente coi libri talmudici. Questo metodo, 
se non falso, è per lo meno incompiuto, e non può condurre che a 
erronee conclusioni ; ma erano sempre teologi o metafisici da una 
parte e dall’ altra. I critici hanno per lo più sdegnalo di occuparsi della 
questione delle origini della Cabbaia, giacché per essi le sue dottrine 
non sono che delirii di malata fantasia. Sarà pur vero che la maggioi 
parte delle dottrine cabbalistiche meriti di essere condannata; non è 
però men vero che anche gli errori della mente umana debbono essere, 
almeno storicamente, studiati, come nello studio fisico e morale del¬ 
l’uomo è pur necessario prendere cognizione delle diverse forme di 
alienazione mentale. Nè è vero dall’ altro lato che tutta la Cabbaia 
sia un delirio; in mezzo a tanto folleggiare ha avuto aneli’essa i 
suoi lucidi intervalli. Difalti, se pur pochi, non si può dire siano man¬ 
cali del tutto quelli che della Cabbaia hanno fatto studio critico, quan¬ 
tunque fino adesso abbiamo soltanto saggi staccati, e non un lavoro che 
abbracci la totalità dell’ argomento. Ma anche questa è necessaria con¬ 
seguenza della condizione degli studii intorno a questo subbielto. Ripe¬ 
tiamo che i documenti sono molto lontani dall’ essere lutti dati alla 
luce, e, fino a che questo lavoro di preparazione non sarà fatto, la qui- 
slione, se non rimarrà del tutto insoluta, non potrà avere tale soluzione 
da soddisfare a tutte le giuste esigenze. Però è necessario lo studio e la 
pubblicazione dei più antichi scritti cabbalistici, lavoro fatto in parte 
dal Jellinek in diversi saggi sulla Cabbaia. 1 2 Sopra lo studio di fonti ine¬ 
dite si era già occupalo della storia della Cabbaia anche il Landauer; 1 


1 Beitrdge zur Geschichte der Kabbala, Leipzig, 1852. Austvahl Kabbalislischen 
Myslik, Leipzig 1853. Philosophie und Kabbala } Leipzig, 1854. 

2 Literalurblatt des Orients, 1845. 




E AL COMMENTO DEL DONNOLO. 


[CAP. I.] 


ina le conclusioni a cui questi giunse sulla composizione dello Zollar, 
attribuendolo all’Abulafia, non sembrano da potersi accettare; mentre 
molto più ottennero Y approvazione dei dotti quelle del Jellinek nella sua 
eccellente monografia sopra Moisè di Leon. 1 * Dopo di lui trattò questo 
argomento con molta critica e dottrina il Graetz nella sua storia. 4 * L’Ham¬ 
burger nella sua enciclopedia biblico-talmudica ha pubblicato due begli 
articoli sotto il titolo Geheimlehre , e Kabbala , e un terzo appena inco¬ 
minciato sotto il titolo Myslik non sarà certo inferiore agli antecedenti. 
E sebbene debba riguardarsi come uno scritto di compilazione, per chi 
desidera della Cabbaia e della sua storia acquistare sufficiente cognizione, 
crediamo buon libro anche quello del Ginsburg. 3 

Mosso non ostante dalla considerazione della necessità di conoscere 
gli antichi scritti rimasti inediti, ho credulo che lo studio dei più anti¬ 
chi commenti sul libro Jezirà sia di capitale importanza per la storia 
delle dottrine cabbalistiche. I primi commentatori risalgono al X secolo, 
e certo sarebbe utilissima cosa se i tre commenti del Saadjà, di altro 
autore non accertato dello stesso secolo, e del Donnolo potessero essere in¬ 
sieme studiali. Ma non ad ognuno è dato far tutto. Forse a Monaco, 
nella cui biblioteca sono i due primi commenti, qualcheduno sì occuperà 
di darli alla luce. Noi che abbiamo qui in Firenze nella Laurenziana il 
commento del Donnolo, siamo contenti per ora di dar questo alla luce, 
avendone procurato, per quanto ci è stato possibile, una critica edizione. 


CAPITOLO II. 

Del Donnolo, dei suoi scritti e del metodo tenuto 
in questa edizione. 

Chi fosse il Donnolo non istaremo distesamente a narrare dopo 
quello che di lui hanno scritto il Carmoly, v il Rapoport, & il Luzzalto, 6 * 
il Geiger, ' lo Zunz, 9 il Jellinek, 0 il Sachs, 10 sopra tutti lo Steinschnei- 


1 Moses Ben Schem Tob de Leon und scine Verhaltniss zum Sohar , Leipzig, 4 851. 

Geschichte der Juden , VII, 2‘ 1 ediz. Gap. 3 e 7, NoLe 3 e 12. 

:l The Kabhalah: its Doclrine, Developmcnt and Literatur , London, 1865. 

1 Journal Asiatique, Février 1831 pag. 139-143). 

Kercm Chemed, VI, pag. 18, VII, pag. 85 o seg. 

fl II Giudaismo illustrato , pag. 34-42. Opere del De Bossi concernenti l’ebraica let¬ 
teratura e bibliografia pag. 28. Kcrem Chemed, Vili, pag. 97. 

T Melò Chofnajim , pag. 95-99. Ozar JSechmad , li, pag. 1. 

* Zar Geschichte und Literatur, pag. 215. 

9 Beilrdge zar Geschichte der Kabbala, pag. G. Der Mensch als Gottcs Ebcnbìld. 

10 Hajonah, pag. 53-95. 



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INTRODUZIONE AL LIBRO JEZIRÀ 


[GAP. II.] 

der, 1 * e recentemente anche 1’Ascoli. 3 Solo accenneremo che provate 
insussistenti le altre ipotesi, è ormai dimostrato esser vero ciò che per 
primo disse il Lasinio, che egli fosse nativo di Oria in terra di Otranto. 3 
Come narra il Donnolo stesso nella prefazione rimata alla sua opera, 
fu coi suoi ridotto schiavo in una invasione di Saraceni nell’ anno 925 
dell’èra volgare, 4 e fu poi riscattato in Taranto mentre aveva soli do¬ 
dici anni. Si diede allo studio della Medicina dove pare che ottenesse 
riputazione, trovandosi rammentato col nome di AajxvooXog nella vita 
di san Nilo juniore. 5 * Credette, come era pregiudizio dell’età sua, 
all’ astrologia, che andava confusa coll’astronomia, e dell’una e del- 
P altra fu studiosissimo. Ne parla diffusamente anche nel commento sul 
Jezirày e certo ne trattò anche più ampiamente, o in opere apposite 
o in parli di questo stesso scritto che non furono fin qui ritrovate. Al¬ 
tro quasi di lui non sappiamo, e quanto intorno a lui venne congettu¬ 
rato chi avesse vaghezza può vedere presso i citali autori. Soltanto ag¬ 
giungeremo che P essersi da taluno arbitrariamente creduto che il nostro 
Donnolo vivesse in qualche città di Lombardia, può, secondo noi, avere 
avuto origine nel seguente modo. 

Il Sachs 0 congettura con ogni ragionevole probabilità che una citazione 
dell’ Isaacita (Rashi) nel suo commento talmudico al trattato Bezà (f. 33 a) 
si riferisca a un passo del Donnolo, che viene chiamalo senza più spe¬ 
ciale indicazione uno degli eminenti dottori (Gheonim) di Lombardia. Ora 
è cosa cognita che i Francesi nel medio evo solevano chiamare Lombardi 
lutti gl 5 Italiani, 7 e può essere benissimo che il francese Isaacita chia¬ 
masse di Lombardia il Donnolo, quantunque nato e vissuto nel mezzo¬ 
giorno d’Italia. Ma a noi quello che più importa è il parlare degli scritti 
del Donnolo, e fissare in quale relazione stia il commento sul Jezirà colle 
altre sue opere, quale sia di esso il vero titolo, e di quali parti si com¬ 
ponga. Di quanto scrivesse intorno alla medicina ha trattato specialmente 
il dottissimo Steinschneider, 8 e altri non potrebbe né meglio nè più com¬ 
piutamente parlarne, per lo che resta a dire soltanto degli scritti di al¬ 
tro genere. 

Si vuole adunque che il Donnolo lasciasse oltre gli scritti medici : 


1 Cat. Bod., pag. 2231. 

- Atti del IV Congresso internazionale degli Orientalisti , Voi. I, pag. 267 e seg. 

3 Kerem Chemed, ubi supra. Ozar Kcchmad, ubi supra. 

4 Della stessa invasione dei Saraceni parla l’Amari nella Storia dei Musulmani 
in Sicilia, voi. II, pag. -171. 

s Steinschneider, Donnolo , pag. 7. 

0 Kerem Chemed , Vili, pag. 4 01. 

7 Vedi Fralicelli, Commento al Purgatorio , Canto XVI, v. 426 : anche Benjamino 
di Tadela nei suoi Viaggi pare che chiami gente di Lombardia indistintamente tutti 
gl’ Italiani, laddove parla dei malati che andavano nell’estate ai bagni di Pozzuoli. 

8 Donnolo, Pkarmakologische Fragmcntc aus dem X Jahrhundert, Berlin 1868. 
























12 AL COMMENTO DEL DONNOLO. 


7 


| CAP. II.] 


1° Un commento sull’opera astronomica deiranlico dottore ebreo Samuele, 
intitolata Baraiià di Samuel, opera dall’ altro lato, della quale non si ha 
notizia se non per citazioni di antichi scrittori ebrei. 5 Secondo ilFiirst 
questo commento sarebbe intitolato Hachmonì o Takchemonì , cioè il 
sapiente . 2° Il commento sul Jezirà sotto il titolo di Zofnath Pa’neah, 
nome che secondo il Genesi (xli,45) il Faraone avrebbe dato a Giuseppe, 
e giusta 1* erronea interpretazione rabbinica, significherebbe scopritore 
di segreti . 3° Uno scritto intitolalo Sefer Hammazaloth, cioè Libro delle 
costellazioni , che, come suona il titolo, avrebbe dovuto trattare di astro¬ 
nomia, e probabilmente anche di astrologia. Un altro scritto cabbalistico 
intitolalo Tabnith Lammishchan [disegno del tabernacolo ), viene attribuito 
dal Garmolv 1 * 3 4 al nostro autore sulla fede del Botriel, il quale infatti nel 
suo commento sul Jezirà (cap. i, § 5°) cita quest’ opera sotto il nomedi un 
dottore Shabbatai cabbalista. Ma si sa quale fede sia da prestarsi al 
Botriel, qualificato ormai dai critici come falsatore. E se pure sotto il nome 
di Shabbatai ha inteso il nostro Donnolo, non faremo conto di un’ opera 
di cui non resta altro vestigio, che quello di una così sospetta citazione. 
11 Rapoport A credeva aneli’ esso col Furst che il Tahchemonì fosse un’ opera 
astronomica, ma non il commento sulla Baraiià di Samuel, e trattasse 
invece della combinazione degli astri nell’ anno della creazione 4706; te¬ 
neva poi il Zofnath Pa’neah come uno scritto che contenesse il commento 
sul Jezirà e quello sulla Baraiià di Samuel. Ma fatto è che di queste opere 
i codici conosciuti fino adesso non ci danno che il commento sul Jezirà, 
il quale in alcuni porla il doppio titolo di Tahchemonì o Hachmonì e di 
Zofnath Paneah; dimodoché ci sembra di poter dire quasi con certezza 
che i due titoli non rappresentino due scritti, ma uno scritto solo, a cui, 
come meglio spiegheremo, soltanto per errore furono posti due titoli. 

Nel codice laurenziano (Pluteo, 44, Cod. 14) abbiamo soltanto il ti¬ 
tolo Hachmonì , nel torinese (N° 88) soltanto Mahchemonì che certo va 
letto Tahchemonì , assomigliandosi tanto nei caratteri rabbinici la Mem e 
la Tau f da essere certi che è questo un errore di amanuense. Soltanto 
nei due codici parmensi (N° 399 e 417) leggesi dopo Tahchemonì , anche 
Zofnath Pa’neah, ma una volta sola nel principio della prefazione, e 
non quando il titolo viene ripetuto prima della trattazione dell’ argo¬ 
mento. Perciò anche il Luzzatlo teneva per più vero il titolo di Tah¬ 
chemonì che quello di Zofnath Pa’neah . Quando poi secondo una tra¬ 
scrizione inviatagli dal Lasinio, pubblicava la parte rimata di essa 


1 Sulle diverse opinioni intorno a quest’ opera vedi Fessler, Mar Samuel der be- 
deutendste Amora, pag. 57. 

- Bibliothcca Judaica, pag. 211. 

Journal Asiatique , I. c. 

4 Kerem Chemcd , VII, pag. 85 e seg. 



$ INTRODUZIONE AL LIBRO JEZIRÀ [CAP. II.] 

prefazione, 1 come è nel codice laurenziano, il Sachs 2 3 annoiava ret¬ 
tamente, conforme a quello che già aveva scrino nella Hajonà, (pa¬ 
gina 55) che il vero titolo del libro deve essere Hachmonì o Tahche- 
monì , e che le parole Zofnath Pa’neah devono tenersi aggiunte in 
qualche manoscritto dagli amanuensi. La quale opinione del Sachs viene 
avvalorata se si rifletta, che nella prefazione rimata lo stesso Donnolo 
scrisse : 'n wb rffl »b flMn nWl « il principio 

della scienza per scuoprire i segreti ai tementi del Signore. > Quindi 
niente di più facile che un amanuense, uniformandosi a queste parole 
dell’autore, abbia voluto spiegare e meglio precisare il significato del 
titolo Hachmonì, il sapiente, soggiungendo: scopritore di segreti . 
Ogni dubbio finalmente intorno al vero titolo del commento sul Jezirà 
ci pare debba dileguarsi dopo questa nostra pubblicazione, imperocché 
Y Isaacila rinvia a un libro del nostro autore intitolato Hachmonì , 
per avere la spiegazione come le ore dei diversi giorni dipendano dai 
diversi pianeti, aggiungendo chela prima ora della prima sera della set¬ 
timana dipende da Mercurio, e la prima ora del primo giorno dal Sole. 
Questa spiegazione trovasi appunto nello scritto che pubblichiamo; di¬ 
modoché sembra di poter concludere con tutta certezza che il suo vero 
titolo è quello di Hachmonì e non di Zofnath Pa'neah, che anzi non ci è 
mai stato uno scritto del Donnolo che da lui stesso avesse questo secondo 
titolo, e fosse cosa diversa dal Hachmonì . 

Sappiamo però quale obbiezione ci può essere fatta. Il Donnolo stesso 
nella prefazione ci dice che nel libro chiamato Hachmonì aveva spiegato 
la rivoluzione dei pianeti, del Drago celeste, e delle costellazioni del- 
1’anno 4-70G della creazione del mondo, ciò che non troviamo nel com¬ 
mento sul Jezirà; dunque, si potrebbe argomentare, questo non può 
essere una cosa stessa collo scritto Hachmonì. Osserviamo in prima che que¬ 
sta obbiezione poteva avere un certo valore prima che fossimo certi che 
il commento sul Jezirà contenesse il passo citato dall Isaacila come tolto 
dal Hachmonì , ma ora questa obbiezione ha perduto ogni valore. Piut¬ 
tosto é da vedersi come si può spiegare V accennata difficoltà; e noi cre¬ 
diamo che sia tolta, se ammettiamo, che è il Hachmonì quello che noi 
diamo alla luce, ma non in tutta la sua integrità. Già il Sachs' aveva 
manifestato 1’ opinione che il libro Hachmonì contenesse in origine di- 

1 Kerem Chemed, Vili, pag. 97 b. 

’ Ivi, pag. 98 b. 

3 Talmud , 'Erubin, f. 56, a . Che nelle edizioni poi si legga erroneamente Dallo 
invece di Donnolo non può fare alcuna difficoltà, perchè troppo fu guasto il nome del 
Nostro da amanuensi e quindi da bibliografi, essendo stato Ietto anche Dottalo , Bat¬ 
talo , Dagolo, Doteloe lìonoli , (vedi Luzzatto, Il Giudaismo illustrato, pag. 34). L’ acro¬ 
stico però a capo de’ suoi scritti rende certo qual fosse il vero nome. 

* Hajonah, pag. 55 e seg. 








[CAP. II. | E AL COMMENTO DEL DONKOLO. 0 

verse parli, fra le quali anche il commento della Baraità di Samuele, la 
spiegazione della combinazione degli astri nell’ anno 4.-706, e forse anche 
gli scritti medici. E lasciando perora nello stalo di conghietlura ciò che 
riguarda la Baraità di Samuel, c mollo più gli scritti medici, a noi pare 
di avere trovato le traccie non dubbie che in origine il libro Hachmonì 
contenesse 1’ altra spiegazione astronomica e astrologica. 

È certissimo che dopo la prefazione autobiografica del Donnolo al 
suo Hachmoni, e precisamente dopo aver detto che in questo scritto 
avrebbe spiegato quella tale combinazione degli astri, abbiamo un pe¬ 
riodo che comincia colla parola ebraica JH1, e sappi , modo molto co¬ 
mune negli autori ebrei, quando si accingono a spiegare qualche cosa. 
Tale periodo, per quanto confrontalo da noi sopra quattro codici, in 
nessuno offre un significato possibile, cosa già osservata nelle note del 
Melò Chofnajim , ma è certo che ivi si voleva parlare di astronomia e astro¬ 
logia. Di più, apparisce chiaro che quel periodo rimane tronco. Si vede 
un argomento che s’incomincia a trattare, ma che si arresta sul bel prin¬ 
cipio. E, a nostro avviso, in questa parte giunta a noi mutila del Hach¬ 
moni si doveva contenere quella spiegazione astronomica che invano si 
desidera negli scritti del Donnolo, e che il Luzzatlo già sperava potesse 
ritrovarsi nei codici laurenziani. Nè è da maravigliarsi poi che nei co¬ 
dici sia stata omessa, perchè molto facilmente può essere stata giudicata 
meno importante delle altri parli che ci furono conservate. 

Si potrebbe obbiettare che in questo modo il libro Hachmoni man¬ 
cherebbe di unità di argomento; ma 1’obbiezione non vale, perché an¬ 
che quale oggi ci è conservalo, questa unità non la vediamo con molto 
rigore mantenuta, come apparirà nell’analisi particolareggiata che più 
avanti faremo, sebbene una qualche relazione fra le due parti che ri¬ 
mangono possa anche trovarsi. 1 Lo stesso autore poi nella prefazione 
non si propone di trattare nel Hachmoni di uno speciale argomento, 
ma di dare spiegazione di più e diversi scritti. « E dopo aver impa- 
* rato, egli dice, da quell’uomo non ebreo...., posi la mia mente a 
t spiegare tutti i libri che vennero in mia mano, e raccolsi tuttala loro 
» scienza con la scienza di quel Babilonese e col suo insegnamento, e ciò 
» scrissi nella esposizione nel libro chiamato Hachmoni. » Si vede dunque 
chiaramente che questo scritto non era un commento a un solo libro, ma 
una raccolta di più e diverse spiegazioni, fra le quali si comprendevano, 
a parer nostro, quella della combinazione degli astri nell anno 4/06, di 
cui non ci resta che appena il principio, e il commento sul verso 26 del 
capitolo primo del Genesi, e sul Jezirà che abbiamo pei inteio. Forse, 
come conghietlura il Sachs, conteneva anche il commento alla Baraità di 
Samuele, ma di ciò non abbiamo nessuna prova di fatto. Non sembra 


1 Vedi più innanzi Cap. V, in principio e in fine. 



10 INTlfOBUZIOXE AI. LIBRO JEZIRÀ | GAP. II.] 

poi acceltabile 1’altra parte della sua ipotesi, che contenesse anche gli 
scritti medici, perchè come accenna il titolo di Hachmonì, poteva que¬ 
sto libro contenere più e diverse spiegazioni di scritti o passi difficili, 
ma di argomento troppo diverso sono gli scritti medici per essere com¬ 
presi nella stessa raccolta. Resterebbe adunque fra gli scritti attribuiti 
al Donnolo, oltre quelli medici, il solo Sefer hanimazaloth , o libro de¬ 
gli astri, citalo da alcuni antichi autori. Ma se riflettiamo da un lato che 

11 titolo di certi libri non era presso gli antichi invariabilmente fissato, 
che anche altri e non pochi troviamo citati ora con un titolo, ora con un 
altro, 1 che ciò molto più accadeva per libri che trattavano di argomenti 
varii, e che il titolo si adattava a mano a mano secondo la parte di essi 
che più specialmente citavasi, e che finalmente, come già abbiamo 
dello, il Libro Hachmonì tratta, anche nelle parli che furono trovate, di 
astri e costellazioni, ci pare quasi certo dover conchiudere che il Sefer 
hammazaloth altro non fosse che o il Hachmonì nella sua totalità come 
vorrebbe il Sachs, o quella parte di esso che trattava di quella tale com¬ 
binazione degli astri ; o anche il commento alla Baraità di Samuele, fosse 
questo uno scritto da por sé, o parte del Hachmonì. E quest’ ultima ipo¬ 
tesi sembra la più vera da quanto sappiamo per mezzo del Luzzatto, 1 che 
Rabbi Giuseppe Kara citava uno scritto del Donnolo, ora sotto il titolo di 
Sefer hammazalolh, ora come quello ove spiegava la Baraiià di Samuel. 
Dimodoché si conclude che gli scritti del Donnolo si debbono ridurre, ol¬ 
tre a quelli medici, a questo nostro Hachmonì, che ora pubblichiamo, 
mancante però della spiegazione della combinazione degli astri nel- 
1’anno 4700 della creazione, e al commento della Baraità di Samuel, sul 
quale non può pronunciarsi finora giudizio decisivo, se fosse uno scritto 
da per sé, o parte di questo stesso che pubblichiamo. 

E ora passiamo a dire brevemente dei codici di cui ci siamo valsi 
per condurre questa nostra edizione. 

11 codice laurenziano 14, Pluteo 44, da cui abbiamo per prima tra¬ 
scritto 1’opera del Donnolo, contiene dal f. 79 b. al 100, il libro Hach¬ 
monì costituito delle seguenti parti : 1® Una prefazione scritta per un certo 
tratto in prosa rimata e acrostica, le cui iniziali ad ogni linea rimata 
danno il nome dell’ autore, di suo padre, e della sua città, e di una pa¬ 
rola di buon augurio (pin) due volte ripetuta. L’ autore prega e impreca 
che nel trascrivere 1’ opera sua nessuno ometta il nome di lui, nè la prosa 
rimata che vi poneva come proemio. Lasciate le rime e gli acrostici, parla 
poi di una invasione di Saraceni, nella quale fra molti altri rimasero tru¬ 
cidati dieci dotti Ebrei, e narra brevissimamente alcuni eventi della sua 
vita, e i suoi studii medici e astronomici, fatti questi ultimi anche sotto 


1 Sachs, Ilojonah, pag. 65. 
a 11 Giudaismo illustrato, pag. 38. 






E Ah COMMENTO DEC DONNOLO. 


Il 


[CAP. II.] 

gli ammaestramenti di un Caldeo chiamato Bagodas. Alla fine di questa 
prefazione segue un periodo incornprensibile di cui abbiamo parlalo. 
2° Una lunga spiegazione del verso biblico (Genesi, i, 20) « Facciamo 
l’uomo a nostra immagine ». 3' Il vero e proprio commento sul libro 
Jezirà. In queste tre parti questo codice laurenziano può tenersi compiuto, 
eccetto una omissione di un non breve passo nella parte aslrologica del 
commento, dove si parla della influenza dei pianeti, e, con manifesta 
interruzione del senso, prima di aver finito di trattare delle influenze di 
Giove, si prendono a mezzo quelle della Luna; ma questo è certamente 
errore di amanuense, al quale in questa nostra edizione fu riparato con 
l’aiuto di altri codici. Altre non poche omissioni di parole e di frasi sono 
qua e là, come moltissimi errori che impedirebbero di cogliere il senso, 
dimodoché una edizione diplomatica di questo codice sarebbe stala opera 
vana. L’età di questo manoscritto è certa, portando in fine la data del 
1° Jjjar 6151 della creazione, corrispondente al 1391 ; sono però cancel¬ 
lali, in modo da non più potersi leggere, il nome dell’amanuense e 
quello della sua città. 

Dovendo studiarci di dare una edizione critica, lo abbiamo fatto col 
confronto di altri codici, e anche delle edizioni del Melò Chofnajim, del 
Luzzatto e del Jellinek per la parte edita di questo scritto. 

Il codice laurenziano 10, Pluteo 44, ci è stalo non poco utile, per¬ 
chè offre in generale una lezione mollo più corretta, non ostante che sia 
una recensione evidentemente a bello studio compendiata, non contenga 
che il vero e proprio commento sul Jezirà , e manchi della prefazione acro- 
slica e autobiografica, e del commento sul verso del Genesi. Parrà in¬ 
vero cosa singolarissima che dopo le preghiere e imprecazioni del Don- 
nolo, perchè altri non trascriva la sua opera senza la sua prefazione 
rimata, non si tenga di essa alcun conto; ma ciò può spiegarsi nel se¬ 
guente modo. Questo codice è lutto scritto da una sola mano, e contiene 
più scritti tutti di argomento cabbalislico, che alcuno scriveva per sé 
stesso o per altri, allo scopo di studiare i misteri della Cabbaia. Fra que¬ 
sti scritti comprendeva il commento del Donnolo sul Jezirà, ma ne esclu¬ 
deva tutto quello che alla spiegazione di detto libro più o meno stretta- 
mente non si riferisce; tanto è vero che il commento stesso è in una 
recensione molto più compendiosa, e non pochi periodi sono accorciati 
e conchiusi colla parolaec. Ora chi trascriveva a queslò solo scopo, 
o per sè, o per altri, sapendo già che dello commento era del Donnolo, 
poteva non credersi obbligato dalle preghiere, nè minacciato dalle impre¬ 
cazioni dell’ autore, per dovere trascrivere anche 1’ acroslica e rimala 
prefazione, la quale allo scopo di studiare i misteri cabbalistici nulla 
giovava. 

I due codici parmensi 399 e 417 contengono aneli’ essi lo scritto del 
Donnolo composta delle stesse parti del laurenziano 14, ma nel se¬ 
condo è stato strappato un foglio fra il 106 e il 107, corrispondente alla 



1-2 INTRODUZIONE AL LIBRO JEZUÙ [CAP. 11.] 

pag. 61 lin. 2, fino alla pag. 64 lin. 17 della nostra edizione. Questi 
due codici, che non hanno data, combinano nella lezione quasi perfetta¬ 
mente, e parrebbe il secondo provenire dal primo, perchè vi si trovano 
in margine alcune correzioni marginali che nell’ altro non sono, o per lo 
meno provengono tutti e due da un solo manoscritto, diverso dal 14 lau- 
renziano. Ambedue questi codici però sono più corretti, e vi si notano 
minori omissioni di parole e di frasi. Finalmente abbiamo avuto sotl oc¬ 
chio il codice torinese (88 nel catalogo del Pasini, 1d9 nel nuovo cata¬ 
logo del Peyron) bastantemente corretto nella lezione, ma deficiente di 
quasi tutta la prefazione acrostica, e mutilo in fine, dalla pag. 80 lin. 23 
della nostra edizione. E in quanto all* omissione di gran parte della 
prefazione acrostica, fa in questo codice meno meraviglia, perchè ve ne 
è quanto basta per far conoscere il nome dell’ autore, e in questo modo 
T amanuense può essersi creduto disobbligato dalle preghiere, e non mi¬ 
naccialo dalle imprecazioni. 

Per la prefazione abbiamo dovuto tener conto della edizione del Melò 
Chofnajim del Geiger, pag. 29-33, come pure per la parte acrostica della 
edizione del Luzzatto nel Kerem Chemed (viti, pag. 97b-100), e anche 
ci siamo valsi delle note appostevi dal Sachs, secondo il codice della Na¬ 
zionale di Parigi. Per il commento poi sul verso del Genesi abbiamo 
voluto tener conto dell’ edizione fattane dal Jellinek sotto il titolo Der 
Mensch als Gotles Ebenbild . E non avendo potuto trovare quest’ opuscolo 
in commercio, ci siamo dovuti dirigere allo stesso autore, a cui qui 
rendiamo le debite grazie, per averlo messo cortesemente a nostra di¬ 
sposizione. Come pure ci sentiamo in obbligo di ringraziare i nostri 
amici dott. Berliner di Berlino, e prof. Lasinio, che sovvenendoci di 
alcuni opuscoli non facilmente reperibili, hanno reso più tacili le nostre 
ricerche. Al secondo poi dobbiamo più specialmente professare la nostia 
riconoscenza, per averci porto il suo valido aiuto a rendere corietta 
questa nostra edizione. 

Scelta adunque da tutti questi materiali la lezione che ci pareva pre¬ 
feribile, e proposta qualche rara volta in quei casi, dove nessuno sem- 
bravaci offrire un significato chiaro, una nostra congettura, nelle note 
a piè di pagina abbiamo riportato, se non sempre tutte, almeno la mas¬ 
sima parte delle varianti, omettendo soltanto quelle che non avrebbero 
offerto nulla d’importante. E ciò abbiamo fatto, perché il fissare una le¬ 
zione c spesse volte troppo difficile per essere certi di aver dato nel 
segno, e perchè possa il lettore da sè giudicare, e sostituire alla nostra 
scelta anche le proprie congetture, se le nostre gli sembrano sbagliate. 

Ci é sembrato poi opportuno dividere lo scritto in tre sezioni : 
I. Prefazione ; li. Parte 1il Commento sul verso 26 del Cap. I del Genesi ; 
111. Parte 2", il proprio Commento sul libro della Jczirà. 11 quale abbiamo 
ancora distinto in sei capitoli secondo le comuni edizioni di questo libro, 
quantunque apparisca chiaro che il Donnolo aveva un testo diverso da 



[CAP. II.] 


E AL COMMENTO DEL DONNOLO. 


13 


quello più comunemente accettato, e non solo per la lezione, ma anche 
per la disposizione dei diversi paragrafi, essendo talvolta uniforme alla se¬ 
conda recensione mantovana, anche indipendentemente dal fatto già da 
altri notato, che questa contiene alcuni passi che a quello scritto sono 
estranei, e che appartengono invece al nostro commentatore. Ci è parso 
da ultimo necessario di rendere più chiaro lo scritto mediante una in¬ 
terpunzione, tanto più che lo stile del Nostro è tutt’ altro che chiaro, 
e la sintassi tutt’altro che corretta e regolare. 

Nelle citazioni dei luoghi biblici abbiamo aggiunto fra parentesi la 
fonie precisa, e abbiamo ancora compiuto la citazione dove nel codice 
si suppliva con un ec., in quei luoghi, dove il senso richiedeva in¬ 
vece le proprie parole scritturali. Se poi le citazioni bibliche erano più 
copiose in qualche codice, non abbiamo credulo di tener conto di que¬ 
sta varietà di lezione, e ci siamo tenuti a quella del laurenziano 14, 
per non aumentare citazioni di passi biblici, senza che la chiarezza del 
senso lo richiedesse. Altre minute particolarità che qui sarebbe inutile 
notare, abbiamo avvertito nelle note ai singoli luoghi. 

Tale è il metodo che abbiamo seguito in questa nostra edizione, e 
dobbiamo ora dire del subbiello più importante, cioè della età e del 
contenuto del libro Jezirà , e del contenuto dello scritto del Donnolo, dalla 
quale esposizione apparirà in quale relazione Y uno e V altro stiano colle 
dottrine cabbalistiche. 


CAPITOLO III. 

Dell* età del libro Jezirà, 


Nel libro stesso Jezirà si trova la ridicola pretensione che la sua 
dottrina provenga dal patriarca Àbramo, cosa che non può sul serio nè 
anche mettersi in discussione. Un’ altra opinione tradizionale attribuisce 
questo libro al celebre Dottore c Àqibà, e cosi rimonterebbe fino alla fine del 
primo, o al principio del secondo secolo di G. C. ; la quale opinione sembra 
modernamente molto probabile a Isidoro Kaliseh. 1 Da alcuni cabbalisti 
queste due opinioni sono conciliate, ammettendo che la dottrina del li¬ 
bro Jezirà sia così antica da provenire in origine dal patriarca Àbramo, 
ma che fosse poi posta in iscritto da c Aqibà. Il Jellinek tiene questo li¬ 
bro come un avanzo delle dottrine esseno-gnostichc, rimasto quasi dimen¬ 
ticato nell’età talmudica, e preso in considerazione quando la filosofia 


1 Sefer Jezirà , Preface , pag. L 




14 INTRODUZIONE AL LIBRO .IEZIRÀ [CAP. III.] 

araba cominciò ad esercitare il suo predominio sui dottori ebrei. 1 * Senza 
decidersi sulla persona dell’ autore, e anzi non tenendo possibile che sia 
'Aqibà, il Franck ammette che questo libro appartenga ai primi Dottori 
Tannaiti, e così lo farebbe dei tempi che hanno immediatamente opre- 
ceduto ó seguito il sorgere del Cristianesimo. Anche il Luzzatto, cosi 
avverso in genere alle dottrine cabbalisliche, siccome poi giudica che il 
libro Jezirà sia da queste molto diverso, lo tiene della età dei Dottori 
Tannaiti. 3 E tutti e due questi autori adducono in sostegno di siffatta 
loro opinione, T esser fatta del nostro libro menzione nel Talmud. Il 
Munk si contenta di ammettere soltanto come probabile che il Jezirà ri¬ 
salga all’età talmudica. 4 5 E il Graetz che, giudicando in prima questo 
libro diretto contro al Gnosticismo, veniva a farlo della età se non dei 
dottori Tannaiti, certo di quelli talmudici, modificò poi questa sua opi¬ 
nione s e si avvicinò a quella dello Zunz, 6 del Landauer, 7 del Carmoly, 8 
del Sachs, 9 dello Sleinschneider, 10 del Reggio, 11 * del Geiger 13 e di altri, 
che tengono questo libro non anteriore all' età dei primi Gheonim (Dottori 
Eminenti) e così si verrebbe alla fine del settimo secolo o al principio 
dell’ ottavo. 

Un sicuro argomento per non fare il libro Jezirà anche più re¬ 
cente, ò il non trovarsi in esso alcuna menzione dei segni delle vocali, 
mentre tanto si parla del valore mistico delle lettere, e di quello dei 
segni vocali tanto troviamo nei posteriori cabbalisti. u Ma se più recente 
dell’ accennata età non può giudicarsi, perchè non potrà tenersi anche 
più antico? 

Se fosse vero ciò che scrissero il Franck ed il Luzzatto che nel 
Talmud ne sia fatta menzione, la quistione sarebbe senz’altro risoluta. 
Ma i passi a cui essi si riferiscono devono essere criticamente esaminati, 
prima di fondarvi sopra concludente argomento. 

In prima il passo riportalo dal Franck n dal Talmud di Gerusalemme 


I fìeilrdge zur Geschichtc der liabbaia , I, pag. 3, 

- La Kabbaìe, pag, 90 e seg. 

3 Dialogues sur la Kabbaìe et le Zohar, pag. 46. 

* Mclanges de Philosophie Juive et Arabe, pag. 490. 

5 Geschichte der Judcn , voi. 5°, 2' ediz., pag. 281, nota 2. 

6 Die gottesdienstlichen Vorlràgc der Juden, 465 e seg. 

7 Literaturblatt des Orients f 4845, pag. 243. 

H Jtincraires de la Terre Sainte, pag. 301. 

9 Hajonah, pag. 42 e seg. 

10 Jewish Literature, pag. 103, 302 e seg. 

II Ozar Nechmad, III, pag. 25-27. 

l± Nachgclassene Schriften, II, pag. 433. 

13 Cf. Derenbourg, Revue critiquc d'Ilistoire et de Littérature, 24 Juin 1879, pa¬ 
gina 455. 

,v Opera cit,, pag. 76. 




[CAP. 111. | 


E AL COMMENTO DEL DONNOLO. 


15 


(Trattato Sanhedrin, cap. VII) é inesatto. Non è vero che vi si legga, co¬ 
me vuole il Franck: “ìED fp bv NiX b'D' H'jin p J2W *m HDK 
fata P**S* P Y2JT! flTtaattl pnp ro: HT, dkevaRabbìJeho- 
sh il a figlio di Ilananjà: io 'potrei per mezzo del libro Jezirà prendere 
zucche e meloni e fame cervi e caprioli. Le parole JTW “ED *T H?, 
per mezzo del libro Jezirà, non si leggono in nessuna edizione e nem¬ 
meno nel manoscritto di Leida, che è il solo che di questo Talmud ci 
sia pervenuto; cosa di cui siamo stati gentilmente informati da una let¬ 
tera dell’ Oort, il quale, per renderci favore, ha esaminato il passo citato 
su quel rarissimo codice. Il Franck certamente invece di consultare il 
testo stesso del Talmud di Gerusalemme, si è fidato di qualche inter¬ 
prete troppo tenero di difendere l’antichità delle dottrine cabbalisti¬ 
che. Vediamo ora i passi del Talmud babilonese. Nemmeno qui il 
Franck si appone al vero, quando dice che nel f. 37 b del trattato San¬ 
hedrin si legga « Rabbi Haninà e Rabbi Osha'jà ogni vigilia di Sabbaio 
si occupavano nel libro Jezirà», e che soltanto i critici che oppugnano 
T antichità di questo libro sostengono che si debba leggere nelle re¬ 
gole, o nelle leggi della creazione , HHT n*CS“l , e non HHT “ED, 
libro della creazione. ’ In questo passo, in tutte le edizioni, e anche nel 
codice di Monaco si legge veramente mT JTID^H , regole della creazio¬ 
ne, e soltanto il codice fiorentino ha mT 1SD, libro Jezirà. Mentre 
avviene il contrario per il passo parallelo che il Franck del tutto non 
menziona (f. 05 b) dove le edizioni hanno niT “ED, ma hit rrehn 
leggono i due codici di Monaco e di Firenze, le leggende talmudiche, il 
Jalqut sopra Isaia tanto nelle edizioni quanto nei codici, come ci assi¬ 
cura la non sospetta autorità del dottissimo Rabbinovicz, in quel suo 
veramente colossale lavóro sulle varianti del Talmud. 1 Ed all’ attenta e 
imparziale lettura delle varianti da esso raccolte su questi due luoghi, 
ognuno sarebbe ragionevolmente indotto a concludere che la retta le¬ 
zione sia pHT mPn, regole della creazione, e non Sefer Jezirà. Nè 
si può attribuire alcun valore alla obbiezione del Franck, quando so¬ 
stiene che la parola rflD^H non sia applicata ad altro significato che 
alle leggi ceremoniali prescritte dal Talmud. Imperocché in questi stessi 
due luoghi tale parola non è congettura di critici, ma lezione che reai-' 
mente trovasi nei manoscritti e in alcune edizioni. E se la parola ha- 
lachà indicò poi la legge e il rito, in generale essa significa regola, 
norma, secondo la quale si deve studiare od operare. Ora, trattandosi 
nei due luoghi citati di fare un miracolo mediante certe norme di tau¬ 
maturgia, la parola halachoth quadrerebbe meglio che quella di Sefer; 


' Opera cit., I. c. 

Varice Lectiones in Mìschnam et in Talmud bahylonicum, Pars IX, pag. 186, 191 . 



16 


INTRODUZIONE AL LIBRO JEZIRÀ [OAP- HI.J 

perchè si doveva alludere a certe regole taumaturgiche, secondo le 
auali quei due dottori talmudici pretendevano di operare un miracolo, 
e non al libro Jezirà, che conosciamo benissimo, e del quale possiamo 
dire che non contiene alcuna regola per fare miracoli. Ma anche conce¬ 
dendo tutto quanto la critica più scrupolosa può esigere, cioè chela le¬ 
zione di questi passi talmudici rimanga incerta, ne deriva per necessaria 
conseguenza che non vi si può fondare sopra nessun solido argomento 
per Tare contemporaneo o più antico del Talmud il libro Jezirà, del 
quale poi non troviamo menzione accertata fino agli scrittori del decimo 

secolo. . 

Anche dal responso attribuito all’ Hai e riferito dal Cordovero nel 

Pardes si volle trarre argomento per provare che il libro Jezirà è assai 
più antico dell’ età dei dottori Gheonim. Imperocché ivi si dice che la 
domanda fatta all’Ilai da un dottore Paltoi e dai suoi compagni, come 
polevansi insieme combinare i tredici attributi divini rivelali a oise 
colle dieci Sefirot del Jezirà , era una ricerca già fatta da tempo molto 
più antico nei secoli anteriori. 1 Ma ormai è stato dimostrato quanto poco 
si debba prestar fede all’autenticità di questo responso, per il suo con 
tenuto che accenna a dottrine molto posteriori all’ età dell’ Hai, e per il 
mostruoso anacronismo che vi si manifesta, essendo quel Paltoi a cui si 
vorrebbe diretto il responso, vissuto circa due secoli prima del suo sup¬ 
posto autore. ! E ancor quando questo responso fosse veramente del¬ 
iziai, non se ne potrebbe trarre concludente prova per riportare il libro 
Jezirà a tempo molto anteriore ai Gheonim. Perchè sappiamo iene 
quanto gli scrittori del medio evo bevessero grosso sull autenticità 1 
molti scritti. 5 E mentre è da fidarsi su di essi per l’interpretazione dei 
libri del loro tempo, perchè come più vicini potevano meglio coglierne 
il senso, tutto quanto si riferisce alla critica raramente era da essi preso 
in esame. 

Se finalmente in alcuni Midrashim come nel Magno Commento sui 
Levitico, sui Numeri e sull’Ecclesiaste il libro Jezirà non è citato, ma 
alcune frasi appaiono da esso imitale, ormai lo Zunz ha indicalo come 
questi commenti leggendarii non siano anteriori all’età dei Gheonim, 
e alcuno anche molto posteriore; 4 e per conseguenza non si può trarre 
nessuna conclusione contro a ciò che la critica più savia insegna intoino 
al tempo della composizione del Jezirà. 11 quale potè presto essere re¬ 
putato antichissimo, come accadde nel medio evo per tanti scritti pseudo- 


' Vedi Cordovero, Pardes, Ser. XI, Cap. I; lierem Chemed, Vili, pag- 57. 

2 VediGraetz, Geschichte der Juden, voi. VI, 2* ediz. pag. 382; cf. lierem Che- 
med, Vili, pag. 90. 

3 Vedi Sachs, lIajonà y pag. 42, 50 o seg. 

4 Opera cit., pag. 182, 261, 265. 





E AL COMMENTO DEL DONNOLO. 


[CAP. III.] 


17 


epigrafi, attribuiti ad antichi o venerati scrittori, nella maggior parte 
dei casi con un intendimento religioso, e soltanto per una pia frode. 

È notevolissima però 1* opinione di Giuda Levila, 1 il quale, mentre 
da un lato accetta come vera la pretensione enunciata dal Libro stesso 
di essere dottrina del patriarca Abramo, giudica per altro, se non come 
certo, almeno come probabile, che fosse un prodotto della mente di 
Abramo prima della vocazione divina, e, se pure si accorda cogli inse¬ 
gnamenti della fede, Àbramo non 1’ avesse da questa imparata, ma pro¬ 
dotta da sé stesso, come sua individuale riflessione, che poi abbandonò, 
quando ebbe diretta conoscenza della Divinità. 

Ipotesi questa tanto più notevole, inquanto Giuda Levita la propone 
come risposta al re dei Chazari, quando questi gli obbietta che, am¬ 
messo un Dio creatore dell’Universo per un allo semplicissimo del suo 
volere, non fa bisogno di ricorrere ad altri inlermediarii, nè alle lettere 
come simbolo dell’ idee, nè ad angeli, né a sfere. E difalti il buon senso, 
o riconosce il perpetuo divenire delle cose, e sa che 1’ Universo non c 
mai stato creato, ma si va continuamente da sè stesso facendo, e rigetta 
quindi la creazione dal nulla come impossibile; o se, accettando ciò che 
la fede gli ha insegnato, ammette la creazione, non riconosce al di so¬ 
pra del mondo creato altro che Dio. Ma la metafisica ha troppo spesso 
sdegnato di acquietarsi a ciò che dice questo povero buon senso, e 
quando ha voluto andare al di là, ha delirato. Così, posto da una parte un 
Dio infinito e dall’ altro il mondo finito, la speculazione filosoGca ha cre¬ 
duto di colmare il vuoto con uno o più esseri intermediarii; quindi il 
Logos di Filone e dei Neoplalonici, padre primo e vero, quantunque di 
figli tralignali, degli Eoni dei Gnostici e delle Sefirolh della Cabbaia. 

Il Dio del Vecchio Testamento non è niente affatto il Dio di un si¬ 
stema filosofico, è un Dio prodotto in origine dalla fantasia di uno 
fra i popoli semitici. È un solo Dio, invece di essere molli Dei, come 
quelli dei pagani. È il Dio che ha crealo il cielo e la terra, e per or¬ 
goglio nazionale è il più forte e il più grande di tulli gli Dei, un essere 
del tutto a questi superiore. Si trovano ancora negli scritti dei profeti 
parecchi conati per rendere più ideale questo Dio, ma non prende mai 
1’ aspetto dell’ infinito e dell’ assoluto filosofico. Dio nel Vecchio Testa¬ 
mento è sempre una persona, c personalità e infinito si escludono 
a vicenda, perchè quella è costituita essenzialmente dal limite. Nè si 
dica col vecchio pregiudizio che le espressioni antropomorfiche della 
Bibbia sono una concessione alla pochezza della umana intelligenza. E, 
se non diremo che il Dio della Bibbia abbia mani e occhi e piedi e orec¬ 
chi, e annusi il fumo dei sacrificii, diremo che è un Dio che si pente, 
che si adira, che si vendica, che ama, che odia, è un Dio fatto insomma 
da fantasia popolare e non da riflessione filosofica. 


1 Chuzarì, Parte 4% § 26, 27. 


3 




18 


INTRODUZIONE AL LIBRO JEZIRÀ 


[CAP. IH.] 

È vero per altro che il monoteismo giudaico si andava sempre più 
svolgendo ed epurando. E mentre fino ad un certo tempo, se Jahveh è 
il solo Dio del popolo ebreo, pure si riconosce che gli altri Dei sono 
Dei delle altre nazioni; poi anche questi divengono nuli’ altro che vanità 
e menzogna, e il Dio d’Israele resta il solo Dio del cielo e della terra. 
Ma lutti i tentativi fatti dai profeti per rendere più spirituale questo Dio 
d’Israele pare siano dimenticati dalla più parte dei Dottori nella età tal¬ 
mudica , e per lungo tempo ancora in quella dei Gheonim. Fanno ecce¬ 
zione alcune versioni aramaiche della Bibbia, nelle quali lo studio di 
togliere, o almeno di diminuire, 1’ antropomorfismo di certe espressioni 
è palese e continuo. Mentre il contrario avvenne in quella parte della 
letteratura talmudica delta Aggadà o Leggenda, e in tutti quei com¬ 
menti della Scrittura conosciuti sotto il nome di Mtdrashim, e che si 
riconnettono con la parte leggendaria del Talmud. Solo quando le frasi 
antropomorfiche paiono troppo ardite, si cerca talvolta di mitigarli colla 
espressione che più probabilmente significa: come potesse dirsi, 

cioè, come se ciò potesse dirsi di Dio, o con la frase « se non fosse 
scritto nella Bibbia ciò non si potrebbe dire. » 1 * 

Sarebbe inutile il riportare qui esempi di cose ormai troppo note, 
perchè troppo divulgate dai polemisti avversi al Giudaismo, e che oguuno 
può con facilità trovare raccolte specialmente nell’ opera dell’ Eisen- 
menger. * Ma importa a noi di notare che questo antropomorfismo 
fini col prendere un aspetto mistico, perchè pretendeva di descri¬ 
vere non solo il soggiorno divino, e le schiere degli angeli, ma anche 
la stessa persona divina. Trovò poi il non plus ultra della sua espressione 
in quel mostruoso scritto intitolato Shfur Qomà, Misura dell’altezza, 
e intendi dell’altezza della persona di Dio, scritto che viene attribuito 
al dottore Tannaita Ismaele, ma certo di età mollo più recente. Contro a 
questo levò la voce il Maimonide, e scrisse in un suo responso, che non 
poteva appartenere agli antichi Dottori ebrei, ma anzi era pio officio il 
cancellarlo e distruggerlo. 3 Un altro autore poi poco conosciuto, e certo 
non ispiralo da riflessione filosofica, si contenta di mettere in dubbio 
l’autenticità di questo scritto, ma con parole molto notevoli; perchè fa 
conoscere come si mettessero fuori libri pseudo-epigrafi, le cui dottrine 
erano dall’altra parte tenute erronee da quelli che volevano serbarsi stretti 
all’ antica fede. 4 E questo sarebbe già forte argomento per dubitare del- 
l’antichità di tanti scritti mistici spacciati sotto il nome di antichi Dottori. 


1 Vedi Berachoth 32, 'Irubin 22, Sotà 13, Babà Batrà 10, 16, Sanhedrin 9S, 
Holin 91. 

5 Entdecktes Judenthum, cap. I. 

3 Vedi Sachs, Ha-Techijah, pag. 43, e seg. 

4 Vedi nell’ Ozar Nechmad, III, pag. 61, il Chethab Tamim di R. Mosè bar Chas- 
dai. Cf. Carmoly, llinéraires de la Terre Saìnte , pag. 232, 315 e seg. 






E AL COMMENTO DEL DONNOLO. 


49 


[CAP. III.] 


Una reazione contro questo antropomorfismo cominciamo a trovare 
presso gli Ebrei, quando s’introdusse presso di loro l’araba filosofia, e 
allora il misticismo che si era manifestato con espressioni antropomor¬ 
fiche, cerca di farsi spirituale, diviene a poco a poco più metafisico, e 
si costituisce la vera e propria Cabbaia, di cui lutti gli elementi diversi 
che erano concorsi a formarla si fondono nel mistico commento sul Pen¬ 
tateuco conosciuto sotto il nome di Zollar, E se anche in questo le espres¬ 
sioni sono bene spesso del più grossolano antropomorfismo, non si 
manca talvolta di avvertire che sotto alla parola sta nascosto ben altro 
significato. 1 Ma noi non possiamo qui occuparci nè di questo nè dei 
molti scritti cabbalistici pseudo-epigrafi che lo hanno preceduto, e dob¬ 
biamo ritornare a dire del Sefer Jezirà. Sulla età del quale, vogliasi ac¬ 
cettare V opinione da noi tenuta più probabile, o vogliasi anche farlo 
più antico, resterà sempre vero che fra i libri mistici dell’ ebraismo oc¬ 
cupa per ordine di tempo, se non il primo, certo uno dei primi luoghi. 


CAPITOLO IV. 

Analisi del libro Jezirà. 

Ci sembra utile notare in primo luogo che altri libri mistici, come 
il Midrash Qonen, gli Echaloth attribuiti a R. Ismael, le Olhioth attri¬ 
buite a R. c Aqibà, e anche il Bahir, quantunque più recente, serbano la 
forma prediletta per lo più dagli scrittori ebraici, che è quella del Midrash, 
cioè della esposizione simbolica dei passi della Scrittura, oppure della 
Leggenda, cioè della narrazione portentosa e fantastica. Invece il libro 
Jezirà è il primo ad assumere una forma didascalica ed aforistica; 
imita insomma lo stile della Mishnà, ed è composto di tante proposi¬ 
zioni distribuite in sei capitoli, e che nella loro oscurità, non mancano 
di una certa ordinata disposizione. Questa è certo la ragione, per la 
quale è stato chiamato da alcuni scrittori col nome di Halachoth, 
e viene chiamato anche col nome di Barailà , quasi fosse considerato 
come uno di quegli antichi insegnamenti tradizionali non compreso da 
Giuda il Santo nella sua raccolta della Mishnà. Questo modo di compo¬ 
sizione fa che per un lato il libro sia molto più facile ad analizzarsi, che 
non altri scritti secondo il metodo dei Midrashim , nei quali ogni logica 
distribuzione d’idee manca del tutto. 


1 Vedi Zohar , Voi. Ili f. 427. b. al principio dell 1 Idra Rabbà. 
* Steinschneider, Jewish Literature, I. c. 






20 


INTRODUZIONE AL LIDRO JEZIRÀ. 


[CAP. IV.] 


Facendoci adunque ad analizzare il libro Jeiirà, ripeliamo ciò che 
in altri scrini abbiamo detto, che non siamo fra quelli, i quali vogliono 
abbellire i libri presi come oggetto dei loro sludii, nè mettervi quella 
filosofia che essi non contengono. Siano pure in certe loro parli assurdi 
e ridicoli, gli esponiamo quali sono; imperocché soltanto col dire la ve¬ 
rità si fa conoscere, come qualunque altra, la storia delle dottrine del 
genere umano. Nè è opera di critico imparziale quella di esporre sol¬ 
tanto la parte più bella e filosofica della dottrina che si vuol far cono¬ 
scere al pubblico e ai dotti, i quali cosi non potranno averne che una 
imperfettissima cognizione. Eppure anche quelle tra le opere intorno alla 
Cabbaia che hanno acquistato maggior fama, sono cadute in questo di¬ 
fetto, o perchè gli autori non hanno avuto coraggio bastante di esporre 
ciò che loro sembrava più assurdo, o perchè forse non avevano essi 
stessi sufficienti cognizioni delle fonti originali. 


Il nostro libro, incomincia coll’ insegnare che Dio chiamalo con i se¬ 
guenti nomi Jah, 1 * * * Jahveh , Zcbaoth, Dio d’Israele, Dio vivente, Re del 
Mondo, Dio pietoso e clemente, allo ed eccelso, eterno abitatore, il cui nome 
è allo e santo, ha ordinalo il mondo in trenladue meravigliose vie di sa¬ 
pienza, e lo ha creato con tre libri . 5 E qui è necessario porre come primo 
fondamento dell’ interpretazione di questo libro ciò che con tanta verità 
scrisse l’antico commentatore Eleazar di Worms, che esso è scritto con tale 
metodo, che le proposizioni seguenti danno successivamente la spiega¬ 
zione delle antecedenti; e in questo modo, per quanto ci sarà possibile, 
interpreteremo il libro Jezirà con sè stesso. Cosi nella seguente propo¬ 
sizione si spiega che cosa siano le trentadue vie meravigliose della Sa¬ 
pienza, cioè le 10 Sefiroth e le 22 lettere dell’alfabeto ebraico. Delle 
une e delle altre tentiamo ora di dare successivamente spiegazione. 


1 Jah è forma accorciata del nome divino Jahveh, volgarmente Jehovah, e oc- 

corre principalmente nelle parole composte, come haìlelu-jah, lodate Iddio, e in ispe- 
eie nei nomi propri. 1 CaUbalisli poi decomponendo e ricomponendo a lor modo il 

tetragamma hanno trovato nel nome Jah rappresentala la seconda delle loro dieci ema¬ 
nazioni divine, o sola, o anche in unione con la prima e con la seconda. Così Jah, che 
è la prima parte del tetragramma rappresenta la triade superiore delle emanazioni, e 

Vali o Vch che ne è la seconda, rappresenta V eptade. Vedremo poi verso la fine di 
questo scritto come il Donnolo spieghi il nome Jah conforme al Talmud. 

5 Traduco intanto in questa maniera una oscura frase del testo, di coi più innanzi 
sarà discussa 1* interpretazione. 11 Franck (op. cit-, pag. 82) crede che questa sia una 
frase interpolata, perché, secondo lui, di questo concetto non si parla più in tutto il 
resto del libro, come si fa delle Sefiroth e delle lettere; ma più innanzi sarà mostrato 
con la scorta del Donno’o che anche di questo concetto il libro stesso Jezirà dà am¬ 
pia spiegazione. I più antichi commentatori si studiano di dare a questa frase una inter¬ 
pretazione, prova evidente che anche nei loro manoscritti leggevasi. L’ipotesi quindi 
di una interpolazione ci pare, se pur comoda a togliere una difficoltà, del resto poi 
del tutto gratuita. 







[GAP. IV.] E AL COMMENTO DEL DONNOLO. 21 

Sotto il nome di Sefirotli sono ormai conosciute da tutti quelli che 
hanno una sufficiente cognizione della storia della filosofia le dieci ema¬ 
nazioni divine, che la Cabbaia ebraica ha poste fra l’infinito incompren- 
sibilc c la natura, e le ha chiamate : Chetar, Corona; Hochmà , Sapienza; 
Bina , Intelligenza; Hesed , Clemenza; Gheburà , Forza; Tìfereth , Orna¬ 
mento o Bellezza; Nezah ,Trionfo; IIod> Splendore; Yesod , Fondamento; 
Malchuthy Regno. Le Sefiroth del libro Jezirà sono la stessa cosa? Se 
ascoltiamo i Cabbalisti, essi non esitano a rispondere affermativamente. 
Ma contro allaJoro affermazione sorgono due grandi difficoltà: prima, che 
nel libro stesso Jezirà nulla starebbe a giustificarla, seconda, che nessuno 
degli antichi commentatori dà una tale spiegazione. Sono soltanto i com¬ 
menti pseudo-epigrafi, o quelli che chiaramente si professano posteriori 
al più recente svolgimento della Cabbaia, che danno alle Sefiroth del Je¬ 
zirà tale interpretazione. 

Del resto i Cabbalisti si sono studiati di trovare le loro dieci Sefiroth 
da per tutto. Bastino i seguenti esempi. 11 primo paragrafo del Y Capi¬ 
tolo del trattato misnico Capila Pairutn insegna che il mondo fu creato 
per mezzo di dieci detti divini, alludendo alle dieci volte, compreso il 
primo verso del Genesi, in cui nel racconto della creazione si ripete la 
frase: disse Iddio . Così interpretano i commentatori in questo passo 1 * e 
poco diversamente si legge nell’Opera leggendaria intitolata: Capitoli di 
B. Eliezer . 5 Anche in altro luogo del Talmud 3 si dice che il mondo fu 
crealo con dieci cose, con sapienza, intelligenza , sapere , forza , vigore , 
potenza , equità , giustizia, pietà e misericordia ; ma è chiaro che qui si 
vuol dire di dieci attributi divini, e non sono per nulla personificati meta¬ 
fisicamente e considerali come ipostasi, a modo delle Sefiroth della Cab¬ 
baia, colle quali non combinano neanche per i nomi. Ma per i Cabba¬ 
listi, questi dieci detti e questi dieci attributi divini sono diventati le 
dieci Sefiroth: tanto più era facile dunque che si appropriassero anche 
le Sefiroth del Jezirà , Se si pensa poi quale sia il modo d interpreta¬ 
zione che i Cabbalisti applicano tanto alla Scrittura quanto ai libri rab¬ 
binici, si capirà come essi hanno potuto trovare Je loro dieci Sefiroth in 
ogni passo dove loro tornava comodo. Le trovano anche nel primo ver¬ 
setto del Genesi, perché le parole hanno per loro un significalo diverso 
dal proprio e letterale, e ne prendono uno simbolico, di cui essi hanno 
stabilito il senso. Ma i libri sono scritti, perchè s’intendano secondo il 
significalo naturale delle parole, non in un gergo comprensibile solo a 
chi ne possiede il segreto. E se pure i Cabbalisti ne hanno scritti di tali, 
non perciò essi potranno far credere che siano composti collo stesso 


1 Vedi il Maimonide e il Bartenora . 

a Capitolo 3, in fine. 

3 ilaghiga, 12, a. 







INTRODUZIONE AL LIBRO JEZIRÀ 


22 


[CAP. IV.] 


metodo il Vecchio Testamento, il Talmud, e altri libri rabbinici che 
non portano in sè alcun segno che lo dia a conoscere. 

Alcuni critici moderni, come il Landauer, 1 il Luzzalto, 2 il Franck, 3 4 * 
il Munk, il Meyer," il Ginsburg, 6 vedono invece in queste Sefìroth 
non altro che i primi dieci numeri, e per questa parte la dottrina del 
Jezirà sarebbe in tal caso un Pitagorismo giudaizzalo. 

Fra gli antichi poi anche il Saadjà dava la stessa interpretazione, 7 
seguila da Giuda Levita, 8 e pare anche dall’ Àben Esdra, per quanto si 
può capire dalle sue parole nel verso 13 del Gap. Ili deir Esodo'. II no- 
stio Donnolo ed Eleazar di Worms lasciano questo punto senza un appo¬ 
sito commento, ma, a nostro avviso non senza ragione. Essi credevano, 
come crediamo ancor noi, che il libro Jezirà stesso spieghi chiaramente 
che cosa sieno queste dieci Sefìroth , senza che sia necessario farvi più o 
meno probabili conghiellure. A noi pare che quando si leggono nella duo¬ 
decima ed ultima proposizione del 1 Capitolo dello stesso Jezirà , le se¬ 
guenti parole: «Queste sono le dieci Sefìroth senza altra cosa, una, lo 
spirito di Dio vivente, V aria, 1’ acqua, il fuoco, V estremità di sopra e 
» quella di sotto, l’oriente, V occidente, il settentrione e il mezzogiorno, » 
sia quanto chiudere gli occhi alla luce del sole, per non volere inten¬ 
dere che le dieci Sefìroth del Jezirà sono nuli’ altro che Io spirito di Dio, 
i tre elementi, escludendo la terra dai quattro degli antichi, perché, 
come vedremo, è considerata di secondaria formazione, e le sei estremità 
dello spazio. Difatti Y Hamburger fra i più recenti scrittori, dà anch’ egli 
questa stessa interpretazione. 9 Ma nonostante che a noi questa spiega¬ 
zione sembri inoppugnabile, prima di dire delle 22 lettere, e dei tre 
libri, è necessario fermarsi ancora alquanto sulle dieci Sefiroth. 

Il libro Jezirà è il più antico, nel quale si trovi usala questa pa¬ 
rola almeno in un senso cosmogonico o teogonico, 10 perchè del resto 
non è altro che il plurale della parola Sefrah , usala anche nel Talmud 
nel significato di conto, numerazione, 11 e già anche nella lingua biblica 


1 ùrient y 1. c. 

2 Opera cit., pag. 16 e seg. 

3 Opera cit., pag. 147 e seg. 

4 Opera cit., pag. 490 e seg. 

3 Das Buch Jezirà , pag. 21. 

0 The Kabbalah: its doctrines, development and Literature, pag. 66. 

7 Vedi presso il Munte , (op. cit., pag. 34 e seg.) un passo del commento del Saadjà. 

8 Opera cit , Parte IV, § 25. 

9 Reai Ennyclopddie fiir Bibel und Talmud. Abtheilung li, pag. 680. 

10 Se nel Bamidbar Babbà , § 14, si trova la stessa espressione è da tenersi con lo 
Zunz (op. cit., pag. 261) che quel Midrasti sia di età più recente. 

11 Vedi a cagion d'esempio, Menahotk, f. 66 6. e seg. dove la parola Sefirah è 
usato per il conto dei 60 giorni che decorrono fra Pasqua e Pentecoste. 



E AL COMMENTO DEL DONNOLO. 


23 


[CAP. IV.] 

troviamo usalo nello stesso senso il quasi identico vocabolo Seforoth . 1 
Dimodoché se stessimo all’etimologia, dovremmo dire che avessero ra¬ 
gione quelli che intendono le Sefiroth del Jezirà, come i primi dieci nu¬ 
meri. Ma di fronte a una spiegazione cosi chiara e precisa dello stesso 
libro, quale è quella testé riferita, 1’ autorità, le ragioni dei commenta¬ 
tori e le etimologie per noi non hanno più nessun valore. Quando 1’ au¬ 
tore qualunque di un libro ci fa capire a chiare note qual è il significalo 
in cui egli usa una parola, crediamo tempo perduto e vana fatica 1’ andare 
in cerca di altri. Piuttosto è da cercarsi se 1’ etimologia della parola Sefi- 
rolh è bene accertata. Alcuni non accettano quella testé accennata, e fanno 
derivare la parola Sefiroth da Sappir, « Zaffiro, » quasi si volesse signi¬ 
ficare lo splendore e la luce delle divine emanazioni; e altri la tengono 
una derivazione dal greco ccpoùpa, perchè da un lato le Sefiroth della 
più recente Cabbaia sono sotto un certo aspetto immaginate come tanti 
circoli concentrici, e dall’altro, perchè nel mondo della materia le Se- 
firolh sono simboleggiate nelle dieci sfere dell’ antica astronomia. Ma 
tanto 1’ una quanto 1’ altra di queste etimologie possono adattarsi alla 
Cabbaia nel suo posteriore svolgimento, non al libro Jezirà, nel quale 
non troviamo nessun cenno nè all’ idea mistica della luce come sim¬ 
bolo della Divinità e delle sue emanazioni, nè alla figura sferica, come 
quella che avrebbero assunto le prime emanazioni dell’ infinito. Dunque 
tenendo come più probabile l’ etimologia della parola Sefìrah nel signifi¬ 
cato di numero, è da vedersi come possa conciliarsi coll’ altro significalo 
che il libro Jezirà assegna alle sue Sefiroth. A mio avviso la spiegazione 
di coloro che vedono in queste i primi dieci numeri, ha qualche cosa di 
vero, ma intendendola in senso alquanto diverso. Le dieci Se frolli non 
sono i primi dieci numeri astratti, sono invece le prime dieci cose ema¬ 
nate da Dio creatore, e non sono esse dieci, perché la numerazione è 
a base dieci, ma anzi la numerazione è a base dieci, perchè dieci sono 
le prime cose create. Prima di esse il numero non esisteva, e non sa¬ 
prei se dire soltanto 1’ unità, o piuttosto l’infinito, perchè il libro Jezirah 
non ci lascia bene capire come esso concepisca 1’ essere divino prima 
che si manifesti nel creato. Ma fatto è che il numero comincia coll’espli¬ 
cazione di questo essere, e si manifesta in queste dieci cose, che sono 
per conseguenza le prime ad essere contale, enumerate, e si chiamano 
quindi Sefiroth, come suona questa parola in lingua ebraica. Intendere 
in altro modo le Sefiroth del Jezirà mi pare che non sarebbe consenta¬ 
neo col rimanente del libro stesso. 

Non vogliamo per altro dissimulare che due obbiezioni potrebbero 
esser fatte dalle parole stesse del libro Jezirà alla spiegazione che noi 
testé abbiamo data delle dieci Sefiroth. Potrebbe in prima parere che in 
quello si raccomandi di non approfondire le ricerche intorno ad esse, 


1 Salmi, LXXI, to. 




INTRODUZIONE AL LIBRO JEZIRÀ [CAP. IV.] 

che il pensarvi o il discorrerne debba farsi sollecitamente come il ba¬ 
leno, e in secondo luogo che si dica riguardo alle Sefirolh, che esse 
s inchinano dinanzi al trono divino (Cap. I, §§ G, 8). Da ciò si potrebbe 
concludere che anche le Se/lroth del libro Jezirà siano qualche cosa di 
più mistico, che non sono secondo la spiegazione da noi proposta. 

Ma bene osservando il testo, si vede che gli antichi commentatori, 
e specialmente il nostro Donnolo ed Eleazar di Worms, si apponevano 
al vero spiegando quei passi nel significato che si raccomandi di non 
pensare al di là delle dieci Sefirolh, non perciò che concerne esse stesse. 
Insegnamento conforme a quello del Talmud: «Chi si pone a riflettere 
» intorno a quattro cose, sarebbe stato meglio elle non fosse venuto nel 
ì mondo: che cosa v’ è al di sopra, che cosa al disotto, che cosa v’ era 
1 prima, e che sarà dopo. 1 n Imperocché la ricerca al di là delle dieci 
Sefirolh , che sono nel nostro libro concepite come i primi elementi 
dell’Universo, ti recherebbe in seno all’unità assoluta, alla quale il 
pensiero umano non deve rivolgersi, se non per adorarla, e se facesse 
altiimenli, si esporrebbe a grave pericolo di precipitare nei più funesti 
errori. E perciò il nostro libro insegna che se pure il pensiero umano 
fosse condotto a valicare ciò che è limite dell’ escogitabile, ne deve re¬ 
cedere con sollecitudine eguale a quella del baleno. Né la raccomanda¬ 
zione d inchinarsi dinanzi al trono della gloria divina si riferisce alle 
Sefirolh, ma a coloro che sono indotti a volgere il pensiero al di là del 
limite agli uomini conceduto, come benissimo spiega il nostro Donnolo. 
Interpretazione in modo certissimo confermata dall’ essere in questa frase 
pronome e participio di genere maschile, mentre il nome Sefirolh è 
femminile: cmVtTtt DH 1KDD . 

Delle dieci Sefirolh è dello ancora nel nostro libro che la loro fine 
è confuta, unita nel loro principio, come la fiamma unita al lizzo, e 
con ciò vuoisi, secondo me, rappresentare 1’armonica unità dell’uni¬ 
verso, più che esprimere un concetto assolutamente panteistico. E mi 
sembra che lo dimostri la ragione che quindi si soggiunge: Perchè, 
si dice, il Signore è uno, e non ha secondo, e prima dell' uno che cosa 
tu conteresti? Dalle quali parole apparisce chiaro il concetto che come 
Dio è uno, cosi è uno nella sua armonia l’Universo che da Dio è pro¬ 
dotto. 2 Non già che vogliamo escludere ogni concetto emanatislico, se 
non del tutto panteistico, dalla dottrina del Jezirà; vedremo anzi che 
questo ne è il pensiero fondamentale, ma qui ci pare meglio adattarsi 
la proposta spiegazione. Del resto V armonia dell’ Universo può benissimo 


1 Alisknà, Ùaghigà, II, 1. 

«.... Le cose tolte qnante 
Hann’ordine tra loro; e questo è forma 
Che P Universo a Dio fa simigliante. » 

Dame, Paradiso, I, vv. <02-108. 






E AL COMMENTO DEL DON-NOLO. 


[CAP. IV.] 



considerarsi una conseguenza necessaria dell’ essere quello emanato dalla 
potenza produttiva dell’ Ente infinito. 

Inoltre, alle dieci Sefirolh il nostro libro aggiunge la parola belimà, 
composta di beli, senza, e ma, cosa, per significare che le dieci Sefirolh 
sono esse i primi e soli elementi di tutto il crealo, dai quali poi tulio 
si svolge e si forma scnz’ altra sostanza. Questa espressione è presa da 
un luogo del libro di Giobbe (xxvi, 7), ove si dice che Dio tiene so¬ 
spesa la terra sopra belimà, cioè, sopra nessuna cosa. Altri vogliono 
trovare in questa parola un derivalo dal verbo Balam, frenare, chiudere 
la bocca, quasi volesse dirsi che delle Sefirolh non devesi parlare; ma 
sarebbe un troppo strano modo di esprimersi, dire le dieci Sefirolh del 
freno, per significare che intorno ad esse non devonsi fare troppe pa¬ 
role. Mentre la frase dieci Sefirolh seni’altra cosa, è espressione a ba¬ 
stanza chiara, e dà un significato consentaneo a lutto il resto del libro. 

È curioso poi paragonare le dieci Sefirolh alle dieci dila delle mani 
e dei piedi nel corpo umano, ma più curioso il notare che fra le dieci 
dita delle mani si trova, fra gli arti superiori, la lingua, e fra le dieci 
dita dei piedi, tra gli arti inferiori, il membro genitale. Sarebbe questo 
il primo cenno del concetto, svolto poi ampiamente nella Cabbaia, di 
rassomigliare il corpo umano da un lato a Dio, dall’altro al mondo. 11 
concetto che 1’ uomo sia un microcosmo è troppo comune, sicché non 
occorre fermarcisi. Ma la Cabbaia, nelle ipostasi divine, superiori, non 
solo al inondo della materia, ma anche a quello delle intelligenze 
separate, ha veduta la corrispondenza col corpo umano, dal che il 
nome di Adam Qadmon, Uomo antico, o, se si voglia, Uomo eterno, 
dato alla totalità delle divine emanazioni. E non è difficile che in 
questo passo del/esiVà, sia il primo germe di un concetto, che poi 
presso i posteriori cabbalisli ha trovato il suo pieno svolgimento. Impe¬ 
rocché, raffigurando tulle le dieci emanazioni in una sola persona, di 
ognuna trovano il simbolo in una delle parli del corpo umano. E cosi 
la Corona è il capo, la Sapienza il cervello, la Intelligenza la lingua, 
la Clemenza il braccio destro, la Forza il braccio sinistro, la Bellezza 
il petto, il Trionfo e lo Splendore le due gambe, il Fondamento il mem¬ 
bro che 1’ uom cela, il Regno il glande, o anche le parli genitali della 
donna, perché nella serie delle emanazioni secondo il sistema del mi¬ 
sticismo, il Regno è principio femminile. Ma nel libro Jezirà non siamo 
giunti ancora a una rappresentazione cosi piena dell’ umano nel di¬ 
vino, e di questo in quello; non siamo giunti ancora a fare un Dio- 
Uomo, nò un Uomo-Dio. L’idea per altro che la lingua e il membro vi¬ 
rile rappresentino l’unità in mezzo alla diecina, come Dio è uno fra le 
dieci Sefirolh, si può, secondo me, spiegare come un simbolo della 
doppia potenza creatrice, dell’ ideale e della materiale. 

È noto ormai come nei sistemi filosofici che pretendono derivare 
dal platonismo, si ponga l’idea come un che di eterno esistente per 

, A 




2G 


INTRODUZIONE AI. LIBRO JEZIRÀ 


[CAP. IV.] 


sè, anleriore alle cose, extra rem, e aule rem, come dicevano i realisti, 
e quindi è 1’eterno prototipo, secondo il quale le cose furono creale. 
Ma l’idea divina non opera per dare esistenza al finito, fino a che non 
si manifesta, e la manifestazione dell’idea, è la parola, il Logos, che 
in Dio si unifica col pensiero, ed è idea e parola nel tempo stesso. Per 
simboleggiare nell’ uomo questa potenza creatrice nulla di meglio che 
la lingua, per mezzo della quale si esprimono le idee, e diventano pa¬ 
role manifestalrici del pensiero. Per simboleggiare poi la potenza crea¬ 
trice nella materia, nulla di meglio che gli organi genitali. 

Questo che nel Jezirà è cenno fugace, dato con quella sobrietà che 
all’ argomento si richiedeva, diventa nella Cabbaia posteriore fonte di un 
simbolismo scandaloso, fino al punto che si parla degli accoppiamenti 
delle ipostasi divine per generare 1’ universo, e anche per provvedere a 
ciò che ad esso è necessario. Simbolismo di cui già mollo prima ave¬ 
vano dato esempio i gnostici, e che doveva in qualche modo ravvici¬ 
nare una parte del Gnosticismo e della Cabbaia agli scandalosi e osceni 
culti fallici del Paganesimo. È degno poi di nota, che mentre da un 
lato da alcuni Cabbalisli ortodossi dell’ Ebraismo si pretende che que¬ 
sti culli pagani altro non siano che una corrotta deviazione di una dot¬ 
trina teologica esoterica antica quanto il padre Adamo, dall’altro per 
certi critici razionalisti una Dea non è mancata agli antichi Ebrei, e la 
ritrovano nella Iìuah Elohim, nello Spirito di Dio, 1 che corrisponderebbe 
appunto alla Scechinà, alla Malchut, al Degno, 1’ ultima delle dieci Sefiroth 
della Cabbaia. Così gli antichi Ebrei sarebbero stali politeisti, adoratori 
come gli altri popoli della Siria, di un Dio rappresentante il principio 
maschile, e di una Dea rappresentante il principio femminile, e il mo¬ 
noteismo sarebbe di più recente origine. A nostro avviso, non sono nel 
vero nè gli uni nè gli altri, ma non è questo il luogo di entrare in ar¬ 
gomento, che vorrebbe troppo lungo esame; e torniamo al nostro libro. 

Se adunque, come abbiamo detto, le Sefirolh altro non sono che 
lo Spirito divino, i tre elementi aria, acqua e fuoco, e le estremità 
dello spazio, noi ci troviamo dinanzi a una dottrina piuttosto fisica che 
metafisica, nè di immateriale in queste dieci Sefiroth abbiamo altro che 
la prima. Dìfatti, fra l’infinito eterno, e il finito creato, bastò alle 
prime filosofie idealistiche porre un solo essere intermedio, un Dio, per 
dir così, più tangibile, più accessibile alle menti degli uomini. Quando 
gli Ebrei hanno voluto filosofare, hanno trovato nelle parole del Genesi, 
intendendole in un significato diverso da quello che hanno, questo Dio 
secondo, questo Dio, per dir così più mondano c più umano, lo Spirilo 
di Dio, la Ruah Elohim, che cova il creato, che poi è divenuto il Verbo, 
la Memrà delle versioni caldaiche, il Logos di Filone e degli Alessan¬ 
drini, che presso costoro si è luti’al più moltiplicalo in una triade, ma 


1 Clermont-Ganneau, nella Revue Critique, 12 Janvier, 1880. 









E AL COMMENTO DEL DONNOLO. 


27 


[CAP. IV.] 


che si è spezzalo poi nelle lanle ipostasi immaginate dalle fantasie sbri¬ 
gliale dei Gnostici c dei Cabbalisli. I quali però, a dire il vero, trovano 
In Filone un precedente affine alle loro dottrine, anche mollo più del 
Logos. Imperocché egli distingueva il Verbo interno (X<%o; sv^àOs-coc) dal 
Verbo esterno pronunzialo (X 070 ? jrpo'fopao;) che faceva emanare dal pri¬ 
mo. E a questi due Verbi aggiungeva le Potenze divine che in qualche 
luogo dice indeterminabili, in altro determina a sei comprendendovi i 
due Verbi . 1 Ma il libro Jezirà ò più savio, di altre emanazioni fra Dio e 
la materia non parla oltre lo Spirilo divino, posto come il solo intermedio 
fra il mondo e il Dio inaccessibile. Nemmeno poi la filosofica espres¬ 
sione En-Sof (Infinito) dei più recenti Cabbalisti nel Jezirà c usata. Esso 
si mantiene, anche nelle espressioni, più fedele all antico sapere del- 
1’ Ebraismo, e anche il Dio superiore, 1 Essere in sé stesso immanente, 
è chiamalo coi nomi stessi che troviamo nel Vocchio Testamento, c. che 
sopra abbiamo riferiti, come col nome biblico di Spirilo di Dio chiama 
la prima emanazione detta ancora Spirito Santo, che in sé compiendo 
la voce, lo spirito, c la parola divina. 

Da questa prima emanazione deriva il primo elemento, 1 aria; ma nel 
lesto ebraico abbiamo una particolarità di espressione difficile a rendersi 
nella nostra lingua. Spirito, vento e aria si dicono in ebraico colla sola pa¬ 
rola Mah, dimodoché 1’ aria apparirebbe una Mah più grossolana, ema¬ 
nata dalla prima Mah, divina e immateriale. Ma tradurrebbe e inter¬ 
preterebbe male chi traducesse spirito dallo spirilo, se non si volesse 
dare alla prima di queste voci il suo significalo primitivo e matei iale 
che oggi ha perduto; e fa d’ uopo piuttosto sacrificare la parola al con¬ 
cetto , e tradurre l’ ai'ia dallo spirito. Con 1’ aria sono stale create an¬ 
che le 22 lettere dell’ alfabeto, perchè 1 ’ aria è il mezzo necessario, senza 
il quale non può effettuarsi nè voce, nò parola. Poi dall aria è derivala 
l’acqua, che rapprendendosi ha dato origine al vuoto, e quindi al lango 
e al loto (la terra). Dall’acqua è derivato il fuoco, e con questo sono 
stali formali il trono celeste e gli angeli nelle loro diverse gerarchie. 

Ma anche qui siamo ancora ben lungi dall intemperanza dei Cabba¬ 
listi, e dalle loro numerose categorie angeliche; solo vi troviamo nomi¬ 
nate quelle specie di angeli di cui si parla nel Vecchio Testamento, ag¬ 
giuntivi quelli del divino Ministero, denominazione generale già adottata 

nei libri talmudici (rtT&’fi 'DfcÒfc)- 

Basta poi la più leggiera cognizione della storia della filosofia pei 
ricordare che Anassimenc nella scuola jonica poneva anche osso 1 aiia 
come primo elemento di tutto 1 ’ universo, e 'Ialelc avanti di lui, teneva 


1 V. Ritfer, I listo ir e de la Philosophic ancienne, tradiate par Tissot, v. 5, pag. 368; 
Delaunav, l'hilon d'Alexandric, pag. 47, 48; Stalli, Philos Lchrbcgrif]c , noi. A ge 
moine lìibliolhek dcr biblischen Littcratur dell’ Eicliborn, IV, § 23, 29-42. 





28 


INTRODUZIONE AL LIBRO JEZIRÀ 


[GAP. IV.] 


invece come tale l’acqua, e dopo questi due filosofi, Eraclito c Empe¬ 
docle consideravano supremo principio il fuoco. Fino a un certo punto 
troviamo nel libro Jezirà la conciliazione di quesle Ire dottrine, e benché 
si accosti di piu a quella di Anassimene, facendo l’aria anteriore all’acqua 
e al fuoco, pure considera anche questi come elementi originarli delle 
altre cose materiali. E in ciò mostra maggiore affinila col sistema co¬ 
smogonico di Fcrecide di Syro, che da Crono faceva generare il fuoco, 
l’aria e l’acqua, quantunque questi ponesse il fuoco come primo ele¬ 
mento. Si vuole che la cosmogonia di Ferecide sia piuttosto semitica 
che ellenica; 1 2 ma ad ogni modo si può domandare: Hanno forse queste 
idee della filosofia greca esercitato qualche influenza sullo scrittore del 
Jezirà? o attingeva questi direttamente a fonti tradizionali semitiche? 
Nulla può condurci ad affermare con certezza o V una o 1* altra opi¬ 
nione; ci basti avere brevemente accennalo l’analogia. 

Ma certo ha più importanza notare ancora che in altro libro rabbi¬ 
nico si trovano posti come materia primitiva gli stessi tre elementi. « Tre 
cose create, vi si dice, hanno preceduto il inondo; l’acqua, l’aria e 
» il fuoco; 1’ acqua ha concepito e generalo la tenebra, il fuoco ha con¬ 
fi cepilo e generato la luce, l’aria ha concepito e generalo la sapien- 
» za. » 9 Nelle quali oscure parole si troverebbe ancora più stretta ana¬ 
logia colla dottrina del nostro Jezirà , se per tenebra si potesse intendere 
la terra, elemento certo più oscuro degli altri tre; e pare che la genera¬ 
zione della luce dal fuoco, sia uguale alla formazione del cielo dal fuoco, 
perchè gli antichi spesso facevano una cosa sola del cielo c della luce; 
ognuno poi vede che la generazione della sapienza dall* aria, corrisponde 
a ciò che dice il Jezirà della formazione delle lettere mediante l’aria, 
giacché le lettere sono simbolo della sapienza. Cosi quesle parole del Ma¬ 
gno commento all’Esodo hanno, secondo noi, con la dottrina del Jezirà 
stretta attinenza, e da questo libro probabilmente sarebbero tolte, per¬ 
chè non fu compilato prima dell’ undecimo o dodicesimo secolo. 3 

Dopo lo Spirito divino e i tre elementi, a compire il numero delle 
dieci Sefirolh , mancano le sei estremità dello spazio. E siccome colla 
seconda delle Sefiroih , l’aria, sono state creale anche le 22 lettere del¬ 
l’alfabeto; con tre di queste disposte in sei diverse combinazioni, anche 
le sei estremità dello spazio prendono esistenza. Come è nolo, il tele¬ 
gramma è composto delle lettere Jod, He, Vav , Ile; ma siccome la se¬ 
conda e la quarta lettera sono identiche, vengono ridotte a tre, e que¬ 
ste danno l’essere allo spazio. Tale concetto che le lettere siano, se non 
potenza creatrice, almeno un mezzo di cui servesi l’Ente creatore, 


1 Lcnormant, Les Origines de l'TIistoire, pag. 55i o seg. 

2 Shcmoth Babbà, § 15. 

3 Vedi Zunz, Die Golfcsdienstlìche Vortrdgc, pag. 25G-258. 






[CAP. IV.] E AL COMMENTO DEL DOKK0LO. "20 

verrà ora meglio spiegalo, passando a dire del secondo capitolo del no¬ 
stro libro, dove viensi a parlare più specialmente intorno alle 22 lettere 
dell’ alfabeto ebraico. 

Dopo che lo stadio del linguaggio è divenuto una scienza rigorosa 
e fondata, come ogni scienza vera, principalmente sulla osservazione 
dei fatti, si sa oramai che la parola altro non è che un mezzo tulio 
umano per esprimere il pensiero, e prodotto da uno svolgimento 
naturale, ma tutto relativo a luoghi, a tempi e a popoli, e nel quale 
nulla havvi di assoluto. E mollo più ciò deve dirsi per 1* espressione 
grafica della parola, cioè per l’alfabeto, il cui svolgimento storico ora 
si studia come qualunque altro fatto della storia del genere umano. Di¬ 
modoché, il voler trovare nei linguaggi e negli alfabeti il simbolo di 
idee eterne e divine, e traccie di una scienza riposta, è sogno d’infermi 
e fole di romanzi. 

Lo abbiano pure pensato in altri tempi uomini dotati di un genio 
superiore, noi sappiamo oggi che in ciò essi erano nel lalso; perchè non 
potevano sapere ciò di cui ai loro tempi mancava ogni mezzo da poterlo 
conoscere, e perchè ancora si lasciavano talvolta trasportare dalla fanta¬ 
sia, dove la loro scienza osservatrice e sperimentale non poteva giun¬ 
gere., Sapienza riposta nei vocaboli, come tali, non può esistere, perchè 
lutti in origine hanno significalo materiale e sensibile, e i primi traslali 
possono aver crealo la Mitologia, non la Scienza. 

.Furono poi i metafisici che piegarono i vocaboli popolari ad altre e 
ben diverse significazioni. Che cosa diremo adunque del nostro libro, 
quando ci dà le lettere dell’alfabeto ebraico come stromcnto della crea¬ 
zione? Qui l’Autore delirava, come molti dei posteriori Cabbalisti. 1 Impe¬ 
rocché, pensava che la lingua ebraica fosse, non la lingua di un piccolis¬ 
simo popolo, la cui importanza nel mondo si restrinse ad un lato solo 
della molteplice civiltà umana, ma la considerava come la lingua eterna 
e divina. Nè sospettava che le lettere dell alfabeto ebraico sarebbero 
insufficienti ad esprimere le pronunzie di altre lingue tanto più ricche 
in modificazioni del suono, e ancora di suoni specialissimi ad alcuni 
popoli, ma le teneva come la eterna espressione grafica di ogni possi¬ 
bile modalità del pensiero. 

Prese adunque le lettere come i simboli delle eterne idee, venivano 
dall’Autore del Jezirà considerate come un mezzo, perchè dal seno del 
creatore e dei primi elementi, si modellasse quindi nello spazio tutto il 
resto dell’Universo. Infatti, essendo le lettere i più semplici elementi 
del linguaggio e della parola, sono tenute la prima manifestazione delle 
idee archetipo ed eterne. In questa sola maniera ci possiamo rendere 
conto come si parli delle lettere , quasi fossero uno stromenlo creativo. 

1 Ampia spiegazione del significato mistico delle lettere dell'alfabeto ebraico 
(lette il Cordovero nel Pardes , Sezione 27. 





30 


INTRODUZIONE AL LIBRO JEZIRÀ 


[CAV. IV.] 

Direi quasi che, come le idee sono la causa esemplare, cosi le lettelo 
sono la causa sgomentale. Ma anche dopo tale spiegazione, ogni savio 
lettore terrà tale concetto come parlo di fantasia poco saggia. E, fatta 
questa avvertenza, continuiamo la nostra esposizione. 

Le ventidue lettere dell’alfabeto ebraico sono divise in prima, an¬ 
che dal Nostro, secondo cinque organi della pronunzia; ma questa divi¬ 
sione, conforme a quella dei grammatici, non ha poi nessuno svolgi¬ 
mento nella trattazione cosmogonica, per la quale se ne adotta un’ altra. 

Le tre lettere, Alef , iniziale della parola Aver , « aria; » Mem , ini¬ 
ziale della parola Maini , « acqua; » e Siivi , finale della parola Esh, 
«fuoco,» sono chiamale le tre madri , come prototipi dei primi tre 
elementi. 

È da osservarsi che la prima Sefirà , lo Spirilo santo o divino, non 
è simboleggiata da nessuna lettera, perchè potrebbe dirsi non una idea 
particolare, ma il contenente e la fonte di tutte le idee. Losì anche nella 
Cabbaia posteriore il Cheter che è la prima delle Scfiroth, non ha nes¬ 
suna lettera che la simboleggi, ma solo il punto generativo della Jod, 
minima fra tutte le lettere. 

Dopo le tre madri, le sette lettere Belìi, Ghimcl, Daleih , Chaf, 
Phe } Iìeshy Thau , sono chiamate doppie, perchè si esprimono con una 
doppia pronunzia, cioè aspirata e forte. Questo è conforme alla pronun¬ 
zia della lingua ebraica, e noto a tutti gli ebraisti. Se poi per la lettera 
Resh potrebbe sembrare non vera 1’ asserzione del libro Jezirà , inquanlo- 
chè non conserva più questa doppia pronunzia, sappiamo però che 
l’ebbe in tempi più antichi, specialmente presso i Palestinesi, e ne 
troviamo menziono anche nei più antichi grammatici ebrei. 1 

Le rimanenti dodici lettere sono chiamate semplici, perchè per loro 
stesse in un solo modo sono pronunziale. 2 

In questa divisione dell’ alfabeto, la seconda e la terza classe hanno un 
certo fondamento di vero nella lingua stessa, ma la prima, colla quale le 
tre lettere Alef , Mcm, Slitti, vengono distinte da tulle le altre echiamate 
madri, non sappiamo dire con certezza sopra che cosa sia fondala. Se non 
vogliamo supporre, come dall’ altra parte sembra più verosimile, clic qui 
T amore di sistema ha vinto ogni ragione che poteva fondarsi sulla na¬ 
tura della lingua stessa. Dimodoché la prima specie di questa divisione 
è stala inventata soltanto per trovare anche nell’ alfabeto nn corrispon¬ 
dente a quella divisione delle cose mondiali in tre, sette e dodici, la quale 


1 Vedi Dìe Dikduki Ha-tcamin del Ben-Aschcr, pubblicali dal Bacr e dallo 
Strack, Leipzig, 4 879 pag. 4, S,7,cf. Ewaid, Ausfììhrliches Lchrbuch der Itcbraischcn 
Sprache , 7‘ ediz , § 48, c. 

2 11 Kaliseli (opera citata pag. 6), noia che anche alcune sòdo gnosticho divide¬ 
vano Talfabeto greco in tre parti, cioè novo consonanti, otto semivocali, o sette vo¬ 
cali, e trovavano poi una relazione fra le lettere cosi divise, o gli Eoni. 





[CAP. IV.] E AL COMMENTO DEL DONDOLO. ol 

ha poi il suo svolgimento nella continuazione del nostro libro. Come ve¬ 
dremo in seguilo, sono questi tre numeri quelli, secondo i quali, ò go¬ 
vernato il mondo e P uomo. Le lettere sono poste come simboli degli 
archetipi primi e ideali del creato, dunque anche in esse devono lio- 
varsi il 3, il 7 e il 12 che addizionali sono eguali a 22, quante sono le 
lettere dell’ alfabelo ebraico. 11 numero totale era giusto quello che si 
richiedeva, ma alquanta difficoltà doveva trovarsi nella divisione, per 
fare una lettera piuttosto che P altra simbolo anzi di questa che di 
quell’altra cosa. La divisione organica delle lettere dell’alfabeto, ap¬ 
pena accennala, c quindi lasciata in silenzio, come quella che a nulla 
approdava, almeno al nostro Autore, sebbene i più recenti cabbalisti an¬ 
che da questa seppero trarre qualche partito. 1 Era necessario pertanto 
ricorrere a qualche altro espediente. Le sette lettere di doppia pro¬ 
nunzia tornavano comode come rappresentanti di ciò che in natuia è 
secondo il Jezirà in numero di sette; restavano poi tutte le altre let¬ 
tere di pronunzia egualmente semplice; ma con quale criterio scemerò 
fra queste le tre, che dovevano rappresentare i tre primi elementi e an¬ 
che qualche altra cosa di triplice, come vedremo in seguilo? 

Pare che abbia guidato in questa scelta il suono delle tre lettere 
Mem } Shin e Alef. La prima, riguardata come muta dal nostro Autore, 
fu posta simbolo dell’acqua, la seconda come sibilante, simbolo del 
fuoco che stride o cigola, la terza come lieve aspirazione, simbolo del- 
1’ aria. Queste tre lettere sono simbolo non solo dei tre primi elementi, ma 
come l’acqua è simbolo del bene, e il fuoco simbolo del male, cosi 
pure le lettere Mem e Shin che li rappresentano; e come l’aria è sim¬ 
bolo del principio conciliativo, così anche 1’ Alef che la rappresenta; anzi, 
per esprimermi colle stesse parole del Jezirà , rappresentano la lance 
della purità e la lance della colpa, e il braccio che la tiene in equilibiio. 

Se poi le lettere sono manifestazione delle idee e simbolo delle 
cose, devono essere alle a rappresentare tutto, e ciò si ottiene, me¬ 
diante le loro combinazioni. Le lettere combinale fra loro in tutti 
i modi possibili devono dare tutte le possibili parole, e queste sono 
simbolo di tutte le cose non solo esistenti, ma anche possibili ad esi¬ 
stere, quindi nelle lettere è contenuto come in embrione tutto 1 uni¬ 
verso, tutto il bene e tutto il male e la loro conciliazione; il mondo 
insomma non è che il resultalo dì un giuoco di anagrammi, di cui si 
compiace nell’ eternità la mente divina. E per far capire questo strano 
concetto, si soggiunge un curioso esempio a dimostrare come le stesse 
lettere diversamente combinate, servono ad esprimere i più contrari pen¬ 
sieri. 'Oneg (J3JJ) in ebraico vuol dire « delizia; » Nega ' (JJ52) significa 
« piaga: » fatta astrazione dalle vocali, che in ebraico non sono rappre- 


1 Cf Vital. ‘Ez. Haìiajjim, Parte 3% Sezione Cap. 12. 



3°2 


INTRODUZIONE AL LIMO JEZIRÀ 


[CAP. IV.] 


sentale da lettere, le consonanti sono eguali, ma diversamente disposte, 
e abbiamo, soggiunge il Jezirà, in 'Oneg, il sommo del bene, in Nega', 
il sommo del male; così si potè creare il tutto, mediante le diverse com¬ 
binazioni delle lettere. Si dice che queste furono da principio 231, com¬ 
binando diversamente a due a due le lettere dell’ alfabeto, delle quali 
combinazioni il nostro Donnolo delle ampia spiegazione; ma intanto si 
conchiude nel Jezirà, che dal vuoto, Dio creò la materia, e la ridusse 
dal nulla all’essere, contemplando e combinando variamente tutte le 
lettere, considerate dal nostro autore come formanti un sol lutto, come 
la totalità degli archetipi ideali nella mente divina. Qui si conchiude il 
secondo Capitolo, per poi nei seguenti quattro, spiegare particolarmente 
come dalla combinazione diversa delle tre categorie di lettere, ebbero 
origine tutte le cose fondamentali del crealo. Ma prima di venire alla 
spiegazione di questi particolari ci è d’ uopo ritornare alquanto indie¬ 
tro, per ispiegare che cosa sieno i tre libri, posti aneli’ essi dal Jezirà 
come uno dei mezzi creativi. 

Lasceremo da parte le interpretazioni date nel posteriore svolgimento 
della Cabbaia, per cui in questi tre intermedii fra il Creatore e il crealo, 
s’intenderebbe, nel primo, la seconda delle Sefiroth, cioè la Sapienza; 
nel secondo, la terza di esse, cioè l’Intelligenza; e nel terzo le rima¬ 
nenti sei Sefirolh già di sopra enumerate. 1 Alcuni degli antichi com¬ 
mentatori danno alla parola Sefarim, altro significato, perchè essa de¬ 
riva dalla radice verbale Safar , che nella forma rafforzala Sipper, 
significa nel tempo stesso, narrare, e anche enumerare, come contare, 
ha questo doppio senso anche in italiano. Quindi Sefer, di cui il plurale 
è Sefarim, significa scrillo, e libro di ogni maniera. Ma il libro Jezirà 
dopo aver detto che il mondo è stato creato colle dieci Sefiroth, colle 
ventidue lettere e con tre libri ( Sefarim ) soggiunge come spiegazione, 
che questi tre libri sono: Sefer, Sefar e Sippur. Ed è appunto questa 
spiegazione che rende più oscuro il concetto invece di chiarirlo. In 
prima, mancando le vocali, non è certo che si debba leggere nel modo 
predetto, e se l’ultima di queste tre parole è da tulli letta Sippur, per 
le altre due, invece alcuni leggono Sofer, che è il participio attivo del 
verbo, dove altri leggono Sefar, e altri pospongono, leggendo prima Se¬ 
far, e poi Sefer. Da ciò le differenze della interpretazione. Eleazar di 
Worms intende per Sefer, la parola o la lettera scritta, com’ è appunto 
un libro; a Sefar dà il significalo di numero, e a Sippur quella di pa¬ 
rola della, pronunziala , di discorso, e riporla questa interpretazione a 
nome di suo padre. Non è diversa in fondo la interpretazione di Giuda 
Levita, 2 ma con altra disposizione, leggendo Sefar, Sippur e Sefer, e 


1 Vedi pag. 21. 

2 Cuzcirt, IV, 2o. 






E AL COMMENTO DEL DONNOLO. 


33 


[CAP. IV.] 


pone per conseguenza prima il Numero, poi la Parola, ultimo lo 
Scrino, la quale interpretazione è adottata dal Ginsburg. 1 * Nel Com¬ 
mento attribuito all’ Harabad, si trova fra molte nebbie cabbalislichc 
questo lampo di filosofia, cioè, che queste tre parole corrispondano al- 
l’ Intelligenza, all 'Intelligente e all’ Inteso; ma allora bisognerebbe leg¬ 
gere Sefer, Sofer e Sippur. Sostituendo poi all Idea il Numero, dice 
quasi la stessa cosa il Rittangel, traducendo tribus Numerationibas, 
Numero, Numerante e Numerato. Insomma, secondo queste due interpre¬ 
tazioni, si dovrebbe intendere l’idea archetipa, oppure la facoltà prima 
d’intendere, in sè stessa considerala, il soggetto intelligente, e l'og¬ 
getto inteso; mentre per Eleazar di Worms e per Giuda Levita sarebbe 
sempre 1* idea considerata sotto tre diversi aspetti della sua manifesta¬ 
zione, cioè la parola pronunziata, il numero, e la parola scritta. Ma noi 
crediamo che in tutte queste spiegazioni vi sia più metafisica di ciò che 
l’Autore del Jezirà non ne ha messa nel suo libro. E lo stesso Eleazar di 
Worms riporta poi la interpretazione del nostro Donnolo,* il quale molto 
più semplicemente, e in modo mollo più consentaneo a tutta la dottrina 
esposta nel Jezirà, intende che i tre Sefarim, siano i tre libri delle lettere 
dell’alfabeto, cioè le tre categorie, nelle quali abbiamo veduto, secondo il 
Jezirà, dividersi le lettere della lingua ebraica. In questa maniera sparisce 
ancora la diftìcollà messa innanzi dal Franck, 3 che di questi tre libri 
non si parli più in lutto il resto del Jezirà, perchè anzi, intesi come 
gli spiega il nostro Donnolo, sopra di essi si fonda tutta la rimanente 
dottrina della creazione. Nè faccia meraviglia che le tre categorie di let¬ 
tere si chiamino col nome di libri, perchè Sefer in ebraico può dirsi 
qualunque più breve scritto. Potrebbero da ultimo fare difficoltà ì tre 
diversi nomi; ma forse è stato dato il nome di Sefer alle tre lettere dette 
madri, quasi volesse significarsi, essere queste tre lo scritto per eccel¬ 
lenza, la prima manifestazione grafica dell’idea. 11 nome Sefar, conio, 
numerazione, sarà stato dato alle sette lettere doppie, perchè ad esse 
corrispondono poi i sette pianeti, che servono a stabilire la distribuzione 
del tempo, e quindi il numero delle parli in cui il tempo si divide. Fi¬ 
nalmente il nome Sippur, l’oggetto contato, sarà stato dato alle dodici let¬ 
tere semplici, perchè rappresentanti di altrettante cose nell’Universo, quasi 
a significare la moltiplìcità degli oggetti che possono essere enumerati. Ma 
non è questa che una congettura proposta come ipotesi, quando si voglia 
anche di ogni menoma espressione rendersi conto, che del resto in li- 


1 Opera citata, pag. 67. 

s Non ho nessun dubbio che essendo identica questa spiegazione con quella dei 
nostro Donnolo, sia un errore la lezione del Codice laurenziano nel commento di Eleazar 
di Worms, dove si logge: tri VISO "ri pn, e debba leggersi: WWn VBX! "i |pP* 

3 Vedi sopra, pag. 20, nota 2. 


5 





31 


INTRODUZIOPiE AL LIBRO JEZIRÀ 


[CAP. IV.] 

bro cosi antico, c tanto oscuro per l’argomento e per la forma, non si 
può esigere di trovare certa ragione di ogni più minuto particolare. 

Vediamo ora la potenza creatrice delle ventidue lettere, incomin¬ 
ciando dalle tre chiamale madri. Il Jezirà trova in tutto un’armonica 
corrispondenza fra il mondo, il tempo e 1’ uomo. 

Nel mondo le tre lettere madri rappresentano i primi tre elementi, 
1’ aria, 1’ acqua, dalla quale poi si forma la terra, 1 2 e il fuoco, dal quale 
poi si forma il cielo; 5 nel tempo rappresentano le stagioni calda, fredda 
e temperata; nell’ uomo il capo, il busto, il ventre. 

E per non lasciar nulla d’inosservato non sarà inutile il dire che il 
tempo viene indicato con la denominazione di anno, e 1’ uomo con 
1’ ebraica parola Nefesh. Questa parola è una di quelle che vengono co¬ 
munemente tradotte anima, per indicare la quale nella lingua ebraica, 
lasciando da parte espressioni meno comuni e più specialmente proprie 
della poesia, abbiamo altre due parole, Neshamù e Ruah. Ma senza ora 
voler fare una disquisizione sulla spiritualità o materialità del principio 
vitale e pensante, è certo che col nome di Nefesh s’intende spesso qual¬ 
che cosa di materiale. In più luoghi del Pentateuco la Nefesh è identifi¬ 
cata col sangue , 3 * e quando il nostro Autore dice che nella Nefesh sono 
stati formali il capo, il busto e il ventre, fa d’ uopo per necessità conclu¬ 
dere che per Nefesh non intendeva 1* anima, nel significato anticorporeo, 
come i metafisici spiritualisti; ma, se non il corpo solo, almeno lutto 
1’ uomo, in quanto è un organismo vivente. 

La corrispondenza fra gli elementi e le stagioni ò facile a capirsi; 
perché, stabilito che l’aria é 1’ elemento conciliatore fra l’acqua e il 
fuoco, a questo corrisponde la stagione calda, all’ acqua la fredda, e al- 
1’ aria la temperata. Nell’ uomo poi il capo corrisponde al fuoco e al 
cielo, il ventre all’ acqua e alla terra, il busto all’ aria. 

Ma non basta, ancora un altro concetto che è gran parte dei si¬ 
stemi gnostici e cabbalistici, si trova accennato anche nel Sefer Jezirà, 
quello, voglio dire, della duplicità dell’ essere in attivo e passivo, chia¬ 
mando il primo maschio, e il secondo femmina. È noto ormai come secondo 
la dottrina dei gnostici ogni eone aveva il suo corrispondente in un prin¬ 
cipio femminile, dimodoché le emanazioni procedevano per coppie (aoCu- 
Y?at). Concetto non originale di questi stranissimi sistemi, ma antichis- 


1 Questa opinione che dall’ acqua elementare rappresa e congelala si formasse la 
terra, la troviamo anche in altri libri rabbinici. Nei cosi detti Capitoli di Rabbi Elie- 
zer (III) troviamo detto che fu presa della neve che ó solto il trono della gloria divina 
e gettata nell’ acqua si fece congelare, sicché se ne formò la terra. 

2 Del cielo si legge nei medesimi Capitoli di Rabbi Eliezer (1. c.) che fu formato 

della luce colla quale si ammanta la Divinità; cf. Bercshitli lìabbà I, III. Nel Talmud 

poi (Haghigà 12 a.) si dice che il cielo è composto di fuoco e acqua. 

5 Genesi, IX. 4, Levilico, XVII, 14, Deut., XII, 23. 






E AL COMMENTO. DEL DONNOLO, 


35 


[CAP. IV.] 


sirno in molle delle religioni orientali, e forse più che in altre svolto 
con ampiezza in quella dei Caldei, dei Babilonesi, e degli Assiri. 1 * 3 E 
senza che nel nostro Jezirà si trovi di questo duplice principio un or¬ 
dine d’ipostasi, si vedono già i Ire principi! spezzarsi in sei, in quanto 
si dice che ognuno può essere o maschio o femmina. E questo si ottiene 
con sei diverse combinazioni delle tre lettere madri, chiamale sei anelli 
o sigilli, come impronta, secondo la quale si modellano le cose me¬ 
diante quelle create. La combinazione w?2X produce 1* aria nel mondo, 
il temperato nell’anno, 5 c il busto nel corpo umano, in quanto dipen¬ 
dono dal principio maschile; la combinazione dà invece questi tre 
effetti nel principio femminile. La combinazione dà T acqua nel 

mondo, e da questa la terra, il freddo nell’ anno, e il ventre nel corpo 
umano, come principio maschile; la combinazione Swtt dà queste stesse 
cose come principio femminile. E finalmente la combinazione DX'27 pro¬ 
duce il fuoco nel mondo, e da questo il cielo, i! caldo nell’anno, il 
capo nell’uomo come principio maschile; la combinazione pro¬ 

duce queste stesse cose come principio femminile. 

Vedremo poi a suo luogo come dal nostro Donnolo questo con¬ 
cetto del principio maschile e femminile venga anche maggiormente 
svolto; a noi basti per ora l’intendere in generale che in tutto il creato 
è ammessa dal Jezirà la duplicità dell’ essere come attivo e passivo. 

Dopo avere spiegato nel terzo Capitolo Y intluenza creativa delle tre 
lettere madri, si passa nel quarto a dire delle doppie, le quali in tutte 
le loro diverse combinazioni producono moltissimi effetti nell’Universo; 
ma il nostro Autore conta solo 720 combinazioni, e si ferma soltanto 
agli effetti più notevoli. 

Corrispondono in prima queste sette lettere alle sei estremità dello 
spazio, c al tempio posto nel centro. E che Gerusalemme fosse il centro 
della terra troviamo nel Talmud , e fu poi credenza comune nel medio 


1 Vedi Ravvlinson, The fìve great Monarchici , voi. I. Cbap. 7°. Lenormant, La 
Magie chez les Cfialdcens, pag. 105-107, 118. Lcs origina de ITiisloire. Appendice I. 
K > M f dove si riportano dai Philosophumcna (I, % queste notevoli parole. « Nel princi¬ 
pio vi sono due cause a Lutti gli esseri, il padre o la madre. Il padre ó luce e la 
madre tenebre, e le parti della luce sono il caldo, il secco, il leggero e il presto, 
quelle delle tenebre il freddo, l’umido, il grave e il lento. Da tuttociò è composto il 
mondo, dalla combinazione dei due principii femminino e mascolino. » 

a Credo corretta la lezione .1300 rtvn il temperato nell'anno; perchè ò in armonia 
con tutto il contesto, che vuole trovare sempre la triplice corrispondenza nel mondo, 
nel tempo e nel corpo umano. L’altra lezione rrn seguita dal Meyer e da 

lui tradotta das Leben in Odem , la tengo erronea; perchè appunto toglierebbe questa 
armonica corrispondenza, e in questo punto la parte del tempo corrispondente all ele¬ 
mento aria mancherebbe del tulio. Avremmo invece duplicato ciò che si riferisce alla 
vita o dell’uomo in particolare, o all’ animale in genere. 

3 Saiìhedrin } 37 a. 





36 INTRODUZIONE AL LIBRO JEZ1IIÀ [CAP. IV.] 

evo. È ora più importante notare ciò che più innanzi con maggiore am¬ 
piezza sarà svolto, che tanto nel numero tre quanto nel numero sette vi è 
una unità dominante, o almeno conciliativa. Gli effetti poi di queste sette 
lettere sono nel mondo i sette pianeti, nel tempo i sette giorni della 
settimana, nell’ umano organismo i selle organi dei sensi, eccettuato il 
tatto, vale a dire i due occhi, i due orecchi, le due narici e la bocca, 
che il nostro testo chiama con metafora non priva di poesia, le sette 
porte dell anima, o della vita. Il numero sette si dà inoltre come pre¬ 
diletto da Dio, e per ciò si aggiunge che sono selle i cieli, nei quali i 
pianeti si aggirano, e selle le terre, * 1 * * e sette i sabbali, per i quali si 
possono intendere tanto le sette settimane fra la Pasqua e la Pentecoste, 
quanto i sette seltenii che formavano il Giubileo, tenendo in tal caso 
per sabbati non i giorni, ma tutti i settimi anni, in cui la legge ebraica 
vietava la lavorazione dei campi. Più estesa applicazione del numero 
sette a diversi precetti dell antica legge, vedremo farsi in questo punto 
dal nostro Donnolo. 

La doppia pronunzia di queste sette lettere viene poi manifestala 
nei loro effetti, perchè i sette pianeti hanno vario influsso, che i giorni, 
e le ore, e i sopraddetti organi del corpo umano risentono per operare 
il bene e il male. Quindi in questa categoria del numero sette, sono 
posti anche sette beni e selle mali, come dipendenti dalle sette lettere 
a doppia pronunzia. E sono: 1° La vita e la morte; 2° La pace e il 
male; 3° La sapienza e la stoltezza; 4° La ricchezza e la povertà; 5° La 
grazia e la bruttezza; 6° La riproduzione 4 e la desolazione; 7° La si¬ 
gnoria e la servitù. 

Nel quinto Capitolo si passa a dire delle dodici lettere che hanno 
per sé stesse una sola pronunzia. Le quali corrispondono in prima alle 
dodici diagonali che possono tirarsi fra le sei estremità dello spazio, e 
producono poi nel mondo le dodici costellazioni dello zodiaco, nel tempo 
i dodici mesi dell’ anno, nella persona umana dodici guide delle umane 
azioni, cioè: le mani, i piedi, i reni, la milza, il fegato, la bile, lo sio- 


1 Vedi Talmud , Uaghigà, 42 b, Aboth di li. A ’athan. Cap. 37. 

* Levitico , XXV, 3, 4,6, 8. 

1 In ebraico la parola Shalom, integrità, salute, pace, ò spesso sinonimo di Tob , 

iene, e già in questo significato la troviamo usata anche nella Scrittura (Isaia XLV. 7.) 

per ciò qui troviamo come antitesi la pace e il male, anziché o il bene e il male , o la 
pace e la guerra. II nostro Donnolo poi nel suo commento non è costante nell’ uso 
delle parole in questa antitesi, e ora a Shalom, pace , oppone Ita', o Iìaà male , come 
nel testo del Jezirà, ora Milhamà, guerra , che è il vero o proprio opposto di Shalom . 
Si noti ancora che il saluto, il quale altro non è che un augurio di bone, si dà in 
Ebraico con la parola Shalom , come in Arabo con la parola Salam. 

- La parola ebraica Zcra\ significa veramente seme, attribuito alle piante, e seme 
genitale, sperma, attribuito agli animali, quindi anche la progenie. In questo luogo 
ha piò probabilmente il significato della capacità a generare. 






E AL COMMENTO DEL DONNOLO, 


37 


[cAr. ìv.] 


maco, l’intestino, l’esofago; 1 e dodici operazioni della vita: la vista, 
l’udito, l’odorato, la favella, il gusto, il coito, il lavoro, il cammi¬ 
nare, la collera, il riso, la riflessione e il sonno. 2 Come poi le sopran¬ 
nominate parti del corpo operino nella vita, lo vedremo nell’analisi del 
commento del Donnolo, per non dover ripetere le stesse cose, nè anti¬ 
ciparle fuori del loro luogo. 

Finalmente nel sesto ed ultimo Capitolo si riassumono le cose dette, 
e si accenna 1 ? armonia di tutto il creato fra il tre , il sette e il dodici. 
Il tre è rappresentato dai tre elementi, chiamali padri, perchè da essi 
sì genera lutto il creato; il sette dai pianeti detti dominatori 3 con tutte 
le loro dipendenze; e il dodici dalle dodici diagonali dello spazio, con 
tutto ciò che corrisponde a questo numero. Di tale armonica disposi¬ 
zione del creato, abbiamo 1’ attestato nel mondo, nel tempo e nell’umano 
organismo, come già abbiamo veduto che in ognuno di essi si ripete 
questa armonica distribuzione, e perciò vengono chiamati i tre fidi te¬ 
stimoni. Ma se il tre è superiore al selle, e questo al dodici , al disopra 
di tutti è V uno, Dio unico, del quale è simbolo il Drago celeste 4 nelle 
costellazioni, la sfera girante nei pianeti, il cuore nella persona. 

Il Drago celeste è come re che tranquillo siede sul suo trono, sim¬ 
bolo del pacifico e immutato mondo delle costellazioni. La sfera è sim- 


1 Seguo T interpretazione che dà il Donnolo delle tro parole DCD, rcp» 
che indicano certo tre diverse parti del tubo digerente negli uomini, e negli animali, 
ma non se ne può con certezza determinare il significalo, tantoché il Meyer ne ha la¬ 
sciate due senza traduzione. Il Kalisch propone di leggere MlJnJ invece di ppip (op. 
cit. pag. 52). 

* Nel Kcrcm Chemed (Vili, pag. 60) è riposata una correzione che secondo l’ine¬ 
dito commento attribuito da alcuni all’ Isreeli sarebbe proposta in queste 4 2 operazioni. 
In prima pare che quel commentatoro avesse un testo dove non era annoverato il 
gusto , e alla fine si suppliva a questo con la sapienza. Ma egli proponeva poi come 
sua conghiettura la seguente lezione. V udito, la vista, V odoralo, il gusto , il tatto, 
il coito, il moto, il pensiero, il sonno, il lavoro, il riso, e lo sdegno. 

3 Traduco in questo significalo la parola pWD come plurale di WO da 

soggiogare, dominare , e intendo, uniformandomi alla interpretazione del Donnolo, 
che i pianeti siano considerati per la loro influenza come dominatori del mondo. Il 
Meyer traduce: Zwinger, baluardo , parola che attribuita ai pianeti corrispondo in 
qualche maniera all’altra denominazione ebraica; Zebaolh, eserciti . Altri intendono 
questa parola noi senso di luogo coperto, dalla stessa radice verbale cho ha in cal¬ 
daico anche il significato di coprire 3 e traducono ricettacoli, come se si desse questo 
nome ai sette cieli, sede dei sette pianeti; ma l'interpretazione non mi 8embra per 
nulla piana e naturale, perchè nò i cieli sono coperti, nè cuoprono i pianeti. Non si 
potrebbe forse leggero cho trovasi in caldaico usato noi senso di circoli esterni 

dello ruote, o intendere che circoli fossero chiamati i cieli? Vedi Lexicon Buxlorfii , 
sub voce. Altre lezioni hanno d'SD'O, stelle , e allora ogni difficoltà è lolla. 

4 Por Drago non devesi qui intendere la costellazione di questo nome, ma un’ al¬ 
tra figura celeste cho regola le costellazioni, che porò non è mai esistita, e di cui vion 
data la spiegazione più innanzi nell’analisi del commento del Donnolo. 





38 


INTRODUZIONE AL LIBRO JEZIRÀ 


[CAP. IV.] 

bolo del re che si aggira per le provincie, secondo il concelto cosmogra¬ 
fico degli antichi, dell’aggirarsi di tutti i pianeti intorno la terra. Il 
cuore é come il re in guerra, simbolo della lotta che deve sostenersi 
nella vita. Terribile lotta fra il male e il bene, chè Dio creò l’uno di 
contro all’altro, perchè l’uno serve all’altro di maggior prova e con¬ 
ferma, nè senza il male si potrebbe conoscere che cosa fosse il bene. 
Ma dopo la lotta, il bene è serbato ai buoni, il male ai cattivi. Questa 
lotta nella vita umana viene spiegala ancora con la diversa influenza di 
dodici parti dell’organismo che si dicono schierate in guerra, tre delle 
quali sono chiamate amiche e tre nemiche, tre vivificanti e tre morti¬ 
fere; e il perchè lo vedremo, analizzando il commento del Donnolo. 

Il libro Jezirà conchiude da ultimo che questa dottrina fu pensala 
dal patriarca Abramo, chiamato quindi amico da Dio. Il quale stabilì con 
lui un patto, imprimendone il suggello, mediante la circoncisione, nel 
membro genitale, simbolo dell’unità generatrice fra le dieci dita dei 
piedi, e anche nella lingua, mediante le venlidue lettere dell’ alfabeto, fa¬ 
cendola cosi organo della sacra parola, e simbolo anch’ essa della unità 
fra le dieci dila delle mani. 

Esposto il contenuto del libro Jezirà, resta a dire brevemente del 
suo titolo che abbiamo tradotto Della Creazione, perchè difatli tale ne è 
l’argomento, come chi ci ha seguilo fin qui, avrà chiaramente inteso. 
Ma il verbo che più generalmente si crede corrisponda in ebraico al no¬ 
stro creare, è bara 1 e non jazar, che più comunemente si traduce for¬ 
mare. È da notarsi per altro, che nemmeno il verbo bara ’ ha in ebraico 
il significato di creare dal nulla nel senso della teologia cristiana, e che 
il verbo Jazar si trova spesso adoperato come sinonimo del verbo bara’.' 
Se poi alcuno nell’ uso della parola Jezirà, anziché di quella Seria, vo¬ 
lesse vedere qualche relazione colla dottrina cabbalistica che insegna es¬ 
servi quattro mondi o quattro ordini di esistenze diverse, cioè Azilulh, 
«Emanazione;» Berià, «Creazione;» Jezirà, «Formazione;» 'Asijà, 
«Fattura; » costui dimenticherebbe che questa distinzione dei quattro 
mondi si trova soltanto nei più recenti Cabbalisti, e che nulla nel nostro 
Libro ci può indurre ad ammettere che si parli di solo un ordine di es¬ 
seri, mentre si vede chiaramente che tratta di tutto l’Universo. Perciò 
crediamo di averlo tradotto esattamente, come hanno fatto anche altri, 
chiamandolo: Libro della Creazione. Ma non è da tacersi che in una 
nota posta alla fine del Commento del Donnolo, nel Codice 14 Lauren- 
ziano, e anche alla fine del libro stesso Jezirà nel Codice 61 (Pluteo I) 
vien chiamato altresì col titolo di Sefer Olhioth, « Libro delle Lettere, » 
cosa che già notava il Carmoly, ! di aver veduto in un Codice della Na- 


1 Gesenius, Thesauro, sub voce IX 1 - 
5 Ilincraires eie la Terre Sainle, pag. 300. 









E AL COMMENTO DEL DONNOLO. 


39 


[CÀP. IVO 


zionale a Parigi, e che egli ignorava si trovasse altrove. È facile del resto 
spiegarsi come sia stalo dato anche questo titolo a uno scritto dove tanto 
si parla delle lellere come potenze creatrici. 


CAPITOLO V. 

Analisi della Parte Prima dello Scritto del Donnolo, 

Dopo avere in questo modo analizzato con istudio di massima esat¬ 
tezza il contenuto del libro Jezirà, dobbiamo adesso dire dello scritto 
del nostro Donnolo. Riportandoci a quanto sopra abbiamo detto sulle 
parli di cui esso si compone, veniamo prima ad analizzare il commento 
delle parole del Genesi (1, 26) : Facciamo V nomo a nostra immagine. 
Conoscendo il contenuto del Jezirà , non sarà tanto difficile vedere il 
nesso tra il commento su questo verso della Scrittura, e quello sul Li¬ 
bro che abbiamo ora esposto. In questo si parla della creazione, si fa 
vedere, sebbene in modo tutto arbitrario, la corrispondenza fra Y uomo 
e il mondo, e nell’organismo umano si trovano i corrispondenti degli 
elementi, dei pianeti e delle costellazioni; dimodoché il concetto che 
F uomo sia un microcosmo ne forma non piccola parte. A questo con¬ 
cetto del Jezirà , il nostro Donnolo trovava aggiungersene un altro dal testo 
della creazione quale è esposta nel Genesi, cioè che V uomo non solo é 
un piccolo mondo, ma anche una immagine di Dio. Noi crediamo altresì 
che in parte per armonizzare questi due concetti, in parte per combat¬ 
tere T antropomorfismo che trovava le sue radici nella Scrittura, il Don- 
nolo fu indotto a scrivere la sua interpretazione al citalo verso del Genesi. 

Come già abbiamo detto, la letteratura leggendaria del Talmud e 
dei Midrashim , e in parte ancora di alcuni libri mistici, era preci¬ 
pitata nel più strano antropomorfismo. E quand’ anche si potesse cre¬ 
dere che si nascondesse sotto espressioni di siffatto genere un insegna¬ 
mento esoterico, cerio la forma di tali scritti era tale da indurre in 
errore la mente di molti. Contro al quale danno, vediamo a poco a poco 
sorgere come riparo una scuola di più filosofici pensatori, che si sfor¬ 
zano d’interpretare le parole della Scrittura in modo da far capire che se 

piedi e mano 
Attribuisce a Dio, ed altro intende. 

Se non il primo, certo uno dei primi e più illustri in questo tentativo, fu 
il Saadjà, e una schiera non interrotta di filosofici scrittori continuarono 
in questo studio, che trovò poi la sua più alta espressione nel Maimo- 







40 


INTRODUZIONE AL LIBRO JEZIRÀ 


4 







[CAP. V.j 


nide. Contemporaneo al Saadjà era il nostro Donnolo, e nulla di più fa¬ 
cile che, quantunque vivesse in paese molto lontano, pure abbia sentilo 
anch’ esso 1’ opportunità di combattere il sempre più mostruoso e inva¬ 
dente antropomorfismo di alcuni fra i Midrashim e fra i libri mistici, e 
che a tal fine egli abbia scritto quella parte del suo libro Hachmoni, che 
forma il commento al citato verso del Genesi. 

Comincia adunque a stabilire che Dio è incomprensibile, e lo prova 
con passi scritturali. E se da principio interpreta i luoghi del Vecchio 
Testamento nel senso letterale e genuino, non sa poi liberarsi dal falso 
metodo esegetico del Talmud e dei Midrashim, attribuendo ai versi 
della Bibbia, un significato che in nessun modo possono sopportare. 
Prova che Dio, anche quando si rivelò ai più meritevoli tra gli uomini, 
come a Noè, ai Patriarchi del popolo ebreo, a Moisé, a Isaia, a Eze¬ 
chiele, rimase sempre, in quanto alla sua essenza, a tutti incom¬ 
prensibile. E se pur credettero di poterlo percepire, non percepivano 
altro che la gloria e la maestà divina, cioè una luce che dalla divina 
essenza emanava, e che col vocabolo scritturale chiama anche il nostro 
Donnolo Cliabhod, che suona onore, gloria. Ma è innegabile che, seb¬ 
bene non lo dica apertamente, pare accenni sotto il nome di Chabhod 
a una emanazione della divinità, il Dio che si rivela nel creato e agli 
uomini, uno si col Dio in sè immanente, ma distinto da questo in quanto 
esce da sè stesso e si manifesta, e che più innanzi chiama ancora Spi¬ 
rito Santo, quando dice che con questo si consigliò nella erezione del- 
1’ uomo. Nè si può fare a meno di notare come cosa importante per la 
storia della Cabbaia, che questo nome di Chabhod vien dato anche dai 
posteriori Cabbalisli alla decima e ultima delle divine ipostasi. Del resto 
il nostro Donnolo è concorde col suo testo del Jezirà, ponendo al pari 
di questo, fra il Dio infinito e il creato finito, un solo intermedio, una 
sola divina emanazione, cioè lo Spirito Santo, o Spirito divino. Questo, 
per rendersi in certo modo comprensibile all’uomo, quando voleva ri¬ 
velargli, gli è apparso tal volta sotto la figura umana, e ha parlato 
umano linguaggio; ma ciò non deve indurci in errore, nè farci attri¬ 
buire a Dio, forma e figura; perchè altrove la Scrittura ci ammaestra 
che egli non ne ha nessuna, e che a nessun essere del crealo può para¬ 
gonarsi. 1 Come adunque la Scrittura stessa ci dice nel Genesi che Dio 
ha fatto T uomo a sua immagine? 

Per conciliare 1’ apparente contraddizione si toglie in prima a que¬ 
sta parola ogni significato corporeo, e si stabilisce che si può dire, 
essere una cosa fatta a immagine dell’altra, anche quando la somi¬ 
glianza sia tutta spirituale e ideale; nè altrimenti si potrebbe inten¬ 
dere la simiglianza fra Dio e 1’ uomo, non polendosi a quello attribuire 
nessun corpo. E qui segue una descrizione anatomica assai particolareg- 


1 Cf. Isaia XL, 25; XLVI, 5. 




E AL COMMENTO DEL DONNOLO. 


[CAP. V.] 


•il 


giata ed esatta, secondo le cognizioni scientifiche del tempo, di lutto il 
corpo umano, nella quale non puoi fare a meno di sentire che il me¬ 
dico si compiaceva di trattare materia a sè famigliare. Nè vi manca, 
com’ è naturale, l’argomento delle cause finali, secondo il quale si viene 
a dire che ogni membro e organo del corpo è stato dalla mente crea¬ 
trice destinato a tale determinata funzione della vita. 

Ma per il suo materiale organismo, 1’ uomo è eguale al bruto, dal 
quale differisce solo per l’intelligenza e per la parola, o alliimenti 
per l’anima, che, mentre vive sulla terra, abbisogna del corpo, non 
cosi Dio, che è libero da ogni legame corporeo, che è da per tutto, 
anzi che è il tutto, e da cui lutto deriva. 1 Questa espressione pantei¬ 
stica è degna di nota, sebbene non si possa trarne la conseguenza che 
il Donnolo fosse davvero un panteista, perchè anzi il suo scritto sta a 
provare il contrario, e che distingueva ben chiaramente 1 infinito dal 
finito ; tuli’ al più si deve dire che seguiva la dottrina emanatisla del suo 
testo. Per altro queste sue espressioni che possono trovarsi quasi iden¬ 
tiche in molti scrittori, i quali si professano dall’altra parte puri dei¬ 
sti, dimostrano, a parer nostro, quanto il dogma di un Dio personale e 
dotato perciò d’intelligenza, volontà e coscienza, duri molta difficolta 
ad accordarsi col logico ragionamento, e come le inesorabili conseguenze 
di questo trapelino, sebbene inavvertite, anche a traverso gli strati di 
quella filosofia che vorrebbe ad ogni costo mantenersi deista. Ma questo 
sia detto di passaggio, che troppo lungi questa considerazione ci con¬ 
durrebbe dal nostro argomento. Se Dio, dunque, continua il Donnolo e 
scevro da ogni legame corporeo, tutte le espressioni antropomorfisliche 
della scrittura, devono intendersi come metafore ed allegorie usale per 
esprimersi con linguaggio accessibile alla mente degli uomini. Cosi eve 
intendersi la frase del Genesi: Facciamo l’uomo a nostra immagine. La 
voce poi del verbo al plurale, è intesa dal Nostro in doppio signifi¬ 
cato Prima, come sopra abbiamo accennato, quasi Dio si fosse consi¬ 
glialo col suo Spirito Santo; s e in secondo luogo, come se Dio si fosse 
rivolto"5ÌT!noìitl'o7e gli avesse detto che V uomo]avrebbe dovuto nel me¬ 
desimo tempo esser simile al Creatore e al creato. Ingegnosa spiega¬ 
zione, di cui ora vedremo lo svolgimento nei suoi particolari, e nella 
quale il Donnolo fu seguito da alcuni dei più illustri commentatori della 
Scrittura, 3 e forse fu anche in parte in essa preceduto dal Midrash, 


1 bin *vn , pag. 15 . 

5 cmn ìnra nrn:, ibid. 

5 Vedi Jellinek {Dcr Menscfi als Gottcs Ebenbild, pag. XII), che cita come seguaci 
del Donnolo, Abraham bar Chijà, T Aben Esdra, i due Qimhi Giuseppe e avi , o 
il Nachmanide. Leggendo però il commento delTAben Esdra, non sembra cu tro\arci ì 
concetto del Donnolo, e pare anzi cho segua un’altra interpretazione tra< mona e. 
cioè che Dio si fosse consigliato con gli angeli. 


6 




42 INTRODUZIONE AL LIBRO JEZIRÀ [CAP. V.] 

laddove questo insegna, che prima della creazione dell’ uomo, Dio 
chiamò a consiglio il cielo e la terra. * 

Ecco poi tutti i particolari, nei quali questa similitudine fra Dio e 
1’ uomo, secondo il Donnolo può ritrovarsi. 

1° Dio è arbitro del mondo e di lutti i fenomeni dell’Universo; 
così 1’ uomo, quando sia buono e pio, può operare miracoli e arrestare 
o alterare il corso della natura e anche far cangiare i divini decreti. 
Della quale miracolosa potenza si citano ad esempio Mosé ed Elia, il 
primo, perchè colle sue preghiere ottenne da Dio che il popolo ebreo 
non fosse distrutto in pena di aver adoralo il vitello, e fece inghiottire 
in una apertura di terra Core e i suoi consorti; ed il secondo, perchè 
fece morire i falsi profeti di Baal, risuscitare un morto bambino, e 
potè comunicare ad Eliseo una potenza doppia della propria. A questo 
modo il nostro Donnolo ragionava come i teologi di ogni tempo, che, 
dato un Dio, il quale per sua libera volontà ha crealo l’Universo e le 
leggi della natura, può egualmente colla sua volontà, o variare momen¬ 
taneamente , o sospendere queste leggi, e può far ciò anche per favorire 
quegli uomini santi e pii, che più per la integrità della loro vita, e delle 
loro opere seppero meritarlo. Sono ormai vieti argomenti, intorno ai 
quali già da mollo tempo è stalo detto tutto il prò e tutto il contro, e 
non la metafisica, ma la scienza desunta dai fatti ha dimostrato qual 
valore essi abbiano. 

2° Dio, continua il nostro autore, conosce e intende il prima 
e il poi, e può conoscerli e intenderli anche l’uomo colla forza della 
mente di cui Dio lo ha fornito. 

3“ Dio provvede agli alimenti di ogni creatura, e 1’uomo a 
quelli della famiglia e dei servi. 

4° Dio ha creato il mondo, e 1’ uomo in certo modo crea col 
seminare, col piantare e coll’edificare. 

5° Dio è invisibile, e invisibile pure l’anima umana. 

6° Dio sa il futuro, e l’uomo ancora lo conosce, particolar¬ 
mente mediante i sogni, quando l’anima riposa nel pacifico sonno non 
disturbala dai pensieri corporei: 

Men dalla carne e più dai pensier presa 
Nelle sue Vision quasi è divina. 

E questa previsione del futuro, potrebbe sembrare già annoverata, 
quando è stalo detto che 1’ uomo al pari di Dio può conoscere il prima 
e il poi. Ma forse, mettendo insieme il passato c il futuro, si è voluto colà 
parlare soltanto di quella previsione che è propria della naturale pru¬ 
denza, c qui di una facoltà divinatoria e profetica, un grado della quale 
era tenuto dagli Ebrei, come da altri popoli antichi, il sogno. 


' Bereshilh Iìabbà, § Vili. 




[ CAP . V.] E AL COMMENTO DEL DONNOLO. 43 

7° Dio finalmente è incomprensibile, e incomprensibile il pen¬ 
siero dell’ uomo, fino a che coi segni non venga manifestato. 

Ma tutte queste relazioni di somiglianza debbono sempre intendersi 
in ristrettissimo significato, per quanto sono possibili fra il finito e 1 infi¬ 
nito. Inoltre 1’ uomo ha ben’altra cosa che lo differenzia dal suo creatore, 
cioè la duplicità del suo essere morale, in quanto ha le buone e le cat¬ 
tive inclinazioni. Queste riduce il nostro Donnolo ai desiderii e appetiti 
naturali, che bene diretti e sottoposti alle più nobili inclinazioni del- 
1’ umana natura non solo non sono dannosi, ma anzi necessarii alla con¬ 
servazione degli uomini. Imperocché, se non fossero gli appetiti e i de¬ 
siderii, l’uomo non procreerebbe i suoi simili, nè si affaticherebbe a 
provvedere a tutti i bisogni e agli agi della vita, ma indifferente a tutto, 
dacché sa che deve morire, di nulla si occuperebbe. 

La qual cosa Dio non volle permettere, acciocché il mondo non si 
distrugga; quantunque potrebbe creare continuamente dei nuovi mondi. 
Ma non 0 volle che potesse cosi in qualche modo giustificarsi la credenza 
in più principii creatori, 1’ uno migliore e più potente dell altro, fece 
quindi che il crealo fosse imperituro, tranne i corpi organizzali degli 
animali; e avrebbe dovuto aggiungere anche le piante, le quali peraltro 
passa sotto silenzio. 1 Dimodoché la differenza fra Dio e 1’ uomo è la 
morte dell’individuo, e la lotta dei desiderii e appetiti animali con le 
più nobili inclinazioni. Che se 1’ uomo sottomette gli appetiti alla ra¬ 
gione, e gli appaga solo in modo e misura conforme alle necessità natu¬ 
rali e al volere divino, nessuno sconcio ne avviene, nè per il crealo, nè 
per l’individuo; ma se invece sottomette ad essi la ragione, è reprobo 

ed empio, e quindi dannato. . 

L’ opinione della indistruttibilità del crealo, eccetto gl individui 
animali, parrà mollo ardila in un filosofo religioso, e forse anche con¬ 
traria a qualche detto della Scrittura. 1 Ma pure le parole del Don- 
nolo suonano testualmente così: « Come Egli (Dio) è vivo e permanente 
» in eterno, anche le opere delle sue mani durano e permangono in 
» eterno, tranne la creatura di carne e sangue, sulla quale è stata de¬ 
li creiate la morte. » Del resto è cognito come la filosofìa del medio evo 
ammettesse l’indistruttibilità dei cieli e di tutto ciò che era al disopra 
del cielo lunare, opinione che fu divisa anche da alcuni teologi del¬ 
l’Ebraismo. s 

La somiglianza poi che il nostro Donnolo trova fra 1 uomo c il 
mondo è espressa in modo così curioso, che crediamo non sarà disgralo 


' on 1V2 n>r* *oo nò , pag. 18 . 

* Isaia, LI, 6. 

» Vedi Maimonido, Guide des Egarcs, traduit par Munk, Voi. I, pag. 36i, 
n. 1, 3G6 n. 4 , voi. Il, pag. 164. 





44 INTRODUZIONE AL LIDBO JEZIRÀ |OAP. V.] 

al lettore averne particolareggiata esposizione. ' Il capo è simile al 
cielo superiore che sta sopra al firmamento a noi visibile, c a questo 
somiglia il palato, perchè come il firmamento, secondo il detto del Ge¬ 
nesi, separa le acque superiori da quelle inferiori, così il palato divide 
gli umori del capo da, quelli del torace. E come la Presenza Di¬ 
vina, nrDC? » sta nei cieli più alti, 8 così 1* anima umana ha sua sede 
nella meninge, e precisamente nella parte posteriore, come la Divina 
Presenza sta nell’occidente. 1 2 3 4 Il mondo è mantenuto da un solo Dio, 
il corpo da una sola anima; e fra poco vedremo come il Donnolo in¬ 
tendesse 1’ unità dell’ anima umana. Nel cielo sono due astri, il sole 
e la luna, che illuminano la terra, e nel capo dell'uomo due occhi, 
e in corrispondenza degli altri cinque pianeti, le due narici, i due 
orecchi e la bocca. Fra il cielo e la terra vi è 1 aria, e nell uomo fra il 
capo e le parti inferiori, vi è il petto, dentro al quale sono gli organi 
della respirazione per aspirare P aria necessaria alla vita. La terra è 
distesa al disopra delle acque, e così la pelle ricuopre le parti molli e 
liquide del corpo umano. Dio ha creato animali di ogni specie, crudeli c 
rapaci, e anche quelli buoni, miti, e compassionevoli gli uni verso gli 
altri; e del pari tra gli uomini ve ne sono malvagi e crudeli, simili alle 
fiere, ed altri buoni e caritatevoli che soccorrono gl’infelici. Lo stesso 
paragone si fa quindi colle piante benefiche e utili, e con quelle nocive 
e velenose. 

Meno chiara e meno felicemente trovala, che tutte le altre, pare la 
corrispondenza fra 1’ esistere degli animali in genere sulla lena, e il 
posto che occupa il cuore nel corpo umano, considerandolo come la 
sede della forza vitale. Forse siccome dal nostro Donnolo le parti infe¬ 
riori del corpo sono paragonate alla terra, e il cuore sta al disopra del 
ventre, ha voluto dire che il cuore risiede sopra questo, come gli animali 
sulla terra. Ma altra difficoltà si presenta in quanto al concetto che il 


1 Questa idea di paragonare le diverse parli dei corpo umano a quelle del mondo 
è comune a non pochi scrittori, e anche fra questi agli Ebrei del medioevo. Ce ne for¬ 
nisce un esempio il Perreau nella notizia che egli dà dell’inedita opera modica di 
Rabbi Natan Ben Joel Palquera ( Atti del Congresso internazionale degli orientalisti te¬ 
nuto a Firenze , pag. 191). Grande analogia ha poi col nostro Donnolo V ultima parte 
del cap. 31 degli Aboth di Rabbi Nathan. 

2 È quasi inutile rammentare al lettore che tutto ciò ò fondato sulla falsa opinione 
dell’esistenza di più cieli uno sovrapposto all’altro. In quanto poi alle acque superiori 
e inferiori se ne parlerà innanzi più a lungo. 

3 Cf. Talmud Haghigà, 12 b. 

4 Considerando l’oriente come la parte anteriore, l’occidente sarebbe la parte 
posteriore. Che poi la Divina Presenza detta Schechinà fosse nell’ occidente, e risie¬ 
desse nella parete occidentale del tempio è opinione anche di altri Rabbini [Jalkut Si - 
meonì, 1 Re, IX) e col nome di Ma'arab, occidente, viene chiamata dai cabbalisti l’ul¬ 
tima dello divine ipostasi. (Vedi Maarechet Elahut sez. 4* § 10, Cordovero, Pardes , 
sez. 22, Cap. 13.) 






E AL COMMENTO DEL DONNOLO. 


4Ò 


[CAP. V.] 


nostro autore aveva sul principio animale c vitale. Imperocché, mentre 
pochi paragrafi innanzi fa sede dell’anima la meninge, e dichiara e ie 
una sola è 1’ anima, qui fa il cuore sede del principio vitale. E senza qui 
far menzione dei filosofi che inlorno alla sede dell’ anima hanno avuto 
diversa opinione, riponendola alcuni nel capo, altri nel cuore, basti a 
proposito del nostro Donnolo, ricordare che le due opinioni si trovano 
presso gli antichi Dottori ebrei, 1 * 3 * * * quantunque nel Talmud sembri pre¬ 
valere la seconda. a Ad ogni modo è strano che il Donnolo le accetti 
tutte e due come vere. Forse la contraddizione si potrebbe conciliare, 
supponendo che egli distinguesse l’anima razionale dallo spirilo vitale, 
e che di quella facesse sede la meninge, di questa il cuore. Ma non 
deve dissimularsi che a questa ipotesi osta 1’ identità di espressione da 
lui usata e per il cervello e per il cuore, dicendo nell uno e nell allio 
luogo, fece abitare lo spirilo della vita . Mentre pare ragionevole che, se 
avesse voluto accennare a due principii diversi, avrebbe dovuto usare una 
espressione diversa, e senza uscire dal linguaggio biblico, questo, olii e la 
parola Ruah, « spirito, » offre ancora, a significare l’anima, i sinonimi, 
Nefesh e Nesharnà. Sinonimia che poi fu messa a frutto dai posteriori 
cabbalisti, quando in corrispondenza di alcune emanazioni divine distin¬ 
sero nell’ uomo tre anime di grado diverso; anzi da ultimo, perchè que¬ 
sta corrispondenza fosse più compiuta, le portarono fino a cinque, e va¬ 
lendosi di due modi poetici della Scrittura , chiamarono le due anime di 
grado superiore Hajjà , che nel significato proprio vuol dire « vivente, » 
e Jehidày «unica. » 9 Questa mistica dottrina della distizione delle 
anime è troppo posteriore all’ età del Donnolo, e a noi basta 1 avere ac¬ 
cennato quale contraddizione si trova nel suo scritto, e in quale difficoltà 
intoppi anche il solo probabile tentativo di conciliarla. Crediamo meno 
lontano dal vero, il supporre che su di lui abbiano avuto influenza le 
due opinioni che già si trovavano nella letteratura rabbinica, e non si 
sia curato, nè di scegliere una piuttosto che 1 altra, nè di conciliarle. 

Continuando egli poi il suo paragone, ravvicina le parti inferiori c 
interne dei ventre a quelle sotterranee del mondo, e le vene, ove corre 
il sangue, ai fiumi e alle sorgenti. ' E qui, chi fosse troppo invaghito 


1 Vedi Hamburger, Beai Encyclopedie fiir Dibel und Talmud , voi. I, art. Sede. 

* Vedi Berachothy f. 61. 

3 Lo Steinschneider riferisce V opinione di altro medico ebreo che riponeva la sede 
dell’intelligenza nel cuore, e quella della sapienza nel corvello: Dpft 2^2 - OH Dipo 

finn mas noann. Ebraeische Bibliographie , 1879, pag. 37. 

* mon by c^nn rm pf\ pag. 19 ; D^nn ffin r*K dSh ytt pfi> pag. 20. 

8 Cf. Giobbe , XXXHI, 18, 20, 22, 28; Salmi , XXII, 21, XXXV, 47. 

0 Vedi Vita], 'Es Uahajjim , Parte 6% Sez. 6 a , Cap. 4. 

. 7 * Simile paragone faceva anche il Palquera nella sua Medicina. — Vedi I eireau, 

opera citata , 1. c. 




4ti 


INTRODUZIONE AL LIURO JEZIRÀ 


[CAI 1 . V.j 


del suo autore, sarebbe forse tentato di trovarvi per questa frase un 
precursore del Cesalpino e dell’ Jlervev ; ma tutti gli antichi sapevano 
bene che il sangue, come liquido, si muove nelle vene e non istà fermo, 
ed è al pari delle altre parli del corpo a mano a mano riprodotto dalla 
nutrizione. Dal conoscere però questo fallo alla scoperta della circola¬ 
zione del sangue, ognun vede quanta e quale sia la differenza. Dimodo¬ 
ché il nostro Donnolo nemmeno in ciò ha precorso l’età sua; quanto al 
contrario ai pregiudizii di questa fosse soggetto, lo dimostra ciò che 
segue. 

Come dal mezzogiorno, che è il lato diritto del mondo, vengono il 
caldo, le rugiade e le benefiche pioggie, così dal lato destro dell’ uomo, 
nel quale è la bile gialla insieme al fegato, si forma il benefico umore 
del sangue. E come dal settentrione che è il lato sinistro del mondo 
vengono la neve, il freddo e la grandine, così il freddo nel corpo del¬ 
l’uomo viene dal lato sinistro ove é la milza e con essa 1’atrabile. 1 2 Dal 
settentrione del mondo deriva ogni male, e così dall’atrabile ogni cor¬ 
porale infermità. Nel settentrione è il soggiorno degli spiriti malefici, 
dei terremoti, dei venti e delle folgori; 3 e cosi nel lato sinistro del- 
1’ uomo sta 1’ atrabile, dalla quale vengono le febbri, la paralisi, la cecità. 

Come salgono i vapori dalla terra, e da essi poi si formano le pioggie, 
cosi dalle esalazioni dei visceri salgono gli umori nella bocca e nel capo, 
e ne formano le lacrime, le secrezioni delle narici, e la saliva. Ai monti 
della terra corrispondono le prominenze delle ossa, come nelle spalle, nei 
gomiti, e nelle ginocchia; alle pietre corrispondono i denti ; agli alberi più 
forti e duri, le ossa più dure; alle piante più tenere, le ossa più tenere; 
alla terra più densa e dura, la carne;.alla terra più molle, la pelle. Al¬ 
cune piante si riproducono e altre no; cosi sonovi uomini prolifici, e al¬ 
tri non atti a far prole. Le piante hanno la loro stagione per riprodursi, 
e gli uomini non sono alti alla generazione fuori dell’ età ad essa op¬ 
portuna. Invecchiano e muoiono le piante, e invecchiano e muoiono an¬ 
che gli uomini. 11 Drago celeste 3 si estende da levante a ponente, e ad 
esso sono sospesi i pianeti e le costellazioni, e nel corpo dell’ uomo vi 


1 È noto che gli antichi medici ponevano nel corpo umano quattro umori, il san¬ 
gue, la pituita, e due specie di bile, la gialla e la nera. (Vedi Ippocrate, De natura 
Humana, V ; Galeno nel Commentario a questo libro e De Elementis, Lib. I, cap. 9). 

2 Giova qui porre a confronto il seguente passo dei capitoli di Habbi Eliezer 
(Cap. Ili): « Il vento della parte del mezzogiorno, di colà le rugiade e le pioggie be¬ 
nefiche escono nel mondo.... Il vento della parte del settentrione, di colà i serbatoi della 
neve e i sorbatoi della grandine, e il freddo e il caldo e le pioggie escono nel mondo...., 
e colà è il soggiorno degli spiriti malefìci, dei terremoti, degli spiriti, dei Gnomi, delle 
folgori, e dei tuoni, o di colà esce il male nel mondo, come è detto nella Scrittura 
( Geremia, I, 14), dal settentrione si apre il male. » 

3 Come già abbiamo accennato, più innanzi si darà spiegazione di questa opi¬ 
nione astronomica del medio evo. 







I CAP. V.] li AL COMMENTO DEL DONNOLO. V? 

corrisponde la midolla spinale, che si distende dalla base del cranio lino al 
coccige, e da cui dipendono tutte le membra. Il capo del Drago opera nel 
mondo il bene, e cosi la parte superiore della spina produce le funzioni 
più nobili della vita umana; la coda del Drago ha malefiche influenze, e 
dalla parte inferiore della spina derivano le funzioni più basse della vita 
animale. Dodici le costellazioni dello Zodiaco, sei a mezzogiorno e sei a 
settentrione, e dodici le membra, contando gli omeri, gli antibracci, le 
mani, le cosce, le gambe e i piedi, sei a diritta, e sei a sinistra del 
corpo umano. Dio finalmente sostiene il mondo, e l’anima sostiene il 
corpo, eterna come il suo creatore, per essere beata o dannata, se¬ 
condo che buona o rea è la sua vita in questa terra. 

In questo modo devono intendersi, secondo il Donnolo, le parole 
del Genesi: « facciamo 1’ uomo a nostra immagine » come se Dio avesse 
parlato al rimanente dell’ Universo, e simile a sé e al creato avesse fatto 
1’ uomo. 

Ma questo sforzo d’ingegno non bastava al nostro Donnolo, sentiva 
forse egli stesso, quanto arbitrario e poco ragionevole fosse in molte 
parli siffatto paragone, e propose un’altra spiegazione, non però più 
soddisfacente, per trovare questa simiglianza fra Dio e il mondo da un 
lato e 1’ uomo dall’ altro. 

Uniformandosi alla dottrina del Jezirà, già sopra esposta, intorno 
alla creazione degli elementi, dallo spirito divino fa derivare l’aria, 
dall’aria l’acqua, dall’acqua il fuoco, e dalla coagulazione dell’acqua 
mediante il fuoco ultima la terra. A questi quattro elementi corrispon¬ 
dono nell’uomo il sangue, la linfa, la bile sanguigna, e 1’atrabile; 
dimodoché dal mondo tanto grande, che è immensurabile, si formò il 
piccolo mondo, 1’ uomo, simile in menoma parte al mondo e a Dio. So¬ 
miglia 1’ uomo a Dio per la potenza creatrice, in quanto può procreare 
altri esseri simili a sé, nascendo dallo spirito vitale di lui il desiderio 
del coito, e questo corrisponde alla formazione dell’aria dallo spirito 
divino; la formazione poi dello sperma in forza della concupiscenza, 
corrisponde alla formazione dell’acqua dall’aria. Quindi, il successivo 
riscaldarsi dello sperma corrisponde alla formazione del fuoco dall’ acqua, 
e finalmente la formazione del feto con la carne, coi tendini, con le 
ossa e con la pelle corrisponde alla formazione della terra. Ecco in qual 
guisa l’uomo come generatore assomiglia a Dio, e come generato asso¬ 
miglia al mondo. Nella stranezza però di tali concetti, è meritevole di 
nota la similitudine fra 1’ atto creativo divino e quello umano della gene¬ 
razione. Il Donnolo, come tanti altri, non vedeva certo in questo suo 
pensiero che una semplice similitudine, quantunque in un senso più ma¬ 
teriale ci si presenti come gran parte di moltissime, se non di tutte, le reli- 


1 Di questa corrispondenza trattò ancho Galeno nelle opere sopra citate, e tale 
concetto è ripetuto da altri medici del medio evo. 






48 INTRODUZIONE AL LIBRO JEZIRÀ [CAP. V.] 

gioni orientali, e mollo prima di lui i gnostici avessero colla più intem¬ 
perante stranezza abusato dell’ idea della generazione nel loro intralciato 
sistema di emanazioni divine e cosmogoniche. Ma nell’ Ebraismo non 
apparisce, se non fino a età più recente, questa idea di generazione in 
seno alla divinità, e che si parli di padre e madre, di figlio e figlia, di 
sposo e sposa, e di accoppiamenti fra queste divine persone. Ci basti 
però aver notato anche questo primo germe di una parte delle dottrine 
cabbalistiche, che in tal maniera hanno abusato di ciò che era in ori¬ 
gine concepito soltanto come metafora o come similitudine. 

Il nostro Donnolo poi in altro modo ancora vede 1* uomo dotato di 
una potenza creatrice, che solo in parte minima può paragonarsi a quella 
divina. 

Come dallo spirito divino esce l’aria, così dallo spirito vitale del¬ 
l’uomo esce l’alito, dal quale si deposita sui corpi freddi il vapore 
acqueo, e poi si forma una umidità, come l’acqua si forma dall’aria. 
E se 1’ uomo non può come Dio tenere 1’ acqua sospesa nell aria, può 
riempirne un vaso di cristallo e tenerlo sospeso, concentrandovi quindi 
i raggi solari, può farne scaturire una scintilla di fuoco; come que¬ 
sto elemento, secondo la dottrina del Jezirà, si genera dall’acqua. E 
finalmente può anche mediante 1’ acqua e il fuoco formare qualche cosa 
di simile alla terra, perchè spezzando i vasi di rame, che da molti anni 
siano serviti per far bollire l’acqua, vi si trovano ancora delle pietre, 
prodotte dal sedimento fatto dall’ acqua, come nelle botti del vino si 
produce il tartaro. 

Si conclude da ultimo col dire, che Dio ha fornito 1’ uomo dell’ intel¬ 
ligenza per potere conoscere e fare tutte queste cose che lo rendono, 
sebbene a infinita distanza, simile in qualche modo al suo creatore. Ma 
più che agli altri uomini, una scienza speciale è stata impartita al po¬ 
polo ebreo depositario della divina rivelazione. Orgoglio nazionale, che, 
espresso in un modo o nell’altro, troviamo presso tutti i popoli; uno 
anche questo dei primati superbi, che anche nel nostro secolo abbiamo 
veduto sognare da popoli in decadenza ; ma più che in altre genti fa certo 
sorridere, quando lo vediamo negli Ebrei, i quali al mondo non dettero 
nè arte, nè scienza, nè leggi, ma solo una parte degli elementi che co¬ 
stituiscono la religione. 

Comunque siasi, anche il nostro Donnolo, forse con questo pensiero 
consolavasi in un secolo di barbarie, in cui lutti i deboli erano tanto op¬ 
pressi ; e non metteva neanche in dubbio che uno dei documenti di 
questa speciale sapienza del popolo ebreo fosse il libro Jezirà, rive¬ 
lato da Dio ad Abramo. Anche in questo modo si può connettere, se¬ 
condo me, questa interpretazione del verso del Genesi, che abbiamo 
analizzata, col commento del Jezirà, ma principalmente vi si riconnelte 
per il suo contenuto. Imperocché, se nel Jezirà si parla della creazione 
in generale, e vi si dimostra, come abbiamo veduto, la corrispondenza 



[CAP. V.] E AI. COMMENTO BEL DONNOLO. A'J 

fra Dio, il mondo e 1’ uomo, questo stesso concetto è spiegato in tutti i 
particolari dalDonnolo in questo suo commento al verso del Genesi, che 
perciò tengo in conto d’introduzione al commento del Jesirà. Seguendo 
poi lo stile dei Dottori ebrei, che in ciò imitavano il metodo talmudico, 
a base dei suoi pensieri pose un versetto della Scrittura, e quello stesso 
che più opportuno gli si presentava, cioè quello dove si parla della crea¬ 
zione dell’ uomo. 


CAPITOLO VI. 

Analisi della Parte seconda dello Scritto del Donnolo. 


Nell’esporre il commento del nostro Autore sul Libro Jezirà, non 
lo seguiremo dove egli non fa che analizzarne il contenuto, imperocché 
ciò da noi è stato già fatto; ma esporremo soltanto ciò che il Donnolo 
ha veramente di proprio. Incomincia egli da riportare alcuni versi del 
capitolo ottavo dei Proverbi, nel quale si trova la bellissima personifi¬ 
cazione della Sapienza, come quella con cui Dio ha prodotto l’opera 
della creazione, e si ferma specialmente al verso 30, ove la Sapienza 
dice: « Io era presso di lui l’artefice, era la sua delizia ogni giorno. » 
Ma le parole ebraiche, che noi con molli altri interpreti traduciamo ar¬ 
tefice e delizia, vengono dal nostro altramente interpretate. E incomin¬ 
ciando dalla seconda, che in ebraico suona Sita ashu'itn , egli la intende 
come se Dio avesse contemplalo la Sapienza, la quale non è altro che 
l’idea divina, per creare il mondo secondo quell archetipo. Sha ashu ini 
adunque per il nostro Donnolo significa contemplazione. La figura poe¬ 
tica dell’Autore dei Proverbi, diviene insomma qualche cosa di simile 
alle idee platoniche, ma non è il Logos dei Neo-Platonici, e mollo meno la 
liochmà dei cabbalisti. Del resto però segue un insegnamento rabbinico, 
quando dice che questa contemplazione anteriore al mondo è durala due¬ 
mila anni ; 1 imperocché, secondo 1’ antica esegesi dei Rabbini, essi ragio¬ 
navano sul citato verso dei Proverbi nel seguente modo : Ogni giorno, si 
dice in ebraico, ripetendo la parola giorno, a lettera si direbbe: giorno, 
giorno, dunque Dio contemplò la Sapienza, o la legge che è la^ stessa 
cosa,* per due giorni. Ma il giorno divino è di mille anni, perchè in al- 


1 Mìdrash Tehillirn, Salmo XC, 4. 

a La legge è annoverata nel tlidrosh fra lo cose che hanno preceduto la crea¬ 
zione del mondo, ma siccome si applica ad essa il verso 22 del cap. A11I dei Proverbi, 
ove parlasi della Sapienza, la leggo divina ò con questa identificala. Vedi tlcreshilk 
habbà, § \, Pirqi di R. Eliezer, Cap. IH, Midrash Tehillirn, 1. c. 





50 


INTRODUZIONE AL LIliRO JEZIRA 


[CAI\ VI.] 


irò luogo della Scriltura (Salmo XG, 4), si legge che mille anni al co¬ 
spetto di Dio sono come un giorno. Cosicché Dio contemplò la Sapienza 
per duemil’anni, prima che il mondo esistesse. E se qui il Donnolo 
come in mollissimi altri punti si mostra così schiavo di questi erronei, 
c quasi direi deliranti, modi d’interpretare, dall’altra parte in questo 
stesso luogo, accenna di avere anticipato di alcuni secoli una. ipotesi della 
scienza del linguaggio. Imperocché, a proposito di questa sua interpre¬ 
tazione della parola ebraica Sha'ashu'im, dice che questa, come molle 
altre della lingua ebraica, deriva da radici bilillere, anziché trilitlere. 
Né qui è luogo per noi di scendere a trattare, se egli, come altri, si 
sia o no apposto al vero; ma basta avere accennata questa sua opinione 
che ha comune con illustri glottologi dell’ età nostra. 

In quanto poi alla parola Amori che si traduce artefice, il Donnolo 
propone due spiegazioni: o quella di allievo, o quella di fedele, come 
se la Sapienza fosse 1’ allievo di Dio, o la sua fedele per eccellenza. 

Riprende poi a meglio spiegare quale sia stala questa contempla¬ 
zione di duemil’anni; e c’insegna che Dio combinava in lutti i modi 
possibili le venlidue lettere, colle quali è scritta la legge. Cambiando 
in diverso modo le lettere, col nome di Dio, fu creato il mondo, e 
anche in queste diverse combinazioni, Dio potè vedere tutto quello che 
sarebbe in tutta l’eternità avvenuto nella natura, e nel genere umano, 
cosicché lutto è da eterno compreso nella mente divina. Le sorti di ogni 
uomo sono prevedute, e siccome è inevitabile nella natura di questo la 
tendenza al male, prima di creare il mondo * Dio fece a questa mala 
tendenza il suo riparo, mediante la penitenza, 1 con la quale la rea sorte 
si può cangiare in buona. Ecco dunque che cosa nella mente divina ha 
preceduto secondo il Donnolo la creazione del mondo. La sapienza, che 
altro non è se non la legge, o per meglio dire le lettere con cui questa 
è scritta, essendo le lettere simbolo delle idee, ed essendosi con le di¬ 
verse loro combinazioni manifestata la potenza creatrice. Poi nell’ or¬ 
dine morale fra tutte le cose prestabilite da Dio vi è anche la penitenza, 
come mezzo di redenzione all’ inevitabile caduta dell’ uomo nel peccato. 
Ma nella Cabbaia più recente, come la Sapienza è divenuta la seconda 
delle Sefrolh o ipostasi divine, così la Penitenza ne è divenuta la terza. 
E qui fa d’ uopo conoscere che Penitenza dicesi in ebraico Teshnbhà, che 
propriamente significherebbe ritorno , e quindi metaforicamente il ri¬ 
torno al bene, a Dio. Nel significato attribuito a questa parola dai cab- 
balisti si perde quasi quello morale, e prevale invece quello ontologico, 
intendendosi il ritorno dell’individuo nel seno dell’infinito, il ciclo te¬ 
leologico, qualche cosa di simile al Nirvana buddistico, a compiere però 
il quale è certo necessaria la penitenza morale e religiosa. Questo però 


1 La penitenza è annoverata nella letteratura leggendaria dei Rabbini fra le cose 
cho hanno preceduto la creazione del mondo(Bcm/nV/i ìiahbà, I.c. Pirqè di lì. tìliezer, l.c.J. 







[CAP. VI.] E AL COMMENTO DEL DONNOLO. 51 

non era il significalo che gli antichi Dottori ebrei nei Midrashim, nè il 
Donnolo, nè i suoi contemporanei attribuivano alla parola Teshubhà, la 
quale per essi altro non sonava che penitenza. E secondo i principii 
religiosi è bello il pensiero che fino da tutta 1’ eternità nella mente di¬ 
vina si sia stabilito in qual modo 1’ uomo avrebbe potuto riparare al 
male in cui sarebbe caduto. 

Dopo questo proemio il Donnolo prende finalmente a spiegare il 
testo del Jezirà, e divide la sua spiegazione in tre parli chiamate libri, 
secondo la spiegazione già innanzi riportata dei tre libri che insieme 
alle dieci Se/iroth sono i mezzi creativi. Il paragone fra le dieci dita delle 
mani e dei piedi colle dieci Sefiroth, c anche più chiaramente espresso 
che nel libro Jezirà, perchè si dice più esplicitamente che la lingua fra 
le dieci dila delle mani, e il membro genitale fra quelle dei piedi, sono 
simbolo del Dio uno fra le dieci Sefiroth. E su questo punto già abbiamo 
notalo la relazione coi tanti culti fallici dell’antichità. 

L’insegnamento del Jezirà che 1’ uomo non possa nè debba pensare 
al di là delle dieci Sefirolh, nè al loro principio, nè alla loro fine è con¬ 
validalo dal Donnolo con citazioni scritturali, prese principalmente dal- 
1’ Ecclesiaste, laddove in questo libro parlasi della vanità della sapienza. 

In quanto alla creazione dal nulla il nostro Donnolo si serve della 
nota similitudine che qualunque artefice per fare 1’ opera sua ha biso¬ 
gno della materia, mentre Dio senza questa ha creato l’universo; ma 
non si comprende bene se il Donnolo ammetteva 1’ emanazione o la vera 
e propria erezione. Per altro stando alle parole che Dio fece essere dal 
suo spirito un altro spirilo, o vento, o aria, e da questo lo spazio 
mondiale, parrebbe che la sua dottrina si avvicinasse più a quella della 
emanazione, che non della vera e propria creazione dal nulla. 

Per far chiaro poi come dallo Spirito divino siasi originato lo spazio 
e quindi il mondo, il Donnolo, dopo aver dichiarato che ogni similitu¬ 
dine è infinitamente lontana dal rappresentare la potenza divina, si vale 
del paragone dell’artefice di oggetti di vetro, che soffiando a traverso 
un tubo, alla cui estremità sia piccola parte dell’ardente mistura, ne 
forma prima una bolla vuota, e quindi quel vaso che più gli talenta. 

Segue del tutto il suo testo in quanto alla formazione degli elementi, 
e solo discende un poco più ai particolari. Ricordiamo quello che so¬ 
pra fu accennalo a pagina 27, che spirito, alito, vento e aria diconsi in 
ebraico con la sola parola Ruah; e come 1’ alito umano contiene del va¬ 
pore acquoso, visibile quando per freddo si condensa, cosi ne contiene 
infinitamente lo spirilo divino da cui deriva l’aria, ed ecco come da 
questa può formarsi 1’ acqua, e da questa a sua volta il fango e le pietre. 
Queste e quello poi sono secondo il Donnolo il Tohu e Bohu del secondo 
verso del Genesi, colle quali parole nella Scrittura si esprime la confu- 


1 Vedi sopra, pag. 27. 




52 


INTRODUZIONE AL LIBRO JEZIRÀ 


[CAP. VI.'J 

sione della materia informe. Ma il Donnolo lo spiega in modo eguale a 
un luogo assai oscuro del Talmud, che per Tohu intende una linea verde 
che circonda il mondo, e per Bohu, le pietre immerse nell’ abisso. 1 * 3 * Forse 
il Talmud intendeva per questa linea verde, non altro che 1’ Oceano, 5 che, 
anche secondo T immaginosa cosmografia dei poemi omerici, è raffigu¬ 
rato piuttosto come un fiume, che come un mare, il quale circonda la 
terra. 5 E le pietre altro forse non sono che le scogliere poste in questo 
mare o fiume. Ma il Donnolo intende diversamente: vede nel Tohu, il 
fango o T argilla non coltivabile e inabitabile, posta come confine in¬ 
torno alla terra abitala; e del Bohu e delle pietre non dà alcuna spie¬ 
gazione. È certo però che le espressioni talmudiche sono oscurissime, 
come alcune altre di quelle che nel Talmud e nei Midrctshim Irovansi in¬ 
torno alla cosmografia. 

Il nostro commentatore continua poi a spiegare come dall’ acqua si 
formò il fuoco, e dice che ciò avvenne irradiando in quella lo splendore 
della luce divina, e dal fuoco quindi si formarono il trono della gloria 
divina e le celesti gerarchie. Facendo col fuoco bollire 1’ acqua, una terza 
parte di questa si coagulò e formò la terra, perchè 1’ acqua fu divisa in 
tre parti; di un altro terzo furono formate le schiere celesti e gli alti 
cieli, il rimanente restò sulla terra e tutta la ricopriva, fino a che nel 
terzo giorno della creazione si raccolse nei mari, ’ e la terra rimasta 
allo scoperto a poco a poco si rassodò. Avendo poco sopra dello che gli 
angeli erano formali dal fuoco, pare che qui per ischiere celesti formale 
invece con un terzo dell’ acqua, debbano intendersi più probabilmente 
gli astri, che anche nel linguaggio biblico sono chiamali gli eserciti del 
cielo. 0 forse vuol dire che questo terzo dell’ acqua, prima servi a for¬ 
mare il fuoco, e poi gli angeli che dal fuoco furono formati. Proponiamo 
ambedue queste interpretazioni a spiegare questo passo certo oscuro e 
confuso nel nostro commentatore, sebbene a noi sembri più probabile 
la prima. 

Il terzo delle acque destinalo a formare la terra, servì anche in 


I Haghigà, f. 12, a. 

II Se potessimo prestar fede atta troppo sospetta autorità del Botriel, questa spie¬ 
gazione sarebbe stata data anche dal Kalir e da Rabbi Elia (Vedi Commento al Jezirà, 
Cap. 1,9 10). 

3 Pare che anche secondo il sistema cosmico dei Caldei si ammettesse un gran 
serbatoio d’acque, che circondasse da tulle le parti la superficie conlinontale, come 

l’oceano omerico (Lenormant, La Magie chea les Chaldcens, pag. 143). 

* Intorno a questa triplice divisione dell’ acqua elementare si legge pure quanto 
segue presso il Maimonide. « 11 est donc clair qu’il y avait d’abord une cerlaine ma- 
y> fière commune appelée eau, qui se distingua ensuilo par trois formes: une partie forma 
» les mers, une autre le firmament, et une troisième resta au-dessus de ce firmament, 
» celle dernière est tout entière en dehors de la terre. » Guide des egarét, Iraduclion 
de Munk, Voi. II, pag. 239. 




[CAP. VI. | 


E AL COMMENTO DEL DONNOLO. 


53 


parie, dopo che fu coagulato come gelo, a fare l’inferiore firmamento 
visibile a noi, e diverso dai cieli superiori. 1 Questa triplice divisione 
delle acque elementari crede il buon Donnolo che si possa provare col 
seguente passo della Scrittura; « Chi ha misurato col suo pugno le acque, 

» e ha stabilito con la spanna il cielo, e ha pesato con la misura la poi- 
» vere della terra ? » 2 Perchè in ebraico la parola che corrisponde a misura 
è Shalish, che presso i Rabbini vuol dire anche terzo; e così per il Donnolo, 
con un metodo d’interpretazione che aveva imparato nella esegesi talmu¬ 
dica, resultava chiaro da questo verso chela terra è stata formata da una 
terza parte delle acque. 3 4 E ciò non basta, un altro luogo della Scrittura 
è citato ancora a dimostrare che la terra è formata dall’ acqua mediante 
il fuoco. « lo sono P Eterno autore di tutto , che distendo il cielo io solo, 
» e stratifico la terra da me. »* Ora da me, dicesi in ebraico Meittì, 
e con permutazione della lettera Thau in Shin, permutazione che tro¬ 
viamo fra il caldaico e l’ebraico, diviene Meishì, che significa invece 
col mio fuoco. Dunque, ne conclude il nostro Donnolo, con la forza del 
fuoco è stala formala la terra. 

Spiegala la formazione degli elementi, si desidererebbe nel nostro 
commento una chiara interpretazione delle Sefiroth, ma nulla vi si ag¬ 
giunge oltre quanto ne dice il lesto del Jezirà. Riprova questa, secondo 
noi, che nel testo stesso è spiegalo come si debbano intendere, e che 
cosa esse sieno, conforme ciò che sopra (pag. 22) ne abbiamo discorso. 

Nella combinazione poi delle lettere, per dimostrare come ne ri¬ 
sultano mollissimi vocaboli, dà una lunga lista di combinazioni a due 
per due in numero di 231. Chiama, come il testo del Jezirà, madri le 
tre lettere Alcf, Mem, Shin , e padri i tre elementi che ne derivano, 
aria, acqua e fuoco. Ma in questo punto il nostro commento offre al¬ 
quanta oscurità, almeno secondo i manoscritti che abbiamo potuto ve¬ 
dere. Pare dapprima che sotto il nome di padri, intenda, come abbiamo 
detto, i tre elementi. Ma poche linee più innanzi si legge che dalle tre 
lettere madri sono derivati i padri, e poi da questi i tre elementi, di¬ 
modoché ora i padri appaiono una sola cosa con i tre elementi, e ora 
no. Da quanto però si può capire da questo passo, ove si desidererebbe 
minore brevità, pare che il Donnolo distingua l’aria, l’acqua e il 
fuoco primitivi ed elementari, da quelli che già hanno una forma e ca- 


1 Che il firmamento sì sia formato da nn congelamento dell’acqua elementare 
leggesi anche nel Midrash (lìcreshith Rablà, § 4); ma si attribuisce lo stesso modo di 
formazione anche ai cieli superiori. 

2 Isùia, XL, 12. 

3 Anche l’Isaacita spiega la parola ebraica Shalish nel significato di terra, ma in 
modo diverso dal Donnolo, dico che la terra è per un terzo desorta, per un terzo abi¬ 
tata, e per un terzo mari e fiumi. Forse anche la interpretazione del Donnolo avrà il 
suo precedente in qualche Midrash, ma non ci fu dato di ritrovarlo. 

4 Isaia, XLIV, 24. 




5-ì INTRODUZIONE AL LIBRO JEZIRÀ [CAI-. VI.] 

dono sotto i nostri sensi ; e che i primi siano da lui chiamati padri. E lo 
farebbe credere anche ciò che egli aggiunge intorno a una seconda de¬ 
rivazione del fuoco, dell’acqua e dell’aria. Dice che dal fuoco fu for¬ 
mato il cielo, e che da questo poi discende il fuoco. Dall’ acqua la terra 
e lutto ciò che è in essa, ma dalla terra poi scorrono le acque. Dal- 
l’aria si forma l’atmosfera, e da questa poi l’aria, o meglio forse bi¬ 
sognerebbe dire il vento, dacché aria e vento, si esprimono in ebraico 
come già abbiamo dello, colla medesima parola. 

La dottrina già da noi accennala, che da per lutto sia il principio 
maschile e quello femminile, è dal Donnolo estesa anche al regno mine¬ 
rale, e la spiega con la forza impressa negli elementi, mediante la varia 
combinazione delle tre lettere madri, a generare o maschi o femmine. 
E già abbiamo veduto nell’ analisi del libro Jezirà come questi principii 
elementari dell’Universo trovino la loro corrispondenza anche nel tempo 
e nella persona umana. Un solo concetto aggiunge il Donnolo di.suo a 
quelli già esposti, proprii del Jezirà, c per la sua singolarità e per la 
sua importanza negli effetti morali merita davvero farne cenno. 

Abbiamo dello come le tre lettere e i tre elementi rappresentino, 
secondo il Jezirà, l’acqua il principio della purità, il fuoco il princi¬ 
pio della colpa, e 1’ aria il principio conciliatore. Ora se la terra è for¬ 
mala dall’acqua e il cielo dal fuoco, ne viene di conseguenza, dice il 
Donnolo, clic il merito deriva dalla terra, la colpa dal cielo. Difalli 
1’ uomo colle sue buone opere acquista merito appo Dio. Cosi pure dal 
ventre che è nella persona il corrispondente dell’ acqua, e quindi anche 
della terra, si origina per l’uomo il bene, quando si ciba conveniente¬ 
mente, e convenientemente soddisfa agli appetiti corporali, senza oltre¬ 
passare il giusto nè in qualità nè in quantità. 

Questo pensiero, che il Donnolo brevemente accenna, ci si mostra 
da un lato opposto a certa parte delle dottrine gnostiche e di quel misti¬ 
cismo che fa derivare ogni male dalla materia, e per un altro lato è 
consentaneo a qualche insegnamento della Cabbaia giudaica. 11 male non 
può fare a meno di accadere, giacché la luce divina, emanandosi in una 
serie di manifestazioni successive, necessariamente decade c si oscura, 
quindi l’imperfezione e il male. Ecco perchè 1’ ultima delle emanazioni 
divine, delle Sefirolk, il Malchulh, decade c si trova divisa dalle altre, 
che nc sono il principio e la fonte. Quale è il mezzo per togliere questa 
decadenza e questa imperfezione? per ricondurre questa ipostasi al suo 
principio e con quello riunirla? Uno solo: le azioni umane. Se queste 
sono buone e rette, il male è riparato. 

Non può negarsi che questa parte delle dottrine cabbalisliche po¬ 
trebbe di mollo nobilitare la umana natura, e avere benefici effetti sulla 
morale, e anche la buona filosofia potrebbe fino a un certo punto ac¬ 
cordarsi con tale insegnamento. Non perchè il mondo sia una sostanza 
divina decaduta e peggiorala, ma perchè è un fallo che il male esiste; 



[CAP. VI.] E AL COMMENTO DI DONNOLO. Ó5 

e se a questo male può porsi in qualche modo rimedio e mitigarlo, 
se non toglierlo del tutto, è per mezzo delle azioni umane. Si può 
spogliare così questa dottrina del suo misticismo e ridurla a un sano 
principio di morale e di civiltà. Ma non saranno, come intende la Cab¬ 
baia giudaica, nè i sacrificii, nè le preghiere, specialmente del po¬ 
polo ebreo, i mezzi efficaci a minorare il male del mondo; sarà bensì 
r azione umana in quanto incivilisce e benefica per alleviare i dolori 
degli uomini, e migliorarne le condizioni; sarà in una parola l’attivo 
operare, e non lo sterile pregare, meditando mistici nomi di angeli 
e di divine ipostasi. Così il nostro Donnolo dice, che a produrre il 
bene basta che gli uomini procedano con verità, con rettitudine e con 
giustizia. Nè io voglio dire che egli con questo suo pensiero, abbia 
insegnato la stessa cosa dei posteriori cabbalisti; ma ho voluto sol¬ 
tanto dimostrare la relazione che passa fra 1’ uno e 1’ altro principio. 
Perchè è vero da un lato che certi germi di dottrine cabbalistiche esi¬ 
stevano presso gli antichi Dottori dell’Ebraismo, ma è vero ancora 
dall’ altro lato che nel loro ulteriore svolgimento presero aspetto molto 
diverso. Nè da una certa simiglianza in alcuni principii si può argo¬ 
mentare per concludere che tutta la dottrina cabbalistica, o almeno i 
principii che formano l’essenziale sua indole, esistessero nell’antico 
ebraismo. 

Col pensiero che testé abbiamo esposto, finisce il nostro Autore il 
primo libro del suo commento, cioè quello che è relativo alle tre let¬ 
tere madri. 

11 secondo libro parla delle sette lettere doppie, e ripete da prima 
con poca ampliazione ciò che già abbiamo detto analizzando il Jezirà. 
Spiega con maggiore estensione ciò che riguarda le molteplici combina¬ 
zioni di queste lettere fino al numero di 5040. Osserva poi con pensiero 
molto curioso che, combinando insieme tutte le lettere in tutte le loro 
permutazioni possibili, e aggiungendovi i segni che nella scrittura 
ebraica indicano le vocali, e anche questi in tutte le combinazioni pos¬ 
sibili, si avrebbero tutte le parole, non solo della lingua ebraica, ma di 
tutte le lingue del mondo. Non vi è uomo però che possegga tanta scienza, 
ma solo Dio, il quale come creatore degli uomini, ha dato loro facoltà 
e attitudine di parlare le diverse lingue, e perciò solo Dio è veramente 
Panglotto. Qui però il buon Donnolo non fa che esplicitamente spiegare 
ciò che implicitamente abbiamo trovalo nel testo del Jezirà; ma neanche 
esso pensava che le ventidue lettere dell’ alfabeto ebraico non sono atte 
a esprimere tutti i suoni delle altre lingue, e che perciò anche tutte le 
possibili combinazioni di quelle sarebbero molto lungi dal darci tulle le 
parole che gli uomini nelle loro varie favelle possono pronunziare. 

Si passa quindi ad esporre gli effetti di queste sette lettere doppie, 
e troviamo tanto nel Donnolo, quanto nel suo seguace Eleazar di Worms 










56 


INTRODUZIONE AL LIBRO JEZIRÀ 


[CAP. VI.'J 


una spiegazione più particolareggiata di ciò che semplicemente è accen¬ 
nato nella recensione più breve e più comune del Jezirà. Questa spie¬ 
gazione passò poi nella recensione più estesa come formante parte del 
lesto, invertendo per altro 1’ ordine per ciò che riguarda la formazione 
dei pianeti, e cominciando dalla Luna anziché da Saturno, cosa che 
questi stessi due commentatori accennano nei loro scritti potersi fare. 
Dimodoché non è da dubitarsi che questa, come altre giunte, che tro- 
vansi nella recensione più ampia, siano interpolazioni di mano poste¬ 
riore; e poi non si distinse più fra il testo primitivo e le chiose più an¬ 
tiche, delle quali si vede anche da ciò quanto grande fosse 1’ autorità. 

Nel seguente modo viene spiegato come con le sette lettere dop¬ 
pie fu continuala l’opera creativa. Ponendo la lettera Beth in prin¬ 
cipio alle altre sei, fu creato Saturno nel mondo, il giorno del sabato 
nel tempo, la bocca nella persona, la vita, e il suo contrario la morte. 
E cosi di seguito, permutando 1’ ordine delle sette lettere, con la Ghimel, 
fu creato Giove, la domenica, l’occhio destro, la pace e la guerra. 1 
Colla lettera Daleth, Marte, il lunedi, 1’ occhio sinistro, la sapienza e la 
stoltezza. Con la lettera Chaf, il Sole, il martedì, la mano destra, la 
ricchezza e la povertà. Con la lettera Phe , Venere, il mercoledì, la 
narice sinistra, la riproduzione e la desolazione. Con la lettera Resh, 
Mercurio, il giovedì, l’occhio destro, la signoria e la servitù. Con la 
lettera Thau, la Luna, il venerdì, 1’ occhio sinistro, la grazia e la brut¬ 
tezza. Quindi si parla, come nel Jezirà, dell’ importanza del numero sette, 
accennando come furono formati i sette cieli nel giorno secondo della crea¬ 
zione, i selle pianeti nella quarta notte, e i sette organi dei sensi del- 
1’ uomo nel sesto giorno. Si ripete ancora che il numero sette è prediletto 
da Dio, e si citano a comprovarlo alcuni precetti della scrittura, come le 
sette coppie di animali puri falli a Noè salvare nell’ arca, i sette giorni 
della pasqua, i sette giorni della festa delle capanne, i sette giorni fis¬ 
sali come la minima età di ogni vittima per i sacrifizii e altri simili. An¬ 
che qui i Cabbalisli trovano un precedente del loro numero sette. Ma 
la spiegazione che essi ne danno è diversa, perchè secondo loro questo 
numero in tutti i precetti della legge nei quali comparisce, è simbolo 
delle sette Sefiroth inferiori non computando le prime tre, che come 
quasi inaccessibili alla mente umana, sono nei precetti della legge più 
raramente simboleggiate. Vediamo invece che nel Jezirà e nel Donnolo 
il numero sette è un corrispondente delle sette lettere e dei sette pia¬ 
neti. Siano pure le lettere il simbolo delle divine idee, non sono però 
le sette ipostasi inferiori della Cabbaia. 

Dopoché nel nostro commento è riassunta 1’ influenza creativa delle 
sette lettere doppie, parrebbe che il secondo libro dovrebbe essere finito. 
E difatti così troviamo scritto nei codici che abbiamo avuto solt’ occhio. 


1 Vedi sopra pag. 36, noia 3. 





[CAP. vi ] E AL COMMENTO DEL DONNOLO. 57 

Ma si soggiunge poi una non breve divagazione tutta di argomento astro¬ 
logico, sempre però relativa alle sette lettere, perchè concernente 1’ in¬ 
fluenza dei sette pianeti. 

11 lettore, anche al pari di me inesperto in astrologia, avrà facil¬ 
mente osservato che la sovra esposta corrispondenza dei giorni coi pia¬ 
neti non si accorda colle comuni credenze astrologiche. Infatti, con 
Giove si fa combinare la domenica, con Marte il lunedi, col Sole il 
martedì, con Venere il mercoledì, con Mercurio il giovedì, con la Luna 
il venerdì. E ognuno sa che invece la domenica è il giorno del Sole, il 
lunedì quello della Luna, il martedì quello di Marte, il mercoledì quello 
di Mercurio, il giovedì -di Giove, il venerdì di à/enere. Lo stesso dicasi 
degli altri inllussi dei pianeti. Ora il Donnolo si propose di spiegare 
come accade che essendo creati certi giorni e certe cose insieme al 
tale pianeta, l’influsso poi di questo si esercita sopra altro giorno e so¬ 
pra altra cosa, e prende a spiegare ripetutamente questo subbielto, 
prima in generale, riguardo ai giorni e alle ore della notte, poi più 
specialmente riguardo alle influenze fisiche e morali, poi finalmente ri¬ 
guardo alle ore della notte che dipendono dall’ influsso dei pianeti in 
modo diverso dai giorni. E incominciando dalla spiegazione generale, 
dice che non sono sotto l’influenza di Saturno nè la vita, nè la morte, 
nè la bocca fra gli organi dei sensi, quantunque create con esso, me¬ 
diante la lettera Belli; ma il giorno del sabbato, la quarta notte della 
settimana, la ricchezza c la povertà e la narice sinistra. Chi nasce poi 
sotto l’influenza di Saturno difficilmente si adira e difficilmente si placa, 
perchè la virtù di Saturno è fredda e secca in alto grado. 

Non sono sotto l’influenza di Giove nè il sabbato, nò 1’ occhio de¬ 
stro, nè il male, quantunque creati con esso, mediante la lettera Ghi- 
mel; ma il giovedì, la notte seconda della settimana, la vita e la pace, 
e 1’ orecchio destro, per far sapere alla persona la propria quiete e il 
proprio bene; e siccome la virtù di Giove è temperata di caldo e di 
umido, chi nasce sotto il suo influsso, difficilmente si adira, e facil¬ 
mente si placa. Non sono sotto l’influenza di Marte, nè il lunedì, nè 
1’ occhio destro, nè la sapienza, nè la stoltezza, sebbene creati con esso 
mediante la lettera Daletli; ma il martedì, la sera del sabbaio, la narice 
destra, simbolo dell’ ira, e quindi la guerra e la desolazione, e chi nasce 
sotto il suo influsso, facilmente si adira e facilmente si placa. Non sono 
sotto l’influenza del Sole nè il martedì, nè la narice destra, nè la po¬ 
vertà , sebbene creati con esso mediante la lettera Chaf; ma il giorno di 
domenica, la sera quinta della settimana, la ricchezza, la signoria e la 
servitù, e l’occhio destro, la cui forza visiva si dice maggiore di quella 
del sinistro. Siccome poi la sua virtù è calda e secca, chi nasce sotto il 
suo influsso facilmente si adira e difficilmente si placa. Non sono sotto 
l’influenza di Venere, nè il mercoledì, nè la narice sinistra, nè la de¬ 
solazione, quantunque creali con essa mediante la lettera Phe; ma il 



58 


INTRODUZIONE AL LIBRO JEZIRÀ 


[CAP. VI.'J 

venerdì, la terza sera della settimana, e l’orecchio sinistro per far sen¬ 
tire alla persona allegrezza e gioia, e quindi sono sotto lo stesso influsso 
la riproduzione e la concupiscenza; e siccome la virtù di Venere ó fredda 
e umida, perciò chi nasce sotto il suo influsso difficilmente si adira e 
facilmente si placa. Non sono sotto l’influenza di Mercurio nò il giovedì, 
nè l’occhio destro, nè la grazia, nè la bruttezza, sebbene creali con 
esso mediante la lettera Resh; ma il mercoledì, la prima sera della set¬ 
timana, la bocca, la lingua e le labbra, la sapienza c la stoltezza; e sic¬ 
come la virtù di Mercurio è fredda e secca, però chi nasce sotto il suo 
influsso difficilmente si adira e difficilmente si placa. * 1 Finalmente non 
sono sotto l'influenza della Luna, nè il venerdì, nè l’orecchio destro, 
né la signoria, nè la servitù; ma il lunedì, la sesta sera della settimana, 
1’ occhio sinistro, la grazia, quando essa è crescente, la bruttezza, quando 
è nel calare, ed essa è temperata di poco caldo, poco freddo e poco umido. 

Non contento il nostro Donnolo di questa aslrologica spiegazione 
dell’influsso dei pianeti, come colui che trattando di astronomia e di 
astrologia si sentiva in casa sua, continua a parlare della disposizione 
dei pianeti e della loro natura. 

L’prdine dei pianeti e dei loro cieli, è quale insegna V astronomia 
del tempo; ma speciale, a nostro avviso, ai dottori ebrei, perchè in ciò 
volevano uniformarsi alla Scrittura e al Talmud, è di porre al di sopra 
del cielo di Saturno le così dette acque superiori. 

Nel Genesi si legge che nel secondo giorno della creazione « Dio 
fece il firmamento, e separò fra le acque che di sotto il firmamento, e 
fra le acque che di sopra il firmamento» (I, 7). Noi non ricercheremo 
che cosa intendesse l’autore del Genesi per queste acque al di sopra del 
firmamento, perché non è nostra intenzione di dare qui una esposi¬ 
zione del Genesi; ma fatto è che l’esegesi rabbinica parla della esistenza 
di queste acque, e intende la frase scritturale nel senso proprio. 1 1 filo¬ 
sofi poi vi hanno veduto la materia elementare, i Cabbalisti al solito vi 
hanno trovala simboleggiata una delle loro ipostasi ; e il nostro Donnolo 
si avvicina forse ai primi, in quanto ammette che al di sopra del cielo 
di Saturno, fossero queste acque superiori, concepite da lui come un 
elemento freddo, e tutto il suo discorso astronomico serve a comprovarlo. 

L’influsso di questi sette pianeti dipende, oltreché dalla loro natura 
anche dalla loro altezza. Ve ne sono caldi e freddi, i primi ricevono il 
calore dal Sole, i secondi ricevono il freddo dall’ acqua e dalla terra. Il 
Sole più grande e più forte di tutti, è posto nel quarto cielo in mezzo 
a tutti gli altri, e la natura del fuoco, di cui è formato, è di salire sern- 


* Questa distinzione dell’indole irosa o pacata degli nomini è tolta dalle sen¬ 
tenze Misniche dei Capita Patrum, V, § II, ove per altro non é sottoposta all’ in¬ 
fluenza dei pianeti. 

1 Vedi Bcrcshith Rabtà, § 4. 




E AL COMMENTO DEL DONNOLO. 


59 


tcap. vi.] 

prc da basso in alto. Saturno, il più alto dei pianeti, riceve il freddo 
dalle acque che gli stanno sopra, ed essendo lontano dal Sole, non ne 
risente il calore; quindi è freddo e secco. Marte per essere immediata¬ 
mente al disopra del Sole, nè riceve in grande quantità il calore, ed è 
caldo e secco come il fuoco. Giove è temperalo di calore e di freddo, 
per essere fra Saturno e Marte. La Luna che è posta nel più basso cielo, 
riceve il freddo dalla terra e dalle acque inferiori, ma non è tanto fredda 
come Saturno, perchè riceve alquanto calore dalle costellazioni che sono 
poste con lei nello stesso cielo inferiore; mentre Saturno è freddissimo 
per le acque superiori poste sopra il settimo cielo. Le quali furono col¬ 
locate in questo alto luogo, perchè è tanta la forza del fuoco nel cielo 
supcriore, che se non fossero queste acque interposte fra esso e i sette 
cieli, e la grande altezza che lo divide dalla terra, nulla in questa e nei 
mari potrebbe sopportarla, nè vivere. Ma siccome d’altro lato il calore 
è necessario alla vita, perciò il Sole, che è fonte di questo calore mollo 
più mite, è stato posto nel cielo medio per diffonderlo in giusta misura. 
Mercurio, che è posto sopra il ciclo della Luna, è temperalo di freddo 
e di alquanto caldo, perchè riceve il freddo dalia Luna, e il caldo dalle 
costellazioni, che secondo quanto abbiamo detto, gli stanno al di sotto. 
Venere, che è posta nel terzo cielo, è anch’ essa temperala, perchè ri¬ 
ceve il freddo dalla Luna e da Mercurio, e alquanto calore dal Sole che 
le sta nel cielo immediatamente superiore. 

In questa descrizione astronomica del nostro Donnolo, certo parrà 
cosa stranissima che egli abbia posto le costellazioni al di sotto di Mer¬ 
curio e nello stesso cielo della Luna, tanto più se si pensa che egli vi¬ 
veva dopo tanto tempo che era divulgato il sistema di Tolomeo, e che 
dichiara di avere studiato anche nei libri dei Greci. 

Pure è evidente che egli differisce dal sistema di Tolomeo, in quanto 
non parla in nessun modo del cielo ottavo delle stelle fisse. Per lui, al 
di sopra del cielo di Saturno vi sono le acque superiori, c al di sopra 
di queste, il cielo superiore, che è forse l’empireo, sede del fuoco ce¬ 
leste, del fuoco primitivo, molto più ardente di ogni altro. E ci sem¬ 
bra di potere spiegare questa opinione di porre le stelle al di sotto 
di Mercurio, con un passo di Diodoro Siculo, dove questi espone il si¬ 
stema cosmogonico e leogonico dei Caldei. Dopo aver parlato dei cinque 
pianeti, oltre il Sole e la Luna, quest’Autore soggiunge: «Al di sotto 
del corso di questi (dei cinque pianeti) dicono essere posti trenta astri, 
che chiamano Dei consiglieri.,.. Dicono poi esservi dodici signori di 
questi Dei, a ognuno dei quali attribuiscono un mese e uno dei dodici 
segni dello zodiaco. » 1 È chiaro che, secondo Diodoro, i Caldei 


a - , UIt ° ’ 5 , ~ r ' v T0UT “ V >»>«« ririi^Oxi rptdxovTa aarscaj, 0 j{ jrpoffayopsùo’jut 

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' J * y.x i rwv òtiài/x ìiyouu.{*t,yj “'.i-*iwv f :j spoorvfyivit. ( Diodoro Siculo, lib. II, § 30). 




60 


INTRODUZIONE AL LIBRO JEZlllA [ C,VP ‘ V1 ‘J 

ponevano le stelle al di sotto di Mercurio, precisamente come fa il no¬ 
stro Autore. E se il Lenormant propone di correggere al di sopra dove 
leggesi al di sotto, 1 2 e gli non dà alcuna ragione di questa sua congettura, 
nè vediamo perché dovremmo accettarla. Piuttosto è da osservarsi che 

10 stesso Diodoro poco innanzi soggiunge, che al di sotto di tutte le 
cose innanzi dette, i Caldei dicevano moversi la Luna, mentre pare 
che il nostro Donnolo la ponga nello stesso cielo con le stelle. Ma que¬ 
sta è una differenza in un semplice particolare, mentre il punto fon¬ 
damentale del sistema, è nel porre le stelle al di sotto di Mercurio. 

Il Bailly poi riferisce,* che gli antichi persiani opinavano che le 
stelle fossero al di sotto del cielo della Luna. Se si riflette adunque che 

11 nostro Donnolo aveva studialo l’astronomia, prima nella Barailà di 
Samuele, e poi con un Bagodas caldeo, che egli stesso nomina come 
suo maestro in questa scienza; se si riflette ancora, che il Samuele au¬ 
tore di quell’opera astronomica oggi perduta, era molto probabilmente 
lo stesso che il Dottore talmudico di questo nome, celebrato nel Talmud 
come grande astronomo, 3 4 e che aveva famigliarità col re persiano Sa¬ 
pore,* non ci farà tanta meraviglia che il Donnolo non abbia abbando¬ 
nato queste opinioni di alcuni popoli orientali, nemmeno dopo avere stu¬ 
diato l’astronomia dei Greci. Solo resterà da spiegarsi come egli potesse 
dire che l’astronomia della Barailà di Samuele si accordai con quanto 
poi negli autori greci aveva letto. Ma forse egli non era pervenuto a 
poterli bene comprendere. 

Ad ogni modo però fa d’ uopo riconoscere che il sistema astrono¬ 
mico del nostro Donnolo, è in questa parte tale da destare molta mera¬ 
viglia, e forse per la storia delle opinioni astronomiche, può avere qual¬ 
che interesse. Noi ci contentiamo di esporlo quale lo troviamo, nè ci 
studiamo di toglierne o di mitigarne 1’ assurdo, come assurde sono que¬ 
ste altre opinioni che riferiamo, continuando la nostra esposizione. 

Secondo la natura e la virtù dei pianeti, tale è il loro influsso sul 
mondo e sugli uomini. Saturno, per essere freddo e secco, ha influenza 


1 Les Origines de l’Histoire, pag. 391. 

2 Ilistoire de VAstronomie ancienne, Paris 1781, pag. 130. A pag. 365 poi riporta 
corno fonte di questa opinione un luogo ée\Y Avesta, dove è detto che il monte Har- 
burg impiegò 800 anni a venire del tutto fuori, 200 anni fino al cerchio delle stelle, 
200 fino al cerchio della luna, 200 fino al cerchio del sole, 200 fino ai luminari che 
sono senza principio. E quantunque siamo stati informati dal dotto iranista nostro 
amico Italo Pizzi, che questo passo non è nell’ Avesta, ma nel Bundehesh , pure basta 
ad ogni modo a confermare che i Persiani avevano questa strana opinione. Lo stesso 
Bailly poi nega che i Caldei partecipassero di consimile errore, e, secondo lui, avreb¬ 
bero posto le stelle fisse al disopra dei pianeti, ma è chiaro che non rammentava il 
passo di Diodoro Siculo. 

3 Berachoth , f. 58, b. 

4 Mo c ed Qatan , f. 26, a; Succa, f. 63, a; Berachoth , 66, a. 




[CAP. VI.] E AL COMMENTO DEL DONNOLO. 01 

sulla morie e sulla povertà; perchè la morte è fredda, e la povertà è si¬ 
mile alla morte. 1 2 Ha influenza ancora sulla pigrizia, qualità unita ai tempe¬ 
ramenti freddi; da Saturno insomma parte l’influsso del male. Giove, al 
contrario, per essere temperato di caldo e di umido ha influenza sulla 
pace e sulla vita e sul giorno quinto della settimana, perchè nel quinto 
giorno della creazione furono creati gli animali, e cominciò ad apparire 
la vita animale sulla terra; in una parola, da esso dipende la gioia e il 
bene. Non è poi molto chiaro ciò che 1’Autore abbia voluto significare, 
quando dice che Saturno è di Mosè e Giove di Aaron. Se da Saturno de¬ 
riva il male, perchè farne il pianeta dell’uomo, che secondo il concetto 
ebraico è il più santo che abbia mai esistito, il creatore civile e reli¬ 
gioso del popolo ebreo, il più grande di tutti i profeti? E perchè fare 
il pianeta del bene quello di Aaron, che, grande aneli’ esso tra gli eroi 
del popolo ebreo, pure sempre ci apparisce al suo fratello tanto infe¬ 
riore? È vero per altro che se cosi è nella storia biblica, nei libri rab¬ 
binici Aaron è messo quasi a pari di Mosè, 5 e una volta è detto ancora 
più grande di lui. 3 4 Ma non ci sembra ciò sufficiente a spiegare perchè 
il pianeta che ha l’influsso del male sia attribuito a Mosè. Avvertiremo 
in prima che nel commento di Eleazar di Worms, secondo il Codice 
Medicco-Laurenziano, il quale per altra parte ripete quasi a parola an¬ 
che in questo punto quello del Donnolo, non si trova tale attribuzione 
dei due pianeti a questi due personaggi del popolo ebreo, mentre poi è 
eguale nell’attribuire Marte a David; e perciò siamo stati un poco in 
dubbio, se tenere per buona la lezione che i codici del nostro com¬ 
mento ci offrivano. Ma trovandoli tutti in questo punto concordi, ab¬ 
biamo creduto che ci sia una ommissione piuttosto nel Codice Lauren- 
ziano di Eleazar di Worms, che una interpolazione in lutti i cinque 
codici che abbiamo visto del Donnolo; quindi a spiegare lo strano con¬ 
cetto, proponiamo la seguente ipotesi. 

Già abbiamo veduto, come secondo il Donnolo la colpa discenda 
dal cielo, il merito salga dalla terra. La colpa può identificarsi col male, 
il merito col bene. La colpa è in parte una conseguenza della legge: 
dove non è legge non esiste peccato, ha detto anche San Paolo,* 
quindi nemmeno il male, che del peccato è la conseguenza. 11 merito, 
il bene invece dipendono dalle buone azioni umane, particolarmente da 
quelle rivolte alla pietà e alla religione. Ora Mosè è legislatore, Aaron 


1 Vedi Talmud Nedarim, f. 64, b, 'Abodah Zarah, f. 6, a, ove si dice che il po- 
vero ò simile al morto. 

2 Vaiqrà Rabbà § 20; Shir hashirim Rabbà, Cap. Il, v. IO. 

8 Abothdi Rabbi Natan, Cap, 37: « Aaron era più grande di Mosè, e più grande di 
Aaron è il Santo Benedetto Lui. x> Queste ultimo parole mi sembrano dimostrare che 
non può trattarsi di sola maggioranza di età. 

4 Epistola ad Romanos , IV, 43, VII, 8. 




G2 INTRODUZIONE AL LIBRO JEZIUÀ [CAP. VI.] 

sacerdote. Mosè come interprete, se non autore, della legge che di¬ 
scende dal cielo, e porta con sè la colpa, che è quanto dire il male, 
è unito a quel pianeta che ha malefico influsso. Aaron come sacerdote, 
ministro cioè, di tutte quelle azioni umane che ricongiungono la crea¬ 
tura al creatore, che la purificano, la innalzano, ed espiano perfino il 
delitto, è cagione di merito, che è quanto dire di bene, e perciò è unito 
a quel pianeta che ha influenza sulle buone cose. Questa è soltanto una 
congettura che proponiamo, e se altri avesse altra spiegazione migliore, 
anche noi saremmo vaghi d’impararla. 

Marte per esser caldo e secco ha influenza sull’ira, sulle liti e 
sulla guerra, sulle armi, sul ferro, sulle uccisioni, sulla desolazione 
e sul martedì, perchè nel terzo giorno della creazione, appari la terra 
fuori delle acque, e da essa si traggono i metalli, tra i quali il ferro; 
appartiene a David, e da esso dipende tutto il segreto del Messia. Nè 
questa opinione ci deve meravigliare, quando sappiamo che David è il 
tipo del guerriero presso il popolo ebreo, e anche nella Scrittura da 
uno dei suoi nemici è chiamalo uomo di sangue .* * Quando poi pensiamo 
alle lunghe e terribili guerre che dovrebbero precedere, secondo il con¬ 
cetto ebraico, la venuta del Messia, 1 sta bene che da Marte anche que¬ 
sta dipenda. 

Il Sole la cui virtù è temperala di freddo e umido caldo c secco, 
regola le stagioni dell’anno, è distributore della luce, c perciò ha in¬ 
fluenza sulla signoria o sul regno, sull’ allivilà operativa, sul primo 
giorno della settimana, clic dopo quello del riposo è più degli altri adatto 
al lavoro, ed appartiene ai re. 

Venere per essere fredda e umida, ma temperata di alquanto calore, 
ha influenza sugli amabili e piacevoli sentimenti e sulla bellezza, quindi 
sulla concupiscenza, sulla riproduzione, si delle piante come degli ani¬ 
mali, sul giorno sesto, perchè nel sesto della creazione furono creali 
Adamo ed Èva, sul bene in generale al pari di Giove, e appartiene ai 
Levili. Nè di questa attribuzione del pianeta di Venere alla casta sacer¬ 
dotale del popolo ebreo, sapremmo dare altra spiegazione, se non quella 
accennata per 1’ attribuzione di Giove ad Aaron. Vogliamo dire che i sa¬ 
cerdoti, come ministri delle migliori azioni umane, sono uniti a quei 
pianeti dal cui influsso dipende in questo mondo il bene. 

Mercurio temperato giustamente del caldo e del freddo, del secco e 
dell’ umido, ha influenza sulla scienza, sulla eloquenza, e sulle arti; ma 
siccome ha doppia natura, maschile e femminile, secondo la costella¬ 
zione colla quale si congiunge, ha ancora una parte d’influenza sulla 
stoltezza. Da esso poi dipende il quarto giorno della settimana, perchè 
nel quarto della creazione furono creali gli astri, a conoscere i quali fa 


‘ 2 Samuele, XVI, 8. cf. 1 Croniche, XXII, 8 

* Vedi 11 Messia secondo gli Ebrei, Parie li, § 9. 







E AL COMMENTO DEL DONNOLO. 


03 


[CAP. VI.] 

d'uopo non poca scienza, e appartiene a Salomone, tipo, presso gli 
Ebrei, dell’umano sapere. 

La Luna ha diversa influenza, ora buona e ora cattiva, secondo 
che è nel crescere o nel calare, e nel nostro Donnolo si trovano quei 
pregiudizi, che anche ora presso il volgo si conservano, sul non do¬ 
versi tosare la lana, nè potare gli alberi, nè tagliare le legna, né co¬ 
gliere le frutta, mentre la luna è nel decrescere. Da essa dipende il 
giorno secondo della settimana, perché nel secondo giorno della crea¬ 
zione fu sistemata la formazione delle acque, e da questo lato può 
dirsi giorno freddo; ma siccome fu ancora crealo il fuoco terrestre, di 
cui usano gli uomini, e anche il fuoco dell’inferno, 1 2 perciò il Lunedi 
può dirsi anche caldo, quindi dipende dalla Luna, che è varia nei suoi 
influssi, e temperata di caldo e di freddo. 

Dopo avere così esposto l’influsso dei pianeti, secondo la loro na¬ 
tura, sulle diverse qualità umane, sugli oggetti naturali, sugli eventi, e 
sui diversi giorni della settimana, il nostro Donnolo vuole spiegare an¬ 
che il perchè del loro influsso sulle diverse sere, giacché la dipendenza 
di queste dai pianeti, è diversa da quella dei giorni. 

Cominciandosi 1’ ordine del tempo dalla prima sera della settimana, 
perchè, secondo il lesto del Genesi, la sera precedè il giorno, Mercurio 
presiede alla prima ora di questa sera, come quello che esercita influsso 
sulla sapienza, e con sapienza Dio fondò la terra. 3 Nel secondo giorno 
è stata benefica a tutto il creato la distribuzione delle acque, e la prima 
ora della seconda sera dipende perciò da Giove, il cui influsso è bene¬ 
fico più di qualunque altro pianeta. Nel terzo giorno emerse la terra 
dalle acque, e cominciò sopra di essa la vegetazione e il fiorire di tutte 
le piante, insomma tutta la vita vegetale che serve ad alimentare quella 
animale, e però nella prima ora della terza sera domina Yenere, pia¬ 
neta che ha influsso speciale sopra la generazione della vita. Nel princi¬ 
pio della quarta sera furono creali le stelle e i pianeti disposti nei sette 
cieli, nel superiore dei quali è Saturno; e siccome subito i due astri 
che fanno lume alla terra si nascosero per dar luogo all’ oscurità della 
notte, perciò nella prima ora della quarta sera domina Saturno, che ha 
influenza sulla oscurità, sulla morte e sul male. Nella prima ora delia 
sera quinta cominciarono a crearsi animali acquatici e volatili, e sic¬ 
come la vita si manifesta e si alimenta in forza del calore, alla prima 
ora di questa sera presiedè il Sole, sorgente del calore che mantiene 
la vita. Nella prima ora della sera sesta cominciarono a crearsi gli ani¬ 
mali terrestri di diversa natura, alcuni buoni e altri cattivi, e anche nel 
pensiero divino si vagheggiava l’idea della creazione dell’uomo, che 
poi conobbe il bene e il male, perciò nella prima ora di questa sera 


1 Cf. Talmud, Pesahim, f. oì, n. 

2 Proverbi, III, 19. 





64 INTRODUZIONE AL LIBRO JEZIfd [CAP. VI.] 

presiede la Luna che ora ha buona, ora malefica influenza. Nella prima 
ora della settima sera fini il creatore tutta 1* opera sua, e vide che le 
creature non avrebbero vissuto senza odii, contese e guerre, che non 
avrebbero potuto fare a meno del fuoco e del ferro, perciò Marte ha in¬ 
fluenza nella prima ora di questa sera. Inoltre, essendo il settimo giorno 
quello del riposo, nell’ozio i malvagi accolgono con più facilità nella 
loro mente pensieri cattivi. Implicita disapprovazione di un giorno tutto 
dato al riposo, e molto strana in uno scrittore, che, come il Nostro, si 
mostra sempre ossequiente a tutto quanto impone la religione ebraica. 
Altro pensiero non meno notevole, ma per ragione molto diversa, è 
quello che prima della creazione del mondo fosse Sabbato, come se, 
contrariamente a .ciò che di sopra abbiamo notato, già esistesse la 
distribuzione dei tempi e dei giorni, conforme a quanto su questo 
proposito dicevano gli antichi rabbini, che l’ordine dei tempi fosse 
prima dei sette giorni della creazione.' Dunque, riprende il Donnolo, 
Dio cominciò 1' opera creativa alla fine del Sabbato sul principio della 
sera. Essendo poi il Sabbato sotto l’influenza di Saturno, s intende che 
la prima ora del giorno del Sabbato sia sotto l’influenza di questo pia¬ 
neta, e poi successivamente ogni ora sotto un pianeta, procedendo per 
ordine. E valutando sempre il giorno e la notte divisi in dodici ore, se 
la prima ora dipende da Saturno, l’ottava torna di nuovo a dipendere 
da esso, poi la nona da Giove, la decima da Marte, 1’ undecima dal Sole, 
la duodecima da Venere, ed ecco un’ altra riprova che la prima ora della 
prima sera della settimana, spirato il giorno di Sabbato, dipende da 
Mercurio. 

Qui finalmente ha termine davvero il secondo libro intorno alle 
sette lettere doppie, e a tutto quanto ne dipende nei diversi ordini del 
creato. 

Il terzo libro tratta delle dodici lettere semplici e di ciò che me¬ 
diante esse fu nel mondo prodotto. Diremo anche qui soltanto ciò che il 
Donnolo aggiunge al testo del Jezirà. Dà la ragione perché le dodici 
parti del corpo umano, di cui sopra abbiamo parlato (pag. 22), vengano 
considerate come le guide ( Manhighim ) della vita. La bile e il fegato 
eccitano nell’ uomo la collera, lo stomaco e la milza rallegrano, il primo 
mediante il cibo, la seconda, perchè da essa parte il riso; le due reni 
pensano; l’ esofago e l’intestino inferiore servono, il primo a introdurre 
il cibo, l’altro ad espellerne il superfluo; le due mani sono gli organi 
della prensione; i due piedi della locomozione. ‘ 


1 Bereshith Rabbà , § 3. 

2 II Sachs nella Hajonah , pag. 47, riporla i passi del Talmud e del Midrash, 
dove parlasi delle funzioni di alcuno parti del corpo, in modo simile ma non del tutto 
identico a quello del nostro Donnolo. Non dispiacerà al lettore farne il confronto, o 







E AL COMMENTO DEL DONNOLO. 


05 


[CAD. VI.] 

Dopo aver ripetuto ciò che già abbiamo esposto nell’ analisi del Je- 
sirà, spiega come anche dalle dodici lettere semplici possono dipendere 
le dodici azioni della vita già sopra enumerale, non che la privazione di 
esse. Imperocché le lettere semplici per sé sole non hanno più di una 
pronunzia, ma nel corpo di una parola sono suscettibili anche queste 
lettere di un rafforzamento, di una pronunzia che le fa essere doppie, 
e perciò hanno una doppia influenza sopra una data azione e anche sul 
suo contrario. Così opposta alla vista, è la cecità; all’ udire, la sordità; 
all’odorato, l’anosmia; al parlare, la mutezza; al gusto, la fame; al 
coito, l’evirazione; al lavorare delle mani, l’essere monco; al cammi¬ 
nare, la zoppaggine; alla collera, la clemenza; al riso, il pianto; al 
pensiero, la gioia, perchè unita a una certa spensieratezza; al sonno, 
la veglia. 

Con ognuna delle dodici lettere semplici fu creata nel mondo una 
costellazione dello zodiaco, nell’ordine del tempo il mese corrispondente, 
nella vita dell’ uomo uno dei dodici suddetti organi con la corrispon¬ 
dente funzione e con la sua contraria. Anche questa parte del commento 
del Donnolo è stata poi tenuta come testo nella recensione più ampia 
del Jczirà; ma per noi, avvertitine i sommi capi, sarebbe superfluo di¬ 
scendere a maggiori particolari. Piuttosto per far conoscere sempre me¬ 
glio l’indole precipua di questo commento è d’ uopo fermarsi ad altra 
divagazione di argomento astronomico e astrologico, e anche un poco 
fisiologico, ma, s’intende, di fisiologia da medio-evo. 

Ognuna delle dodici costellazioni non presiede per intiero al mese 
che con essa è stato creato, ma soltanto dall’ undecimo giorno dopo le 


però li abbiamo qui tradotti. Nel Talmud se ne contano tredici:» le reni consigliano, 
» il cuore intende, la lingua articola le parole, la bocca ne completa la pronunzia, 
» l’esofago introduce ogni specie di cibo, la trachea manda fuori la voce, il polmone 
» assorbe ogni specie di bevanda, il fegato è la sede della bile, il Cele versa in quello 
» una goccia e lo calma, la milza produce il riso, lo stomaco macina il cibo, T inte- 
» stino muove il sonno, il naso fa star svogli » ( lìerachoth , f. 61 a). 11 Midrash ne conta 
soltanto dieci: « l’esofago per il cibo, la trachea per la voce, il fegato per la bile, il 
» polmone per la bevanda, lo stomaco per la digestione, la milza per il riso, l’inte- 
» stino per il sonno, la bile per l’invidia, le reni pensano, il cuore completa il pen- 
» siero » ( Vaiqrà Rabba § 4). Poco diversa è l’enumerazione che si fa nel Midrash 
Qohcleth, Cap. VII, v. 19, eccetto che è omesso l’intestino, e per compiore il numero 
di dieci si dice inQne: «il cuore intende, la lingua compie il pensiero.» Nell alla- 
beto poi di Rabbi Aqibà se ne contano tredici, ma in una forma alquanto più estesa: 
« il cuore intende il sapero o l’intelligibilo, le reni consigliano i consigli buoni e cat- 
» tivi, la bocca minuzza ogni genere di cibo, la lingua finisce ogni specie di masli- 
» cazione, il palato assapora ogni gusto di cibo, la trachea inspira ed aspira l’aria e 
» la voce, l’osofago inghiotte ogni specie di cibo e bevanda, il polmone assorbe ogni 
» specie di liquido, il fegato incollerisce, il fiele versa in quello una goccia e lo cal- 
» ma, la milza produce ogni specio di riso, lo stomaco digerisce ogni specie di cibo, 
» l’intestino produco un dolce sonno. » 


9 




G6 INTRODUZIONE AL LIBRO JEZIRÀ [CAP. VI.] 

calende, che è appunto il giorno della rivoluzione siderale, e continua 
per il corso di trenta giorni e di dieci ore e mezzo. Cosi la costellazione 
dell’Ariele presiede sul mese di Nisan (marzo-aprile) soltanto dall’ un- 
decimo giorno dopo le calende per tanto spazio di tempo, e si continua 
in egual modo fino alla costellazione dei pesci e al mese ebraico Adar 
(febbraio-marzo). 

I dodici organi poi del corpo, esercitano sulle azioni e sui senti¬ 
menti dell’ uomo una influenza alquanto diversa da quella clic dovrebbe 
essere secondo l’ordine della creazione sopra accennato; e ciò corri¬ 
sponde alla differenza già esposta fra l’influenza dei pianeti e 1’ ordine 
della loro creazione. 

Con la lettera He, sono stati creati il fegato, la vista c la cecità; 
ma dal fegato dipendono anche l’udito e la clemenza, perchè il sangue 
si genera dal fegato. E forse il Donnolo ha voluto dire che dai moti del 
sangue dipende nell’ uomo 1’ udito, che insieme colla vista forma i due 
principali sensi della vita di relazione, o ne dipende ancora il buon sen¬ 
timento della clemenza; ma certo che qui il pensiero dell’autore non 
apparisce mollo limpido. 

Con la lettera Vav è stala formata la bile gialla, l’udito e la sor¬ 
dità, ma da essa dipendono insieme con quest’ ultima anche la collera e 
la cecità, perché l’ira accieca l’uomo, e ne ottunde anche gli altri 
sensi. Con la lettera Zain è stata formala la milza, l’odoralo e 1’ano- 
smia; pure dalla milza dipende il riso e la gioia, come il pianto e la 
tristezza dipendono dall’atrabile che è dentro la milza. Con la lettera 
ìlei è stato formato lo stomaco, la loquela e la mutezza; ma dallo sto¬ 
maco dipende l’odoralo, perchè esso sente gli odori mediante il naso, 
e ne dipende anche il sonno, perchè lo stomaco pieno di cibo dispone 
a dormire. Con la lettera Tel è stato formalo il rene diritto, il cibarsi c 
la fame; e con la lettera Jod il reno sinistro, l’operare delle mani e 
l’impedimento di questo; pure dipendono dal cuore e dai due reni il 
pensiero, la riflessione, il consiglio, la loquela e l’ilarità e anche la po¬ 
tenza generatrice, come l’impotenza. Con la lettera Lamed è stalo for¬ 
malo l’esofago, la potenza generatrice e l’impotenza; ma dall’esofago 
dipende il nutrirsi di cibo e di bevanda. Con la lettera Nun è stato for¬ 
malo l’intestino, il camminare e la zoppaggine; ma pure dall’intestino 
dipende la fame, perchè si vuota del cibo. Con la lettera Sameck è stala 
formata la mano diritta, la collera e la clemenza; ma puro quella di¬ 
pende dalla bile, questa dal fegato; e con la lettera 'Ain è stala formata 
la mano sinistra, il riso e il pianto; ma pure quello dipende dalla milza 
e questo dall’ atrabile, dimodoché dalle mani dipende la capacità di ope¬ 
rare, come l’impedimento al lavoro. Con la lettera Zade è stato formato 
il piede destro e il pensiero, e con la lettera Qof il piede sinistro e il 
sonno e la veglia; pure dipendono dai piedi la facoltà di camminare c 
la zoppaggine. 







E AL COMMENTO DEL DONNOLO. 


07 


[CAP. VI.] 


Qui Unisce il terzo libro intorno alle dodici lettere doppie, e segue, 
come un’appendice a questi tre libri, il commento al sesto ed ultimo 
capitolo del Jesìrà. Si spiega che cosa sia il Drago celeste, che già ab¬ 
biamo veduto nominarsi nel lesto. Non è la costellazione di questo nome, 
ma una figura tutta immaginaria di alcuni astronomi del medio-evo, 
sicché, come dice il nostro Donnolo non è visibile all’ occhio, nè si co¬ 
nosce per esperimentale osservazione, ma per dottrina degli scrittori. 
È posto nel quarto cielo, e da esso dipendono tutti i pianeti e tutte le 
costellazioni e le loro rivoluzioni, ed è composto di fuoco e di acqua. 
Alcuni autori pongono due Draghi invece di uno solo, e uno a setten¬ 
trione, l’altro a mezzogiorno, egualmente nel quarto cielo, e sei co¬ 
stellazioni sarebbero sospese ad un Drago, le altre sei all’altro. 

Di questa strana opinione dell’ esistenza di siffatto Drago si trova 
menzione anche presso altri scrittori ebrei. Ne parla il Qimhì nel suo 
commento sull’Isaia (XXVII, 1) dicendo che alcuni interpreti spiega¬ 
vano in questo modo il serpente di cui in quel luogo scritturale si fa 
menzione. E anche l’Aben Esdra ne dà un cenno nel commento al 
Giobbe (XXVI, 13). Secondo il Ralbag, nel commento sullo stesso luogo, 
sarebbe la via lattea, ma non può esser questa una stessa cosa col Drago 
del nostro Donnolo, perchè quella è benissimo visibile. Anche nei Capitoli 
di Babbi Eliezcr (IX) si trova menzione di un drago, ma piuttosto come 
asse terrestre, che come figura posta nel cielo. 11 Maimonide poi 1 2 3 scrive 
di avere sentilo parlare di questa figura del Drago, ma di non averla mai 
veduta. Lo Sleinsclmeider 1 sostiene che il Tali o Drago degli astronomi 
ebrei del medio evo, sia la linea che congiunge i due punti nei quali 
1’ orbila della Luna taglia 1’ eclittica. * 

Oltre al Drago vi è anche la sfera posta nella spessezza del firma¬ 
mento; in essa sono fìsse le costellazioni e i pianeti, in modo che mai 
non si partono dal loro luogo, ma girano col girare della sfera, e il Drago 
è posto in questa da una estremità all’ altra fra oriente e occidente. 

11 Carro nel lato di settentrione è vicino al Drago, le estremità 
del Carro sono unite al punto dove il Drago si piega, sicché gira a set¬ 
tentrione del Drago e delle sei costellazioni meridionali, fa girare il 
Drago, e questo la sfera con le costellazioni, che in essa sono fissate. 
Nell’ ipotesi poi dei due Draghi, il Carro sarebbe posto nel mezzo del 
lìrmamento, sicché una estremità di esso sarebbe unita a un Drago, e 
l’altra all’altro; e farebbe in egual modo girare i Draghi, la sfera, e 
quindi tutti gli astri. I sette pianeti poi, oltre la sfera generale, hanno 


1 Commento alla ilìsknà, 'Abodà Zarà, III. 3. 

2 Magazin fiir die Literatur des Auslandes, 1843, Num. 80, pag. 320. Citiamo 
questo scritto di seconda mano, porche non cì è stalo possibile procurarcelo. 

3 Cf. Cassel sut Ckuzarì, patte IV, § 23, pag. 348, nota 8. 




08 


INTRODUZIONE AL LIBRO JEZIRÀ 


[CAP. VI. 1 

ognuno una sfera particolare, e forse si vuol intendere l’epiciclo, che 
li conduce da oriente ad occidente, e da costellazione a costellazione. 

Ma finalmente lutto quest’ ordine e tutti questi movimenti dei cieli 
avvengono solamente per lo spirito di Dio e per la sua forza, concetto, 
che secondo la consueta esegesi rabbinica, si vuol trovare nei seguenti 
passi della Scrittura: « Col suo spirito ha adornalo i cieli, la sua mano 
ha crealo il Drago, posto come una sbarra. » 1 « Per la parola dell’ Eterno 
i cieli furono fatti, e per lo spirilo delle sue nari tulli i loro eserciti. » * 3 * 
Per eserciti celesti s’intendono i pianeti eie costellazioni, a cui Dio stesso 
ha posti i loro nomi, come leggesi nella Scrittura: «Conta il numero 
degli astri, a tutti pone il loro nome. » 3 E siccome dopo questo verso 
si °soggiunge : «È grande il nostro Dio c sommo in forza; alla sua 
intelligenza non vi è numero, » il nostro Donnolo ne trae V insegna¬ 
mento che la grandezza del Creatore, meglio si conosce dal considerare 
l’ordine degli astri, che da qualunque altra parte della creazione, e 
che non vi è scienza più profonda e vasta dell’astronomia. E neanche 
qui egli si allontanava dalle idee degli antichi dottori ebrei, che avevano 
mostrato di tenere l’astronomia in grandissimo conto.* 

Ripete quindi che con i tre libri delle lettere, o per dir meglio, le 
lettere divise nelle tre categorie di tre madri, selle doppie, e dodici 
semplici, è stalo creato tutto il mondo. Spiegando poi i nomi e gli attri¬ 
buti divini quali sono dati nel libro Jczivu , si uniforma alle spiegazioni 
talmudiche o di altri libri rabbinici. Dice, a cagione di esempio, che 
con le lettere del tetragramma sono stali creati il mondo presente e 
quello avvenire, 5 in modo che Dio altissimo sovra lutto il crealo, tutto 
lo sostiene con la sua volontà, e con la sua forza. 

Si ripetono ancora con poca ampliazione le cose che già abbiamo 
veduto nell’ultimo capitolo del Jezirà; e solo si aggiungeva spiegazione 
dei dodici organi nel corpo, di cui si fa cenno nel testo, come fossero 
schierali in guerra, quasi simbolo della lotta da sostenersi nella vita. 
La lingua, il fegato e la bile, sono detti nemici, perchè la lingua parla 
cose cattive, il fegato col suo calore fa digerire ed eccita al mangiare e 
al bere, e la bile muove la collera e accieca. Gli occhi, gli orecchi e il 
cuore sono delti amici, perchè gli occhi danno la luce al corpo e ci 
guidano, gli orecchi ci fanno sentire gli ammaestramenti della sapienza, 
c il cuore insieme alle reni pensa e consiglia. Le due narici e la milza 


' Giobbe, XXVI, 13. 

3 Salmi, XXXIII, 0. 

3 Ivi, CXLV1I, i 
* Talmud , Shabbaih> f. 75, a. 

5 Cf. Mcnaholh, f. 29, b. Per le interpretazioni del nomo Zcbaoth e del nome 
Skaddai dato dal Nostro a pag. 83, cf. Mcchiltà, Sez. Starà, § 1, o Haghigà, 12, a, 
3 Vedi sopra, pag. 38. 







E AL COMMENTO DEL DONNOLO. 


09 


[CAP. VI.] 

sono delle vivificatrici, perchè le narici sono il veicolo della respira¬ 
zione e dell’odoralo, la milza eccita il riso. I due organi secretori 
dello sterco e dell’ orina, e la bocca sono detti mortiferi, quelli per le 
malattie cui vanno soggetti, questa per i cattivi cibi che può mangiare. 

Ognuno vede quanto sia arbitraria questa distribuzione, e le ragioni 
che le si assegnano, e quanto sarebbe facile cambiare le qualità asse¬ 
gnale a questi organi del corpo, e chiamare amici quelli delti nemici, 
e vivificatori quelli detti mortiferi. Ma il nostro Donnolo, avendo trovala 
nel suo lesto questa distribuzione di cose a tre per tre, si compiace di 
aggiungerne di suo alcune altre. 

Tre organi sono in potere dell’uomo: le mani, i piedi, e le lab¬ 
bra, perchè a suo piacere opera o no, cammina o non cammina, parla 
o tace. Altre non sono in suo potere: gli occhi, gli orecchi e le narici, 
perché si vedono, si odono e odorano cose che non si vorrebbero. 

Tre cose a dirsi sono spiacevoli: la maledizione, l’ingiuria, e la 
cattiva novella; tre buone: la benedizione, la lode e il lieto annunzio. 

Tre alti della vista sono cattivi: l’occhio adultero, 1’ occhio ladro, 
e T occhio invidioso; tre buone: 1’ occhio casto, 1’ occhio fedele, e 1’ oc¬ 
chio generoso. 

Tre odori sono spiacevoli: il fetore, l’odore, grave, e 1’ odore dei 
veleni; tre piacevoli: l’odore acuto, l’odore del cibo e della bevanda, 
1’ odore delle buone droghe. 

Tre atti della lingua sono cattivi: il parlare troppo, la maldicenza, 
il dire colla lingua ciò che non si pensa col cuore; tre altri al contra¬ 
rio, buoni: il silenzio, la parola cauta, la parola di verità. 

E forse avrà voluto il nostro Donnolo finire questo suo scritto colla 
parola ebraica Emclh « verità, » di cui già dissero i talmudisti che è il 
sigillo divino; 1 ma anche se non l’avrà studiosamente cercata, cre¬ 
diamo che, anche dopo averla trovata a caso, se ne sarà certamente 
compiaciuto. 


Conclusione, 


Dopo avere esposto il contenuto del libro del Donnolo, temiamo che 
più d’ un lettore vorrebbe domandarci : era prezzo dell’ opera pubblicare 
uno scritto, che in fondo contiene più concetti assurdi che veri? Già ab¬ 
biamo in parte risposto a siffatta obbiezione, facendo conoscere fino 


Shabbalh, f. So, Sanhedrin, f. 64, a. 






70 


INTRODUZIONE AL LIBRO JEZIRÀ 

dal principio quale importanza abbia per la storia della teologia cabba- 
lislica la pubblicazione degli antichi commenti sul libro Jezirà. Quello 
del Donnolo poi ha per noi una importanza speciale, perché appartiene 
al più antico scrittore ebreo italiano, di cui erano stati dati alla luce 
solo alcuni frammenti. E se il nome di questo autore fu per lungo 
tempo dimenticato, sappiamo che di esso fecero gran conto gli antichi. 
Abbiamo già veduto (pag. 8) che l’Isaacita nel suo commento al Talmud 
una volta chiaramente ne fa menzione, e un’ altra (pag. 6) senza espli¬ 
citamente nominarlo, sotto' il nome di eminente Dottore lombardo ne 
riporta un pensiero. 

Rabbcnu Tobia (secolo XI) autore del commento al Pentateuco inti¬ 
tolato: Lekach Tob, le cui prime due parli inedite fin ai giorni nostri 
furono recentemente pubblicate dal Buber, spiegando il primo verso del 
Genesi, riporta un passo del nostro autore. Giuseppe Ivarà (secolo XI) nel 
suo inedito commento al Giobbe riporta varii squarci della sua opera 
astronomica. 1 * 3 * Samuele di Accò (secolo XII) lo cita nella sua opera Mei- 
rath 'Enairn .* Asher Ben David nella sua spiegazione delle dieci Scfirolh 
lo nomina tre volte come autore di un commento sul Jezirà. Lo cita a 
proposito della descrizione dei cieli anche il Ivaraita Jehudà Badassi au¬ 
tore dell’ Eshlcol ha-hkofer. * 

E finalmente in più luoghi ne fa memoria Eleazar di Worms, il quale 
posteriore a lui più di due secoli, quando prese a commentare il libro 
Jesirà , non seppe far meglio che ripetere quanto il Donnolo aveva scritto. 

Imperocché il vero commento di Eleazar di Worms, quale è nei 
manoscritti è identico per lunghissimi tratti a quello del Donnolo, e solo 
vi si trova aggiunto ciò che egli dicedi avere imparalo per la spiegazione 
di questo libro anche da suo padre, e dal suo maestro. Cosicché nel co¬ 
dice laurenziano (Plul. I, Cod. 61 ) nel fine di questo commento si legge: 

ij È finito il libro Jezirà, che commentò Sabbatai figlio di Abramo 
dotto e medico, e come ebbi per tradizione dal mio padre csignore R. 
Jehudà figlio di Qalonimos, e ancora come ebbi per tradizione dal mio 
signore c maestro R. Jehudà il pio, figlio del nostro maestro R. Sa¬ 
muele, e anch’io il piccolo Eleazar vi ho aggiunto delle spiegazioni. » 
E anche nel codice dell’ Angelica sono nominati gli stessi tre autori 
come quelli da cui aveva tratto il suo commento. 5 E se per più di due 
secoli si continuò a commentare il libro Jezirà come il Donnolo lo aveva 
interpretalo, ciò prova da un lato quanto grande fosse l’autorità dello 


1 Luzzalto, Giudaismo illustralo, pag. 38; Kerem Chemed, VII, pag. 61-62. 

* Geiger, Melò Chofnaim, pag. 99 

3 Soave, Osar Nechmad, IV, pag. 37 e seg. 

* Jtìllinek, Dcr Mcnsh als Gotles Ebcnbild, pag. VI e seg. 

5 Vedi Cataloghi dei Codici orientali di alcune Biblioteche d’Italia, Fase. I, pag. 93. 




E AL COMMENTO DEL DONNOLO. 


71 


scritto che abbiamo per intiero dato alla luce, e conferma dall’ altro che 
la vera dottrina del Jezirà, come era intesa dagli antichi interpreti, non 
è quella dei posteriori cabbalisli; sebbene fra 1’una e l’altra possano 
notarsi alcune somiglianze. E di queste fa d’uopo tener conto, non 
meno che delle differenze fra le due dottrine. 

Abbiamo perciò notalo nell’analisi del libro Jezirà, e in quella 
dello scritto del Donnolo, tanto le analogie quanto le differenze di al¬ 
cuni pensieri, che in essi si trovano, con le dottrine della Cabbaia. E 
chi ci abbia seguilo con attenzione può aver veduto come i germi 
di misticismo contenuti negli antichi scrittori ebrei si siano non solo 
svolli nei posteriori cabbalisli, ma siano stali da questi coltivati in modo 
da produrre piante molto diverse dalla loro primitiva origine. Infatti nel 
libro Jezirà inteso come i più antichi commentatori lo interpretavano, 
e come veramente esso si manifesta a chi Io legge senza preconcetto, 
non si trovano le idee che possono riguardarsi come i principii fonda¬ 
mentali del sistema cabbalistico, quale è scritto nei più recenti scrittori 
di cabbaia, e nello Zohar. Non vi si trova l’idea della luce infinita 
(Or ha-En Sof) che produce 1’ universo contraendosi da prima in sò 
stessa ( Zimzum ) ed emanando quindi nello spazio puro ( Tehiru) le dieci 
ipostasi delle Sefiroth; e se questo ultimo nome si legge nel Jezirà ha tut- 
l’altro significato. Lo stesso è a dirsi dell’ importanza data ai numeri 3, 7, 
10 e 12, i quali nel libro Jezirà e nel commento del Donnolo non rappre¬ 
sentano per nulla le divine ipostasi, ma sono simbolo soltanto degli ele¬ 
menti, delle stagioni, dei pianeti, dei giorni della settimana, delle costel¬ 
lazioni, e delle parli del corpo umano, ponendo così un’artificiosa 
armonia fra il mondo, il tempo e 1’ uomo. 

Non vi si trova il concetto dei quattro mondi della emanazione 
(Aziluth ), della creazione ( Berià ), della formazione (Jezirà), e della fat¬ 
tura ( Asijà ); cioè delle divine ipostasi, del trono della gloria divina, 
degli angeli e della materia. Non vi si trova l’idea di una decadenza 
dalla sostanza divina, come origine inevitabile del male. L’angelogia c 
dentro confini ristrettissimi, e se pure nel commento del Donnolo si 
parla di spirili malefici con quei nomi di cui già avevano usalo i dottori 
del Talmud, nel testo del Jezirà non si trova cenno di demoni, ne vi è 
nominato Samael come principe del male, o del mondo che i cabbalisli 
chiamano delle scorie (' Olam kaqqelippotli). 

Non vi è cenno nemmeno della metempsicosi, e si parla dell’ uomo 
come di un tutto organico sotto il nome di Nefcsh. È vero dall’ altro 
lato che alcuni germi della dottrina cabbalistica si trovano nel Jezirà 
come in altri libri di antica letteratura rabbinica; ma qui fa d’ uopo di¬ 
stinguere fra l’antico misticismo c la più recente cabbaia, la quale 
certo non era in quello totalmente contenuta, e anzi se da una parte lo 
ha svolto, dall’altra lo ha non poco alterato. Per riassumere poi questi 
germi in brevi cenni diremo che si restringono ai seguenti: 










72 INTRODUZIONE AL LIBRO JEZIRÀ E AL COMMENTO DEL DONNOLO. 

1° La emanazione della sostanza divina posta come origine del- 
1’Universo, anziché la creazione del nulla; ma non si ammette che una 
sola ipostasi sotto il nome di Spirito santo, o Spirito divino, dal quale 
deriva la materia elementare. 

2° La potenza creatrice attribuita alle lettere considerate come 
espressione delle idee. 

3 n La denominazione di maschile e femminile per indicare 1’ atti¬ 
vità e la passività dell’ essere. 

Di questi principii abusarono i posteriori cabbalisti dopo che verso 
la fine del secolo duodecimo e il principio del decimolerzo la Cabbaia 
formò quel sistema di dottrine che prima non era apparso nell’ Ebraismo, 
se non in pochi e sparsi germi, e spinsero poi Y assurdo fino alle estreme 
e più ridicole conseguenze nella scuola del Luria e del Vital nel secolo 
decimosesto. 

Qui però si presenta un non facile problema. Lof Cabbaia in fondo 
non è altro che un Gnosticismo sotto veste giudaica; ma il Gnosticismo 
come dottrina filosofica e teologica era morto fino dal secolo quinto, o 
tutC al più fino dal secolo sesto; 1 2 come accadde che rivivesse nell’ Ebrai¬ 
smo dopo tanto tempo? 

E se pure non poche traccie di Gnoslicismo rimasero in alcuni si¬ 
stemi durante una buona parte del medio evo, come e perchè questi 
principii indugiarono fino al tempo testé accennato per costituire nel- 
1* Ebraismo un vero e proprio sistema? Abbiamo proposto il problema, 
ma qui non possiamo darne la soluzione. Imperocché tali questioni rien¬ 
trano di loro natura in una storia generale della Cabbaia, opera che tra¬ 
valica di troppo i confini propostici in questo scritto, e per la quale ab¬ 
biamo inteso soltanto di fornire un piccolo sì, ma importante e necessario 
materiale. 


1 Vedi Graetz, Geschichtc der Juden, voi. VII, seconda edizione, pag.GSoseg., e 
pag. 421-438. 

2 Matter, Histoire critique du Gnosticismo, deuxiòme èditi on, tomo III, pag. 200 
e seg. 


















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86 


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n !»* atr w narri, anta n« erm» arò iw ax is nin*? 
°"m aoan'a : mao xn mjn aoan ia nam ix ann adatta 
a» errn i amara , Bòa-m , arrn an nPxi anx ■pnt pinna 
hxt ax ix , jn pai aia pa anas? mntjni ® apan 1 ? anta nrr 
at* ornarmi, an imnna nato® aria nwj6 xnnt aapvrb 
pa pw 6 pa o^nn pi, smnrò pa nan 1 ? pa anx nrr 
anan 'a : an irroro portar pypn Tapi 1 ? pa , as^rt» 
nan osn x*?a av&i mxn - rm 'ai, ratx 'ai, i*j£ 'a, mirro 
tòa arma trrrtìn pi, Batta rurotr pi, mxn 1 ? « nsn irxnt 

- pina , nPPp , jn nijn px 1 ? mjrant 'a t mtn latrar rrn u»rr 
♦ na® npwi, narra, nana, noia px 1 ? nuro» 'a , njn ,natanti 
maia pjt 1 ? nrxn 'a, njn pp, naaa pjn , pxia pjy nijn mn 'a 
' wqa (4) rrn |,n mjn mm 'a : naia pjn , n:ax pjti, nata pj? 
pnn rrn |,n maia mnn 'a, man ma nm , nntpi naa mi 
D'anta mm , nnntai basa mm , imaanti Sb^si y-nna 
nanam , pnt'ram (5 > , nanrn man , pntpy nijn 'a : , noia 

- pn6n rimana, np-nn?, pnt 1 ? 1 ? noia 'a, ana antri naa nnx 

\ (6) max mani 


nvrnx ibd ni» aira x 'a ’ u an P|iDm (6) 
rm’ -ibd xnpn ,tj> max cnnax bv 
rifinì l*7i3in ’na© n crnrt ©tb© 
c 1 ?©: cn B'-nn miss mm i©bj \m 
* * ’ * in© arren ina thv bxb rònn 
T'x n"n ob©:i • 4 * * * ma arci ,r,-6i 
«.pin p'B 1 ? x":p n:© 


* .iraa» njj jxaa non x 'o '"Sa (i) 
.“ibid fiiyna «cyanfe» x 'a '"sa fsj 
« .mm» non x 'a ”'33 (3) 
« .rum » x 'a ”33 (4) 
313 U"n ’3 [133 imi « 313 » X 'a v 33 (5) 

min 1 3^3 nnxi hbs nnx lanari mn 
.np'n© avo mi: 1 ? 


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ì^pr xf o nfx )*x nf x px dxi , nfx naaa nfxi , nfx 1233 
■fa» nfx xf *a nf x px nfx px axi , nfx bsa nfx 
ni anfxn xna pan fa a :1 af 1 fafai bm ppnx f?ai, nfx 
inni (1) , anata aian , 3 ita nayf jm , jn nayf aia , ni najrf 
. uyb mi33 ron - man nx 1*1™ jrm, jm nx pna» ma, jn» ' 

: apmitf rm:a nana 

rpan asm ppm pam npm nxm mani max annax (8) kwsi 
T pwsi prò ia*crm fan pnx rby nfaa . ima nnfsn acmi nan 
afijj nj? ijnifi ma if mai, 133 wi, lamx ixnpi, ic?xn fp 
nwia) naxai, orna» nx ma max ('a n"p a'fnn) ainaa 
■prò» anaa ('n 'x moto 'n mas rby xnpi, ha pxm cì fa 
ma xm rbn mpaxx nc?s? pa nma if ma , "pnjrr ]aaa 
cnpn piirf maa tt mpaatm tw pa nma mai, nfnan 


nrmx a'a wfai rea ìf nwp , amfx mnm 


, mam naam prfn an nfxi, cranx ' 3 , nanfaa a mais? a"’ 
xm, rama faxan jma naan , rph yrb nan nana pc?fn 
: Dannai nxocai najjaai nana nnan, nnram faxan maia 
rpan nx Dimxa amyn , afm □mxm amjn p ifxi trarr» 'ai 
(a) , pfi mb? mani anpn nan faa mnanf rpan nx arnaai 
mari marna ama afn , nrai naan nan fa ijrarnf aatxn 
, p ifxi B"na 'ai : (4; jn pi aia p rpan nx arwnf nrfan ny 
a-am:nan otnan an -pxn -Barn 'a , finam pxn ’aam aia 
Din nx nnpa finam , pm aia m armai orm naaa nma 
mn*aa 'ai 3 rpan nx namf pinon nx nnaai, a*anpn mnm 
mnan xm aainnnn a^apa ac?, nani aainnnn a'apa 'a, p if xi 


ì '2 121 'rrs iniK awsoi» s ’o '"ra ( 3 ) 

i'3 31B3 

«.yi pai aita pa» icn ’x 'o v 'aa (•».' 


« ,a'BO 313“ » '3 '"33 ( i ) 

wpo rrn «ni'mx a 1 ^» ny |K3C 'a b"ì (2) 

•DUI? 1 ? ’Jrs-l XS “[X ISD.l f]1C3 








■'jiiaan idd 


81 


rnxb p*o : “Tirso pbn jbci topo re 1 'in pi, 'n bp m 
icari nns xim , ìobipc me pxa pbo (1) bx xm, ra? ib px 
iS) oracia 'n , 'n bp omnx ori prnrrbirn mot* '5 : nnt< 
'bica o"r, e" 1 bar orrmos bp obanoi carne cn ormar 
omp ': mnbxn ini'? mm , crasi cnp nenb mm : foobx 
m !3> era 'a, 'ai 't , nnaipc limo, chip : vsa, n sa ?, chip , crasi 
e"’ px cnsaca chip ba? marpn nmso bp . cccicn 'n , a?s 
mp 'a, 'ai 'i, rrwps nnmao, naa? t pbipb a?* nimsc c"c nan, rubi» 

, pioam ’O 1 't cn m&xnc "o 'n - cnb mp pò 'panca mm oim 
: naa?b mmao o"a nan carmi e"" px caciai cnaca ombpi 
pi aaxnn pc pnap mai poc a?xn , 'ai 't , nmrpc ritmo < a?aa 
z"z nan orma» c''“ px caciai, amaca om ompa? 'n, jocn 
aiaa bari nan? bari, chip bai mmaon npp bes a aiaab nimao 
mne ebe pmipai pmnn pi mmaon c"n, 'ti 'a, cn na?p na?p 

: cbi baba 

pian cb , romeo pb»o naarc baba, iscc bp pb»o obipo ’bn 
'n b?pi nimxan ra? bp pb»o s bn : larma : nenboo pb»o 
baba : pne yz cica yz obipo nwparr non bc bpi rasoi 
, nb-bm otti naipa baban biaba pine o , narnac pbao ma» 
emm , usti boi maci nnci, aban noci, pmm ppi, cm mpi 
, nanbao pbao pian cb i nacbn nbiai maipnm , cripn wi 
, np-ibi nciob rimai, pian ns amie ionica? araan cp cbn -e 
mebi, pioabi, pimbi robinbi ; asnbi maaibi, biapbi pa**nnb 
mp» ncn bai ibbc a pn fai ciò yz ncn bc niaipbi, mabi 
mbs , nbs nroan nbsi ; nbs cp nbsi, nbs op proso nbs 


«J?K» non ’K 'fc ■‘"32 (1] 
« .D'ZZ'O » '3 'C v '33 (2/ 


-ssid mpa irx 'hw k 'a “33 (3) 

•cw *np cren m pnb ?s 






83 


’jty pbn 


•a oixn abn p nano p , b3bsi Sna ia n®x bai obipn ba 

: rjian nx rroa abn 

nn®p mn®i, mbisa pa®i, max ®b® Dbipn nmap naxba b di 
ppn pa® (1) mm, nrmx a"a p mxaim miao 'a cn , mssw» 
n®:i di m® bx mm mnbx bx bxn®" 1 mbx mxaa mm m 
ma ‘3 ('n t" 3 ,Tirar) mnaa mab® a® (2) la® «rupi np pi® 
□bipm mn obipn , m;® mab® x"n : ma ma , mab® ira 'n 
a® 13 T Dira , mab® ma 'n ma 'a piai 1 ? pican ni, xan 
□trai ni ab® na nnxn etra, ® « m, ,t » ai ma® a® '3 ma 1 ?® 
: « in, m , m , st » ma® 1, « m, m » mm : xan obipn a®n 
rmxaa ba ‘a, in® mxaaa xm mx, nixaa naib nam na 
bxn®' xm n® (4) , bxn®’ mix : mxa ex 'a mxnb fter px 
pm / cm era mm ixnp; n®b® a: (5 >, mm mnbx : bxn aab 
mm mnbx, mmn pp pii nx (n"a '3 rnwro) '3® mmn pp 
, m )xa np® m® : jraxi pm xm® bx : {6) mmn ba by xm -a 
b® lama sor xm® , di : mm® ®x itera ®x m® is"a 
mx®3n la bp xm x®3, x®3i : mann ba by di xmi, Db® 
ritea mma3 naai nana ten baiai x®i3 xim wnxan busa 
bax , nbpab ai mxi®;i noab on Dirami Sa pnm , maai 
arx) naxs® nana te by xmi ten baici x®a xm 'm xman 
imaba® . np pi® t naSa by px nbn mn bp paa na; 0 i"a 
/ m®np mitrai ®mp xm® ia® ®mpi : pi pio nb pxi np mp 
: mxaa 'n ®mp ®mp ®mp man or baa cmaix ibi 
□n '3i, cnSp aamx cn 'n , mm®ai m®a® naab a" 1 , a" 4 


«•totfi» ny [K-a icn k 'a «"sa .(4 
c'.mx» -t» |K=a icn h ’a ’”=a ( 5 ) 

« ,D"n 

«.ff"nn ’n km» n 'a ( 6 i 


«.“ID'» ‘a '"sa il) 
«na nrniN iSsa» rjci: ’n 'a ’”aa (?) 

« ..T'apn 

<.m»’k’i w’ii’E Knci:ai,«',T»'D'" 3 a ( 3 ) 









'Jiosn -I3D 


82 


rao d-dd D’abm D'baipi mbia (1) ma nbx orbano nbapn 
nrnxan mah Dai ; m naaa ni bftai ni naaa ni bia , mniatp miaa 
etti laanp ’aaa baba nnx bab un b"aan apatia an (8) maaian 'nbi 
i biiab biaai (3) nmab anpaa amx mmaai Bra’bia cababan 
nnx ba i anpab rrnao mnxb D’aaian nx ampia D’baban arn 
pn jnToj» piopa erbaban om , mpn irm no: saia 
nnxi nnx ba aappai, nasi nax D'aaian nx "pbinbia maaian 
naaa ’ab nnx Dipaa nuapb ipnai mpa maaia npaiaa aaia 
mbt» bia banani , babannbi aapnnb ama xima can patan 
bia mina mai , ornala mpaia bz* nbxn D’baban nx “pbio 
it nbbn nnaia D’aia mina (a"* 1 Va avx) naxaia inaai rf'apn 
ba t® nrai lippa D'aia 'n nana ('i fb aspiri) a’nai , nna lana 
xaat ba D’anana inanai va mna ’a nob nnx ma : Dxaa 
, D'aian xaat ixnpa metani nimxan mai omaian Dai , D’aian 
ma, 'iai nbx xna ‘a ixm oamp Dina ixia (i"a 'a mpia*) noxaia 
nimsan ‘mai maaia bia maia xnp D’nbxn 'a nab nnx piaèn 
Drbnn) a'nan pnn nnx piaaai t D'aian xaa *niai rnbtan biai 
piDsn m nnxi, xnp* maia obab omaiab naoa naia ('n t'ap 
nxnn nnv 'a pnabb , naoa px inaiane na am win ‘l'ina nax 
’bnm i4) metani amara naxba mapa nnoa D'nbxn n’vma 
naiam naan px r, obipn mapa nxian l'nna nxnaia naa ‘rafani 
*npi : nanxm nannm npiapn i5 i nutrì naana obipa nxbsia 
anana maxa "a, abi mabai ’bnn ppnx Dbipn baia aina m 


.pas irto «mrop miao» k '» '"sa ( 3 ) 
losji? poter saat ìtnpj » spu ’« 'a v 'aa (<) 
oi>s anai nm njns p'nren , «isc 
•nbre 1 ? jntt’ npon n« mnx 

«.rxin» -®n 'k ’o "'aa (5) 


«.’jte?» non ’k' a’"aa (>) 
’ròi» b''2t Sas «D'aaian ’6i» '"aa !*) 
cna'S bv «noi:a ’nsao aiasa «n'aaiaa 
pjoa cr, nman ->;tr 'a «i'«n:o ’« n 

•arate’ 








81 


'sv pnn 

yp-b 3^c 3'aa sin mn Miteni. |Wap capo» oro 
nsp ns napa mina na: ’Sim , anpaai nmaa T'- :: - u ” n “ 1 
■aiavm rmaa ^fran patasa sin nna "Sn nns ’ 3 cnaisn 
ìias nata nainan n^prn * "jaaum k aia k nn arpe ma **j»0Km 
sin , *bnn npaoa an apan n^apn niatpi. ’^n 1 ? namp '^n 1 ? 
nw bv pax issi kl ?n bm psat naò nWwnoi, bp-\yn 
b:b:mn W» naai, kl ?nn nWwna x k m , owm ntoa 
immani ^an banana / ’^nn npaaa piann n^apn natp nan-na 
n-nafc» anpaa passai anpab miaa (1 croma bibiz npiapn 
«j , dh a'^n w 'a anansn nanai : cPip npi Q^iP® 
>ro nn sn natpi crt»n 'a ina Ww patasa .min: Kfl n^apn 
pian nbap *?» nnsn natpi ; k amnn k Snn npaaa poi nbv 
|i333 3*3D bw nbaip nbapn nnaPanai . k aiaatn *bnn npaaa 
noffam wNan api W«n np ibaWm lana 1 ? k! ?nn !2) rollai 
■ijji 3 ^paai. diti naca nyamnan anpa*n rniaa mnisan 

< 31 1 |ibs nata nmaatan nma 

-jnna ppnn patasa ròapn -a npn 1 ? piann as ym P’ D n11 
msn 1 ? pnpn aHWi , ninnai m“na nana 1 ? psata anpp 1 ? lassa 
, rròian bz> b uva ti n k, patas nnu - ròa ‘mai aatsa bia 
anpa patasa cnppar , ppn bw *aia*nn nma patasa tannami 
sin n^apn nsp sin pian nbwb k a nsm un . Ppn bw wnn 
"a ninna pa nmaa pa naisa *?ia aba npaan naaa pnsn 
"naaai -pnsn sin n^apn natp -ps rrrr maaa, pesa pa anpaa 
‘jais an nnsn natpi, a k aisa bw obsn patasair a^an npaan 
^ap bi:b: “£>bi : mnp naaa nnn bia naaa n , n’' aPipb n*?:pn 


Dcpo ns paati fcrrr s 'o * ),, 3S (3) 
♦'e -"rjn ics ■'rinarri 


ii 


««wma» non '« 'a ,, "32 0) 
,'a " rs ics H rna?ri « nntrjsi » ‘k 'o ** -a 






’jiDan isd 


80 


khi i aaaian (2 > 'n tyi mmxan 'a by mxn nx :1) nnaa xim 
muaa mbian nxi (8) D'aaian nxi mmxan nx x'aam T^non 
Km , mnx 1 ? emani nx nnnan xim mia 1 ? arenai anpaS 
Km - mnx*? x^i erari? x 1 ? ^a nnx aipaa mari? onix aajn 
, maa inai oboi rcxa Nini, ner "p*?n “i 1 ?' 1 ? arnx T^ian 
□•xaia iax mwipn ontón ma 1 ? nmoaa ox *a ]'yb nxre ìrxi 
"2B mani mjm inaiai inxmai (4) mbrcaai mai "bnn nx nsrfo 
nrai / “pn 1 ? idi 1 ?.! anaai / b'ftb Siaa lanna pii ia camauri 
mbia a" 1 ia ppnx -pxi imberci maai a:?n nnx rcxnn ^m xm 

: ]isa nata nwi om nsa ito 
D' aire arcai adirei pan arca on C'^n 'a ‘a amaixrc Dmao rcn 
nsn naa nnx , m naaa re mpaa arca can^rc “?pijmi , pirbpja 
*?rc ircxm ni *?rc iaaia pian ni nrc ircxn , ]ibx naca nnxi, Dina 
•amn nnim 1 ? D-s&nna oamn pmai , ni brc naia pian ni 
nrcrci , nan “?rc naiyaa (5) Tann jrpna am , «m -amen mas 
b*jjki, arcn ^na ppins* ni*?i» nrcrci nnx ,l ?na ppmx nòia 
naiya Nin, amnnn rsbyw nn rpna DTOp rvbia are? 

• p iaai !6) / n'njn 1 ? naa*?a ppinx on on'^prc D"*?na, rea 1 ? nrc 
^"asn D'arc onrc aaaian (7) 'm nmxan arc d; ona opmx 
fa arx) naxarc mina onai ; nbyzh naaai naa 1 ? n^jia^a 
Km , 'bm ni , rena rcre rr rbb n mnsrc crarc mina (a'" 

: nibiam D'aaian *?aa “?rcia 
na^an mi, mmxam ornanti (S) nòian nx ^akaon xm ^an 
, nbyyb ia psnapi fpmx menare rpn bv raipa xm linai nino 

« 4 nDDtl » f £) 1 '"23 (■> 
.[03 VW «’T» (2) 

/#'» "'-X non «dwi* «d fasisrs »jd ( 3 ) 
« ♦mirala » f)DU f ta v, 33 W 


xn 'to '"sa ( 5 ) 
♦prò i*in «rbp» 1 ? nbmbtì» ’k 'Q v '=3 W 
« :n » ’k ’» ""sa ( ? ) 
,'o v! r jr*aa ]vo w ^ 8) 




79 


’jty pbn 


is iaiaa nSn srro poi, narri smir rapo San t^am "fmn 
, fi, , ni / in » mi : noai nana nasi nas na 1 ? 1 ? Sa n v* r “ ?3 " Q 

<»> |mpm Tarn , naante raomm njrwrri msnn ; * pa: / pò 
, Sintsn p nnteirm prron / naaair nteinsn moo niirnnm 
'3 1 (?) ^intsn "lira nampten marron miao nmpirm mani nasmn 
nasnn pi, narri rnann natisi psa iroan mp rmrron man 
Sintesi!? rnrron nnten innante nitebsm nnptrm rraan 
mnnnn, aaon p nmnnm narom pnn < nanSs pir^n magari 
, a^n pi mSan p Sipn cp nnteirm Spm natimi nairmsm 
jnjnm ppnpn p npSam nts'pSn , niSan p Dimani Sirten 
Stea Km nionam carpa Spiani naskon nirpte , napn p 
roSir nac naaa t nSana mnanm pSnn , nasSsm nirpan 
pm , « pst , pb , |S , ns, ni , n » pi - misura a"’ Sir 

: < 3 > piai pSm jnSpa Ss "issasi, |nmam 

pici jmn pmiam pipnri )SisSsi pirati pio' rrrms a"a ‘ 4I nno n r» 
, Srm sm -oi : sSsi SaSsm Sna mpms fi )ai pw rimani 
snn DTpn npaaS pSnn laSpir roppm ns cm^sn snaira 
ncpi , pnSpp Sima trnaa Sia iteri mena waaai craa Snn ns 
man Sr naipa sm, "patte* sm, Tari ppna mtsai aan irsn S 
patera Sir Spipm pSpp trnaa pnaa natp ^k napa misai 
nSiam nmsam a*aaian bai, nSisp npatsa mroai, teina lans 
□n p , erre» maaa ;6! anpn w min |pmstr itea , ia ppns 
mmsten tetri rSptei nnn cppn npairair a*aaian bo ia |pms 
, pna ausa pa nana 1 ? csSs bv pa roana Kim nSite aS 




«**TD » ’N ’tt ,IJ 55 (**) 
«•r:n» ?]D13 'a V '2D 1$) 
«•niKn»’ts ,M 55 (0) 


«•MTOBm* f a 0) 
.mane sy psa -icn '« ’o v 'm (2) 
« .pnw » 'fi V ' 2 B (3) 




iJlDSn 13D 


78 


, psn -prua rrnan «in 'a - n?'a?m (,) finn sa' ooan p - 
nna?aai basaa sbam na?sa pa? ba , nrwn ns nnaan sim 
pbi m 3 b d'bj?bj?i dwjt» ns maar (2) ^aiaa naa* j?ma?b 
pb aj?na sin na?sa onsn bar sb ni bj?i , nannn naiaa 
na'pbi fa' ba’ s'bia « ira » S) dj? naiaa? b"j?si : nannn naiaa 
p , nianai na?j?ai bsaa? ba? s'bia * ir » dj? nam, rraream 
nrban p nrbjani nsjrn naa?nam mnnnn sa' nrban 'ai abn 
xar nrban 'aai . nrba i4) rmbpm (t*a a"a ’ba?a) amaa 
bipn oj? nrra?n nnaai D*aa?inn (5) on 'a ; Sipn dì? nrra?n 
sin ons jntn mwn m - jnrn pbn pina 'a baa?an onaai 
«ràb arPTa pma naij?i, pbna nrban am amai , Dna 
□ns ma' ds 'a Dimoi sa' nrban ’a pi, rmpm D'anaan 
-aiaa? spasi : Dna na?s?a pnaa rnrba 'a by a?}s maaa 
Sa? na'pbn aj?ib ppnpn, Dimoi arami « nab » dj? ppnp 
-pb'ni na'pn «p* dj? nana? e"j?si, urbani npa?am basa 
D-jjan Sa npna sn 'a , aj?nb (6) as?nn sa' na'pn p rvrnm 
: < 7 > nns ba pnna nairt npa?am basan naa? ns p'binb 
nnaa unn - cremi ini ]*a' t « pao » dj? naiaa? tfpw 
pinan bsaa? m «p?» dj? naiaa? b'ì?si : on naan p o'annm 
-pnaa? nmna?n nnaa 'aam nasini binan p pina?n , mani 
, erra manam ( sin on' m*a bj?iam nasban na?s?ai, bman 
pa' ban «ns» dj? nana? aj?si : na?j?a |*s d't j'N ds 'a 
, nmpa?i na*a?i bsaa? ban «pip» dj? nam , namnan mnnm 
snai pin oba? ansa? pia / D'bana mnanm pibnm , mmj? sn 

«.m*VT* ’R ’B *’2S (•) 
«.naiDS nsD'» x ’a '"sa (*)■ 
«,-vp e v» np i«30 neri x ’n v '33 (®) 

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„ ». -irti V'm-n (7; 






77 


'ìv p*?n 


toa n^a ba bm ;x , pai n^a « xn * mx dp mriaa? a'pxi 
: nxnai mpa? 'n or '*? npi pa naipn ara x^x. pa rm ma 1 ’ 
-i W ^i3 tosa irx, mxi ma? ‘ma «ixi» mx dp nxiaa? a"pxi 
, (i) n^nai np s i d v b npi rba Sia mte ara x^x *rxa 
aaixn “ma «pi» mx ap tsw e'pxi (2: : omini amn ‘ra 1 ? pi 
, 2xi mx « ma » mx api, nani pio « mn » nix dp , poi 
api, maini Daixa * na^ » mx api, bbxi nbna * m * mx api 
mx api, ìbDDi nap « paa - mx api ; pannai anpp * p » mx 
mn «*yp» mx api, aaa?i bn « nat» mx api, naai ma «fp» 
"litiaa? aninn mix bj aninn ap irn ‘man bona mx , nnxi 
nsipnn or xim amabp nnx 1 ? x"' ora rfcfc “ma brina xnx, lap 
pannai pnm , nsnai mpa? (3) s i Di' 'b narn ap a?aa?ai 

: D'aia fabaiai ròaa 
iDD « xn » dp naiaa? a'px , « px, pò , p, 'a, nr, in * maiala a"' 
ia?x by orarmi np'aami nxnn naan naa , 141 pipi H'xm 

4 

np'aani man « ixi » dp nxaa? a"pxi ; naan p Din nnbn 
naannm to'P impn'i anxn Dipa' man mmpn p , nianm 
: ma ]ixn nauti nnbai nann DO'pn npan m bpi, iaiN 
pina?n not bnan p , mnnm mm binari p dp uro» a"pxi 
, rraan mann binari 'ma -pnaa? (5) minan rrman pi 
nnbn Din p , pampa ,m?na?n maai xm on bnan bs 'a 
man nnbm , maam naxnn nmna?n maai, pina?m nnaain 
nnbn m na?xa , nnbn pi p namxn nnaa nrnnan 
, namxn maa x'na? - a?xn p , nmna?n maa nmo? , pxn 
rumn DDan « mn » dp mtaa? a ;/ pxi : nnba xma?, o'an pi 

'■‘I CT ’b NS 1 ?!» r|D13 f E1 ’K f D v '33 d) 

•cnn* ensn 'b mmn «. nanoi 

«•TUO» ‘II? |K30 non ’» v '33 (2) 


v - 0 103 ?r.wn » ’x ’o v/ =3 ( 3 ) 
«.nvooi» '» VJ 33 d) 
«♦n-nrnrn» non x ’o v '33 (5) 




moan "isd 


7G 


nbxn a'njn nx aròxn >’ nan : c?saa *?xae? ^am ,n:e?n nnx 
(2) ; ma*? ira:, ma^ nae? , ma 1 ? a 1 ?!? , nnx nnx p’am 
ne?x “?j? maic?B nxmpa, « pa , s?a , p, 'a, ni , in » mewa a " 1 
■p naxaai nc?p naxaa mnaxa 'ae?a pa 1 ? naxrò pm px 
«pan ix, nmn “in ix, ìiam c?xn a (3) x*?x « nnaa naa » laa 
’rwa * pai, j?a , fi, *a, m, in » ni'rnxn i“?x aa mnaxai, monn 
n*?xn nmix 1 ? a: a?' ni b :n , ne?p naxaai -p naxaa mnaxa 
nman , pmp mn nman , nra : pa riarac? amara mman 
nman (4) - onron ana xin , nnnn m nman , mcnn nj?ae? 
nman, marna tana nman , pajn nwp*? nman, ma*?x nmc? 
, aam lan rman , mnan -p*?n nman , mana nax^a ne?j?a 
nman , a“?n nrtac? nae?na imn nman , maa pine? nman 

: ito xin , nnpe? nrc? 
nbv 4 Kn » dj? naia, « pai, j?a , fi , 'a, m , in » maie?a a > 
,rr»e?i mai m'xi me? « ixi » dj? rara, (5) pmp mxm naai pm 
rasa , nrinm rmm Miniai pai a*aixn « p » dj? naia, nicnm 
mix « ma » dj? naia, mafrxi nrren aaam nani pia « mn * dj? 
‘ri'nxi n‘?ma 4 ir » dj? naia, pam nmj? 1 ? pa 1 “?c? X'*?iai axi 
amxa 4 na 1 ? » dj? naia, marnai nax^a ne?j?ai bxac? bv X'Viai 
pc?nnai anpj? « pa » dj? naia, aimai ifi) e?'ae?m ppnpi mc?m 
lami pa' ti rb aai nc?p 4 paa » dj? naia. mn am “p*?ni rapi 
dj? naia, maai pinc?i “?xac? ti naai 'na 4 pj? » dj? naia, D'anni 
* «Ip » ap naia, a*?n nnac?i mnnm pa' barn aae?i ,l ?n 4 'na » 
a"' bv 'vrbw naa ni (7) ** nn'pc?i narri *?xae? barn nnxi D'an 

: 4 pa - j?a, p , 'a, m, in » nrmx 


tcm p)di:i ^ìan SisrJi «nrom» ’b v -a (5) 
•c'raa pi, reps •« -ir; xn cxi 

«Ajb'bi» 'a ’"ra (6) 
«.px» ip ixrc ien 'o "'-a (V 


«.nxnn»’B v 'ra (i) 
««to'? C7B3* "ìcn 'tt 'a v 'ra («) 
« ,-x » '"a -ix»3i 'a 'a '"ra xm p (») 
«.nc’iD» “ij? |K3a ncn 'a v '33 (4) 










75 


W pPn 


: wsn (,) rmaon tubisi, mira as nini . dPij» mix Pio 
niryi, mairi ma ppm , ma iS nrpi * ir » nx 
, et » ynwrn nx nasi - min irxia «ir » p o*ai °miai ^ 
bib* irnm, oPij?a nPma Pio n isti «, pac - J® , f?. m , in 
^ -repi ooP » nx pPon : irosa anso mPxoirn X'Piai , fura 
«.-nab» p d'di ornai isso nirjn , ioti irxia ppm - ma 
-nei «, px i s?d / p i iì < ne , 'P » perni nx mai - mani irxia 
♦ 2»gjj3 mia ppipi < nsira mirri enm , oPira ooixo P<o ia 
UDO nepi mani irxia ppm. -ina iP nrpi «pa» ns ' T ‘ ?Dn 
,m, in ,ta-, Pa» perni nx n:ai, man irxia «pa* p man ormai 
napi i mira perno rum - oPiJ» aipr Pia ia iati «, pat « re 
ir*na ppm , “ina iP nrpi , «-po« nx TPon : irosa ma 
nK risai, mairi irxia « poa » p man ornai isoo neji < mairi 
obipa mrp Pio ia isti, « ps - jrt - n * no / 'P - 1 ° R F?xirt 
iapi 4 pj> » nx pPon * irosa riso po'* ni > mira iPaa unni 
« pp » p D'ai ornai isoo nirjji, mali irxia ppm , ma 
ixi (8) «, pst / m / in , o' / Ps i cr * pirxm nx nsai mam irxia 
■]'Pon t irosa Pxoir mi < mira nao irnm < oppa “is Pio ia 
D*nai isoo nirjn, nan irxia ppm, ina iP iirpi # « ns » nx 
( m i o', Po / jjs» jiirxin nx mai l3) nain irxia «ma» p o*ai 
po' Pam , mira oair irnm opiya 'Pi Pio ia iati (4) » « ps , m 
, mairi ir sia ppm , ma iP iirpi «npp» rs "pPon ♦ rosa 
perni nx nsai < mairi irxia « pp * )o D'ai D'nai 1.00 niryi 
irnm , cpijsa o'si Pio ia iati, (5) « ri', n / no , Ss, dj? / y p * 


«.pj» e’,pna«pD» J « t 7D»mpe2«‘r5»'ts 
«rf?K» ’2 1123 13’K1 «m 1S 13’» ’B ’"23 
. (1 n» Vat ’lsi nvas j’2 -122 nsa: 
« w -n i'» 'b ’’- 23 . p 2 :n b"i mi -non 


« ,j’n:o » "idh ’S b"ì (') 
«,pn , ìt, nts , 'b , 30 , ss»» 'a v '22 < 2 > 
«mann rsia ’x f»» non ’s '0 '''23 ( 3 ) 

i ’"231 « , pn , 13 ! nt3 P ’S 1 3B » ’B ’"23 W 




ijioan “isd 


74 


, ama 'ai, orma» 'ai, rama 'ai, trans 'a, nonPoa amoip a"" 
njniri, npa® n 2a by 'ai, 'a *a: by ms, jpaa Pino ps: pPo Psi 
c'ssn (1) a'a “idi 1 ? pwi , no ni |pns ]Pai , n®p ora® ‘Da Pp 
mirai oPipa ipns nm , maann an nrms a"a , “ina pian 

. < 2 > ; iraaai 

jpptr pam ìppn «, pa , yn , ]S , 'a , ni, in » maire a** 
a*i, naca airin al , (4: aPipa mPio a"" aia na l3) - pon 
ina iP mrpi « sn » ns pPon , pian pia ira : ireaa ammo 
jsirpi , it ap it mauran nrmsn ns piai / mani trina ppm 
ns mai (5) nrmsn ns ppai, ioti irsna « sn » p crai amai 
, <«> aPipa nPa ‘ito idi - pai, pa ,ib/a,m,in* tram 
ip mrpi « asa » ns “pPon a min maa iddi ; na®a p>a ®mm 
amai )sir>i , in it nrmsn ns piai, min ®sna ppm ina 
/ta i ni , (8) m » imai nrmsn ns pnai, (7) main irsna osi» p D'an 
nnoi, na®a ms ®im , aPipa mtr Pia ia nai «, pa , pa , ]P 
, main irsna ppm, ina iP ntrpi « p » ns -pPon : min ansa 
, i » pwnri ns mai main irsna «p» p man amai i:oo ntrpi 
rum ; aPipa O'Oisn Pio ia nai « pa , pa < fn / *® 9 - nm 
, ina iP mrpi «mv ns pPon : min rmo P™ - mira pa 
rsna « mn » p a'an amai odo ntrpi, main irsna ppm 
, aPpa |ana Pio ia nai «, pa , pa , ]P , 'a , m - in » main 
mrpi « ma » ns ppon t min rmo aaom, mira non irnm 
« ma » p a*an amai odo ntrpi > main irsna ppm , ina ip 
la nai«,pa,pa, jp,<»>n,n,na» fratti ns mai, main irsna 


.jijjq ava -b psi, «pa » spu k ’» '"23 ( 6 ) 
« ,-rann t’Kns * “ìon 'ai '« 'a '“sa ' ( 7 ! 

«,m» non' k' a ”33 M 
«,in ni» 2 ’b ”231 «inni» x ’d ''33 (9) 
« .'1 ni » 'c ”23 (io) 


«,3"1» Bl'a *'33 1 

« ,syu3i » ’a v 3a (2) 
«.}B"13£» S]D1J 'B ”23 (3). 
«.chips» non 'tu 'a ”23 (<) 
« .rrniK.n ph rfOTi* ncn 'a ”22 









73 


pbn 


(2) jlDS’l’S 'blSa S " 1 (1) , 3 " s K*?l S " 1 < ^ ^ 3 ' 4 < P^ 1 P® 

‘ma / naiaat nana *?isa » rm*? nn ps l3) jpssia , orno "h 
(4) / man mima ^isa.nTnn mima 'nsa/mann nma 
,nan msnpa ta - miss msnpa to .Tram msnpa ^ 

, rvnnn marni bina - man msm *nsa, mnnn msnpa 
np ip p«?im pannai - mnnn marca “?isa - man maieat ^sa 
«, px ,*ps « p ,'a,ni,in* marna a*' ♦ mpm pi - U 
marmai tstnm rrfjia era nati - pan, pm - l®ns - patri, ppn 
♦ pTa 'si, pania 'si , s'ar^p 'si < caspia si < p'^P si < snpf? - 
sanai muri ns oranan sn a nssm man an stipi 1 ? si 
ns eraman sn bimani, sisaiae sin - ssan st*?p s ♦ vb b 
'ibi' izaa a pinza banani < mnnisi nbass ssan . • s isn 
“pss 0 i"a mbnn) naszni nvbs Tini sn Q'atpia s ♦ pinnin 
sin, ppnpn b nrbp 's x -urto 'ano 4 nW> W -wk 'n ns 
lannn, snsn ns sabpa sm - pnnnn |asn sin , nspi n - annn 
's sn pfinia 's : s’ban -aai nsiazn marna psm , np ,( ?ss 
pss pnp , nana pas jsmp * eban 's sn pnnt si, □ n 
: anbsn nmp ni napb m ns sa (n"' ì nbnp) nanba 
□T^sn bp pmpai snp < 6) nnibms naip insb nns nns nmbni 
mani nubmb spuria npsm t maai nani sbip sm , nns sin a 
mpi (8) ; DT3S jrrib nns pm sin (7) ^panini, nmm nn , sani 
s*nas pnsa pm nns sin pami. 'a 'a opbn ani 1 ? npsnin spbna 
nmbnib nninin ppbnai, 'lai snp -ani a bp (i"a a ' snsn) B’pb 
: ani iib psi nns sin a nnsn bp (9) PW, 's snp ts 


«.HBrfnCB» 'B "'32 (0J 
<*nrntrm»' k'» v '33 (?) 
/x ’a non «dviìs» -ip «dtisb» j» ($) 
'ai nr«?r» 'k 'a v ' 33 i , 'd ""33 Kin p W 

«♦p^a 


« *3"? *6*) pon 'ai 'a v, dd (*) 
« .pbSIBfc » 'DI 'È v '33 (2) 
«*ppBB10» 'K 'a V/ 3D (3) 
«jtbvi Donila b*Q3» non 'K 'a v '33 (4) 
« 4 o-ixn n«» -ìon '« ’a v '33 (5) 


io 





oit»n nso 


72 


noesi npeo (,) oiem, ]lesi or b'b be noesi npe nera 
bei ma' be mpen bo 3 ien mn poenoi : 0212 's or b’b be 
, eoen rimo noe or be noesi npeo pioe bo be mib’b 
D'aro “neo eoen lìmo man noe or be noesi npe npi 
nimb mooe npem , aobio poeb t2) mpe poe nnb b" 03 n 
< 3 > ims bei orn mis be rmesi npeo beion 0212 imsb np 
nb'bo mpe o'i oro mpe 0" 1 (4) mbo np ni insb ni nb'bn 
npe nbnn np nnope noeb noesi npeo pioen w mbo np 
o'ooion ’i nbeoo ]ioen xson mi - “pab man noeb mori 
’n pioen ■w '1 'ab , nbpob uonoe moo b'on D'aro |ne 
s"psi : nb’b be mpe o' 1 ' -abi or be (5) mpe 0"' -abi p'nib'b 
oro po b"o:n D"oe nnoo ni ms ni bieob Q'oo'on Doneoe 
bieob b'nnne ooion ims, nino npeo nnsi nns bo nb'bo pò 
mi nb’bn boi sinn orn bo , nb'bo poi oro po noesi npeo 
nb'bn esio is orn esio b'nnne ooion ims nbeooo. ben: 
T»b nson npen odio ?]S mp bei» topi pem «me (6) bp 
be nibison nrmsn 'i be oen neon tom : onori oeo nnoo 
jbuSo pino ino io»i , pioem pino mn * mao n;o » 

: |bitoi 


, p ibsi moiea msipan nrmsn nep oe be 'ebe nac 
, nme , nifi , np'oe , n*sipio*«, pò, pò , )b,'o, m, m» 
, 101, pbm, nosbo nepoi, emenn ooeo sin beo, no'pb 
, |b , *o, m , in » rarefi o ,w : noei, meno mnnm, pinei 


,'x '}2 ^2 mcn «mbs» «nto» jn < 4 ) 
♦|£p*bì jxr «rupi?» pcn ’k 'b v '32 W 


«,2*irm» pdh ’n ’fc *”53 0) 
«•niSH? j» pcn k 'a "'22 ( 2 ) 









71 


'sv p^n 


-pai i usa anrpn ns man 1 ? Tnx D ‘^ n 3 2 1T3 - Dn ^ 

■q*p “pj? i^jr ts inp'a'a ma' “iasri, inp'a'a ni: 1 ?! maia 1 ? sin 
nas^aa pois? sin mas npa "a , mpm ma 1 » marnai anan 
Binami, inasta naianaa as 'a narro anan^ "saa ì 1 ? p* 
t>y ts inasta inai!?' mas (2) npa pn mpi p* (l) a'aimnm 
,iarira aitarr jis (’n i" 1 ? ortffin) ainaa aa“p *?p ps «marna 
nana - ’iaia or ‘pia laaian nppiaa mais? ar 'paia ar mas api 
:< 4) naia b'b aia naiiasn npiaa ‘pnaa'p ansa 
anaa 'a 'a msa naia Di' snaa piaian 'a' ‘pr Dna marina 
naia ar -saiaai, mn naia a'pipn ns nsna“p D'n'psn ‘rnnnia 
mari nana (5) ‘pai, a’pipa nas’pa miap 1 ? an'psn ‘rnnn sinn 
la naia 'P'aian ovai / inasta nba naia anpai nrs^a map 
npiaa 'naia 'p'aian bt ‘pp mai, (6) abipn mna nnaaa mp 
naia ai' ‘pia mpian anan 1 ? 171 ‘pnnn asi, iraian nma nanasn 
pi, naia 'saiaa rò'bb maap mpia a"n, nrb mcp mpia a"' 
D'aaia ’ib mpia 'i (8) pbnm , piala ‘pia nb'bn “pabi boti bzb 
nmasn npiaa -nataa ‘p'nnm, b"j:n a'oia nnaa anbiaaa 'a b 
npiaa 'naia anan 1 ? laaian kq npi laaian nma naian ai' “pia 
npiaa nani aviaria npiaa ansai maia npiaa pnai nanasn 
npiaa naa 1 ?! n'iaia npiaa aaiai n'ia'an npiaa n:n:n np'an 
naia ai' ‘pia mraiaai : a'aaian 'i 1 ? mpian 'i “|“p nan , mp'aia 
npiaa ansai mp'ian npiaa pnai 'naiaa anan 1 ? mp (9) ‘p'nnn 
*aaa?n nu npiaai, a"' npiaa naia n"' npiaa nani nn'iap 


n"m ciycs nacn erri » ’s 'o v -3 ( fl ) 

«.D^n 

«,Vnm» '« '» ’"33 ( 7 ) 

« .nbnnv» ’s 'a '"33 ( 8 ) 
«,‘rrtm» s 'a '"33 ( 0 ) 


<jnni' 'ts na (i) 
« .nys » mn k ’e '"33 ( 2 ) 
,’S ’» '"33 3DH « ', 23 Ca » TJ |S3D (2) 
.'ime myo3 «'me?» k 'a v '33 (»! 

«,‘rri» K ’a '"sa (5) 







’jioan nao 


70 


pani nb'ba dw cna 'ai, oraa nmr (1> nb'ba narpa npn 
pnar nz?'»n SS ba? naiaran npara orari uno nara bpi : D-nab 
naanar narri Din naa anva bab màipi D'ani Dan rm area 
naa 'D nnp np O'an ?aar iaa ina?, cran nai pan na 
orrSp min ma'paai maipbai D'aaaa D'an panna nann 
anima mani nipi'nj?! Dannasi D'pbin onn ambiai D'snara araarn 
nara bpi, Dai Da nnbin aba pSaa 'par va ami o'xpiarai 
ni'nn mnan vpb nranb nmaan bpi Dirn bp (2) nann nnaana 
bar naiaran npara biarab nann nnaana nai bp [3) - naaran naa 
•ara? b'b ba? naiaran npara pan asm naia* *nj 7 i : 'aran SS 
D"jm D'aia cran pss inni aram nana na'Db rrn arai 
ona manab npa? nmaa ban naarnaa nbpi / D'jnam erwon 
]nn bpi npnn bpi naitan bp naabn nnaanai , pm aia pnvn 
npnbi naia 1 ? p'Opnb nnan Sab tsrn nanpi , mp'an Spi 
, ■'urar (4) b'b bar naiaran npara biarab naabn nnaana ni bpi 
nba nara bpi : a'tanbi pnnb mnab man nani 'a nab nna ma 
npa? nbnna inaaba baa naar 'ararn ora inaaba ba D'nban 
'a nna bab pria? pnn nitri 'asa ‘a nani, naar b'b bar naiaran 
irai naapi (C1 mnnni na'ai naaan naip (5) aba nvnb D'bia' ira 

(8) ni bp , pna pai ansa pa bina 'bai ara i7) 'ba mapb D'bia' 

(9) nara bp, naa? b'b bar naiaran npara biarab onaa mani 
bp napi ona aan nara nnai : mpnn nba ba bp anaa naana 
marana) mia l'bp nmaai npnn ppa Siaab "pan' San nix 
-psa npia, pS maxn nnnm pipi 'ìai nabaan paspa (ta'H''' 'a 


-ìcm «n3b#n per ronw» hot 'b ■*» W 
«.nBBpi» 

«.kSz r.vrf?» t2 (?) 

«.^rK bin* *b ( 8 i 


«♦rS'bz» scn 'bì k ’o v; 3- I 1 ) 
'e '"sa ncn «rtterrt» sy jksb < 2 ) 
<oer: nra»'B v '=3 t 3 ) 
’b '"za son «reo ‘rS* *rp i#2£ ( 4 > 
« » -ìon '* 'n v '=3 ( 5 ) 









'iv p^n 


f*0 

atesn naa nus te , paisn tea naitrsn rvo rbnra nate 
: w roram njrc» posi tea tea 1 ? naa naann *?p aaia ns 
asm ntea nnwn njwa irteo ppnn ns ante na?p nrs te 
nnan "n naprfr aai-ten D'atri np ara te D'Jtn ap mten 
nasi ntea te mn naa mrrcr ste na ]na paia 1 ? psarc 
pioto rimari Tiro na ten nite Dte te (2) nnsn nt* 
pma D\v:r\b nmb nnan |W ps tem nns ste 'a mnn 
-ns P psu ns aipaa iena* as ‘a , ' 3) nns npsi ites mte 
, naiam Dite,ni ann te pna roana twk tei - mia' n*a naisa 
tes tei : "wn nte te nmn njroa bimb roana m tei 
nnsnai , nns epa *?s aainnnn n*an ns atesn (4] mpn 
atesn rari npu nmsai , ’:n nte ‘ria rorcisn njrc» nrcan 
nite (E! nas 1 ? pm jrnr aaip tei na rrenp pp te psn p 
ite nnaana m tei, anesm a’pnn tei nnan te naa nnaana 
ixnaa nrs te ten nte te rowm npun tea 1 ? naia 
ctesn nnai ; 'n te terna natosi npira mteam anaian 
□te byw rorten nteaai tepto nin ppi te maipa 'a ani* 
sn , ate te nnnpa rosa nmsan isnaai , 'nato nx nna 
ijjpu td , num p*a nappo nann nppto db nw naiann 
, •jj’ann nte te rotwn npu n“?nn te (6) pann ìnisa nmxan 
jwb np mia 1 ? anpaa ps te nnaa nns nten te tem 
ippii? im te - rotosn nps» nmaa rmh Tan or npiaa 
roana npnn te nman te -pnn te 'nato naanai ra nmsan 
• (7) Pi , a^a bv ybv «inai *p'an b'b te naiaisn npaia ^laa 1 ? 

■k, rnp'» ’k 'a ten i-i) \ tei non «n:ov «.tositi* |a (il 
«.ntexb nvn^»'a tei (5) I • « ^ 

pax mj?ai «Vnv'K ’d v ii (0) nciu nj?B3«Vw r^>'x'itei (2) 
k ’c v 'ìì (7) ! <*.H3Win npu?»’si '« f C v 'ii (3) 






■oican idd 


68 


ansi) naxau . (2) agnini bthspi l]) D*xun;i whu naaSn 
Su nrmon caSana nxSa naai, qtìt un; naaai m a"S 
Snanai , pruni nirnan wai, Din minai, uxnn mai nnstp 
Sp nnaanai : (3) napna pi «ima ti mi Sai Smani man 
[4 ’ menai, nnSia npi unmn ^ria manna nux Sp mjran 
nnSia npua mpi - nxSaa spanai m Sa nppnai npnai 
i a*aa aSaaan maam amàan nnnua rman nSnnn npuai 
niTfini, (s> DTinuai copiai aupaa ann nipua amaan tntpm 
nasi a;i, mna a-apnai amnua ann mpua aopSai amxpan 
mpi : mna aaapa aSaxai annua ann mpua naau npum 
pi Sri, mn SaS xn npn pxn Spa ppna n;nSnu pi bo 
i nan bob naia aia Sa ai? ix aia aaia ap naaSn naSnu 
nix bo aaai t nan SaS km npn pn aaia ap x\nu pi Sai 
mnaa Spi npnn Spi naian Spi mpian Spi (6) ]nn Sp nn;an; 
Sp n;ann naiaSi npnS amapnS nnan bob nanpi ; D*au 
ara apn ixep; a;i ain a; (7) nS un, Sua np xinu Sp au ar 
nxna; nux by , mpai maaa xim ìaSpu nin P'pnn xna;i *;u 
naiaSi nnan n;pn può n;n;u ani nua ‘tu uxn ara la 
nanp; nuK Dina Su uxn ara ìa nxna; nux Spi, npnSi 
: onaiaS (8) a*pnn napaSi anpnS 'n mnp a'punS 
•a* npau 'ob annusa nei « aoaia npau Su ana maS nan 
(a"' 'a Sua) ainaa, 'Sa SSa 'Sa Sana naS maSi xia « piaun 
, nmSx xna rruxna , naiana a-au |aia px ne naana 'n 


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naan marna 'iris s 1 ?! n*?sn nnrnan nns l2) npn mm, man 
npa onsn npnnsn -pian an 1 ? aaia rrn osi (3) : mani nm 
-j^nbi nimbi pi 1 ?» 1 ? nbn ns mas nm , nana r:m arri nbi 
naan narnaa ìrnao rm sbi natòa nmaj» bzyb) byzb 
mmb epa iron ninm nm, ma 1 ? naa (4) rrn osi ♦ ranni npm 
p na rò v* *a nnaa mobn ranror laa, bns mm 1 ? opa aan 
naia o;i - mpn na rò «r rmnn nn&i, rmnn nn np rnbiaa 
p;aa aja;r pò m, rapa sm opai noi opa nimb maa n:nra 
nbisn by mora p *?pi (0) - nopj nrpj nap: biooi, noi nrpj noi 
□nonni mmsan n isno: nrs by nara Tarn by naanai 
nbopor libro nnp ma 1 ? : nobrb sm , "orni naan panar 
irp-ò psn par ann pi aainnnn man pi (71 psn p mpn 
*m i abws n‘?r w mpn ìsapai nnbn n nainam nmnan l8) 
■'saia pi mman p ran nnapa nr^ by ama naaiaa 
nas ni by) naa 1 ? *?r naipaa ]innnn p*pno mainan (10) prn&n 
mpi : ani npa naaiaa sm nrs by <"> mnpaas naa 1 ? “?siar 
, naian *?pi pn by naana rmnn nn np tl2) nsnana nrs by 
, jbrn laa amaaan ns nnaso libro smr nnnp ]isap» , nra 
xb nari a*arn p ibwi aran nm nrsa n 0 n"a rrpr 1 ) nasar 
nsnana nrs bpi (I3) , nmaam rimami pnsn ns mnn as a air' 
naa a naitan by) pn by nnaana apa an na rò r- nrs bpi 


«.nabn» iy fica icn 'a 'a '"aa (8) 
."ib'.d myaa «nttfr» 'a ’a '"sa (°) 
fa nom i «frpmmm D'aaTai» 'a 'a v 'a3 0°) 
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« .napa » icn 'a 'a '"aa (6) 
« o’rr.i ja » ’b '"aa ( 7 > 








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tspa naanna i©x bp D*aa nnbi mp 8'n® naia apa bapa 
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-rarbi npn ira bpi ba©n bpi naann bp maro p bp - “jdidd 
S\p ana bpi mancai naxboa noena ai©nbi nna ba mnab 
nb «bi Dn xbi anb w xbi ip Kb aaia i©x bpi pìrb ba 
nK inpai abn nx bapa rrn anb ©ai ip rrn dx© , anb 
maaix naxbai naan na©na ba awnbai panba npwn nnn 
rxna© a"pxi (S> , i©am mp ama na© n©ip© i»a anaai 
xb (4) inoa pmb notoria a©in 13 npnn , ^an nx -ria© npai 
cn naia rrn cxi : na©nan nx naab xn bspna px , ansnb 
w nianbai marna l5) awnb nana Trina rrn - anxaa anb 
naan ma©na awnb inpia jmbi xwb imi (7) pnxa rrn xbi 
< 9 ) anb nbi cn < s > aaia rrn dxi : ©pa nambn ©xa xn *a npn 
naan ma©na a©in mn xb, in) piata (10) mb©ni Dina pciaa 
c'*n nvnb ax 'a, maaix maxbaa ix anaa ix (121 anba parrnb 
nbi np aaia mn cxi (,3) : nbnaai ap©nai mb©ai mb©a dot 


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, « 3 ^ 3 » non ’3 *d '"33*1 , n» 

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^3P11 .con ardore 'p^fc'X |1tt^3 On&IXt* 

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'bixi, na-nrti i3X33r 133 ma' 1 ? ìeptfi 
c^pS 'rvan ^3K , muM arn vnao 
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naabn » noana mis»i, nb'bn pi orn p bnanb maon br 
n»bn p < 2 > bina m* nra bri , rr»b maanb ’ba D'aaian tal 
Dipaa pibnn bri niaban bri ato br roana tfaaian pi 
nb'bn p nnr naaba' dot Dm *d (3) , naaba ba bri Dipab 
«?p roana p bri (4) - prbi taiprbi Diab' *òk nb'bn runa Nbr 
-insb nana nasba ottura Di*n sin nrx br natta nns or 
□‘DD mbi nnp x*n tw 4r , naia : nnbab kw (5) - maire? 
bri niwn b>r naana, .-Tbjra nann Dina bj» naannai 
cm* fKnB 7 nrar, man onr ìaa nanxi noni p bri (6) matti 
m naba noni p pianai ambr D^bai Biotti ornar nmart 
, nna jnmbi nbnbnnbi (10) pna mnrb (9) man < 8 > ornami 
-pa-n ma bri min bri bararti Tarn ni*n br roana p bri 
*a, nmaxn bri ib'sn mma bri pan nm bri nanaai ansa 
nnan nban br naanai, mbnb «ba (11 > mmb ìbar *6 nbs ba 
babi marb (14 ' iab nar* (,3) «bi HHipi a wn (12! rrrr dx *a, pinn 
cns ia ìsnaar 'i or br roana p bri - barai nw (15) ìant 
rrtti barai piani ninni prai nbm nnar onb nanai nini 
np mn ira br # aaia 1 onbb mm - naian br (16) naanai « nani 
nnp K7ir naabn p mp Sapa m , ara nbi ran nm 


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onp s^i sin 1 ? man sn Dn msoiaa dto *a . abvn npi otti 
*?37 nrr nars np asi, sin’? n'rb sai sin 1 ? D'ara’ n 1 ?* sin 1 ? 
-ranpai (4) nmni (3) O'bars amam mnsn rvr p m. "piaa pin 
nanna ni api (5) / nsnasi nrraasi tapinai nmmsi massi -arsi 
□nnm nisipn is isnssar ’aran dt by minami - msisn ’mp 
s 1 ? ''anari Di' np -a , D”n ’bps Dna? osanni Dopimi onnnm 
mrs by ansa (0) 1 pnsa sm , maarm mi mps nsn Nna: 
narri *s, rppn api psn *npi nann by man: arsa tran on sin 
nsnan narp: nann pinai, nansn nmnan Din ama nnpa: 
maam mmanm mnnnm ns’sm nsnarni ns:pm rnaspni 
annn by miaa sin m api , nar6am D'an ma’san ta’pxam 
npann api nsnarn api arsn api pam api pann api nnan api 
is np: nars ap ’anaar dt ap n:an:i, naaarn api naisan api 
ìsnaai mnarn arsn sxn Dna nars onasm psn nnsmi D'an 
rroa mD bai / mna sim, arsn D’mpsan D’sarpi niib'sn is 
(7) npifiaa ’p'snn ppnn pina smi ars sin nars ap nan t mas 
^a? ns rrrr nna 'sai / arsi on mbi npa npansa poiaa nna 
rimani oaipn n:pn api (8) . pini f pi Dim mp marn mnp n 
ja naspa mpm / ars sm nars by nbaraa rb am : 1 - naoiaa 
p naspa m^nbm, oav^pn D’an p dii mapar ann 10 mpn 
marsns) amen, omnnnn D*an p nbipn m’rnbai nnsn 11 min 


«.nyxinD” icn 'b v 33 ( 7 ) 
'T3 romeo km nj l ?jn» rjDia ’to v 33 (*) 

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rm n*?nn» oròs sna ni pi / nn tasn mn ns bmob 
amrpn D'ani w , mswi npn pb □‘my ‘ma ian ns nnasna 
by, narri sin tyaiyn a:i , miai mynyi npn p6 Dmnnnn own 
nrnan n:prb -yaasm wnn «in w jrpro mai iyap p 
S» (2) mpn pi npa py mpn p erri» nirò, DTiastm 
"Pi Din "P ma' s 1 ? *a / man *?iab*? i^D' 1 ima ma , maa 
mps pi : naaP psn mpi npaP \a:aian Din nirte s*?s mp 
p naisa ainn nPpa nrs nan 1 ? nnna pinna nn^n .“T.nn 
ammPnai mPan p Din nPpai oasi ap» nnp smi - nann 
ì oim mpb pciaai “nnaa *yaas nna m Spi - Dnmisaxai 
, ayaa ani np smi , ruspi byti n m 'Jim ppna nino aaiai 
niPan p Dinn Ppa o ani naaP p mpn Ppa mas np 
nan 1 ? amp man pm sin nps pi, imnn mar* ammortai 
mas nrPan jrpna nmna risai : mnnsP p .-nàto p 
nPpna mas by nnp, nnpi nan smi nan 1 ? nnna nan aaia 1 ? 
nnnp casi nnna aya naanna “ras, n;aP pi aaiaa mpn 
: maa nn 1 ?! nnp sm m pi - rrp» nann Din as>a 
poi inPaiflb ns rrm p rb sn c'aaiaS on 1 ? anta nan «Pi 
msnsn nai (S) ana ammiri ans na ‘ma mnPin roi annasa 
nsab laan np sin mas by maia, nra : orrp □'Paia mas 
la^i ibis aym, nsa 1 ? sin np nan m myn pi nman by mani 
by rubnn, ‘rasi nasP ia pw naian or p marui (4) , naa 
(5) ù'b'iy oQVpn nsi nnsn nr* rmyiy ann mpn « mPyn 
sim nynn p rubro m pi - erPm aasnsi onnipi anmsai 


« .bysn » ny jxrc icn x ’b ’"3a (•») 
nx'» iDm «e'Va» Dix ’»» ’b '"sa (5) 

« .D'aiyyn 


♦’B '"53 IDn «Tim» ny jxao (1) 
« .Dinn » ’B '"33 (2) 
«.ona D'n’mn» non 'ai ’x 'a '"sa (») 








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pmm ‘rnim , aisa c*aaian ba : nra , psm otfi p “i'pn 
mann sin Tarn ypna rn inD frw» , nann tsm D*?aaai 
Dinn nbyn 1 ? aby“? sin p nptm ws ‘rai nanm riamai - wsm 
«'hi ambyn a*an nnmi jrpna nino mairi : by*?, jnta antoi 
np Dina sin mrs by! , botasti a*an p nsa ny mpn “rapa 
np sim neon p naisa Din “rapa irs (,) nann p pinna nsa 1 ? 
‘npaa nzrann jrpna sin mrs “ry ansai ; niaai nna laa aia* 
pnsi ♦ izisa uian an sim nann p nsa ny am ‘rapa nann 
ainn pai mani ‘tizi mpn pa "pinaa sim 'tram ypna sin nais 
an sm an 1 ? np sb am 1 ? an s 1 ? mra -pia», ina , ansa “rai 
njnb : ansa p ninni maai bai mpn p bapa nbn , nb 
psn ja (2> mpn ns rbapai ubya nais pnnnn ypna mima 
psn p nbyab nsa ama sn nais “ryi (3) . amnnnn a*an pi 
ajiaa ain nna 1 ? 1 ? a?n , maaia nnp ìwm amnnnn a*an pi 
prrrrtrm nnmisa^ *aaia pi nbian p aya am n*?apa 
nja 1 ? ba? nna rrrr m bpi, roabn ny mnnnn ypna DWiart 
' 3 s “?y a*an tìt nais by amn np maan ♦ ami mpa pciaa 
ams nbyn «b, baa 141 laa a nvrù a *an lai, *raam ypnn 
«‘rai a*a*aan pnsaai ^npnb as *a Taam y*pnn na by ffrfrsn 
aisn na nsa a*anaa in <a nyiai pp yn bù* nrb pbm in 
amai ainn ama “ras, ambyn a*aan byai npinm nbnn 
sin, a*ypn nyaab pbnn nn y*pnn *aiyai ambyn apn nyaai 
(6) jnibmo, amnnnn D'ab ambyn a*a pa a*an a*a pa bnaan 
biaab niba' ps mnan "a , snn nbnn aisn nnna mnan 


«♦105» non k 'a V '3S W 
v ’2d lan 'firum «riapro» s 'a v on i 5 ) 

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♦’K ’a v,, sd non «nann» np «nann» ja 0) 
« .npn ;a l ?ap& , i» 'ai « 'a '"x (*) 
ncn «cwinnn» np «c^mnrn» |a (3) 

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61 


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«yna nan xm ox : naa mSn naann a naS nnx ma , -ot 
ns?ar3 xS (2) rmna Six xm osi , maan (1) nj?ar3 xS pmn 
, swr con rmna Six a: (n"a r* Sra) amar iaa , mSt* 
Tiara xS Sax nati 1 ? (3) rwp ais?aS nrp ia rrrr m d:i 
□jj -aar b"s?xi : a'aajn -usai mpa ran np aaia Sr ina 'a 
nrx, mnas?i nSraai nSxar pxi nara w maS « in» din 
io |nai nSxarn ps?ai (4) w SSai nara ar ara xSx riSna 
nnai mainai rumi Ss? msraai, nxiSa Ss? ]na , nwraai 
: oroan 3 Srn "a^aa nSi np as?ai nSi an aj?a paiaai pnnaa 
nnaa xm p trrpn nj?ara nSxn a^aaian 't Sr ani3is?a mai 
xn:n Tarn xm |Sa Ss?r ]?Ss?n rpna - tra - n"ar 
mnnr wn s?pnai (6) , mar Sr inaila nmn Datari ffan nx 
in3is?a rrnn rrmnr TSrn j?pnai , pns Sa? W3is?a nmn 
wi jrpnai, H3i3 Sr in3is?a nmn ^ann j?pnai, amxa Sr 
nmn rnnna? Tarn s?pnai, aaia Sa? in3is?a nmn innnr 
xm ]iSs?n nSj?aS ntsaSa narnn (7) axi, nx aS Sa? in3is?a 
, Tarn wn pnnnn ntsaS nSs?aSa oarnn dxi , Tarn 
: nSs?aS naaSa aarnnr xm p n*s?a pam jiarnm 
xm p aaia Sr n3is?an am *sS nSxn saaia nj?aa? Sr anai 
nSaaa amarri, nann ?a amn aSana n’ann traaian , ina 


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ibi .',tu .Tfìn nyront? b'3c?3 nnart ton 
b3K TOW3 nbua nxpas nvr 33133 

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bei ’"a ca c’3Da nayi, niiajn Kflei 
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« , ne’pi » non 'k ’b ”3bi , 'a ''33 Kin p (3) 
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Snam pi riama "31271 D"nna «n 1 ??* nm ay nai:m a"yxi 
H3127 SPl 'mSm Dl"3 i6* C"nS3 *Wtt 13"n / n*?im naam 

n' 1 ? ^npim) ainaa , fqs3 narri ròij? nmn by, "aan pnai 
pi ; naamai narSaa ^mia ni pi * "ana "nan npn (n"" 
‘rii? ina mm nmn P , man 1 ? mai aiya 1 ? m: 13 nPin rrri" ni 
nrnnan naai mna n333i nnna rapasi mie irmi on erutti 
« ?p » mn cj7 nai:m B"pm : "aeri na3 n333 naaimn namnn 
narri rPmia na"** , aijn nmiyi p" pm nama "mSmi nan 
nnapai .Pmaaai nmiyai "iman P?ai nama nnN era ssPs 
na na nPn n"n" ni pi, pmt pai nppsi nanna na “?m 
man on nan *?m nna rrm nmis by , man 1 ? nmpi DipaS 
ni pi, mrrna naa:i nnna nnyaan npinm nPwn mnn naa 
nxiam b*j?w : nSnamn pn mnaa nm" rmn pn mna rrm 
nPna na"n , pami jnn Pam rjm riama Tarn naia * na » ay 
rmnn , mPamn jinai “mSm mpi nama “mm tana nP naia 
"a anaiym pi Pian pinmnm p, nPn nnam rpa 1 ? njr»ma 
nPii mani mnsai yma nPna ni pi / ‘ainan "ma pina nnma 
ama 1 ? nmp m nyi, D'aa rf?i np naia (2) na "a / ninnai nnami 
aaia « m*n » ay naiam a M j?m ♦ pnn nanna nnamn "a man 1 ? mai 
cava jxP aaia Smia ia*n , mjrai ]m p" |im nama "imam 
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a*na nSnai ; naan nan" p"na "B (b fb aSnn) mna naana 
"B "nan (a"’’ '" npp) a"nai> 'iai jna paim 1 ? naa (n"" i n am) 
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58 


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npaia x^ai mpirn paia x^a (3i n:irn pan n*?i , nanx paia 
, rnxn ampia npaia x“?a nrn 1 ? ias:n pan x 1 ? p, piaian w 
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npaia risa , ni bp ni aia ara pnaa tappnn risai, ni nnx ni 
^p ni Drrcnpaa pnaa *p'an (5) b'bo Vam a’Sia an ornala 
npaia mai: , naia ara pnaa ias:a n“?xn ampia npaia mai:, ni 
, an npaia npaia |^ai naia ma *pfr a'aman aanaia amann 
amaa , a^aian bo nnn pan bob npaia n"apn aan pa's 1 ? 
amai, npaia npaia ^b npn nmnan nanan boo Ca 'i nnaxna) 
npaia (a"a a"a aia) amai (0) , msa *?axn D*a* npaia (’i :' s maia) 
niapn aaia paia ppa ('x fa amai) amai / lax dp ìttp ca^a' 
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57 


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, nurunsa, msiuna - musino , muisna , reisuna - nuusna 
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man Su nrmsn nsu mp SSjm do ; nman a"p mr 
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nns na nrmsn Ssa muri as, « ma » ms pi « p'rs » ms 
Pu man p amann Sa nu pa nSp 1 / DbaSnm mann «pina 
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ma’ im (4) : nrmsn bzb pi, mrnuan nrmsn a"' bv mann 
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, naua naui, nSpa tqu ia nan, « nnaa ma » mai, man 
S nupi « ‘raan » ns pSan : ma mmam, an-n , uaia -mai 
man mp pupi ita n nrmsn ns pnxi mann usna ippm nna 


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, aann, aann, *aann, nani, naan , anan, aann , osti 
, maai, nani, anan , anan , 'anan, 'naan / a'ann, B'ann 
, ama', anna', 'anan, naan , naan, ansi > na'an, an'an 

, naan' , naiT , anan' , nana' , nana' , nnaa' , nnaa' 

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, nana' , mia' , nana’ , anna' - anan' , aann' , naan' 

, aann , anan , naan , naan, aann , aann, nnaa', nnaa' 

, nnaa, nnaa , a-nna , anna , nana, nana, 'ama - 'nana 
, Tana, anna , 'nana, 'anna, 'nnaa, 'nnaa, nnaa, nnaa 
, ann'a , nna'a , nna'a , ann'a > nan'a , an'na , na'na 
y amati?, pinati?, aianati?, nanati? / panati?, mnati? , ♦ nana 
; aurati?, unaati?, pnaati?, innati?, mnati? < innati ?, rimati? 

, natati?, amanti?, nnaati?, manti? - manti?, namti?, aninti? 

, pianti?, ]iaanti?, manti?, amati?, pniati?, inaiati?, nmati? 

, pianti? - |iaanti?, mnnti?, manti?, manti?, amnti?, aranti? 
.calanti?, pianti?, naann, naanti?, anami?, pianti?, pianti? 

, paaimi?, parmi? , amnti?, aarnti?, pamti?, pamti?, "punti? 

, Tarati? - pinati?, pnaati?, nmati?, nmati?, mnan, arcati? 
-, inaiati?, nnnti?, panati?, pinati?, panati?, pinati?, nmati? 

, pniati?, pmati?, pirati?, nauati?, -jnuati?, nnnti?, pnnti? 

, inaaati? - nnaati?, annali?, amanti?, narati?, inaiati?, nmati? 

, cianiti?, -pinati? . pianati?, namti?, laamti? - manali?, nnaati? 

, pniaan?, renati?, lanaati?, pinaan?, nnaati?, maaati?, aainati? 

, pnaiti?, aamati?, panni?, pnauti?, naaiati?, naauti?, anaiati? 
, aaam.ti?, paniti?, naaaiti?, aanaiti?, anaaiti?, naaaiti?, paaitt? 
, panaiti?, naaaiti?, panni?, aaaniti?, paaniti?, panniti?, paniti? 
, naaaiti?, anaaiti?, aanaiti?, pnaaiti?, naaaiti?, pnaaiti?, pnaiti? 
mini anti?pi risa u? naia nn« pi « : naaaiti?, panarti? 





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,-pn (2), qj?du' jò nywa', nn ni ‘snai, nn m nns, nona cn® 
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,nyair,nn ,p»:pannnr]ns* *6 n®« tei, pap rm^a 
♦ mna pxm D 1 ?i 3 t ?3 pKvn (4) «, rmirxna / ttana® « onan 
/ ynair , nyala , 3 ont , nai., ina , nn < Din < nn / 3 as , |b » 

, j^na , nuya, lanya, layna , yania , apn® * anyia , nap® 

, apwn, yaian , u?pan , p®an - a®pn, wapn - pn®a , np®a 
, oran ( nnan <°> 3 a®np, aniay, ®nap. nizny , ro®p - ®anp 
, barn / aa*nn, nann, annn, nnan / *naan , nnan , nann 
, naian , anan , naan , som , bann, cnan - annn , nann 
, onria, nana , annn , nann , anan, nnan, naan, nnan, 
, -nan, annn, annn , nann , nnna , nana, anna, nnna 
, nnna, nnaa, nnaa, nnaa, nrnaa - nnaa , nann, nnan 


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mn ’b '"ari. nmixD SiaSa no Sr 
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mo Dopa rnpanbi nonaa no Dopa ìròanb niTns aon 
"imi ♦ O'p D'Oip nO DOpa nWl O < DOIEPI HXD '"IH mxnpa 
s"p Dopa nw 1 ?! marea Op Dopa nwb nrmx w So 
: am i nixa pao oro O'p Dopa fro» “3 - O'iwi 
s"irn Dopa 'ibi marea- O'on Dopa 'ib nrmx pao bir mani 
'n om atwi Dopa 't o , dot mabx reon nn mxnpa 
, 3 ^ n ann o-nanb nbipi'ppoo anx ni pini / mpanxi oabx 
ba man (I) xnpnai babanai» od : naoa px 'a nacb bnrr 
nana nnx nix pxnpnai pbabana pi - (2) Dna P nrmx w 
nnxi nnx bai - Dopa aob xnpnai babana, nrmx w (3) bo 
by Dopa oob xnpnai banana nrmx uibo So nona nix 
btotàso laai : anon aro Dopa nwbw !4 > np Dopa w 
mona nnx nix banana p ìba aSir bir man xnpnai 
(5) oaa S xnpnai banana nrmx obo bu man, nrmx panx 
'b xnpnai banana nrmx panx bo nona nix nnx nnx ‘noi 
♦ mrnan no bw Dopa 'n np orafi ntm ‘ma? tar» 'i - ona 
banana p, |ba nrmx panx ‘ma? man xnpnai babanao laai 
(0) nrmx 'n bia man x nrnix oan bir nona nnx mx xnpnai 
bv nona mx nnxi nnx bai ; mas n ab xnpnai babana iba 
□*aa no bp Dna no orafi nob xnpnai babana nrmx non 
□aoon nn : Dba pi trm nxa doti Q-apa orwpi oan np 
bax, pmab px onai ppanb px ombp, mpa xba (7 > aria mi 


« .ny » epos «bj> » ’x 'o v '3a ( 4 ) 
by D'JD nwc? d’jb nob©b” 'a '“sa ( 5 ) 
« .d'jD nyanx np a' 1 » nw 
« .rivmx ’n b© man » non 'a '"aa <o) 
« .u'jou panna m » 'e '"aa (7) 


« .pipi babana» 'a ’"aa (') 
ncn «cba pi cnwyi nxa» np jxra (2) 

;b '"aa 

mani piWsk fc’b© » fpu x ’a '"sa i 3 ) 

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m»p nnan - n*?iK maan nnan , mania eli» nman • ma 
nli»aa nman , mra p nman * maai» pii nman , iip 

: nnap 

, n:ai» «li pai», in? tsli pai» «mas ia» niliaa pai» 
prosa (3) |npD ?»ipn tótn l2) . Kffl m»i»l mpls w paa 
ualip psi alip li» ibpa «in , laipaa 'n ina pna , “[ina 

: ola na vm kct laipa 
-ari / j"f an -flora ]lpi» flash ]ppn « niaa no » mliso paia 
nat (4) naa pai, mia oppiai , n:i»a aai, alipa aoaia aria 
, erro *w naia cftax *n?» , pus ira :5) t npaia npai» - napa 
naia iran, a-na ipaia? am»p naia pais !6) , nro naia i»li» 
na?an naia pai» < ariypi mxa pai» naia i»i» ; a*m»p? nxa 
nani le non pw na an»m sa pnai paa , appaisi nrtfas 
: piai» 1 ? ile pan pai» nai rmsrfc .ile ppn f»i» nai 
nns niaP laN , nmp: ma 1 ?! nana: ma 1 ? nnx ms, ira 
lira: msnp: ima mn?K cm» ♦ ni nrtN 'a nai m»ip 
nimp: anpa ai»*?i !7) maria: a-aps ai» 1 ?!, nai ioti mona: 
tu» o amai aai» m, nw asl rwn nai aa1 nst nns nna 
a*apa ni» 1 ?!» 1 ? nini» i» 1 ?!» *?i» nai? : tm oai» nns anps 
ni» 1 ?!» o, nw nn msip: crrrtb orapa ni» 1 ?!» 1 ?! nona: arra 
npamò niTiits paia li» nan : ni»i» c?»?P (8) mni» capa 
npais nn msip: ni»i» capa 'i*?i mana: rw capa 


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«.rvnnrJ D'aps wVi» icn x 'a '"sa ( 7 ) 
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pm ma roani, mn» jmna nbiji bu mnn nnnrai (2) - n»n 
min mnn (3! nanwi, mmn mnn naman ]iubm , mn» arca 
■jnnai mpi pw ma « aia * nj? naia : mn» manna ma bu 
«p»» nj? (4) nra a nini *pi mbnn 'a ma ninni mpi pm ma 
ma a nmn ?pi usn nnn nini bp nini usm nini maui un 
, ehk bu pnn pi psn p nrnb nmaai nana mari *n ianab 
nas m bj?i, usnn pi maun p nrnb nntaai nana nninm 
ppua smaua pnxi naan psa naN (a'’ n"a mbnn) n # p mn 
nnb u 1 pnam numi nasn nns nn pnbnau ny bnnu pnabb 
n: p lam a maun p pTina pumi ìwarr ns laibm, (5) nini 
ipmn nnun nns bns 1 nus ny bnn psb namn nns bu lann 
smm iG) nbu usnn mm is ib ir? sbu mpuai mbasa ripiani 
sbm nyiai pin sbn nnsn nnun bns* nsi a sanam mbun 
inrtu 1 is (7 >, ib ìjrr sbu mpuai mbasa bns 1 ns na, iny 
nbm isi usnn bs mnnpn pi pnn p nnan rtbym ìatam mnp 
mn im a rpin bn nbrrn nynr usn bu ynm 'bnn pi, usnn 
a mas ubu nm - uas » sim nnsn nann naaa a « uas » 


^3 'a '"331 « , D'P'IBH» ’B '"33 (7) I «.ebljfa» non ’B '"33 (D 


nnc'1 D'^aKO DIR *?3R' ORI* filli JB1R3 
nc’R B'pooi in» «pai umani pirt sba 
rÒRn mauri '&b rrnn renani «, i b un’ 
S13R3 tran 'rida ibi: mne' birto 
birRai. in» «bai pin lòa mirasi 
'fiVi, i 1 ? urne D’p'itì.i mai ninnai 
ninnai biaxa era rm naiian ur»u 

l T3K’ DR D’P’ID Cf'RCf D'pC’Ol D'^SRO 

mir* in» R'rai pm xba nntn eir 

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NDnan ’b '"aa dj '3 'a '"33 ioa 

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'"331, ■ ’r ’o '"33 non « i'a"nno » ur jrbo (5) 
[0 rpitasoi» «mai» nns njr spu ’d 

« .D’oen 

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49 


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♦ « usd » « sub » ni, napaS usb pa 
pa ornai prandi nSin 1 ? aSm onun p ìtto san *a un 
maanS mSr6 p ibai , ian Saa pa n*nbaa p nros 
*?33 p mnaa p ornai rpbabi nSibn naua Din ui (1) - nnpa 
□n 1 ? u 1 issa D"n rrn mua ius Sa 1 ? niapa 1 ? p ibai, iai 
D^nsi nuu ori nis : (2) « dsu » « sbu » ni napaS naS usi 
, « sub » « usb » « dus » « ubs » rubini minta uu osipan 
^ 3 i, us33 mai mua t4) mn oSm (3) iis : « sbu 9 * dsu » 
pisi D'b ; « ausi » « ubS3 » isiaa nap:i ibi ksw idi 

1S133 PI3p31 131 SIDU 131 *?31 , US33 pai 13U3 llpl , OSlJ» 
, US33 USI!, 13U3 Dim , DSjn D'bUl US t « SUb31 » « USb3 9 
D'bUn : « DSU31 9 « SbU3 9 1S133 H3p31 131 Nirtu 131 Sai 
orna pimi Tism , cani p nsi33 psm » usn p isi33 
, pisi p sr mpm onun p san si33 dui , min p Niaa 
< 5 > usin : iipn pi dui p DM33 njrob usi p san mini 
pi D*bn p nsi33 pani < Dinn pi usn p si33 dis Su 
DT iabi , min p isi33 a^m Dama ius ninni n 13 .n 1 , mpn 
sa' pan pi, Din t^a 1 usin pi : pan pai usin pa DTiaa 
-pinoi DM3a jnabn nbU3n mi sa 1 abm ninni man pi, np 
pi, Dnb pism , ma msm, usb onun : mpn pai ainn pa 
: D'b marni np pisi pi, nini mi usn pi, usi Din onun 
usin p : D'bb pam. mib abm mani, usb dis S» usui 


ubi ’bi r B '“sa iirps «in «1x132 

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’3 's '"33 nrp3 tesi rm p«òn 1=2 (5) 
.ìisno ini 121 B 1 ? |X3 ixpoB 


.’B v '33'1Dn «ni3p2 l ?» 1» |K3B (1) 
133 ’3 J132 12'X1 «CBN» ’N ’B '"33 (2) 
,b'»b ini2X2!B 
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D’BBPl» 1J> JlBSl *?31 j «11X1» ’B '"33 (4) 


7 








'jiDDn nso 


48 


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mix ia nn mna (1) pm in * Diax * man nxi - laax » nnxn 
-idi w nPa xima nan Sai , iaa:a mai n:iaa rrm Dp» 

« Diari » nx mp "ppn : - orna » nap:m « roana » non nap:i 
in il nvmxn nx psi Tarn mna ippm nna in n^rpi oraa 
|na nxi * su?» » wi « roxa » nnxn nx n:ai oman ma jxian 
"or nPa Ninro nan Pi, iao:a pa , n:iaa mpi, Dp?a px 
nttìpi < 3 >roxa pro nx p-Pn : « xiaaa » nap:i « roxaa » nai nap:i 
aro ixiajn in iì mmxn nx rpti mann taxna ippm nna ’b 
D'a’vi? cna m «oxia» wm 4 xaia 5 nnxn nx nasi oman 
rapa nat nPa xima nan Pi, ros:a roxm n:roa Dim Dp» 

: * oxiaa » nap:i 4 «Dira » nai 
pa nnaa p (i) ornai inaiai masai nSian opn mix ro* 
inani marosi mSan dPd mix ron - pxn mmaa p maros» 
n:iaa (5) min ron - pxn mmaa p nnaa p ornala p map: 
, mmaa p orrosa p nnaa p amai nnaai nnasai nnrnan 
n:n, nap:S naS ma ,61 d rb 'ir raxa onr mn naia: max Pi 

: * Diaxi » « roax » 

D*nasa p nnaa p ornai rnnasai nnma Dp?a px vi 
-Pian Dp>a px tan (7 > , nan Pa p noaxa p mmaa p 
mp vi, nan Pi mmaa p Erosa p nnaa p map: rrasai 
, nan Pa p ornata p nnaa fa ornai rrasai mma miao 
p nnaa p map: prosai nSia (8! m:iaa mp ta 1 p iaai 


.pss U’Kl «Din» '3 'B '"33 < 5 ) 
«.arò» non'a v 'aa («> 
'a v'aa non «*13*1 031» ir «*m» jo (’’ 
,'a "'sa ioa mn , x 
,pa: irsi «troia» x 'o v 'aa ( 8 ) 


.naia mpaa «an» x 'e '"aa (i) 
« .ròxo » non 'ai 'x '» ’"aa (2) 
'a ’"aai, ibio nyaa « axia » ’x 'a v 'aa (8) 
,'o "'aa ioa 'mirri , « cxa » nan 
.'a v'aa non «niapj» n$ «anaio» W 








47 


'xr pSn 


pai trawn pa nviaa jmaam "pinan d^ij? ‘tu nnsn n^iai 
: man pi usn p mma “[linai llJ rm ss' nnsn pi, pnsn 
max unu, ira (2Ì , wuai n:uai d^ij» « uas » mas* u^u 
pnsi, usa rfcnn isnaj tra», irsi a*ai mi d^ij» * uas » 

: tana “[linai jrnaa pin (3) rtna sna: tisi , maa nsna3 
mp, usa sna: Din, nm D'ai us n;ua « uas » (4) mas u*?u 
mrn p DTia “linai jrnaa pin mia nsna: rm , a*aa sna: 
sna: pai, usa sia; usi, usa « uas 1 mas u*?u : nipm 
pai usnn pa c*na nannai n>naa rma nsna: mai, maa 
pi, nnuai ‘pasaa, mp ibr pan [ai, Din ibr usnn p, pan 
ainn pa a*n:a jmaan rmn nau; sin, mn “\br ninn pi man 

j pa bv mpn pai usn bv 
nuats uua ainm naiaai spaiai Sin: ma « uas » mas uSu 
rosai n:uai cSisn (0) man m (3) pmnai : amai pi mavì )n 
.pai a*aaia pa ani}n ns ;in:S sna:u nan ‘vau , nap:i nai 
ananan nan Sa pa (7) aaas pa oraunr mauj?i narra pai mSia 
nai na, napai nai naa ìsna: eaSa nnan ns ama 1 ? a'nua 
: nra , mapan nna na '%b napan nai ( mnam (8) nma na "bS 
uSu ana (9) tanni p*an pna pan ppn « uas » mas uSu 
: napai nai uaaa mas uSui naua mas uSui nbm mas 
na*nn usna ippm nna > ,0) iS nupi rma « *f?sn » ns "pSan 


,: 33i, a»u ia pai «nai» 'k ’o "'sa >5i 
,'a '0 v, 33 ics vnsTt « brinai » 'ai ’b 
S S K 'a ’"321, '3 'DI '3 'a '"33 Nifi p (6) 

« .nan » 'ai 

« .C':3K p3 » 3CH ’B -"33 (7! 
«.fl"13» '2 K '"32 (8) 

« .ppm » ’B '"22 (9) , 
« .i h » non a 'a "23 (lo; 


S'n» “[linai risai» rpii ’vn ’b '"33 (i) 
enpn nm naaSa D'ai nSyaSa 

«.risa 

nc?«3 jap^ c:T«nx’ 3 i ©sai» 'a ’’33 (*) 
□np CEib fm p»Sn bs pyn ansa 
.na’ 1 ? -)"cn pei 1 ? 1 ? 
«.kvti enpn» rpu ’b '"33 ( 3 ) 
.'b'" 23 non «nprn» u> |K 3 o 4; 







'jiDsn nsD 


45 


D'aa^a fa □‘ppa sia:r iai *?a "a , nap^i ia6 |!) fpannai 
<*> on a: rapai ist mrattn psar nman isra fai rubra fai 

: nneni armi 

nbais rs rito ^sn , man ns sri: rsnr 112:1 airm (8) Pi 

: D'an ns sru 

* *|bs », npnr « fr», nmasa naan « aa » « max » mas rbr 
«fwv msi / naaia mass «aan » ms , ira : a\i:a pmaa pin 
npnra sbi naaia sbi mia ansa «*f?s» msi,np*ira mas] 
D'sct fa < 8 >-pinan mia mma risai mai ma (4) nanna bs *a 
mas rbr nbu anai, « ras » mas rbr : usa psn ]*ai 
dp 12:13, irsi -mai mi mas ria? an lisi, ban isia: anar 
min imsa mia ma « aa » ap ir 3 n"apn br mia mi «pf?s* 
m bpi , a-aa rs * fr» ap ir:. n"api Sr min p srr 
: lisi mas rbr 11*113 aia ‘a mas (fi) nnms rbr isip 3 
, rsi mai mi anai, mas nrbr 11*113 anai, « ras 5 mas rbr 
, D'ar rsn nnbm {7) , ira , bai libisi isia: masi rissai 
im*ii3i isia: (8) B*an p nsrr rsn p, ira , rs mari micini 
, ps D'an mibin : rs nsr (9Ì a*arn pi < asaa bai a'arn 
m*ii3i risia] min p isrr tran p - ira, a-a psn micini 
, un min nnbm : a-a iair psn pi - na irs bai psn 
sia: a M n anbs mia srr min p, ira , mi iis micini 


'"33 ics 'min «jinan» 'ai ’x 'a '"33 
ro'nn 'rxsa» d' 8 j?bh ^3 ppSi [X 3 ’a 
« .“[Timen » '3 'a '"331, nxn 
« .ròxn novi » r a '"33 ( 6 ) 
"'33 non «D'an ja nra» np |X 3 B ( 7 ) 

:o 

« .D'ewn ;a » ’a '"33 (s) 
’a '''33 ib 3 'min «D'an pi» k ’a '"33 («) 
•l'jjn rraia pr 


(5) | noi 1 ? ‘pi! 'Iiki ( « brinai » ’o '"33 (') 

, p 'a '"33 jap 1 ? i:xi!Biy iaa «-pinai» 
D'nnx niaipaa c: 'a '"331 ’a '"33 bax 

.p 3 W 3 

*,dj) an» ’a '"sa (*) 
.1* E 3 nnx oipB 3 nin pjyn vxjcb '"db P) 
« ia » nvmx 'nw ex '3 jxs px « ’» v -3 < 4 .' 
■ 33 iB3 'min « ransaa » '3 'a '"331 

.’UI ’B 








45 


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ni pi <*> fn f'n pi D"n : f'n ffc v '“> a "P n** 
fn ’"p a"s n’B fp i"d ifa fa a'' 1 ? a"a n" 4 n''ts afn 

a"a a"' ti'iù n'n pi fi p"n pn f'a sfa d"k i D"n f'p 

sfa Sto x fn n’w fn fp v 's b"b n"p i"d fa rfto ff 

tf'p n"D fa fa nf fa a"’ 3"a x'n n'i pi fn p'f fa 

n"i p"n ff p''a f'a f'x : a"n fp D’f f'p f'a v 's 
tip fx f'a '"s? b"d n"a f'a ff n''a n' s a'b a"n Ni 

fa a"n ai xi n"n p"n f'a p"s f's : p"n d"p ff 

x rfn p”p D'f fp a"x f'B f'p ,w d a"a n"a ff i"a n"’ 
a'to ff f'a i"' 1 n"ta ff ai a"i x"n n'f p"a f'a p"x 

n"a p"a ito x f'n sfai p*a a"p fx d"b f"p fa '" 2 
n"y f'a “["a v to taf n"a i" 1 ' fa n'n fi a"i n'n x"n 
fi a"n a"n x"a n"a p"x x p"n p'p f'n sf'p a"x fn 

fn fp sfa d'b fp a’a fa fa ■f aa n" 1 fa fn n"i 

v' 3 ta' s f a f'n T'i n"i n"n a"n a"a x'a n'’x t n"n p'p 

xx x p"n fp p"n fn fa (2) fa a’p fa aa fa n'f 

aa p a’ta b"b fa aa n'n ft fi nn n"n aa a"a 

< 3 >.n"n p'P fn p"p fx fa p'p 
pai, nnx aa mann Pa nxi nirn Pa nx npipi (4) f aai naia 
: sin nnx nna aiai , nnx pian D’XBn n"a nnnP 


(5) xisiai fina imo, « pax » p f xi max mxnpa nvmxn pPp ’j p-ib 
nini D*ai px tmr i;aai, (6) . mpna wa anni mann ni xin 


«1b"2ub» ma amai r,"j a"K ij? f a 
utvb » 'a ’"aa ììi'jnai 
«.aaw 'a '"aa dji . «io’bi to , aoi» , a , n '"aa (4) 
«.noiaai» »pij 'a ' ,; aa fi) 
nvr p rfrm rnpaww enea ppp (#) 
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; B1 ’b '"aa ìaa 'ftu.n ’k ’b '"aa ii) 
’b '"aa ìaa 'mani «?)"b» ’n ’d '"aa (2) 

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n"n ' x k -no ncn 'ai 'a ’"aai, «"bi p:a 
n"xa ni’riK 'Bim bv inx *nc *ìci:i 









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44 


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,« f?M » cp jiai |ia dp« fis » "pai, nraa Tpm ppn sani 
Tjoa anaan ìiai»n p*D ini « ira» dp fai )ia di? 121 * rra * 

: nrms a"a il» s"ii arri 
: hi» hp fa fa j?"d fa o"ai fa ^ n ' /1 ^ i" 5 3 " s 
dì fa d"ì i"a f '"a ah ni fi ih nh i"a fa a'M 

ih ha h'a fN t N"n n"i» i»h hp p'to fa f'S? 

h* p'a fp fa pi D''a fi tfa b"' “["a s h tal hi ih 

ha fh *ì ai nh fi fa ha i'n : ah s'i» nh i»'p 
: fa ai» «a n"p i»a ha p"» fa fa V* b' 4 ? t"= D ' M 
p fb p"i a'a p D'a ih ì"i "i ah hi fa fa rfM 

v'n ah ha f a ih : h'n fi» ah s"p nit ah ha p"a 
n M a i»"s> ha p'a fa fi (4 > sfa d' s fa ah (3) hi f’i 
fn d"t hi fi h a'a ha fx t h’n hi» ah a"p sai 

ni» i'h a'p a'a «a hi? i»'a ha p'ta fb fa jp aa 

p"i f'D rp pa D'h fi ai ih fi v a a'a ha ? i'h 

fa *a tfs * fn fi» nh i v p fai aa sa n'a i»a i"a 

n*d n'j ®"s 1-b p*= r n " 0 »" n D "’ P D '' n 
d'ì fn n"n b’s p's : n"n rw ri n’p n"s a"s a'p 

rpna i"a a"» a'a sa n'to i»"i ha p"" fa f'n pi 

h*» pa fh fi pi oh i'h dì i"a fs : a"n n"i» ih 

ih t h "n a"i» hh f p fai ha hp aa a'a sa n"i i»a 
ai a'a s''i n'a i»"' ha ph fi fi »h oh fa D"a 
p'h dì fa D"s x fh *"i» ah n"p fst fa n"p ì"d 
i"b fp n"D ii aa a*i sa ni i»a ih pi fi f"n 


.'a '"sa vwipnsm x 'a '"ss “icn « Vi » (®) I * .D'iyu» ®pu 'a '"ss (') 

♦’m 'd iob vnam «y'D» k 'd v/ rs (•**, .’ts "icn «tìd» ir «rvs» je (2) 









43 


’jty pln 

pa mranra *p'ia (1) : nrban maai psbn rpoa ex 'a na 
pax 1 ? bia* ìrx , ?p"ia lab cix piam ex , ira - enarn 
*?r nmrbr *?r pa"i : oneri p ex "a na br inx oipaa 
paxb ‘re ttx , pa"i nei 1 ? cix pan’ ex ire, ninna: pub 
mranra m'bai : psbn rbra ex *e ns ‘rr inx oipaa 
ba* ut* n:bei naib din psir on , ire , psbn rxia 

(2) naia» prbai eim pa ai'rot : pr“?n rxia ex *e paix 1 ? 

: iman 

(3) inxi fftbn D*nxae bbo rnjnap no' nrmx enn ornar 

(4) pN naiea ex , non 1 ? pn nn, unni eia bb:n min, onrr 
“jnjn jnn ex ira (5) , yaaa naa 1 ? px njna exi ::ra rbyfcb 
oxi, ::ra (C) nbya 1 ? px ixn 'br mani 1 ? naia 1 ? iaen ma 

: r::a (7) issa 1 ? px nrn 1 ? 
eia ir, pia pran j“?pr pxn ppn ne 1 nrmx enn ornar 
« p^x » pia pran j^pr ira : nr 1 ? mrn “rai iir bo ira: 
« ‘?ai » / « ma » er j’rai jba or « ma », « f^x » or j^ai j’ra or 
pi, « rbi » or pai ]bD or * n“?i », « bai * or |*?ai pa or 
onxaa mxxr ixaa: , nb'bn minn )*?ai nrmxn ba ixr 
xaaa, nrmx ns? ‘rr man en onrrm , onrr inxi ombri 

: mx era xar nam bai nrn la 
iaxi marni trxa ìxrri ebir br ibbn xm raa mna ir 
/ nabaa rana irxr nxa oblia ornar am ari, n b 
oba xba bsn nrr ‘rnan inaai bra x“?x, iai naixa baa 

: en 1 no'ana rami iai 


'ita» 1 ? » D“ipi |K3 « px » non ’k ’o ' za (4) 
•.va* *iv •va» jo zen k ’a '"za (5) 
« .nyo 1 ? px » icn ’b '"aa (6) 
« •.■uzb ,iuaS nona» 'a '"aa (~‘ 


«.nr^art» non ’b '"aa (i) 
« mia» » 'a '"Sai « naia» » icn « 'a ’”aa (8) 
♦’b '"aa ioa 'mm 
« .inni » non x ’o ’"aa (3) 







’jwnn isd 


42 


anni - * irr », « ìxi xn ir» p Sxi Snan rara jpapi nwwn p 
: « ina » ìanm rbyzb mai ori onn, adirar nnxp a?a? cna 
Sa? Nmn Sna aa? jxa?pi r6xn nrmxn a?Sy nx n"apn SS 
a? 5 ?» mp SS : « nra » ìanm naa'? n:ai nnn ann , a?a? « rrr » 
mta ann, paa? « rn » "fra? jnui Sn: Dir ]xa?pi tf?xn nrmxn 
nrmxn a?Sz? mp S:S : «ma» ianni Sxn aa 1 ? raaS mai 
mai anpa onn, nmaa? « rn * Sa? smai Sna Da? |xa?pi 
nbxn nrmxn a?ba? mp SS : «ma » nonni *?xn nnx 1 ? (,) 'mniò 
nasi Dim onn , n’jrw « m » (2) Sa? nh:i Sma oa? fxa’pi 
n^xn nrmx a?Sa? mp SS : «ma» ìanm Sxn pa-S wS 
, naSa *?a? (3) mnacn mna?p « mi » Sa? amai Sna oa? jxa?pi 
: «ma» nonni bxn “?xaaS Sxaa? 1 ? naai paa Dnn 
mn otto, erri ornSt mn nnx naSa mnaa na?p an nbx 
; nnn a?a? , Din a?an, maa a?x panx. runa D*a a?Si?, mna 
(4> : Dim -top , |iaa pa?n, ama naiaa?, mia paa? 

a?“?a?, mo' nrmx a"a : asm nxa nrmx a’a SaS a?ina Snna 1 
: (5 > marna ona .ttop D'na?!, mSaa ona paa?i, max pa 
maipa na?ana naa mpiap, mna maixn , Sipa mpipn ì^ai 
pa?nn a?xna rmwp, |?n"a?Di, naSan , pa"’a, p]a"ia, pn"nx 
ona mpiapn na Sa? maipan na?an p Sxi : n^naa nan‘?a?a 
, nra, npSan maai ]iirSn ^ìoa ma?ana?a pn"nx, nrmx a"a 
Sa? nnx Dipaa pax 1 ? Sa' ia'x pn"nx naS onx pam dx 

irp crn poti» idi 1 ? «punp yj^2x iòi nv/nKc 1 ?»^ 3/112.10:1» » «ips» 
T/n lò , ni 'jBbo puSn 'sb «pax .ms 1 ? i't oiìò 

<p 2 M sin na nsi’ Susini , ni:u l ? «.virtiò» non 'b v 'd 3 P) 

d:bki , '"33 tkso kS n n:ì/o sp ( 5 ) 1 «ah» ip |«sa iDn 'k 'a '"33 ( 2 ) 

'3 m:rai , -r^ir piss miao nr:p «.ni'Ecn» 'bi ’b '"33 (*) 

.|DpS nanp .om cip pas '"D 3 ar’tsi'B '"23 d: pi (*) 





41 


ve' p^n 


inixa mp nnpa rmprn srjpn atrn arai : pxn nnxm can 
pan aaa nntrp: mrx pwin ara nxiran a^a “?d nróirn p“?nn 
ertoci rópm, e*» 1 ? era pa ònan 1 ? aóptf (,) mn jrpnn mrpi 
np p'pnn trótra nwww d'b òr mtn (2) np mn rpnn ns 
V'\rb arto* xnpn (’n 'x irroro) airoa , EDaiópn own 
eratrn np bpo Str (3) orsn np ppnn rtora pnp, D'atr 
( a'an ns totn prmn trae -a ana 1 ? mpizr nxia:ai t amópn 
a" 1 'a nw> amaa nSa aaxi anma òdi pai ora* wpji 
a^s -a 1 ?* nolana -pa 1 ? 1 ? / pn mn antri pn ispira ma 
(5 > imi irnaan (4) mia brtb irnp pa naca pxó maan nn 
'aóa, pxn nap uótra Pi : mima ama arf? ((5) mnp prò 
■pptzn : pxn nap ns ópir maa Tipton, \nxnatr pn òr pbnrt 
wto» “?aa xò B^wn nana erróri 1 ?, amxaa nipa:i erri a^aa 
rrjrar) amaa, ax Tnrptr laa amxaai ebaa Sptrró n*?n:n 
p-atr nei ‘ra rrop 'n n:K paa -pn "|tou 'n nax na (Ya Ya 
póa n , nrxa t*òx \nxa mpn óx / *nxa pxn ppn naó 
’nxaintr tran p / ’irxa ( « pr » aipaa « rn » ntratra Bini 
}óia s rn vb n, nònn nrx n:i: nmf naa man p (7! narton 
mn aaa ‘ 8 > amò rn n npinm rtonan itrx na na 1 ? map 1 ? 
(nò n" 1 x nraòa) 'maa ò''t ntot mrpaa nirptr laa , nòna 
napn nxi naaxn nxi anpn nxi nrpn nx ^axm 'n trx ram 

: nan 1 ? n“?pna mrx oron nxi 
nrmx tròr m npa ari ann,tran ; mnaa mrp ptzb min: nnpi 


«.HUip» neri 'b '"33 (6) 
««orkm» x 'a '"33 (7) 
renn nm uriD-ui «a'31 1 ?)» , ’a '"33 (8! 
□'rn 1 ?: p® 1 ? '3 3 '"sa a: nm® im 
. jap 1 ? K 3 ian piasn bv nrn 1 ? ja ma 
■ d ’:r 'nn:m « T'va » ’nMaa ’'33 (9) 


'a ’’33 nrn «nn» -ij t «nn» p (i) 
« Òs » ’ts '"331 i « Djj » 'B '"33 (2) 
« .VITI » K ’B '"33 (3) 

«.Dn« 3 »nDn '«’b '"331 /ai ’b '"33 mnp ( 4 ) 
« imi» opB 3 «inni » 3 ins n«n: k 'b '”33 (•'>! 
.'ai ’b '"33 ìBr 'min «imp» 3 ’b '"331 


6 







’JlCDn 13D 


40 


]'vh nann inòròa ma «mi, òm.an maa rìnpn ma òsn 
, -ora sn, mai rsn inai inn ann a'aa asm ppm, inai mp'r 
D*?ipn ns ppar prr ip ni, rin snmr mani rsnn nrpa 
, ninaa nima aro ìa psr prm pn nana Km , a'aaa 
(x"< nò or) amai - mr narò nana fin s 1 ? (n" 1 pra mprn 
nippiran mabisa anns òs inai, ina nasi inn ip nòp man 
nasi nn ip ariana <’>, mcrr man a*an amarai, canna 
paa, n.mn pa pntn, ronfi pa ÌPpn l«rp cnn man : ina 
t m nnsa naa aòp br ò^na nnsa jiòm - nanpa pa 
< 2) man ns s^san inaa ^sn n^nr nnsb, nara, craa rs pans 
pò smani ‘mnan mis naia nma , aòp bv òbn nnsa ann 
nnnr nmn mis naai < 3 > , man pina nnm inni man mr®i npn 
maan saa (5) aam ppn (4) rsn nmsai, rs nssr man pina 
( oinan saa òdi nnrn rs 1 ?»! rnpn nrm armai ansisi 
(’n n"p aònn) ainaa, rs&i arai nma nip» na 1 prònai 
pwfi rrapn pan sò, ann rs rmra mnm irs 1 ?» nrp 
mn nms ari (7) t n*?ais rs sin r (6) ò nr sòr nònan rs» 
aoi trsn lizzai < 8) amròr ana srpm a'an ns n"apn mnnn 
pn nma arri ma òpra nna 'a (a"' 'a mpr) ainaa < nspi 
ns òsn pbn 'a nna 1 ? ainan ma nan, psn nsp ròra òdi 
p^nn pi, psn ns nrpi s-spn 'sn p*?nn, arpòn 'a 1 ? nrn 
(») nròrn p^nm amòpn carni ama Naa òa nrp nnsn 
npar np nsòr an (I0) np amnrtn psn nnm psn òp nsra 


tjBU '3 '» '"33 ( 7 ) 

'di ’n ’» '"sa baN , ’a v 'aa sin ja (s> 
Dirtr » a ’o ’"33Ì «, errerò nne » 
«.nrwbwa 

« .n’C » spu 'a '"ar ( 9 ) 
«.13» *icn 'a ’"aa (i«) 


«.ina» ~\y [Saia ieri a v '33 (*! 
«.cen rm » x ’o v aa ‘rsx 'a ’"a3 kw p (2) 
;k'» v '3a “iDn «a'sn» ny patì (3) 
« .tfXn “[ina » ’3 'a '"aa (4) 
«,n 3 » rpw 'a '"aa (J>) 
«.•,*5» “ian ’x ’a '"a3 (6) 









30 


w pSn 

irnniòi ipn px ìmirxi 1 ? pmx xim franti xm, anpn rm ìm 

: rPan px 

ppm wnpn ma mi om^xn Narri , ira , mia rm crnv 
jnixi abiy bw i bbrt nx inno mm mera rmn ìmxa asm 
nrano ano inx laa rrm orni pax aiyai mìa a^ism mra 
mani ‘ali d ra'ix rf?x nolana bm i;x nPoaa t ròvsv bxn 
<», una i;*xr ‘a 1 ? iman pai, Pn’? np pa iacai ipn px 1 ? 
pai, iai:ai mas aprii n;xn pai mnaaai inaa fasi pm pai 
t njPim noi Kim ro 1 mxnar n;x pai aa^ij? 'tìbwb n*pi m 
Pria Pa npp traisi Pa mriP piamara rraiai Pa? pixn 
naaa? pnun rraiart p <*> npi*?i, nxp Px nxpa aia; Nina? 
iaipi van rm nai;i, aia;n xmn Pan nxp nx rea pai, pa?nan 
npiann (3) naa;m riami maiam dj? nmi Pan pina min 
maiali nana; min nma; naai / aia;n Nini Pan mtpa 
pa, m;-a s»ix *?jn pa (4) M» pa, pp pa Pi; pa Pa marpi 
•sa ma?jP pixn Dixn pian' ia?x laa, ixp pa ani pa -pix 
mna mi ori Pim inaa Kii;m na;n Pian *?xm, unan ina 

i 

< 5 > : m p naxa? ij? dPj? ^a? ^Si nna;i 
aPa? , omaa rraPw n"apn jxa?s? ma* nini» orran crrap 
nPiaan nrmxn sna?i, ina iac cn max nunpan nrmxn 
nix mn : rarPw iaa p maiaran niarp nma?i, aa? iaa ai 
, nrmxn p xm nnx ampi mna bxn km na;a? min, Dna 
: ni>rP i;anaa? ìaa mmaan ia?j? p xm nnxi 
rm orna?, ori dtPx mi nnx, Dn nbx naPa nimao ia?p 
Nranm na;a? min mix dj? ira mi - mia ora vfoo, mia 


'ii*?ij^ D"pi ’n pai*|K 3 «sia: k ’o '"33 (i) 

.’B '"32 103 VniTl P35 13'Kl «0’0V>» 

«♦Pipici» ICR’B '"33 (2) 


« .neon » non ’b '"ss (3) 
«Ara» ’b '"32 W 

« .TSfin ir * 'B '"22 (51 









’JIDSR "ISO 


38 


(1) , rfcn» mwp xrn narici nnfin nfnan p 'a Df^nr 
]nn« Nini ]iwi Nini» D'nfxn sin piai arifxn xin pfnn 
nanfra fmr inaa naSa -wp dito rimari nfìs pai 
otti xm nnx nssrnw -[afa mi aram (2) ni ri, ricreo rrmppn 
: naia nnx na nnx aafi au S pi Tir px 
nsnn pix far -pa 1 ? 1 ? naixa Sa naSa '*a nama mmaa n»p 
‘ria- ìrx pan Sai a*ai a'stpi napi anax S px ex , pa mujS 
ix fina Sa ix noia? Sa ix pp Sa nnrjS nan axi, pa nwpf 
ix pp S px ax nan ‘?aa ix (3 >am Sa ìx rpa Sa ix na?n: Sa 
nrapf nacrro nan nix ìx ani ix naa ix nirn; ix fina ix rvaiat 
xna xnum mari finn fxm, San nwpf ma' irx San i:aa 
nin piaan nan 1 ? mxm : finn inaa naixa {i) ma afipn nx 
pn nan inn, naSa f p pnx nfn inn ‘nj? pas nai ('7 fa) arxa 
inn ip nSp nan (x"' n'S rrwr) anaa, ma la pxr -pini 
n, anx aa 'arnia DTòxn -pn px® ainan pafa, ina aaxi 
, ma 1 Sa mnpfi mah Sia' w nnpm p:a nwipn canxn 
: < 5 > fm:n maai na ,! ?a bv naana Sa afipn nx nfn B'nfxm 
m*?a, aSaf rrp ('a a'S aSnn) nnx rima, naSa mmaa *wp 
nax3 pw D'nfxf air pa 1 ? p axi, nanfa pa nnnnfa paS 
m pn \\vb nx naai puSa ma nnna: m nan Spi, airi xian 
nx la |n:r arSxn nx mai 1 ? ma mpan nf-ai (6) , Sxn mn" 
: inròxa aSa nnnm xfr inpn anpnfi iaf nx pnfi man 
1*03 a'afipn ti arifx rm nnx naSa mmaa mrpn an Sx 
mani nini *?ip, npi afijS man lar -[maai (7) -[ina ixa ixaa 


«,'b30 lbl3» 'a '"33 (4) 
.brun insa nx '3 no ’bsn » au (5) 

« .bxn TJT" DX1 pi? 1 ? » '3 'B ’ y 33 (6) 
«,XTt» ?)m3 'a '"33 (7) 


, x a ' 33 *iBn nbna «rbnjs» ;o 

ol® nipas «npn» 'x ’O ’"33 (2) 
innin «am» i» jxsa nan x 'a '"33 (3) 
,’B '"33 103 







37 


’j» pSn 


V33<?i ipnm 1 ? ima inansa mas annasi n"apn naaìp ,tpt 
trSnn) 'maa topo nai wmaai inumai mm inrfrs rm 
wi (,) iTiT ’D p ;rn sb asu , lap 1 ? man vupa na 0 **p 
omann ^aa ppi bp nan rrcft la^a awrtn nnnn 1 ? ss 

: n*?sn 

rjiD an 1 ? ps ]n ,l ?am pian nsnaa jrrMt na^a mmaa nup 
isaa aa^i, iBinn naiaa nasali averi siana aro man , ppi 
an*ò i b mas pian nsnaa \rrsst ama musa : annnua an 
sax baa nmai bp nan psu, pp *pna '’as ana mpn }tvb 
pnan ma bua sin nns fa pian mi, ptaa aiubi yrb marci 
nreD ava trarci p nnvn sin i naann naaa animai crainan 
bu nan ama is, nana m bu (3) rnaan ama (2) nnva nsn: 
usa nai na nnjna ama nmn pan bp patri usa “|nm nana 
mui otto ana man nas: m bpi, ppb nana fp spinai w nrn 
-nnnb ’wn ans sm sbu mana ma : tbttt naiaa masabi 
sixna min rwy , nnnnn min nna" osi, fp pna ana aiunbi 
naiaa, lamm naiaa masa^ 'a, nnnnb mp *par tsbi airi 
p ‘mpi / annnua ean isaa nsbi t fp spna oisna nauaan 
mb mnnna mimi nnnmu ripa naiaa min n^ nnsn nur 
nana vxh nmnun rum’’ nmn 'n nsna mpn yen (5) nnna 

<®> t msa baai ttcm baai lab baa npm 
pipa ( ams npnb -pia a ab psu nup pna na*ba (7) mmaa nup 
‘marna nbrea nmupn nanbua pica pbnm incrina pia 


« .nix» bea» ■neh ’ta '"33 (o) 
nnx iff» i>cd pebn Sa ’di ’b ’"33 (7) 
cy ne’Sa py erra mx kxoj «naio 
. na’ba nn'BD ibj» S’nnen nmn 
«.yen xbi ney 


,'bVb'" 33 ìaa ’firain«.rrne ’b»'k'b '"33 (i) 
«.Tiri» 'ts v aa ( 2 ) 
«.firn pyn mx*i ’Bb» *]cu ce (3) 
.-ibid myea «rrn exaa» ’n 'a v 'aa (4) 

:o '"aa ’mjm «tìt» pb » 'n '0 '"33 (5) 










yioan i3D 


30 


dP®P n'.T sin anPsn n®r t®k Pa a -npT d "* 1 '3 nPnp) 

: ■nsp» urrw n®p amPsm pmP ya issai >TDinP ps v*?p 
ero-in mwp ns sisì&P na rp-nP inpia 'bin jW #P® 
pai? panP *? 3 T* sP -a , <’) rrPam ipn ps 1 ? D-piapn nPsn 
ppi rpa ins P® nnns palpi oPipn nsna armo rmn 
,nnn P® paipi afnrt palpi / pi P® perori ma P® palpi - oPipn 
,cm P® paipi |isa P® paipi, aipa ‘tip palpi ima P® palpi 
sin® iai ptPi pan*? *npia *yniP "P na ìaPa las* p ex -3 
assi ara-m ns sisjbP aPipa aan Pd- ps® na piap piap 
133 rm® na (i"a osi) na 1 ?® i»s® ias, npiP *pm ®pa» 
iaite , npi 3 ns ®pa- nnPsm rm 133 nmP imi sin 
msipaan bis -» npia -pi:n min nt ®paP Pia- imb sin 
• 4 td 3 ni [i) Pa (i"a 3 "a 'i a®) n'p na 1 ?® nas m Ppi : npiP 
papi rm® na pini, aaa npmi sni naans 'mas naana 
npi : txsanP isin m sin piap piap naiPa , i:saa- 'a pap 
spi iaiP ®s Pai ab mpr anam bs Cn s a®) na 1 ?® nas 
□•p? anann bs mibs, pa®a |is sPan spi msiP pp pa®n 
sPaPi msiP irp ns pa®nP, iaiP ®*s Pai spi ssanP nn 
P ?3 nts -risii or* 'n a®) iaw npi t nsm npia®n p uin 
n®p 3 im n®pan ns (3) sisaP aisn Pai sP -a anPsn n®pa 
ox nn ; sita- spi ®paP ansi Pap- (4) im Paa ®a®n rmn 
B-s-ma as® ipia apa rm i ssaP Pai ab npiP aann las 1 
“isa nwi -apaa rapa n:ianm npm pm prora D*®isai 


tatnnai awra nas «Soa» nyiain 
aria dvjtj nt tatat , 'orni man 
idj?b «trx ‘reta» n map pi» 1 ? tnsa 
ja min 1 ? pxt «n»« *?aa» In ni» 
Saa» an'» 1 ? nvn» nSxn npnpnn 
.?Vk*“K nato orar: nat Vai ocx 


«,n:iant» 'b '"aa 0) 
;d v 'aa tan «Sa» tpi «Sa» [a (2) 
«.nanS» 'b v 'a3 (3) 

I 

i Sax «?t»x Vt»a* piena uSi» xnaia (4) 
! terrea nSxirxi « tcs Saa» v, aa u«sa 
i , nt’aica xat: « Sua » 'a aria nS?p Sp 












ntrp (2) p*ana !1) mmaa p ira na^a ritrae top ì e^ipn me 1 
TOP pina pica nnx crbrn mpaxx topi orm mpasx 
mpcxx top pine tit ma ranaa p iaai (3) , na ,! ?a nimae 
naia» p taci ‘rxn nn* 1 ? nani ptr^a tran ara tran dito (1) orna 
n*?aa tran ara tran dito còrrt (5) mpastx pina nrr ma 
*pp e*an jpa^ erta 'a pipan) naxjtr , mnpn >s*ntr mpan 
nnx x“?i top , ptrn ìòi ntrp / na ,! ?3 (fl) nrrae ntrp. j campa 
nTTBDa cna p-apn^ x^>tr, arar cam , naana pn, nntrp 
pna (7) ex 'a, emnnx W mnnxi omtrxn ba 1 ? mtrxn pan 1 ? na 
(9) nisu , imnnx api imtrxna paba attrai pai (8) caa aipm aaa 
, iaaa by tot atrai, mia by aaa aapai, nana 1 ? i*òtr paba 
ritrae atrp : in ‘pii pxi tnab ban xmai aav xin 'a ò mmn 1 ? 
xintr mtrxn paip, pici mtrxn arò pxtr atrp pn*a aa^a 
paip, cbip btr ppi pie nnx bw max paipi, ebipn nxna caa 
, aapa paipi nata paip, nnn paipi eia paip, pa palpi aia 
]baa ‘rota faxa paa bx tft pax, rana paipi pas paipi 

: ap 'api itrap ppaa 

npa 1 ? bavv cnipa can pxtr paa^a pie arb pxtr ainatr at 
atrp nòanb pan 1 ?! pie ap wzab bx runa p-apaPi paa‘?i 
mpaa trpaa emnnx cana pian' ex, mpiapa n^xn ninfea 
marna aabtr aaxtr ira, aaixa irx naa varò c’rpn ma* ^a 


p« 1J> |K3»1 , ,1311?» 11 DI 'DI ’D '"=3 (0) 
n’CYTBn iris* kì’» 3 po^.i bD «ròi>» 
«ns’^a pjy bv 

«.*]« ’3» ’B ’"33 (?) 

«ara npm pra» ’k ’a ■>" 331 ,ne ki,i p (8) 

«.«pii» “D13 ’3 'a '"331 
'"33i «ir» 'k 'a '"33i , 'a v '33 xin p (o) 
« .*ron» 's 'a 


« ,13113» » ’R '» ’"331 ,’Bl ’3 '» '"33 RII p (1) 
« .fY>13 funse » ’B Vl 331 Tir pe^a 

« .ISDa » f]D13 ’B ’"33 (2) 
nbaa can 1333 can» tpu ’b '"ss (3) 
«.‘tri in’ 1 ? .ibi pcbi 

«.crì>m» cc (4) 
■'"33 non «can 1333 » ip «can» ja (5) 
.’a ’"33 1B3 Tnarn , ’bi r 'a 






'jioon "i 3 o 


34 


nnaa an» bD bv (*) toa rari naia n» maai *pptp a"p»i 
man n"apn pi |2) »n, rwnh nnpr rapa ■£*? o^ipn rana 
Tnpn an»n n n»n nnt^p^ann 1 ? i» rvft» nkisfci maaia 1 ? 
(K"a 'n mwna) 'inaa w nr »^a nrn 1 ? paa nm < 5 > »*? mina 1 ? 
orni pan “?» »inr ertoci nt ^pi j mpaa sn en»n a 1 ? ir n 
anaa rorom n» |pm -pp npnn by an:i nan am a*a» *p» 
Otorini n^ ann anaa ('a 'a aa trtnn) mai, tby bm vara 
na»m sai np na» arn - *?» nn» nbrj np D“?ipai ^ani p» 
aa’? nanna mini an»n n» pnn nr kw oro, an» ’aa ìair 
i»ma ':sb nmfJDi rtone rpan a'pnn rapa n» nnpn (7) lima 
pannai. n"apn ito? ama 'n mpa mani ann mrp 1 ? nnmi 
^a mpm atoan riapri b's ertoci m»n rn»i : naia 1 ? pnn toa 
n» n»nan *?'nnn ma nar anbx a*?ipn »nanp aia mina 
onna» 1 ? n"apn naar nmr naaa ainaa bnan inaa a^ipn 
»inn ara (rP i*o mnna) 'inaa man ìap mar am ira» 

: rimar naca ama pi * ma» 1 ? mia ama» n» 'n ma 

m»ax 'n m ianp n» ppn naan m» ,! ?a mana ann ercto&a ' 
iar nnpi np pi» »m an nr < 8 > *?» art an 1 ?» bvntr n 1 ?» 
an i^si (9) : maai naai naaa anaa nrbra ia*?ip n» »nai 
nis m»aat 'n rr ppnr naan m»' 1 ?a mana ann awbv 
pr min bv nini» ann anrpi nana mmaa m yy la^ip 


« .xtsn tòa » cs? (0) 
“®n «i>nia 'a 1 ?» -p «noia ’ìb 1 ?» jo (7) 

.'B '"53 

'"33 non «Sk a'Ti avi^N » («) 
i'bdi» ’n 'a '"sai , 'tii 's '"33 Nin p (9) 

«.TBD 1 


spi: 'k 'a '”331 « i ìbia nsi » acn ’s '"33 (i) 
«.D*1K *?3 bv» Dtp «OKI» 
.naia muta « xb » inn 'a '"sa (2) 


«.ròarò» rpy oe? (3) 
«Ain» k 'a ’"33 (*) 
« .s’pr » ’n 'a '"sa (sì 










33 


*1 








r 






ni bbs i, no m nns, ima dot o, im im*?ir, im on 
naca HJiiai p> piriisa unsi a r» 3 * 72 * 7331 , ma m *?H3i, no 
is isia*? nana *?p nimp n"apn nn ni ‘idi (2) t n*?a ip naia 
na unsi bìbite nn pò*?, *?nan Dir 13331 moKoo deisti 
, nno 33 i H33 pasm (3) pimi s*?S3m xm:m ‘71121 iair is soni 
nupa *73 (5) nimp nn ppam (4) imipn Diri ins 1333 nra 
11013 as o npai nis* 1 ? s *?3 pp pina jap 11213 rrtrsia 

: '131 WP3 DOir M 1313 ('1 2" i 7 B'SlD 31133,111031 11BSB31 

nirB*?i i 3 oa ornasi n'opn iaair nwo isoa siisi 
p ni p tp anis nasi, ns tp Dn*?s nasi ma ma 1331 
npi, iapi no sin ni mas sin o ('a bit) 'tisi , pam ims3 
ii 3 iir*?n nai “ 73 . aia som 1 ? na nrmsn bibite n'apn nn 
onain *?i3*?3i nrmsn può nn*?sn ni*73 usi (6) t psair 
rrtnam aoaon (7) pian airn*? *?nin, aiBaai am anairm 
nnir 11*70 *?im '*?i *7im dodo Sir ninnai naipi pwm 
na 0 sh i *73 jnirnn m pnp nm : nsia*?i ma 1 ? tip 
pia ipi irsia nsnan*? (0) anmpn (8) mmn *73 pi" 1 ?! usi 1 ? 
mip, osia min sip nini *?pa *a ('1 s"a nw> anaa 
ma 1 ?!, npirn npiati bis la ,lippa pn 1 ? nai, a*?ipn isna 
■p, pi pi aia p nirp*? Tipi nrpa oa inai ms *?3 *?p 
p n*?ia ipizrn unni ipira nirir oboi i*?ia is mai pip 
Dia 1130131 naana Dn* 7 sn mrp ni *73 t pia pi aiaa 
, 'lai ps id- naana 'n (a"' '3 ’bm) anaa D*?ipn (,0) simili 


ùmmn ha » x 'o '“sai, ’b '"sa xn p (fi) 
«.pxn ‘raaD 

« .parrò b'rrm» ’ta v '-a (?) 
« .omasi Ve » 'b ’"33 (fi) 
«.nrro&n» x '» '"22 (») 
« .xna:r » '13 ’"33 (io) 


«.ornip’aai» epu 'a '"33 (i) 

«.DV’ia» ’» '"33 ( 2 ) 
DipB3 Mxr V>»b «pnnm» ’x ’a '"33 (3) 
»p3) i3xi ixirn 

«.Cipri» '13 ’"33 ( 4 ) 

« ,rrs» » cr (5) 











ijican -iso 


32 


nx ^asn 1 ? oti ®mpn \®b ni , nnm nrmx S or® *?j? jram 
: a'no tmnxi , mp opopo - j?pì?p imi - Dfjnnyri ios (,) w 
«, op, j?p, yn, 3?® ». an nrmx vi® amoa®i mi ma' tax 
p nrx «p * min. po’ pj? Ss od 1 ? mp» ios Ca *"' 'n ^ai») 
tot », ma' |rx « ixim pari » yoS ìoa, iQin m ‘r® (2) wn 
« ^b » man Sa marni, nonnn Sana a"' 'n nrx) issi, «in « j» » 
nrxn mnxi noSa d®i®p® rrnxi o®ob mn, a*ao cannai / sin 
i on 1 ? pp (5) no®nm w n^na nanxa n"an S® nuai (3) man 
-p^x *s co x aSnn) ainaa na® (0) a^x - ar or no, or or 
xmn ara ooSa bosso , Sonx no, 'lai Sionx ars pop?a tra® 
aiiò n'an oox® ama ooìo® ìoai, aSpn nxma ano S® 
rj^x m rrm, mon mo ooo p'rsx ava a" 1 'a m®xoa) p®xon 
Din -ito , ooo pbax ara "a nwan nyb « a®a® oan m® 
oaooa) o®xa rana*? (,0) ®> . pox Sstx rrnxi (9) : aro piaa xS 
nrx « pan » a ; |oxa ìoa wvb ®o, pam nx psixn x®' (a"' x ’ 
nn aSj?n nxna ano na® av&x » ooo 1 ? nan (11) : man p 
fiibim jaoafo rrm , now “?® nrmx a'a ns< j?®j?®o rrapn 
, nrmx a"a osa oinxi bob (,2) iSaSaoi, nnx man f?ao n®u?i 
, omo xSa , aSina anam aSSa anno ano no? n®o? rrm 


ndu.ti «mann nx ‘yuan 1 ? mp» 'a v sa <*) 
.nuaiua nitri 

« D'ai D'ansi » aj? jsan asp ou ( 5 ) 
«,,-aa ormarri» mn pisa 
«,nrm mp D'jnunu urrà » cu (3) 
«.nan’ nansi n^rw msna» nu W 
mai* 's '» '"sa Oas. 'ai 'a ’"aa sin p (5) 
•a sic minia «njmw 

ans di' 1 ? 7 'U -bisi «-“bs* ’ai ’b '"aa («) 
ani' s'.a 'a vj» n:ia: uncaj “]S < aaba 

•na'aa 


« .rrm » ’s ’o '"aai , 'ai ’B '"aa sin p 
« 'a non » 's 'a v 'aai < 'ai ’a '"aa sin p (8) 
♦naia mra sim 

« .san aayu ans 1 ? » 'a ,u aa (9) 
« .nj?a » rjDU au (lo) 
« .uaiun » au (ii) 
« pSaai » 'n 'a ’"aai , ’a '"aa sin p (i2) 
, nmisb s*m aiaab *p'» 'uanU mn 
i»a bib: pia» aipa ‘raa Tpn»n min 
’"aa ica bb'i ìs 1 ? 1 ?3 paa s 1 ?!, 'a '"aa 








:ìl 




*?ip imi ni o amaisi arma» a'aan vr : av av btopip 
-ito pisa («"a a"a or) ornano , pira < ,J iiaa a'pnrpir 
rvirsna) laa, S narri mann pairao ax o inuma psi, 'ir nap 
ara ('i ?' rrptr) iaai, wnia Sxi San Sn 'h piti ('n 'n 
Ss np®* sS ('n tair) mai , inu?p Sp nnsn npim «un 
rrsn (2; DPpwpw 'a pa: Sa nsT irmrn mai : 'ir rnnaton 
troiai npu? '*b ai» nsmn a’xnp: ntsonm n^snn ^ox, nanni 
onx 1 ex laa , irsi *?ooi o 1 ? ^aa rrsn (4) awsran (31 , nai na 
irai l?oai a 1 ? ^aa io a-onS riunì? ia rrp pin a 1 ?» -ia-i anxn 
nnap papi ppn ansi - pan uaa irp npS xSr nSni npir 
a 1 ? boa rranS mS (5) dtopìoi palpi ppmn onx ‘tip crrpn 
, rrsnn mrrx ama anx bai rrp amai omx xmio nann vn 
, nm apn a 1 ? pian C* 'i .mpur) rais ornano laa mn non 1 ? ,Txm 
aa ipo ('n o"o aia) rais amarri, 'ir pian rrpi raan vanti 
: nsSoxi aaa pian (S aS aSnn) naix aironi, oaa nnoN 
mnam, aa*p rima ex o pmpi nraa pia 1 ? apiaan nan arsi 
naan misi rais aman masa o, rrsnn mrrx ama npia 'sb 
o pa: p)K / p^aaSa npia *sb noo 1 naSa, lannn vaisi ras sS 
pian larva (6) ; ampn ppn 1 rrsnn mrrx ama, mna pia 1 ? pian 
amai, mxnS non 1 ? vrp ns mapr ' 7) pprn papaia vrp ns 
nan 1 ? nam irs B'pnapia nan o, nasi sin (8) pan 1 ? rrsnn mrrs 


«.pc 1 ?*:» di? (i) 
«.psò» pjDU a» (2) 
.naia myu svn «na' na'» a» (3) 
«fi'TOl! ròa <?as» cv (4) 
« a'Tayei » s ’b '"sa 'ras, 'a '"aa sin p (5) 
.naia mpa svn 

■ps pa: » s 'a ’“aa 'ras , 'a ’"aa sin p (o) 
p san- yen rima p»S ’a mrn spina 
«nciSa a’j'yn ppn> ,n"snn mn'N am 


, \"jn pa na nnsiao nrs nsm sauri 
«.mna po'? yor, ottb ps pa:» 'a v aai 
«.yap’i ipn'cn » ’s ’o ’"aai,’u '"aa sin p (7) 
pan 1 ? nmn 'a S”m , 'a ’d '"aa sin p (8) 
rrm, msn^i ta-anr *|’ns' nan nrs 
, B’i'rn ns TO' n"sn,n mn'St? ^Dn 1 ? 

’s ’b '’aai «, pan 1 ? sS» 'ai 's '» '"aai 
s‘? 'a ’J'ya a':ia: ans min « a'abe » 
.mure ’ruT 









’J'IEùn -I 3 D 


30 


iop‘? man roj» na ('i x"p a^nn) miro ara» ìoa orma 
nm tew (1) imam ipti am jp» 1 ? ('a »'b rrptrr) ara, lai 
rai ipt pfófci / rima binar ampi nsi nn®p 'n t *a 
pti moa r» ■a (3) um amarri a^nn wj» nm (2 ^ tesn 
TOT cr^ia ('a *"p qrSnn) anaa trarrà topoi bina «in, iròn 
mia no C'n“?*ò no» ('a i"a a©) ainaa erma itosi ma wn ,'n 
•a ^p -pi» n v ' o*^p ai») ainaa b'ìòb: itosi iòsa stri ,yv& 
orai no» itosi (4) nas »in ; isn pros a*&òBa Trè*a nana 
oaoio tooi p»s ki. 1 , aatt&i nas‘ in’ (S) 'ippb et N"p atp) 
a^ip 1 ? innari au pia : rapo *?a oaoKs (ow) arai rrpoi 
o» pia , na 1 ? mtòBai rrfcns nanp Ci rbp ubnn) itti» ipi 
efeip 1 ? naa au piai (a" 1 a"p aw), ipi aiip 1 ? ima 1 ?» naa 

: pRi p« pei ‘?a n» maa tòbi 


aw pSn 


nria nbnn : otto brinai, mar naa top» (6) ninn n 
: n"p ara» orna»*? n"apn iBbtp a^ipn mar ibbi rroma 
rasa B*?ipb , 'iai ian mm a:p ’n eh bm) ibir* arai 
, 'iai ìpatsn ora taitsa, 'iai n*? 1 ?!! nionn pa , 'iai t»mo 
aasna, 'iai naturi p« nwp iò tipr ip, 'iai ^pbb apntr la:»»» 
rmw pò» ibst» rrn«i, 'iai pn nb ibirca , 'iai a» ao aro» 


.naia mj?::a «ms» '« 'a v, aa W 
.'s 'a '"sa ian *jrm» *ij> jxso ( 5 ) 
t.bnrn nnjn» ’d ’'sa («) 


«,ra» ij> «wesi ja -inn '"a 0) 
nr ‘reto 'a ’a ’"aa ìaa ptòn <mn (8) 
«finn* ma-ua ’mn 
«,mn» '"33 (3) 











29 


psvKn p?n 


©xn ma man p pxn nn©p: 7» pnbi pxn 1 ? n:rr© 'ai 
«?p rimai errisi mai tra uxbai n©n: b© Dipaip ìb ,w 
7011, tip mimi tra onbp spi' man narro na bai, ©xn 
-in©' csi / nini oro np ni" ^nn mpjr nnn, rrmn onbp -np 
d«i : npim n©p px ìaa mina xsa' tx p mx n©n: ba nx 
btx "ji* - mn min nx niob I mr 'a iaxi nbn dix (1) ©inb 
n©n: *?© opap ni' 1 ? xm dx onbx imi nirns '©in 
in prima© ban Nini (2) ; ixbia p pbn Nip:© an©n 
pica pi op d,t:h*ò npwò tram a«n nx an©n m©a 
oro ama |©i:n rb n mn ban rrm dx (9) , D'ann tonai mai 
Pan nx un© 1 ? n©n: '©in (4) isam ; tran ns in ]*nnii m© 
ix, nini aroa D*an in inni:© pruni nini apap ba ix xinn 
nxT 1x1, n©pi nap px ina ix npim n©p px lan (5 > in xsan 
: pxi mpi px trippai ©xn mm naa man D*np: px lfl) faxi 
< 7 > nini oanx rtropm n:nton unni nannm Dixn rpan aa 'a 
annx maipani nx*im inani ninnai mmatorn mpini m©pi 
|,n© pn nvan aai : xinn apan ninnai rpan mtoba rjia b© 
toro ban mxn aiir dx n:© tea p aro xrnan oro mia 
mi (8 > ; paia D**ain p |i©in xip:n mix px laa eia x'st* 

: pn naai ©rrm nini Dina n©p: 
na 's 1 ? apaa (9) m©jb Dixn nx mn^xn D'ann nrxm n“?x to 
by m*i / xn:m torni arr6xn .-rapa na nx pn 1 ?* na ipian 

rbnm r©pa na jnb lap *?xi©' nx D'ani otopn maix la 

* 


■pruni , *ibid nipes « n:Ksen » k ’o '"sa < 5 ) 
,'a '"ss ras 

«•OIKn» f)B15 ’D '"331 '"33 (6) 
«.npn» '"33 (7) 
« ,'inuns» ’ci ’k 'o '"331 «, pana» '"33 (s) 
«.nr*! 1 ?» 'K ’O '"33 (0) 


«.aicir» '"33 (i) 
« .p-IK'^ra » 'a '"331 « I p-lK’blK » '"33 (2) 
'm 3 ,Ti '« 'o '"33 non «erari»-!? jkso (3) 
«nrann» ‘a '”331 < '"33i 'a '"33 ras 
.D'eri Dipes 

« .rasm» sns irniiai «visiti» '"33 W 














'jiaan iso 


28 


, iaa'1 nwp -di ìx bina ix px K‘n' ni min pax? xbia “ai 
xbia, mbnb jwfi ito laan , nnna mbnbn nnna w map 
mrp '3 pax'1 nxm ixi ,i:aa xbi ma mbnbn mia Dnx nax' 
anxn maip ni bai / iSp na*ia nan mixa ìaiaa apa mbnb 
nx pnia ma wi rn rpoi rrn -api ma aip'a ’fcb npia apaa 
npia epa anxn bia cmn mi xin max bpi : ombxn mapa 
; npiai ppi apa rma rrn rnpSa mai una nma» «aia ,ppi 
ap Naia , npiai ppi apa Dnx Sia ibi: mbnb rrn" max Spi 
x'xinb anxn Sa Sia' irxi, npia apa |ap mbnb imn nrraa 
xaiaia mbnbn rrrr max bp, lax isiaa xaiaia nmbnbn nbxa 
x ibSti miapb baiam nani npn D'nbxn ib p: m bpi, npia apa 
mapia ìaa Sa xba mixa D'an mbnb anxn bar xb max bpi 
nrai npn anbxn S pa , miaxna nbnna Sman inaa anbxn 
ma D'an dp 'ban Daini nnai nai maiai 'baa ma pS baiam 
nmi naaa nnn nai nix anxb pxia bpi :l: : obipn mixa ornai 
D'ain D'an dp n'a*ai Sia xinn 'ban nx Dna n"apn Sia 
ino inxn , ppn Dina laaia bia inni (2) naaa mapai lainaia 
D'^pn (4 > jiapn in (3) pa naa ix nai piaa bia nmpan nnnxn 
ìx nmpan nx n'apai, D"aim p ]iiaba naia npD'X np'a max 
, pinna n'aiain Sa naaa npo'x xnp:n papnn nx ix naan nx 
m ain nm naipi xstr n'aiain 'baa mnr max laaian nm *;aai 
naaa npa' ix, la max D'an -[inai maiain Sa -[ina laaian 
N'xmb npnb ni : lax ìaa pSn nmpan ìx jiapnn ix pan 


D*aa laxi mna mai rima mn 



«♦npc^ *npr» 

< *-nì ce » v»a2 (5) 


TIK3» ISn '"33 (1) 

neri ’« 'a ’"aa (*) 
« .|BS » icn '"53 (3) 









27 


jicrm pSn 


»nnf ,, 1 WK ma am “[ina ama pmn nanna m«nn mnai pmn 
ermi mran «nan, pmn jpBp* ninn pi < 3) , ma» wxb nan ni 
)a «133127 'piò nan ni n:n , pm 1233 nntr mym maatsrn 
pana ina tsipa 'sb iaaa nn«n ntrpnr pp nnip i? ni, man 

N&1E7 1B31 (4) X 1B«3 13 nS3127 OTTI mi n331 113' H331 1«"l13 

non *òi, mina pm (5) mnrw by a*‘n nrn« nn nai«a nan 
mia mcnw rtnn ini« ai? rrfcpfca ma (6) mtvw by naixa 
(8) rn naa nai«a nan w ar« p , n*aiij? ‘ari? 1 ? nn (7) trnpn 
by nai«a nan w pi, j?nin (9) ai? rn nna rm «miatr by 
nann <a, an«n (,0) n«m nt 2 ?« by mi?i x imi nrnSa j?nin «‘aia ni 2 ?« 
a'mpn piib ni? nn«n ondisi (I2) nn« nn n«‘naa unnatr <"> nin 
nrai ^airia n« 'a i?ni3 i:r« ni bv isi:a nn ni bo isiaa ni 
|n: / nn« aa b inmaai ri 2 ?j?a na min 1 ? pm npm naan palpa 
nt 2 ?j?a n« rr nwpsni trp n*«na pn ,l ?i pan 1 ? ra nn« I ? nii 2 ?n 
Tpnbi S» 1 ? mmn'ni | , a«n ! ?i n'i 2 ?«na n^nna ntpptr orfc«n 
man ò |rui - rtrpaa «nai maa bri: «mai bina b« «in <a ò 
«‘aln 1 ?! mmra anatra òv ni?ran ira ni? vnaa nero nyib 
x ìaua rrbnb (13) «wrt? mnn im« api ito otti mna lana mn 


non «cipri mia narro?» ir )xsa ( 5 ) 

,’ts '"sa 

'nnm k 'a '"sa irai «x’arro? bs* («) 

/"a ibs 

« .,i"ap.i imi» » ’b '"sa ( 7 ) 
idi « mia » 11? jxsai «, v'n mia » '";3 ( 8 ) 

.’b '"sa 

.psj i 3 'xi «ja» x 'a '"sa (£>) 
♦'"33 183 « TRI' * 'num «. 181 '» '"sa ( 10 ) 
’A-um 'n ’a '"sa icn «nn lain 'a* (ìij 
.'ai 'b ’"aa ìaa 

«.dix ':a xnaa rnn iai,i 's* '«a (12) 
,pa: ir» «X'Jtin» ’r ’a '"sa (isj 


ara Min' nVi, «nSpcc» «pu '"aa (i) 
icsa mnuacn, nn pya nxn i^a.i 

.'J'J>a TIC' '"33 MR33B 

.'a ’"sa non «n:n» ly «. 13 . 1 » ja (8) 
C'81» R ’8 '"sai «0’81» '"331 ’B '"sa (3) 
'a «, D'ae» 'm:rn , iaiD myaa «D'ai 
nyi ’aS anni unan pac p'ain 
ìaai, ma m muovi R'itn'i xi,i amari 
ex rrw isd njn 'a 1 ? xiian N'iiro? 
lai ni'X mcyS ter oix.i ai D'aa 
mi, c'aa cri rumi 1 ? np tiyas nan 
♦yim maanr.i 

«.pcxin Din 'axa Sri» ’b '"sai '"33 (4) 











’JÌOSn “ISO 20 

ns snai na 1 ròsn nntm jnnsai, pxn ana mrjn a?sn 
ns Kna p (,) , nsjn w» a*ai prn rnw 'n an òsi, òa alnjri 
nnòi nn am , nsyi w msei rma rimari jnnsa n: ansrn 
Din *a Djax , riviri na mn : mn» rrmai nana rrmai 
an ann (2) nai n’m an min nai, min Nirt tram , tram wi 
x n^i np nnòn nai ròi np a*an na rr , am nn:a nnòm : n“m 
rrman (3) nai, tran an tran na 'a , trsn va nansn mani 
np narn na e, nayn vaa nmntrn nmnam x tran an nailon 
ónan maa cròton ntrp m‘va, tran np nmntrn man nai tran 
nbnna inna mrirn nsn na:tr mnn : nanm npmn ìmiasai 
nm Yiòròa ma mmi w , mjftri npn pò finn mtrsnn ntrpa 
Iran imsa inòròa trx Ktorrn rnjrn npn pò rmn ini» cr 
npn pò psn nx ntrjn man wikb toapm, nWi npn pò 
c’mpn nx ninna n’nnna aròxn tsna ntrxai, nnai ninnai 
amj? Km» onxn nx (5) òmn c’mjn p mtn xnn p ‘mnan mn 
nx xnn : cmj h manai epaa -roana iC ' nròx mani x pp 
aònn) ainaa m aj?a nani nròxn mann rtnn prxnn onxn 
xm pN ntrjmr yrén ò |na , 'ia erósa ara menni 0 'n 
wneia , nra : ròjar nxm prò ina ‘a 1 ? mmai iaiaa amm 
jraai, pma nn laa òtr t8! cmn mna ‘mtran mxn mn 
pina mxm , mna ma iaa man nann (C) jni nx mxnn mn 
aj? xnn cmn mn naai, arri mn ay inni mxnn mn annn 


« ♦Vnjn imn » '"J3 P) 
« ♦cbirn » v 'tt i 6 ) 

«♦tapo» np «iaj?fc» p icn f ta '"33 (?) 
'■'bai , J133 iwn . *TiD» S1D13 ’K ’O v '33 (8) 
« Abv » 3 cn ’ia 

« yn ns » p 3cn s,, ji3 (0) 


♦ v/ :3i ^•’ia , ' , '3a"iDn« te iBS>i» h ij? «iBj?i»p ( ] ) 
«♦nai» ny «nsi» p non '"n (2 ) 
,'k 'o v 'an icn «nai» «nai» p (3) 
♦'e '"aa ids T-nam 

v'aa non w ny oir^i» I» W 
'b v 'a3 non urei < '« ’o 
*'a s ’'33 ic3 t inani , v ':ai 











25 


p«n pbn 

(Xd ito rrjrcr) 'td otti dittpoo nawro *0» x^t ffpm 
tj™ (2) n» (,) ^pi - 'i 5 i “o ffjWTBn mw*n naa ixm ìxn 
'tdi, pop’ rto *|ma tit (a"- i "3 dii?) nox noirn 'to (3) *?ti 
pxn ^3 ssbo mfosrto 1021 : di^t mstn 7100 nr ('5 ct) 
noT5 p, annosa t-x nna ox (n "3 5"3 manr) 'tot < 4) rroa 
npnp "it 'br\ rpa pp afri» si nT onx St amn rrri 
pr ox '0 noxn pj miai : ■rèsm rr on22 ny nasp *?n rapa 
pr ix < 5 ) rrn 102, m mxn * 6 o 12153 nnn oto onx 3 
bb ix tx ix p ix pp ix bino ix non2 ix ons* ix 79 ix 
p pno p n -30 p iux"i 3 p 12152 p o*on 0*2 \s a np 
< s) oipon mix onxn po td , r^n ix tt mpo p mira ms» 
mn x^o 1215 ttx by m va’' So po, non im« 12 jHisn 
p .pu 1 ? (f) nwr no noixo po (8) tx mio nnxi (7) , orn 
onxo onxn on -piT tt '0 mTxno) omo ni *?pi , jn pi (,0> 210 
anno xiht 102 onxn m nn*T 'o boa pno^b ; pT' ion 
otartn cfripn rana*? onxn nx non nTX , So oSyn ^2 nx 

: airf?xn 

orSxn inon, onxn nx hti> dtSn ote a (1I) nriK oro 
Nom prona rànnoT 103 , nro , npio op opoo io^oS 
mino rm tin lop aro wni , Sman in 32 mino mn 
n 20 onn o*on p x’Bpm 3 nn in 33 o'oo tx «orni , Sm:n 


ppn» 'ai '« '» v 'an Sa« - 's v -3 «in p (*) 
«*b npon imxi 

« .1B13 «Sa lPTntf ■OBO» '13 v -3 (?) 
♦naia nunoa » ’x 'a v aa (8) 
«ropnc» '"33 D3i «newi» k 'a ^an (9) 
♦p33 wn 

•"ìfcic m^D nt D3i «pp* K 'a v -a (io) 
«nnx rrrai » rjDì: 'a ^'aa (H) 


«♦bjn» "icn v :a i 1 ) 
« .w » ’o ,,, ‘aa ( 2 ) 
;b v 'aa laa Tinam v ':ai 'k 'a v 'ba (3) 
v'33 i>sa r]ci: «maa» non ' H as ( 4 ) 

n*?3?oi nnn *?t«h nn obipn *?aT» r a 
pxn ^a K^a 'n p ,f pp amaa 

« .mas 

«.rrn iaa mxna Sa» ^33 (5) 













-1SD 


24 


ìiaai <*’, mnjn min nxjrt aaj? sin (1) nnnw bw ^am ari wxnn 
bzn wxn nww p , njn nww ami, naia nww ^nn wmw 
nwj? aaw 'm ^xn xnaw laai : njn nww rmn aan naia man 
dtp 'a anni a"" ansa sia p ana a^ipn nx miai m6*a 
papw iaai : bwt 'ai Dpiw 'ai Dp^n 'ai (3) mprn 'ai ma» 'ai 
ami (4) mrrk *?xn yap p, pasta wi orna nto ww nxn 
laai { fp *?w texaw naa nwwi ira 1 mia nww ansa nbx 
p n 7 apn Sw rrn naa n^yai nnn ìa nwx nai a'mrn arcnaw 
mn nawj naa pinai maa nnyai nnn anx bo ibis bD nana 
nnn a^ijn nx Dfrfcwi Saiaw laai : 'n 1 b*n la naaw Dm 
un *a maritai a^aan Tana nxnai ìa nwx bì ap (5 > n^yai 
pinai maa nbpai nnn man ba nx tmn rrn ^aia p , ^aa: 
irsi rmn nx ‘naia rpn 'a a*artnn npna runa naip nx rapa 
bx aiwm pan p anxn nm xan, rn ppi p* *T© npa -a, p 
x 1 ?! ]axa na nxwa D^in xin spari , nana nwx ta'taxn 
oW? *n anx bw min p, opt&ur mbw 1 ? ri *?xnw laai t naixa 
mina min mnn, rna nwn aia anxn mn ax ; ma pa aiaa pa 
, naiwna nin x^i i?na xaim jn rrn axi / ainwai opto mnaa 
'x ‘rxiaw) ainaa , tana npiaai nnaa (G| dpjfi bto min mnn 
fa mpw 1 ) arai - tapn sp pina .natap’ panx waa nxi (a"a n"a 
,arnaawa bv ini: 1 di*?w xa 1 ('a aw) nnna ariai, nax pnan ('x 
aj? piaxn nx ('a i"a a iL ?nn) naxi m Sj? nataa wpa mn aai 
nnx 1 ? mnn - mnn anx ‘nw rwya tb ‘a paa ma : nasa a-xan 
bui DPXBmn bw , jn pai aia pa nna nwyw rwsra ‘an , inma 


♦pa i:'K ni osi «re», fimi ce (■*) 
.'a v: 33 non *r6j>oi» iff «nbpoi» jo (5) 
«.njn» '« 'a '"ss (6) 
.1813 mpiss et? (V 


««me 'rei ma bv men» ■>"» (') 
« .rmyn np » ’e v '33 < 2 ) 
•o pa: wi «mjrrn'a» -icn ’k 'a v aa 0) 
.caco U'K iscen 











23 


jMMH pbn 

pp n^ip p , pan by imi 1 ? jrpin n« “?« 1121111 p irai 
rn l ?n 1 ?i in« pi, 2 «n ^«i iai *?« mSi 1 ? nto p^i mpn 
K 122 if 22 i ; nan pm ormi -m npam ibr mpn p rf^an 
tyjmn *i 2 pi 2*aiai '2212 2i«i «pa «12 p 2*11 21122 *?«i 
bs bu o*i 2 pi irai Bf^unpn (1) *irpi 2*212 bw n» 2 i«n 
K12 p 2*2p1 D'ptn 2*11X1 2*32« 2 1 ?123 «1212 1221 t 2’12« 
1221 t l ?i121 2X2 ^22 111* 2*2p 2112 112^1211 22121 21 «2 
C’12p 112X2 21«2 «12 p , 2*211 2*pl1 113 1 ?*» 2^122 «1212 
p , 1211 H 1 ? p«1 112pl 122 pK 2*?1JD «1212 1221 (2) 1 2*211 
p«1 133 11211 1211 p«1 133 11221,1121 "W3 DI» 

*ia 2*12121 2*22*21 113 1 ?*» 2^122 «1212 1221 ! 12211 112p1 
Q1« *32 1122 p / 211 *12 2*1212 £23*«2 D*21221 ni3 1 ?*«1 2H 
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1221 J 212 «*?2 2*T“?12 23*« 21« *32 *p 212 «^2 *12 2*1212 
2122 “?«1 n*2X22 1221 1 21« *32 2*3p13 “p 2*3pi3 m3‘?*«pi2 
1221 t P]13,11 pm 12«11 122 21«2 1*2X2 p p«1 p 12* -X21 
pm 2«11 1222 2*X112 p , p«1 12'2 2211 IH 1X12* 12« 
2*1 I ?«1 «122 1221 : 2*32 *X*21 2*32p1 2*^113 2*32 Spi 12221 
, nxp 1Xp2 2122 121 H122 2p13 1HB31 Q l ?122 *‘?11 

?]132 «12 p , 12 )*p11« 2^1222 121 “?21 m t ?7211 2*221211 
*123 «111 11121 m^H “]112 12« p*?1 1121 “?21 (4) 1« 21«1 
*12« *?21 mj^m 2*1131 2"*1,1X21 2X2 121 2«11 112 1Xp2 

112 «ii (G) iii2 bw “?2ii 2«i : na2i lisa in (5) fpn« pi:i 


«.'bm» ?]D 13 '"32 (!) 
'k 'a ’"22 baK ! '"321 'ai 'a '"22 sin p ( 5 ) 
naia mina x'm « parix » 

'"22 non « mi» bv » u? « mio be? » ja ( 6 ) 
, 'a '"2 )a mban ’npnjm, 'ai ’n 'a 
«.rmtn ma bc»'" 3 Si 


'ai x 'e '"221, ’tJ.suphis p pc’bn >op 3 n 
♦U'sab X'n *icxa mxiaai mias xdish ’ai 

«.'Dipi* 'x ’a '"22 (i) 
di? mas» ìixicai «marni nitrp» '"32 ( 2 ) 
{,'•> i "2 bxpiiri piaaa D 3 irt 31D2 bj?an 

'"32 ( 3 ) 










licori *130 


00 


'Ta ci pmi en«i *7:3 ito p / D^pn n« nptrnb rima 3«i 
□■«si*3? i33i < 2) : pian to n« mp3?ib cu n« (1) p3?i3i Din 
Dinn d^ip bv py is «mi pan «mi 3:31 diti 133 01133 
cmn di« bv ira 1 is3 “?«n -013 porr p - 1313 wai *‘? 1 ?tsi 
1331 p dii m l ?n I ? «sr pi ; 1333 rrfcni narmn rman p 

j 1 £S 133 11311 Ipn «SI 1331 : D1« Sl3 133’' 1333? 

D 1 « 13? lS«313 133 Ipn «31 p , nb:b (3) ^«313 13 «1113 
1331 : 'Diro (4) ‘nntss i:i33?i nni3?i mai pi *iintai p 

1131 P 113p1 JTI "‘il ho «31 P , |1333 d'iIÌ?^ 1311 1«3T3? 
Qliy 13? ]1S3 133 1331 1 t ?«33? 133 ' 5 ‘ 1H33 11331131 1111131 
p / £333111 D*|11311 mmi 11 3113111 Cplll Dp131 b3 1113 
13333? 1«313 TJ,b l ?int53 (7) 11331131 1111131 1131 (G) 1113 «11 
p333? na ^3i itoti risimi 133 , ii3pi 31 'bn bj mbr\ 
casari nai 1131 ix'c^ia «11 l8) aiòam tro« bi313111 inali 

D‘^331 p«n P □■«1331 ]1333 D^13U? 1331 (0) t 0113011 D'J'jn 


nivnr rvb ooann pbia 1 ' pi nnaro’3 
br nere na viri cocrm mib'Kn p 
o*bpi rrw riv .w 'Kdt [3 pnr pi. 
o'bpm nn;ro min 1 ? pa pivi 'o 
« ♦nvvnr jnr rrn Pitti 

« .bXttir IX N1TO » IDI '13 v Oai v '33 (3) 

*’a ■•"sa ion «Olirci» ir «binaa» p (*) 
«•wro noira» h d ' 3 v ' as t*) 
«*npa» K":a v ':n (0) 
«.rnairn» non 'a v 'aa (7) 
pnrivai onr pirba km nba «JKba» (») 

Dttjn » Pian miri No^ajiba » v 'ja (9) 
o nrr Kiipn bai «ontoom trrjn 
Barn ni bri : nraira km mi « 012.1 
purba murra pnia iaxr pyrbbr 
opKbmn na paa rrnKb a (k"« r|i) nar* 
•'binn km pram -biK o acni nbxn 


«.pa'bian» ■'"33 P)- 
D*a cbuo un? ìaai» K”3a rjcia v '3n (2). 
ovai trrrtei o'pma onori o^bibs: 

DMlba DO D'XSY 1 TMJN3 1 C1K3 pD 
Q'tt 1311201 DMp D'tt CK3CT 1MM2tt 

Dna co laiKai alpina co vaai con 
w’ 1 obira■ ornici dmd di jncn oi 
va nmsra dikd p treni trip fi imi 
ik nai:i va inorai Din min ik nai2i 
, oixa bip oby» erari 1 mp min 

, p12D CM^Ka V2D D1KD DbUO DplD 

a-rnv Doaiaa oiinni cbire mbie 
rno dikd mniK a 71 ' pa nrrr® c.na 
«sai ,130 Kbai pre Kba DiKb tioti 
nxn naana ovpan dtit ma a?irna 
iKinai DiKn •wsrra pi 1 mmnrn 
nnM nxn naanm mvnr conv tsb 
D ': nnK.i ja baK o^iaipn ooan io 











pty*n pln 


21 • 

*?3X3i Dispari o*P3ii pSpn Dipi dis 3 n»p p (1) bwi 
Dean» b-bti pi »sii p (2) D*3i otto nasi : ni»3.n 
* 73 x 3 *?» < 4 > arem »ai 3 disi 733 arra» p (3) , D*»3ii 
ffsm nruq? 1 n* 3 'ns Bucini dwn n*:n» m»3 Siri 
top» 1331 (6) : 3*33*7 mip »3 D*pii d*dp D*3Bpi 3 **?H 3 (5) 3**71*731 
sin *733.1 Ktn 3**7311 '3 mpa top p D* 7 ip 3 d‘ 3 * mpo 

"TlD* TOP p , 1333 133*7 pK1 (7) *33X TOP» 1331 : l'm&Sri 
top» 1331 : d* 31M *i»i 1*31 113 nstpn ii33p is rpn *73 ps 
, 13 O^Karr D"31 31*3*33 TOX 31113 (8) 1ippi»31113*71533 D*33X 
« D'»1331 *3*3 *?X PITI IX D1T33 1X3*7 11**731 71 » TOP p 
3"3 3**711) 31133 DUI *?X Slip 3111137 1331 (,0) : IIIP-I *7X1 
p**?pi Dipi Slip p , "pii33 bpb Kiip dui Ss bui Cn 
]1231 / 11»311 *73X31 13» Q*7*3p1*7 D'pB.1 Sn D133133N 
11*731 *1*3 *?X Slip (12) 31131 IIP Sip31 *p31 SU (n) pilli 
D*11£31 (53) 3*33131 DI 3**731 *3 3*31 S'3p1*7 3*113*33 DI» 
11*731 *113*31,1*mS*?»1 *7S 13*7*7 Sili *P31 "plB *73S31 ]3 
D 11 *p 1 * 7 l 33**711*7 DII 3*31 3*7*3p1*7 (U) 1*m£>*7»1 *1*3 *7S pllp 
*73*7 ÌHni SU» pilli 3111*7 H311 N”1» n'11B*7»1 "p13 
S1p31 *P3 *7S 31131 IIP S1p31 *P31 111S Slip lipi . 1131111 
TOP» 1331 : *7*7311 1X131 pii IX *7*3p1*7 11131 SU 11»1» 


«.aTJ’ne» onp «maiali» rjou 'a ’"aai 
ana nx» x 'a '''sai , 'a '"aa Nin p (io) 
,|iaa wxi «rmm nxi ceneri 
nneam Saxan naif DiaaiaD 1 ?» '"aa {**) 
•b'iprb pnnrn pa ‘rx C'xnp mmm 
«.‘raxan nxe 

♦ppVi jxr «Dinari njrr» '"aa (•») 
«.O'xanan» non '"aa 03) 
iDn ’x ’a '"aa bax , 'ai 'a '"aa xn p (i*l 
«.nmafren» nj? «mnia^en» ja 


«.fan fai d'b ìa^ijaa Niaf» v ’aa (i) 
« .D’an ja ixnaae » ''aa (2) 
«.Brani?» spia 'd '"aa (3) 
«.C’aaen» 'a '"aa (<) 
«.o^a» ’"aai 'a '"aa (5) 
«.Daa 1 ? mryea » non ’"aa (<>) 
«nnx»'"sai'a v 'aa (7) 
« .D’ppif an menni cren » '"aa (*) 
rrfrròi |nrn xn D'bann "a nasali » *' :a (») 
«, catari ‘rx errane *iai»i xam min 


















'jiann "iso 


20 


nan mbsarn psn - naiab nan n-aam pan , pnab Dun 
nn nari a::n p abij? br ibbn usa rm nrrr ìaai : narb 
pian jpnr isai (,) : ?p;n bbn sin miaai mnar namn p tmrf 
br pam iaan bpr iran onp nnai (2J aanp p tarasi by 
bimani naan pab namn par iran sin binan br D-pan 
ama» manai nini ami mar bsn nrrr isai : pam arami 
Brasarvi arcani amnsi mb ni arponi aprami ntb ni ramar 
njn pi cns rcab pa , ans h aa nrr p, ni 1 ? ni jn mrpba 
lana rami : pa*nna m bri jn mrrba caasr natrb mrm 
a'nai, -nan raw ('a 'n 'rn rnr) tosar maian manali n»ij>b 
aranb lana orini, Tirar» pae rcsa pai cab bb bspim) 
niab'a abijD (3) ria isai : miio arai cb b a^nn) issar 
rumai (4) / aia m ani r’r ntorn ìaa , érHi araia a*arr 
rasa 'arra jnnbi franto nmnai , msiaibi rmnab arami 
raian , arami arala ans n aa p , amimi appai (5) , man 
rat» manta ('a 'a 'rn mr) issar maian marami matosb naia 
aratipb lana ormi, arnm pa nanra ('a ara amai, irn 
isai : anba naa pipa brbai ('1 a"a 'a baiar) tosar amili) 
p (6) , pisi br parb mnn raa bai nanam ansi bsn siar 
pri , laan brr ira br (7) ampi ima by abn bsn sia 
rsm mainn pisb nnna nrj?r laai : rmn mi ns abn pina 


«.jjpi» 'u ”23 (2) 

«.sci?» ’"a (3) 
'd '"sai « , Miai mrm 'bini* '"23 (■*) 
«.e'sicn wn •by ics» 

'K 'C '"23 23K 1 ”‘331 ’B ’'23 Sin p (5) 
•|122 12’X1 «man 'JC'D 3 * 
C'pB3 «c'tsn jai cD*n ja rbytb » '"22 {«) 

« .pK~ by fCw 1 ? » 

* .213 » '"321 'a ”23 IV 


« 2213 » p’ry.ib ’fnnsi , npna2 « nan » 
p*i' pai «nan» vibri > 6 l iste 
’a '"221 1 npisi ^nrsB ’ffcs 13 K*np 
.oapn isan snxai 3213 mn pcbs 
p|i:3 ncp p pxn psi jppnn pa t*»”'» (0 
k i! j) D”ì3tew lesi «Tati mnn anxn 
obirn ibv bbn x 1 ’:) nnss rmn (yvcv 
?]i222 iUmn ja D"n nn naci jisn p 
« .ab'ty bv nbbn xn .rum 












19 


piym pPn 


izb fiapoo mono onxn ns ortori non oovonn nns w 
opo ìnnonm n 'n crtnn) oirco nion p no^i pnn -oro 

: D'PÒKO 

^pir own ppni ioo sam rfetoi i*7 ito , p D^ip 1 ? non 
court m mpioin un r® ‘?u? rwr^pn mpn t 1 ? rw p, nn ppnn 
mn ppnn *?noou7 iodi (2) , ir^jw .ori ppnn moia mpSoom 
p □:, oparbjn tro 1 ? oomnnn ma pa ma^ bpq <3) pa u^pu? 
nmSo pa 1 ? Donata nmSo pa n'noao r® ^u? nn^pn mpnn 
watt m-fan pu? ou?x iodi ( 5) ♦ DDOitsDici sin pr^pn w aopau? 
(: o"p a^nn) ioìuu? man ^p nopu? 0fw6pn matta nunopn 
mairi npm ami nouo nn n« pa p ; rnvby maa nopon 
]-aa .-noi, nrrtsi "?pi man ^p oop:u? mi bis ma bu anpa 
mn paa ia im by ansn ma' ma man yip: a« ‘a rmo 
ns pa? p anpaa nunopn inraa? cancan pro ìoai : mnn 
iaai : man Sp coon mn pan, nonct Sp trxon nns man 
dok.o bs mpno p onx mna arenai a^ipn trpna® 
mai (6) our rrrrb ìa «inai bvn in pw nns mnn mn naa 
noiKB npn mn ini» aoprr asi , inp na» np mpm pim 
matto ppnn ]n:u? ioni : ninnar rtrrb *pn mpm *6 nnnx 
noa*n pp ; mrp *nu? ansn u?xon p marna ntrnm rimo ou? 
man onrt psn , mbb non nonetto ppi ; non 1 ? man 
mnwtoi nam paSn , anso 1 ? non nxaan pxn (7) aaiaS 


'"331 'tal x 'a ’"33 Sax , ’a v '33 KM p (0) 
«paa ia'xi « , le» 

xm 3313 'a 5 >iti i 'a '"sa sin p (7) 
‘pax i cnson aria ìat? pai, Mercurio 
mn rrven ‘raa aire ’"aai x 'a '"sa 
n'ra man cera 'o v '3ai «nan aair » 


« .-a » '"sai « menu mnan pa (i) 
,’b '"aa non «la^ro» nj ) «ìa^n?» p (2) 
«.p» 'x 'a '"33 ( 3 ) 
««anpn par» ’u '"sa W 
mai'^rn anpaf n'ni^n^n pa» '"aa ( 5 ) 
« .ciamtsD'x'n 










yiean *isd 


18 

rmaem» artiambi man 1 ?! na’bi pia: nippli min 1 ?! 
bibirb pi'?» 1 ?! mnnbi bnrab anbnbi Din 1 ? 1 ?! airi rpa maabi 
nr rbp paia rrn *b exir : nxa np >piapbi ta nabi bbr 
(3) i man nna iaa mani nnaa paip mn xb ami nr bp (2] pnn 
paia xbi pa naia rrn xbi, repai pp mspb imna rm xbi 
naix rm 'a , nsxba mrpb mxna rm xbi, pnn xbi np'a; 
'b fx , nnxb biapb 'b na , ma mia (4) 'bp nmaar nnxa nba 
n"apn Nna xbr , Dbipn ba Direi naxi mm nan baa fan 
B'ann nanna arennbi i5) maanb dx -a mtrxna w abipn nx 
march mm mn baa fan anbxn rrn axr a arem aa rp bpi 
xbir fan tx bax , xin bia' nbnnaa ann anxi ann abip 
nxnaa naia nnx ba ramai p man mmm nnan max' 
ti 161 xnw laa "a ipnn ebip *xa ba ara xbN, nwn mann 
, abipb a'finpi aaaxa rm rropa p Da D'abip (7) 'abipb oppi 
ambia an px , ma mia arrbp nmaa am naa nxnaa nab 
nmaa emana nmaxnm , nmaxnn |a orarmi mnb mna 
aiaab aian nar l9> QP anxn nnum (S1 axi : amnnxb 'm xman 
pnn nra wanwnb ax “a , man *;ab xtsrr xba pnn nr nx 
xba 'n nxma nmapb pnn nr naa n*xam < 10 ) ambian emana 
dxi , innbn maxi imm , inaia xn ìt naixa pipì a xbai xan 
nxna nab naiana nnm xb (n) ax ib nx, inpn xm ir paai xana 


-ij? •'ab'.vb* }ia non '"a (?) 
’o '"33 SaK , ’bi 'ss v, nai ,r 'j 3 sin p ( 8 ) 
•p33 li'KI «IÒ1» X 

wm « , vby» s '» '"331 « , bp» ""sa W 

♦’tffl 'a '"SS 103 
••D'3ltSH* '"33 (10) 

103 ’num <dk 1 1 ?» non ’x ’o v 33 (il) 
.'"331 'ai ’£ '"ss 


« .jnròi» 'a '"33 (i) 
« .jnn ni:' » non '"33 (2) 
mbm «H3i3 rm xh» rpis k '0 '"33 (3) 
4 “i nnn' 

x.’ 1 ?» Dipo3 «1 1 ?» topbi « rby » ’a '"33 W 
k 'a '"33 *?3X , '"33i 'ai 'a ’"33 xn p (») 
«.nroi» 

«,K'n '3* '"33 (8) 











17 


perni pln 

pri dui tdix ‘r&pa biup'iu ibui imi m mi 1 nrx npa oixn 
< 2 ) rmo^po nn ix / *pn 'anso popnròD mi nn aipm 
cw < 4 > mn dixi m&ip&i (3) carmi ninni nrrnp 
iddi < 5) ; ipw xm uno rronS ^cr irxtp n& , ff^na emani 
rrew&na firn' mia px -p, xnon nnc ranr o^ipa ma pra 
jrrr 'n (x" 1 Yac a^nn) 'mas nn 1 ? «non tiSiì mxn zb 
i«> arrivò ipta tap^a cixn nam cren amai * an* marna 
■•s by pxi , DM^xn i b pur (7 > amn Tarpi nan aipa “aS 
x 1 ?! (9) pua ab non x 1 ? ù'nbxb (8) ap ipia tapaa arfcxn nana 
nrpaa vb\ n^raan x^i r6naa x^i naa x 1 ?! ima x^i ixna 
(10 > rrtroa xbi rampa x 1 ? px -pxa x^i cm x^i pppa xbi 
ppi F|io DTÒxn ì 1 ? pia ‘3 , ama x*?i naana xbi nraa x^ 
px <”> tos» ^ n"a vrbvb ^ax . nbe n ina rrt w *a ,! ? 
TOC? na Sai ' ,2 >, nSan pxi pp pxi *]id po naca pxi ipn 
Snan maa ^an rara xin naiai 1313131naxaa ben 1131 rarai 

: yr ubi rpr xi rama 
(*) una^> ma- mpiS inaiai (14) pi in aia ir Dixn by rpon 
< l6 > prismi pia: 1 ?! nuab nnxnnb mai pi pai aia pa iniaSi 


rjua vh » icn ’d '"sai «. naca» '“aa ( 9 ) 
«,-ixm xl 

«.musa ì6ì» icn 'e v '=a (io> 
«.reperì avòxbi» a» (ii) 
-ipn px» 'x 'd '“aai, ’u v aa wn p ( lg ) 
«♦naca pxi *ipn pxi rtem 
'x 'a '"aa 1aN i 'ai 'd ''-a nct p ( 13 ) 
«.nsnjn rmpm» 'lai «toji nere?» 

«,jnn TX' aian tip bv» 'la (M) 
« , isin 1 ?» '"lai «mi?» '« ’a ''aa(is) 

.'B1 'S '''33 1D3 'ITOTI 

«.pn: 1 ?!» non '"331 'a '"33 (io) 


« ,n:a ’3 » 'a '"33 (i) 

«,materia » oer (2) 
’x ’a '"33 Sax , '"331 ’ai 'a '"33 xm p ( 3 ) 

« .D”rn » 

cnxi» nan ’x ’a ’" 33 i «,otx bv» '"33 {*) 
« *nx*i x 1 ?» 

«, ppa» 'a '" 331 , '"331 'a '"33 xm p (5) 

« .apiU 133'X».’X 'a '"331 

'o '"33 non « Dmbx 1 ? » ij? « cnhvb » |a (gj 
,’bi ’a '"sa puSn ’fipnym , ’x 

« ,13 C’i? » '"33 (7) 

«.ap iyia» icn 'a '"33 (8) 






















''J'IDDPl “I3D 


Ki 


nan Saia? , lamona laaSata «Ss 12 $: Kb ras nnsnai èlitra 
]'2 fpa f3 r\22 ]'2 BUS 11212 f3 1K12 p3 (,) l'b ffl 12M1 
pa naana pa -ima pa nSuaaa fa nasSaa p , mrpaa 
oSatn nn , mani oSat ia 12 x 1 mS rn narri 121 b 22 fa Sipa 
(2) □« 'a , mas n«n man irx ìaSipS “|nam ’n n»«tt? manm 
Sanai jrSp D-nSsntt? laa , aSipn mrpai mnS« mrpa mana 
pan (3) .tosto nj? Saa ansn p nSpai nnn aSipn Saai an«a 
anan) Sapn nwpaù 'm «man nas n"p uan mraS *a , asma 
ns nalsn rinata ('S r* nanaa) nnp mrpaai, naa *pn (n"' 'a 
nmm , va Sp as -a naai Sa (4) n\m «Su paca rrS«i ; ira 
Sp mai, nan rrnm , ptó Span -«aa n« anni , oraun p 
pio rnu tanznnpn Sai, rS« mina ara *s iS nrnS piarS« 
iaai : oaiain nupai 'rr «man pana nSpai nnn iSua 
naan mnSia iS inaia? an«n p , anpi mns paa pnv mnS«nu 
SaSaa an«n p nua SaS anS piai p'saa mnS«nu iaai, pn'S 
DSipn fan nup «mana? iaai (5) : inanai i*nntt?ai ima 'aa 
maaS San an«n p , man mpai ppnn rn-aai pn«n mnaiai 
npma p« , mtt?pSi piaaSi maaSi pimSi nnpnSi mnpSi nmSi 
dm rranS nSim np» rna Sau iaai ♦♦ nan pana Sani n«Sm 
imaa «Si rna «S (a ' an« Sa? trnn mn raro m -p , «man 
?a nrrnpn pnr «mania? iaai 1 pian p war nptt?a '-ss 


xSc» nai « nSxn PX3» ~oi: ’b ''aa ; 4 > 
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tarSxn dSccc issi» P)Dì9 'b '"aa (») 
•T'aprro tosi , Dnxn ?|X p sni aiti -a» 
v'ia mi «, mxn p jm aita panS jttp 
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mxnS nSia’ nxna Sa px» 'o '"sa < 6 > 
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’x 'a v 'aa non «mS» “ir *niS > |» C) 
, ’"ai ’bi 'b '"a 1» nSxn niSan vipnyni 
« .Spa fa » ’a ’ l! aa Sax 
x 'e '"aa Sax , '"aai 'ai 'b ’"aa xn p («) 
«.nion px ’a» 

'x ’a v 'aa Sax i ”':ai ’b '"aa Xtft p i 3 > 
■X ’b '"aai 1 ibìd m»a 'xnai «nSr»» 
«.naijW» 'a 'b '"aai *~z'yz' » 





15 


pmn pb>n 

ns lasn 'musa o i"a nanaa) nas:ta (1) nanna mas ‘rp 
pSai crn arò» sin nas mbx 'm : 'ui ia^s ansai miaan 
rfrrm mon na •b «r, na am non (2) nn? mas ps abip 
rh&sn nxpi nsom naam nani ]m marni tm i^ai , npn p6 
mpwi ìmsn (3) , epa tea rnaa, njr&iai msm mani *?pi 
bDi (4 > aura psai maiaa, epa baa ìnrroji ina , epa baa 
n"n) ainaa ‘ran intanai trai, ban issai ban sim. mainn 
np , vanto bsb Nuunam na^aan 'n -fa c^-n"' a a 'n 
ani / 'n uà, (5) 'n mp mina ainair mi : -jnnsan dìi?*? orinai 
'zb m bo / ('l'i maina) n 1 ? ba aspiri, 'n fa’ 1 , 'n m, r^n 

: ms aa ‘ma ma-in :n:a 
ho ns ifan «naia nnsn , umana uabsa ans mas» laimai 
ppnm psm mina 'maa bai D’alani aur’rpn a*aia anipn 
errami anni maaom mmsam maiapm nuotai (G) crani 
imiti laam nana (7) narrai D’an isma mas ammani maipm 
nraa mma , ansn ns nsna 1 ? irinpn Tiro prna. nra 1 ? ps 
«pteto a‘?ipa bmh (8) mapi rnmaa laa nman *» psi narri 
-fàbtyb nasi , l’a nmn 1 ? (9) maialai psaia ma bo ninnai 
.pnianai Tiiana pansai (11) ’a^sa umana ua^sa ans (,0) irap: 


«, 0 ’ 0 'm» ‘•"331 ’B ’’33 ( 0 ) , "B '"33 103 Tl.lJ.Tl «nani» CX» '“33 (l) 

«uno nex» iDn ’bi x 'a '"331 v '33 (7) bv» 'a ’" 33 i «,b»» neri 'x ’e '"sa '3 
ics wmi « i con» '3Eb n ms nsoin * •ime xn ncx 

,’b i"3a «,na ani» noni «,am» 'a '"33 (?) 

«,napi irnco» *'» (») Dipo Saa inbro» rpu ’" 33 i 'b '"sa ( 3 ) 
'"aai « D'osi » '";ai , ’bi ’a '"sa x tt [a ( 9 ) * * D p£ bss inbnn noe 

.naia niytsa « c'O ’30 » 'x ’o nxc osi ( ■*'» non « ‘jan » nr « D'0'3» [0 (4) 

Bipoa « pi p » x"o '"331, 'B '"33 xvt p (io) .wico nnD3 nn epos D'nann 

nep:» '"33 box , era 13 pxi «nei»» «'ut o-p'ni: bx ’n ’3’u» '"331 ’x ’o v, 33 (5) 
«*ncy3 pi p» 'b v '33i, «ncj33 pi p p"C i3'x 'a Voe 1 ’b '"33 103 'nn3ni 
ncn 'x '0 ’"33 Sax , 'b '"ani '*33 xin p (») amac Dipo bzb ‘rax naba nn picaS 
«.'obsa i:niena» .'n ’py xnpoa 




















’JIESn “1SD 


u 


np^im nan mirpn 1 ? apm irxn, Tarn mai p (,) mrpn m^sa 
na : 'lai nmra psn rp -®pn ami et a'’ nbnp) mai nspi 
‘fipm mani nwsfcm nmm .msnm maini c^ian ria ‘ratr pna 
(4) msnm (3) tmaN (2) Sta piapam -p’mnm nirvani irimam 
smani narri ia naair ama mn nana nnam npnm nairnam 
simr }at *?a / mima: nptra natran nrb ‘ran nxr nia pir , pi 
innp 1 ?! laan^i pian nrnb lap sa np np (5) rmaiaaa pian pina 
nitrpVi i jnm aian ìpnin^i ì^atrn^i irarfci m^nbbi nra^i 
nanr pia bw maisaam nnasm n^an m by pian *ana *?a 
ntran nsi pian ns bzbDb (7J mn far (6) rmaiaa nrn 1 ? sman 
- rnman parsi anasm erpam oranpm ontani maapn nsi 
ETin mn 1 ? ma mpi $ nmmr nnai nams nnai nrr 1 ?! on nm 
bx Dns nan sbtr na nt np’raa m (8) lam s’rtr piani natram 
'a , Pai arresa tapa mnanni Ci 'n ertovi) ainaa (9) ertoci 
(10) lam s 1 ?! o-atop ^abip 1 ? otop p’rai o**n emtot sin erfrsn 
tò )b ps "a , nnsn piaa laana ntrs *?aa pna irsi, miair 
amaa nstot sto njrr sto naian sto nanr sto mntr sto ntoas 
nan ('n s"ap Dir) pnai , 'lai omas mra ‘raisn (a '' 1 'a O’tonn) 
ab as npm ston (a"ai n"a 'a nw) 'inai, 'iai pr* sto ai ; 1 ab 
pN pr sto pp” n!? psn matp sma 'n otop *rb s npair 
'n eroi) aman nasir nn, 'iai na pr*? pia 'toi , inaian 1 ? npn 
, nta*pto ‘rasa by nais ia*s ; sin rfrais irs pn’rs 'n *a cn'a 



iDn x ’o v '2a bax i v 'm ’b ”'33 pi ( 10 ! 
rum xd-uìti «uav xbi 'o 1 ?!» 1 ?» 


.-|£>1D fll»B 'KTQ1 

«.Xa’» (8) 

«.a'biò» 'x ’o *aa ( 8 ) 


Tram, x ’o ’"33 *iDn «njnm» jxr» (2) 
/a '"sa isa 
<,mn» qui; ’";a ( 3 ) 
«.nan bs bv» *pi: '"ani 'a '"aa (<) 



«.mjiarea» '"sa .( 5 ) 
« .insana » '":a («) 







13 


twin pSn 

svb\ asma jnn oennrk ma ovai on » naP ^ TO 
om&n p otti ^ nwjn : rwm mis pn6 nnjrt to jnin ns 
njpp i onW? pvb shm mx |ro antfn i " ma mpp 
naina (2) snarfyi jnin naina min 1 ?! nm*? ma cm nap: 1 ? 
,-mo -ratti p -òm ^ap 1 ? ma io» napfci nart» nw : i*n 
, n'mpn i3) nns 1 ? mss ny oro pina impa am man dj? aa 
n^ mnD xmp my man p mna pta bnpb n^m tor sb *a 
nana-ri ansn -pia pain m *?a : sman nana obipn nns 1 ? mss 
itot ; fK nanan p ansn nma a , pam wam pm mnm 
nam asi : maini nram njnn nanan p ans 1 ? "b a? 1 nman ni 
aap:m emani ppam aanpm amata pa tao nns nan *pn 
ns lama *ran nan s^ *a rrtrb pan pr ab , nbyrab lanata 
amai a 1 ?!!? sprna pn ny tata ♦ isma la naitr annn mn nana 
urs asi , «man nma lama cmn mn rmn (4) mismaa 
aia mas anasn jmsa naisa uaa nomi inuma smai ata 
aisaai naa 'tara ana nns ntar as is , am mn nata: < 5 > pao 
nr ix < irriso nasn mix n;ma* aisaam *tan aaai -map 
(7 > ntanea immaaa mvò bai" sn a (6) ntau nns am mn 
□tan sin fpn ]a pisan ama mnn ssn is ; pan ( nsma 
naoi (9) taama np nsan ariani - nana mas amnsn ta aitani 


nup moa» '"Jai «nfaru .*nxa D w nn 

« .nVrai 

b '"sai « ìnbnnaai innanaa » y, :a < 7 ) 
«.nbnro "miss» ?p 13 
«.rnxna» 'dì 'x 'a v aa ( 8 > 
<®an na » k 'a v 'aai, "a v aa xm p f») 
«,t?ai nei» mai «asme» a '"aai 
«,ip» noni 


»’"ja *©n «” 15 » 13 ? «'“12 » |a IJ) 

«.xiatfyi F|x mspbì roina JnpnViv"» (*) 

«.1ÌX 1 ?» 'B '“33 ( 3 ) 
icn «ìnix’iaa» 13? «inix'iaa» ]a ( 4 ) 
y, 33 ras vhiti , '"aai ai a a '"sa 

.a 

«.natta pa» v ’ja (») 
mia» 'dì x a 'Pai , a vl aa xv ja («) 
















"jiosn nao 


12 


nxixrri pnm PPan sacrò jinnnn w -una panari ni»n»n *p£ 
nx (2) n»pi t QTaan pi opanpn p nPian ip» nmy P» nm 
n»p : nòinPi pmròi Pauaa »an»nP ma napaPi naiS nmpn 
botò maaon Pp tm i3) or j sm pm ?yi:n nm 1 ? maxp iP 
Ss mp»nP pm an ann ma iP n»p : maatp P» onnp 
: Dmaxm msan pm nx pmp < 4! orara iP n»p : ann rpin 
m»pi ito tv mòro < 5 > opimi ampi camauri iS n»p 
!0) opint P»i nipaacx Pipi aòan P»i cr Piti niaxp bv apnnn 
nòann mas p»i Dòionp Piti Dpi» P»i ama P»i dot Peti 
D»snP mxn Par» ma ; aonan oa» P»i nxuc P»i Dm P»i 
aiapi nnnn»nPi pnaP a»òi mapP fpinPi < 7 > nsanP PsanPi 
ammani omam niaxpm n»an Ppa mp ip anp : nei na i»xn 
nPaPa ip n»p : nnpnnPa an nmP ^ian Sa nx niaaS ma 
xP» ma maP ,8) aaaP nrrPn nx sia : anrnP mani »xnn 
naaa nPipn nonpri amai man Dina ampm man »n , m 
nnxPi »isnPi »a»aS orn 4 iS n»p : »xnn Sn mPpaS 
TapnP Dòn ip n»p : anxn nrnP ma nsxPa ni»pPi pinPi 
ip n»p : pam» aipa Paa pian nx x*nnPi -jòròi pian amPp 
n»a iP px n»x Pp nnpm xP» »xnn nx aanP »xnn mnp» 
nxn asa pm mnp» ip n»p : »xn P» nPaPan pi mpn p 
a*nan ip n»p : o»:n p nPnaia ras nnsn mxnnPi ras nnnn 
: ans marò mai ma Paa Pnaa nrnP ma m inps 1 ór Pp 


'a '"33i «, nfisnS » ioni « ?,B3n*?i » 
b"3i « roarbi » ’n 'a '"331 «, fp 1 ? » 


'3 ’B '"33' < '“331 N ’E '"33 Sin [3 (7) 



.'iEiD m»a 

« .©Sin ma 1 ? b'ddd » ’b ”'33 (8) 
N '» '"33 ‘rCX I '"331 'ai ’B '”33 KVT p ( 9 ) 
.-ibid mraa «, inrB' «' » 


p3'b l ?i>' D3nn mn pi , '"33 «in p (4) 

«.tnus» '"331 1 ? nw 


« .C'p’3*11 » '"33 (5) 

« .mirro» ’b '”33 (o> 









11 


piyjn pln 


prua np®an nsi tesai' ns rbanbi (I) airi: 1 ?! nsa 33 bN 
imi una 1 ? ma pwbn ib nwp npi : aerai njrten naai 
ararne* aera crmvn ds? rnannai d , mkwi bs 3 te 3 wm 
1*33 ksth bipn dj? Tjrawib narri imn nr< sannb ornarti 
rnacn isierb, nannsa? *3 bai (2) , orn noe» nro rum 31339 

*168*1 : E3S 33 3S3D Jlbabl bl3Sb 331' Sii < 3) 3333 313' sb 

ma' abn piar osi , orm rmb (4) |i 33 ma ib mrb abn ib 
nnmm ùssari bapb 3133133 sin pten anpn ib nerp : oisn 
spi te nperom bonari (6) naa tebabi isina (5) tennnb 
anni (7 > nannn man dj? pan lab isan ib nwp ♦ *nmib 
mani 333.1 ornai jrten oipn m aanb 333,3 (8) rrmpaa 
i b rw p : jrten anpn pina rintani tenari benna namsn 
|innnn |333 (9) labmbi .menni basai iae? ns bapb p'jnn 
atei ‘a jnem mpa (1,) tea sin mnisbem oj?i nnan (10) nv 
canb bsaen pa* nrten ver ns nerjn : oisn -pia pn ismnb 
nsi nwxn ns s'ambi iprbi immb Dama |innnn pan ns 
man dj? bsatrn 333 binai ib (12) nerp : *pb pm ’jnem 
m' sbe? ] 33 ,n D’jnn nsi onipn ns cmpa npb mirter 
onannan onipn mnm Din asa nnenm tesai nim 
sm iman ib nerj? : nansn mani 33331 33,1 ama orinisi 


«.DDBB» '"J31 ’B ,f ra («) 

,pp*?i |«3 «rasma» non 'a '”33 ( 7 ) 
«.nmea» (8) 
« .13’Vrtn » -icn •>"» (9) 
’b '”33 usa 'fewn «cs>» non ’x’d '“33 (io) 

/"ani 'ai 

X ’a '"33 baX , '"531 'DI 'B v '33 XI,1 p ili) 

« .bai: » 

•x 'a '"aa bzn , '"ai 'a '"sa kvt p ( 12 ) 

’B '"331 «IC’P» 


,hid Dj?BfT) « Sinici » x 'a '"33 (i) 
«,c"n mbdj bv min» '"aa (2) 
’raw r)x » ’x ’a '"sai, ’a '"33 xvi p (3) 
.-]N» ’a '”33 , pa: 13'xi «na-n i:i3 ’ 
nS wibd F)N» v ani «pa' nS wbd 
« .y'bzb xbi p:p bi •erò i*?3' 

«.pa:» 'a '"33 W 
ps6n bs ’a '"sai « , Sanerò » od (sj 
F| in bz labsbi » mn jaito "rapa 

«.inrnrò 














licori "IflD 


10 


a ^xi era db?) mai, ib iapj?n mai mai *?x pann 
"a^wom iiB?ni uiann -a 1 ? ('n r» db?) arisi ,B?mp max 3 hib?xi 



D^SD Itt^aD D1XH nX D'n^X Xia"! (fa DB?) 3401 , limona 


ons nnton nao ni ('di x 'n db?) dtoi , rnx ma errò* 


Q xna rapai nar , inx hb?j? dtòx nana onx dtòx xna Dia 
- ortem bb man nana Dnxn a fan 1 ? px (2) , pai onx pnan 
rapai idi , ormn ■nana (4) nanxn p nsj?« nina nB?xa kph 
nana nanni d km m a naà bai- ai, obd rbvb ixnaa 


p ainan urna xkx , xin onkx 


naa D’api ma» 6 rwjn, <5) aip: ,! ?aa ibbi sin oto onxn *a 
nsTi w» omapàPi owt opa- i*? rwp, mrt aa pnai 
mpi ; noia» rwn un iaj?sj? oar nB?xai, mnipa pB?a pa 
s>~* ly^ (a; x 1 ? dxb? bbj?bj? Dar |B?to di: 1 ? pan’ nB?xa 

"api mian nwp : ìaya dodi nxn xm tb?k ^j? db 1 ?! jB?’ 1 ? 

^B? pTta BB? I 1 ? rnfrl X J?D1B? B?K IBIMr nB?XDl Ì?!DB?^ DBìXiB 
DB?ana uni ma ìaan ano* nB?xai ona DB?annki ona rrrb -px 
dbb? b hb?j? : npB?am Casari a tran 1 ? nan b rapi x ona 
DB?im pim nrkan na b ,ib?j?i : baxan ona \\n:b nipknai 
mn mirto rtbgrb rhnan b rwjn : npB?am “axan vbzb 
rrn i nan ^xi Danari bx rum (7) pina ato p trm naB?i 
naa untoi itoa“?i nan (8 ' pina kax»n nx B?ito pB?Pn b 


.'t'a m?K*n picca «in p «3 ’d '"aa 

«.aia:»'"» (5) 

idc 'mani «, trarr» '"aai ’k ’d ’"aa (e; 
«.va'» tratjr» ’b '"aai, ’b '"aa 

«.pi» '"aa (7) 
«.nsi Casari» u* «^ma» p ^D,^ v ’aa (8) 


ns^e eira ama ickc ’a , Kin»'"aa ( 3 ) 
«.amar ìaai Kin»'B '"aai « nan: naian 


ica rai «neism ibh,i p» ’n ’b v, aa H' 


y'v irsi « mima » ppia 'n 'a ""aa 0 j 


.nn pub 

«.roitm» rjoia 'ta ’"aa ( 2 ) 














9 


tw»n prn 


pn “jSnna 'n b }p nx w» npa mm mx (,) : lasba Tirami 
■put«p mrraD,T»toa iKanmi nsa nrfirm ignara 1(8, arn rrrb 

, TTSUt I 1 ? USiTI an« U3 “pTO DISH bX < 4 > ìnp Mm iÒai DPfitt 

p mar Snam iòta na l5) ì6k , «in kietk pnr rra *6 mi 
, 'i 2 i po mpaia -|‘?p nx i 1 ? ropi dis pmm ni *?pi, aixns nnsn 
pnr Ktn - nnx anp a p“p nan ‘a m:pa bbk -pK ò tdk mpi 
‘pan ’S ras ip^i : òman 1 ? iòta na ìòk □naa'p ‘pan pani 
p*p ntap ò nasi, ìaniiò nxp pian jnai amto nan mb) ,ym 
bp irmaiòi ntaa 1 ? appò pnr'p arranb p iaai - ns: -a; na*n 
rari ‘pania 1 ipm iòta na man ai'paa irò mm ìòi. "ro nn 
mm ni ‘ppi ; ò nnman orò* man < 9) an*p itapn iman p 'a 
(T* n'a mata) ainaa , ppa rm apai , taxa nns era an 1 ? 
nnn ('n n"“p aia) amai ; ppn “ima vwan ara fra» bs xnpr 
amai, mr\ pma aaòa 'n nann (a"’ 'n anan) amai, pya 'n 
nna aa'pnp ‘pa *ps 'n nan n*?xn anann nx (a"a 'n aia) 
nsi imaa ns wòk 'n i#nn p inaimi (n'a aia) , tarcr-pna 
ma na 1 ? nnpt (n"a aia) 'mai, lasn “jma upata i“pp nsi n*pna 
lima (7) mm òirròi : nwn nb man wn ìòann » 
pana n np nnn mn ('n 'a *t ‘pxnn) amaa ans* mana ròò 
< 8 > upt nrxnn i*ps “paai : '121 mm nn3, '121 am 1 par pmpi ran 
ròiB smia pus ìòi a-aiaa nò □‘pipa nna psia naxa 
*a ‘psi (pò 'a nw> amaa eròici man bv (9) naba nnnn 1 ? 




< 


■ 


erb iujn * ,w i 3 i « , arb wm intan » 

*,b mimerò man nnixs twòx 

-.Tip» F|D13 ’tì ■'"33 ( 7 ) 

«.ffirr 13 K» ’tS '“33 ( 8 ) 

pX3 xbl D’Dw3 ÌÒ cb'VZ pK '3 » '“33 (°) 
X ’a '"33 D31 « ( 13*?3 -mi 1 ? bia' .TTO 

*< .laba » 


«.33.71» f]D13 ’a '"33 d) 

« .orn» 3 Dn’K’a '"33 (*) 

« .7S » '"331 « , '3 » ’X 'a '"33 (3) 
«.Kipi D’31» 'a '"33 li) 
'"33 *73K . '"331 r B1 ’B '“33 N1H p (5) 
«’.Kbl» 'X ’B 

non 'x ’a '"331 . ’ai ’b ''33 xin p (e) 


y 





















’jionn nao 8 

xm ìSw maa nx nxn ‘rax , (2) ’nb xin -o <•> pan S ‘ppaa 
anSi pnxS rwaS mcn» nj?ai : rSn nnn nrwt "mari 
mxa imaa ìòk un ìò , ‘w ■•apra urx ttjnwSi ximnxS 
ma 1 ? rwpaa rSn nnm 0 n'a ma») nexiu , (3) ìSn nnrw p’Di 
nmn urina nxnw b"j?x n" j? x'a^n Sxpim ; nn tbdh 
nxm n 1 ? , (4) naca San ramai» iae nrm n»xn *?pra au&ixni 
mxnnS nan xS ,m anxn nrT xb n a ,xm nraxa *?xn man S 

(5) xbra ma rronS nettai ano xmra mana anx mana x^x S 

(6) Sraa -\b jnxi : eixna pnaa mar iman nxnaa nnan Snam 
ranp pa naca piò maan 'ami a-abx “a 1 ?» nSnana n?n nana 
nxna Sa ix pan ix rpp ix mn ruma nxm ex anx (7) j SinS 
Snana ma aixna inxim nunS nouai ama mn xSr man 
rvanS nSnan naai naa nnx by , man iraei nxpm nnanai 
amaa, npn S pxra maam , rònai njr» S pxra mxn nx 
p Sp : npn px ìnVnaSi nxa SSnai 'n bina ('a nap aSnn) 
bdr\ max nraSraSi roSi prnS SanSi ppSi praxnn nnx 1 ? nxna 
mnra mann (, ax x^x mi? xS , anx mana emm mraan 
Snam x^ra , nnx uà Sai man pnnai (8) mapa anap nana 


San wm Srw s b m?x ikd » «"aa (-») 

«♦vy»d3 

'8 'tì '"33 *738 , '”331 'DI ’B '"33 811 )3 (5) 

«.xStf » non 

«.138 D'St’881»'”331’B'"33 (8) 
'■'33i «xbdS nnan pai» P|D13 ’b '"33 (7) 
« .TfTB^ 8BD pai » ’B 
'8 ’B '"33 *738 < '"331 'DI ’B '”33 811 )3 (8) 
«'J3-|n iri3J?l » 1B3 xm '*7181 ,«ni3J>3» 
rau ’mna *738 , (l'S 3"3 "3 S8iat?) 
D'EX “p8 lS 1B8 * 31173 |8pS '3 «7713» » 

« .iH'JD 


DipB3 DJ?D 13 p8 F]SX3 31173 «xS» 

.mn 

'"33 1B3 'n*U!TI , « P3H1 » N ’B '"33 (1) 

.'DI 'B 

'B '"331 ’N ’B '”331 , ’B ’"33 N11 |3 (2) 

«.xin ’n» 

im83 rroa nx» '" 331 , ’a '"sa «vi p (3) 
’’’33i , « i'*?a~i nnfi© naa ixn Sax jb'd 
Sax jb'di ni83 rtiaa ixn xS» x ’a 
’b '”33 03 pi, «l'San m*w miao ixn 
iB 3 «ini33» tanip «xSx» F|Di3 Sax 

.13J7D133 








7 IWN *1 p^n 

man 'asnai S Spaa nais Donami imi soa rnnnai 
n" 1 Dir) T0SW1 iman DTaa DJ*S (1) D'Dain SDS S:i DESISI 

■pannai sorte i jmSa dritto cSa , inno *prn nar (a" n 
: laipaa 'n maa pia (a* 1 ^spirr) pana» ni bw , (2) iman 
nnap nana rrmr ornimi nnraim psa nais D’annpn 1 dxi 
aisn mn n"y iran naia *o - sin nais ìaa iman ìsn sSi vari ab 
rate irpa !3! naa , ns Ss ns ìaj? nana mm Drcraan Sa 
X3 msnn (n'' 4 a'S maai) ainaa , (1) S iiaai sS r;s man msn 1 ? 
□ai) nasr, *:s ns msnb Sain sn ('a Dai) S anrm, -piaa ns 
*maa maya mm man by nasui 'ns Dipa nsn 'n nas'i (s"a 
nsa onnaair (fa 'n D'nan) SsnaiS naia nix ni by : 'ai 
ais “|vSs 'n 'a (n"a oai), raion Ss omsn s 1 ? 'a ommais] 1 ? 
iran naia aipa sSr (5) D*raa arus D'piosn Ssa ,sin .tei* 
sS , (6) sin nais ìaa r® man msn 1 ? ds “a pam Dama n"y 
rnpar nas nais nn : inaipa (7) maijm 1 ? ma inSsn riposa 
D'anai, 'ai sair on saa aam 'n ns nsnsi ('s'fl n"y som 
nsnsi nasai < 8) s"ps , 'ai ni Ss m snpi, 'ai S ‘nyaa ornai si 
Sua 'n maai, soan ns nsn (9) brnt ras man nsn ab , 'n ns 
anab nsn , Sjian Siaia iSiai ns (11 -' nsn Sax ,nxn (,0) sb soan 
ns pina nsn mpain , (,s > mns maa ns (,2) ar nsn naia 'a 
D'naij? rmr Donami (14! soan n"sn pinai, soa by aw imaa 


«♦onon» 'd '"sa (i) 

«.TUBI» IDI V 'J 3 ( 2 ) 
«•TORSI»'"JD (3) 
«•l*?» non '"M (4) 

ix ibid rupe iJ nxi «cmao» ^a (5) 
♦Dizn mria 

« .on sex ibs» 'B '"33 (6) 

«.mwb sasn» ’o '"sa ( 7 ) 
. v ’ 3 a ìos Tms Sa» «, b m »ri » x 'o '"sa (8) 


in ns ion «S'r&n» ir «sax» jd (oj 
:i3 '"33 03 lon « 1X1 xb » 

.‘a '"sa ioa Tran «*6i» 'x 'o '"aa (io» 
«.ixi x*?x» ’o '"sa (il) 

* 33 Sax , ’O V'331 v' 32 l 'a i ! '23 XII [3 (12' 

«♦ss:» non 'x'o 

« .nSXlX » 0 '"33 (13) 
D'SOip VTO DATOSI 1133.11 » '"J3 (14) 

's n «n3' « n naa nx ran xS .Sroo 
















’JUSSn "I3D 


() 

rwit< nsv bv nfào Sui Spi Sn dmd Su inno 
nrxei Se nrxa jnS cSp nxnrS wi m» yaw cj-eSx 
rruiuxnn nrmxn "a jm ; Snm d-md 't rrp So Su p^n 
'□ onu oh DpSi nirnnxni , Son opSi (1) S onu on n-p^n 
tbd Sxyou’ jwSa Nipsn unnn ■W So bu pSio orpSi 
win (3) eia unn , SSx unn xn ^xnu' ìsin , roaSi l2) unn 
Sn , sera mia ormo pis TQu'.ms^ non jrcun ty , moto 

♦ «> d’h p?a mx onxo nSra 


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/ .Tfoa peu Sui nnx Su ’n yos pxo 0 > mar) arci 
(5) mbynb bov *o , 'n mina S^e* *o ('a fp oSnn) stdi 
« pino iSbx min 1 ? un xm *e ix ibi cSe naunoa '*bx 
nrm 'uxu , iriioi pan 1 ? wrim mari Sm:n bsn nnx pp 


o , 'r'Kiw npnynn bea cane: 'a 
nx rn»n -aai , aria ìa pi* xn nrxa 
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tram «nab xbi pnb xb 'Tibia’ xb 
, neri resa xnpn oab orum , nbxn 
ix Dpnb ix panb bar ’o rrrp ’bix ’a 
poba xiaea Tana» no ppi , eenab 

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«.mbjnb ib’ax» ’ ia ’"aa 


«.nebe» rre’sai 'a -"aa (i) 
« .enn » ncn n"o bai a '"aa ( 2 ) 
« tana » n"o ’aa bax 'a v 'aa ni xin ja (3) 
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.nbx niee neon ex ’a ia px 'x 'o ,n aa (4) 
mot? a"’ 'ai ’o ’"aai , mbto a" 1 fo 
naom» ana naien ’a ,M aa bax , ebia 
’a mbion jo ia px voe vpnjsi nrx 
jone mx D’jtxo nbina jm nyae dx 
nxu « mi » |o pebn bai « .’bn '*u c:n 











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oraaian naan jm' firn , un» iDttn baaa can nns na ‘n^::a 
rppw na nasa pan 1 ? paa?n rropa muij? 1 ? dji nxa Din 1 ? mutarti 
aj? naaca nrrn inaan “poi , d-ddiddi m*?iaa partii rr rm 
, D'snpai arem 'nao ‘pd api ‘psnizr nao ‘pd api bx&m wro 
•nptttt : nnra naomaai nmna nrm Knn n;n naan ps 
pawn naa naia rrn 'a nn mis naana (]) man marea *mxn 
, twynb BfTr®rti naa Dnan mfriam (2) '‘pnm oraaian 
D'aam mica (3) to 1 ? 1 ? ni*?™ manai an pna rrm is 
mtoan mrj? m» jrpna man 1 ? ana 1 ? mti, mma bv pwm 
(5) j?pirn bìai dmn bas\ naian ^ia ana^i, d*ddid w n»am 
i (7) nteia bm D'aaa bw (6) rrtonan nno ana*?i ann Siai 
irrtj ana^i a-mani aranaan craatam rn^ian j rrb anabi 
njwn ‘pia mxzbi yrb btmvn «maa amaa? laa napn bx 
]a s nab tiri : n’psu ‘pai nan ‘pd nistr'pi pan 1 ? npwi aaiai 
,nas anaa Diann ns pina 'mani naana Tpoai xinn n:n 
anaan ‘pd *nn:si *rb isaa? d’pd mnscn ns uns>b •bem anaa? 
xnpsn naca ms*aa (8 > banana!, ima 1 ?! ^aan nan naan dj? 

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«.bus Pù» n'B’ai ’bi 'a '"aa (7) 
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'fnna» noin «nran» inn 'x a '"'aa 
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px , c'3ia“ipn c'aam nyn 'sp nya» 

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’JIlMn *130 


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*6® *ap isn® n®pa na*òa nm x 1 ? o , ni®? 1 ? 'nnaj?® tosi 
Tram / ®a®n nnn ypirr pn rm nani ‘ran ^an narri, 't i®p 
•md o rpmnn p mxn jinno rvtean p naan 1 ? jnn' ®'® 'ix 
'n nana rr^pa non naann nj?n |nm fpan Saa naann 
nxisnn naan pn 1 ?! nabnn 1 ? nxa tj?:' p ^j? : naan pian 
1 ?xn®' oan naca ehm (1) ^ Tonai, mbiam Doaian naam 
(3) paa manici i^s “?aa (2) ^icitìr aan 'metta *òi , yi D'aianpn 
caoinan mbian mao bv ornai# m 'aan rapo *òk ano 
ornai** imi, ana D'aoa in *6® *?p ®aa nna pw bxn®' no 
Dnx dtedh om , an Don pa ooaam m^ian naan oso 'a 
of?a ax tiod ni by : ^xn®' noti 145 omaon njna doto 
aa naam D'bxpa®'.! naam D'arn naan lapazi mnbi np*6 
jinpai p 'aan osa 'nana n®x np 'ni 1 ?® x 1 ?!, mini ^aa 
'rnpm / mini ^aa 'aan 'naoa Dai« d®h®i ( 5) Diradai oanaa 
•nao dj? metani Doaian naan non boa on® d'nxatai omx 
naan “?a 'a (8) amaca wa Dai, naiaai ni® D^a nj?m bxn®' 
man mao d:i , ®nmn ‘rxiaim xnmaa nnora nolani Doaian 
nnìòi x (7) i 1 ?® naon nx nxa 1 ? nj? ^xia® ano *jx , naj? D'aooa 


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« .D3ic?^3i » ieri 'x 

n"B '331 'a ’"231 I 'n '"33 E3 XM p (6) 
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ceni nici a'0ì?ci , cicca 'ina 
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.'tal 'B '"33 103 

n M 0'331 'D '"33 Gii , ’B v '33 KM p (») 
li’Kl « '3*7XC'6' » 'X '0 ’"331 «*7X1C7‘» 

111 Dlp02 '3 Ò 1X136? , '3'J?3 p23 

nieixai mre '3 icco ’ncc? cani 
noci 'SU' bxiu?’ -333 vi xb 1*1x1 

.D’33121 

'X '0 '"331 1 n 0 '331 ’B ’"33 XII p (3) 

«.p3lb» 

«.1*7X1» ~C?3 ’B '"23 (4) 







3 


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■natr rx :aaa npim «tti nasnx Tnax.naana maa ni te 
irrori nj? 1 ? n te mijn, xsinn (2) iteri w namn cnnax na 
(3) rmh Tinniai pn -nan xiaate ntrpa, rum n:nm naan 
i&na ntrx by naana nutei tnnn 1 ? m 1 ? nx nnai, narri arsa 
a'teratzr tei m te Tinte: px (4 > aniN npa interi, mauri 
rrte am < 5) 'taa anxa aaiaa ate nnran nptra natra atra 
a 1 ?!]? nxna 1 ? jm anatri mxa trtri mete nranx natra nan 
arri oprasi B'aan arar nntrr amai, ' 6) i"an mina 1 ? x 1 ’ natra 
amp iranp tesi pnasn tenari teaan n"a man 'n, m nana 1 ? 

, area 'm, pmatn ’an terra* 'ni, pax 'ni, y": ter 'n xnpan api 1 ? 
(0Ì i tema 'm, wr 'm , (8) mn 'm , ntra 'ni, pina 'ni, arn 'm 
tate: b"i aaan amate < 10) mnn nnaai teipna amen anpn 

: |ax xan ate?n *rb 
nx iteri ,natr a"’ p max jiaaa (,2 > laanaa < ] tersa tot nxi 
mnxtra ’axi , xpnsx pxai lante pxa *anp nxi max 


« .nniow ,* 6 xi» spi: 'e v r 33 p, 
av *? 3 X , « TH '1 » n n O '331 '121 'B '"33 ( 8 ) 
.rb 't 'x r?*ia i:xxa «*rn> 
airi cca « SxniN » ’bi ’b '"33 (o> 

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«.D v rt&n » nom «Turi» ira j"ai /ai 'e 
«.' 133363 » 'X'O '”331 , rt"a '23 "]3 (11) 
« ,150313 »'B1 ’BI ’X'O '"331 «'3030* n"0 r 33 (12) 
OV333 3P1T.3 3'1?,3 OV 1t2J3U '133331 
C31X X',3 X'31X 3'pb ,3313p X'blO'X 
.n"0 3131133 31PX3 


.n"31 n"B '33 'fi,3331 ,«-b* 'X '0 ’"33 (1) 
D.T3C1 «'^1313* ’B '"331 ,«1^133» 3 '"33 (2) 
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«.131t?P» n"0 "331 'B '"33 (3) 

’i 3 '’rai «C 3 ix Dp nrÒ 3 im» ’x 'a '"33 w 
."B v 33 ' 1333.31 , « C 31 X 3 'P Hn*?JIDI » 
xiao 3 'nana® no pp nxn 3 'pn bv 

.pB’X [ÌC^B 

3eid npo xim «nera npaca » ’b '"33 (5) 

♦D'3D0 13'X 3BD03 '3 

niapnai a '"33 atpxs «x'03» 3 "o '33 ( 6 ) 

.J1333 X131 , 1313C333 3CX3 1"D3 ,3310 DC? 











2 


(2) n*n ni by oìbkh , nanaa 'non (,) uh na 1 ? 1 -? Tnaan 
tvot nan , *t ansa aironi a "pb “a naxa, man Bn“?s arr6n 
aman mar mai , < 3 ) n^r aunpir m na^nnb nitan^a 
man nnn njn D^r*?a "a 1 ?» (5 ’ pmm nxp ; (4) nuba *?aa mbairn 
161 1 nan nana w vÒKa nphan, 'n nwa nana kut 1 ? pann Min 
rannsa rniaam naan nan , aprii mnn n^nn ama 1 ? pw < 7| ps 
*bk] .arai naa aiann (9) a^ana •nrrjjn ni !8) bw , aapa ama 1 ? 
bs ano *nap] Dpan , (10) un pm pna Baita iu“p" n 1 ? dx 
mnx 1 ? anzr anaam ma 1 ?? by nrib rrfra 'n na«' xb , 'n mapj 
Drrnmw aa , 'n mua ‘■naur annni amn , (n > maa pan*?a 
ramai “ara ina" bn b v ti pnsa man /n or 1121 pa B’pn 1 xb 
ax rf?K man /.n ar by (M) D’OJua ami mp nnu? (13) nsa 1 ? 
iBim vb as aasa' aisa ,aw nnaa (,3 > Banana iaxa s 
(,7) a‘?sr otti ,amaa mair m*?« 'na n«i naa (16) yt msb 
•xm 1 ? rara 1 ? ama naan nwi (ls >, aia am mpanr pm naia 
/ aianpa nnr una 1 ? apiari ausmn orarne ansa mma, 'n 


^1? i nini noni . «Duca» k 'a v, rn (il) 
,'B '"33 183 vinsi p 
xn "[3 ‘rax «pa D”po’» non ma '33 (>*) 

.1308133 183 'B '"33 

,13133,1 KM 13nD131 «1K3 1 ?» 1811 tt’8 '33 (13) 
n'33 31013 1CK3 « l'rlJI » ITI ’3 
.n"83 3 iri 3 113K3 «1CTI» «Si , 0nj>13 
|133m «DJ?» IDtl rt'331 «D’33tJ?» ITO '33 (14) 

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,n"D '33 '01311 «D 03 Xba»'K ’O '"33 ( 15 ) 
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DJ? pt? 1 ? ^1? bD'3 pu?b ’3 «1CK8» 
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« .k^i naSS » n"o'33 (i) 
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«.'013K '31KlpC? '81?» rt'3'33 (3) 

«vòaem Ma 1 ?» boa» 'bi 'bi ’x 'a '"33 dì 
inni 0'31 1331 8"3C 8"'p D’*?.103 183 
’3"31 13133 10,1311 , 0"a3 ^"1C? 0201 
.D'Uni F| 1 D 1 J? [K38 non '8 

« .l'DJ?' » n"D '33 (5) 
«."31331 1313» n"8 '33 («) 
« .[tix » ma '33 (7) 
«.Sai» n"a '33 (8) 
«.'Siena* n"a '33 (9) 

'01311 «'08p3 Dlp3’ '3'1 [11» ’K 'O '"33 (10) 
P'1? , Vi» ’3£3 D3 [133 101’ ’B '"33 

.08? n"3 







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bx *b o m bm> : (8) via» '«san -ibd mpn rrw nso (1) otto 
toc m airow ''a W? roxan / 3) m ‘ba ij? naia marni rvoia ;m2? 
wta© mno^ ^a , (5) -nnu atra maria 1 as njrwr, (4) mia 1 ? 
naroa t> am w, (0) ’tt d w . (8) aire 1 ? ai , (7) mia tod ma 


(,2) wi, misa baa tot» 


'33 #13383 TOTlp VI,TI n’rTT 
.C'p'rti'KT 

« ,’B» » TDH r a v '33 (o) 
«.’TH TDD» lt'8 '33 (7) 

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n' a' 33 i «, ’smab » ’a v ' 33 i ««srro^ » 
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. amarri , pss ij'xi «ps» '# 'a '"33 (o) 

•OT’T p ICS DOT , n"03 3W3S7 183 
<OTTI3»'B’ , '33 ^3R<'T3|f)TO»a»n , '0'33 (10) 
«.nijr3' p3» n"a '33 (il) 
'b v ‘33i « ’nasrr 'ebi » non ’a '"33 (i 2 j 
ni» tdpi '3 Tinsi «'nasn tibu ' 3 * 
bsK «riST» p]Di3 n"83i , mm [a wn 

.DBDin ’fÒ3 T3133 13MDT3 


TJ* r r P ,(10) "*no Tpro&a 


«J?nK» n M D 'aa (i) 
«,mpa n;aa "jeann»’a ■'"sai me 'aa (2) 
"iddi ,naDna y»n id^b-h «■'fiat?» dpi 
irn mona ^ mac r n 'n rraa "ipw 
'pbwx prb»a «iaea my p^i » naiaan 
'o v 'aai / "iBon et? Sp vnnap no 
♦naie nona 'Kiwi « arac? ^vaan» 
maai « ^a ny nana » rro 'aa (3) 
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♦lano-iaa pna '''a 1 : 

ibd» r ta v 'aai «mnb naD» n"o':a (4) 
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'bim «nna w ■’apa» 'di 'a ^aa (5) 
kvt lanonai / nbn ny «■'Tna» 
nnan “a n"aa yen afiap lea naiaan 


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Vili 


"icn a-iai ousn t**tSa ninnola mmS ’jvm din ntyyj tymsai 
Bfn ’ 33 nvnai / i n"a:i , n"ai, 'nnyna aaiy vianai, prSSyn 

"TIV D1p»3 / ’nDiy 'l bv ODlfj; DnOKDH 1K3in Kt’USUO myStf '*1 

°?SnS nann pSnS wsn oai : narri anoian dì 'nana psioa 
pewin pSnS nanpnn pa ’noi^ min , miao pjyn nff |yoH) 
isdS ww* Kin •wS ptwnn pSnn pai , din ntyyi cnms ?<in 
f)N , nw isd pSna irne o’pps ni^i^S vipSn ni na oai , nw 
/ uno-li Sty -non ay Dipo Saa o'aoa ira *>naty 'i noB? 's Sy 
Vii' fyaS pijrn y>S p&SS p»S pa nann Paa vina oboi nyi 
°J> in onusSo no oy osanno ona-in oa psioe rw «Si ia mipn 
oniN 'ninni , p'jn ’pios'm Dipo nana visomi , Dn'-inaSttr no 

: niyaa mairi oa 

pSn nmS -iaa mncin Gnauli min 'Sin «o nmn ncma Sar-i 
un 1 ? a'XipS ’S n aa Dvyon 'my Sy noia vnay nrn nsono 
/ iniaSiya nann Sa in Disili maS oSiya aain vhv naSa pSnn 
o'smS lem aio S"aer nnan , mao vwS nwn -pnn na 'rimai 
qì « n \itti , ìnyxnai inanpna iSa ’naty 'i Ser nrn nson 
*3?' Q’aya O'ttia'ty mtyj naS wsnn onaian o'aanniy manoiaa 
nS ’o ddiisdi yim mir p Syi , nn vnty ip Sa omasS ivi aS 
na 'man oai , anaaSaa naia 'naaSo rmyyS rry 101 aSi 'aS unì 
: piy •da Sy djì oa 'a uim ini kS an'j’yty 

: naS a'xian ppn ain th nan 











VII 


f^pmurSaa S'Opjn w'ss ns *wr-< t mna onsD nm*a 
-inttn, ni mwts ana nero m 'ana \je o’nsoj «wwniRSnRnfnD 
'jiym , 'n 'd '"a 'nnyjna idb> manata n"' nsaa n"D un^a sin 
iy b"j; pj-ra ptwnai : 'a 'd '"a idbt 'nanatv i"d “isdo ìosy mio 
man nvm ay nmnnn nonpnn nSnnai wi*vs ia ama 'a 'p 
naa ntvio, pth inu» nSim iSuvn sin pin drrox nn ’nnu 
ma r>iin ntva o-m ntvyj wts rsd: p imo , tvpn S"ntv wyn 
’jmann in , MiDan io» mpj mann Sai : nw isdS nodi nyxn 
npnynn noStw» atvnj ainan ipoai, t ona nNtva nxdjiv vaa 
: aprici ìTy divi pmyon a tv Sa« p"sS N"jp njtv t’n n"n ava 
, nimpa pnyio iDi*y umori dji mnpaj nytfnni nonpnn ^tv '"aai 
mSa 7*iNn nanontv ìS nNn:iv nioipon Saa nvp pmyon o 
iin’j pya tn» aipoai , n '» ’"aa ntvNa naan Sa mynpm : *piv 
n:aS aaia y¥DN ny puf aaia 70» oman man WNn oiv aoaian 
niaipoa atv nyi etv nyi bj mnvy pi, 'a '0 '"a» amann mpnyn 
Kons '"a w a: p nnN no imi : amen 'r-i 'a '"a man 'mani? 

, 'a '3 'pi 'n p v'a tnmyna bdiv mona ntvr< i"mi o"xtv nsaa 
i"aa -jK ( o’Jiiaa annani amino arnie ana 's v 'a manata niaipaai 
ana iNn vy myi : fp 71S V'p rp *0 rjiaS anp nnx tp non fm 
oS D"ip nsDai VBS nD'tvn oP n"3 nsao lima my Se nnN t 
nrR aji mmn nonpnn am nan ibi 'd '"a me mnpe fiTR'S no*en 
p niiain xanm «oinS myrn : mmyna nm* ino Ppaa nan 
mji's '"aa muso neN naia nvyai a’iyia^n ami ’a nSsn v/ an 
m rana SaS ijivm ana '"a mmyna mana nerjoi , annua 0:1 
, nnK >"aa amSty an ni ’"aa amann amann nian amyai : wm» 
, |n ntt^a vtm ’"a niNnaun aisnn maS nmnS m^m nS p Sy 
nc^Na aipa nrxa mrum mw a:i , mya nnv n3ia:n mina 
ySp nS ’vn tSiR m nmn« nixnaun t^nn ’Siiya manai ; nonn S"j 
nanpnai : m’ neiyD ni ax ne-"' ax iSatr pya nxm Rnipni, NnaaP 






VI 


uy Sttr i"33ì : «itjtSjns ppn ok c: unaS viaomi Paioiy 
'n p miir 1 'n aaa ’ao ppn myPa ’aa ’nPap -p> : aìna un 
oan vaao vniann Sap ami nunn min’ n"nn Papiv DinoiSp 
nana natni i 1 ) « : iSian mair 'ni n"nSr jprn Din’jiSp ':an p Saioiy 
aa ’a nn’V nao na nnaS naiaa “pi «via aS annuo mySa ’a 
aio npS ttnnnai : mai? ann ronin wu nnn na innpniv -finn 
pi » : ama n’^ana ncnaa nyaaa noSiy ma 1 ? ampn iK’Vin nc/a 
: « nuv nao nnana poynaco naca y"aa iSiam mav 'n noa 
pi, vSy lanci D’amnpn Sva aonana ’naty 'n wtw nnyn man 
iva , ih p ma 'ni lay p Saloli anp spi’ 'n naon dj nanj 

: noia Diva nan nmaa man o’a’ao aSa 
Saa lan nSapn nnana ’a oai nSan onann Sa ’n’an n^aai 
’natyn , oninnan aaSn mna ia nnmp am oa mpiSnnn nini mn 
m’V’ nao Sy iSian ’naiv 'n Siy tmn’an Sa oiann n’aS a’anS 
naoS onaai nSapn nao natv pai ntn naon pai? onm niannS 
nvpnan -pna iann D’jionpn mya finn p Da miannSi , nmn 
D’Sapnn na laSn mya -finn ’o npinn amiy , nnn*’ nao cnaS 
a"Dn tnTa maS a’vinS orni nna Dip’ty nmi pv ’oi : oninnan 
: pna’ nnnna aS wSwon ninn ia "a w ’SanerS onvn enn’ai 
nSapn nnanS icin”i nn’V’ naD pyi icnn’a Syi iSiain nimp Syi 
a’aioiS’an nnan noiSn. D’an ’a , n’pSo’a jwSa f<iana ’nnan 
i>ì Sanena nnmp ?<'n Dai >4’n nn nSapn nnan nynS aaivn 
O’a’ayn Sy amaS ’n’an p Sy , nmay jmS o’j’an aj’ai , nann 
’naaSn nnm no naSa na ainaai nnoman nnv nnna pesSa nSan 

: rnaiy 'n anan maS ’a’Vina 


«pa , K'bc'K nino bv eneo nrurao cip "a rmob bu t 'cna na-tna pr <>) 

: r* fji 'a 

'i ctt’a Saa , se a rp ìsis e:jrmaa nccni i .15»» p*?n "x , nr .wttbìi naipn (2. 

: D'O p apr 







V 


D'anni nv Vnttn ousr n"’ nn«i : ouan «Saa nyj'u oann Diann 
iS rhmr noun 'aS nanpnn fa pawnn pSnn ('n “pò) non onaa 
nnv nmnn nj:a pma myf<) iun«S oann nan ’vjma '"a fa 
myS 'S« «a iniSnntrn amai , S«mn ’aana man m nyjaty naa 
nann «nn n'aa vniiyna tipi canni (oiann *a niNuum «’vinS 
onna« S"onn nmynn S"my nn«i : tnna '"a 'aS nuny ni«nou 
, S”jn rnman fa pB'xm pSnn dj D'ann nnva omuipai pj’SSjr 
mrj?j pica mpoti* *pn by cnaai nmm nao cnmaS nyvn laa «mi 
nS«n CDann Sa« : «man *a nauunn nonS umana uaSva on« 
niv b'bv ’a dj nmm nao by cnman n« Diann maS i«'an «S 
, nSn apjr 'n imaSnS r<ana '"a *a masr 'n nao Sa pmynS 
: nD'annS ntrnan r\yv «va «S Sa« ima dv ny iSv« nmn inpnym 
'ana d« nynS nipai m«na mw ana (i"ann pp ìs-ss) ajj?m«ai 
iS mnp duc? nh«a* na , xana m 'ana oy amaca uuma m 
«'vinS nvmy ana (obO nan onaa api oann dji : iun«S m by 
n«nj na« nuny m«nDU by mnyn oy iSun Sty mann Sa m«S 
: naSa on« nB'yj cnmai nanpnn d« 'a iS mn «S cma '"aa n 
nymuBU , ”DB' npmn oann mn anman by im«a nan nana nnvi 
«ann dji , «jK'Smaatv mnay pB'^a onaDn by *pyn Smj lanaaa 
’aan pa pam , m«iann rnaan Sy iSum maB' 'ana m«S 
ninnai : nm ><S pau Saja rn^ym iSn panpn qb> umn 
paimy naoaa imam '"cn 'a u'aan u’yS Smj nm lany ouianp 
myn naa nB»«a iSan ama oianrn nomata 'a Sy (’n-i vu) 
nao by iBnmaa jc'anja myS«i : (u"v ep) ouan n<Saa nyj'u 
am p« naSa i* «Si, onan naa ia^a nai« S«nn naca dji nmm 
njian '"a p]iDai , maiy 'n Sty anaa rnbaa nSa pn^ia v^ima 
onna« na maiy nrnai nn'V' naD nSon » : p ama 'vun’aa na 
p TDn nmm 'n ann ma «a«a 'rnbap n^«ai , «anni oann 
n «jan p mcn nmm 'n ann 'niaa 'nSap dji , DiauiSp na «jan 








IV 


ìtvx'' nao ’j'jy panS rhx<i onsnmaa Nmpn Sai , vmawno nnn 
onvon immani : o , ’jinnNm cvSaipon rnuintyjj naSa pa s 
/ (1) *ianon Sv ia*i rvn 'Sino Nvonjo mj?SN '*i -pna -|Sin j ;, DnS 
d*d nipo fo ninirS mtm paa Sa p Sjn , ìSuin mai? 'n pnnai 
Nvonjo mj?SN 'i cnma ra , aìfnj uoo no*N man p nSi D^n 
, v 'an S 'v jnan nSi tsnSer nSi nsn» nS uj’n nmin nao dj? oanjn 
noa 'nnni maSo Sa> onaon nxiNa na mix inNnp mysn ’jn oji 
j"di hv vvoNn imman djoni : Danjn paS irati* tmiann Shj 
immaS dj nnp i^nd , Diann niN nm «Si ^'aa pota nnjr nj? nNuo 
D'an p coinS in **SNnimS Nin mm, d’dj p apj?’ 'nS onvon 
'a K’m , unatty maon }o nnn« nwi , pjio Dann ana na*Na 
vj^v tnaS nnnr naD Sj? lana Sintm ’oano D'jionpncr Dolman 
iop umna ntw^ nj? , aSo noa inaiai Dia? naNj S'ait*o SaS 
onso nnxiNa i«xov wanv , noNn poij?S nnnS D’snn onpinn 
vSn min' 'n dni : D’jionpn naD S v ni 'ana nx nainiN^N nj?aiy 
iSai n»nn ìnxp oaN , nmr naD Sj? dj ana 'n pSna nnan naoa 
P ipnn D’oi-mn noa pa** S'atyo Sa maio dj djoni , nxnn n S 

: ntn nson njana D’jitmnn 
dj *>"3 nnsiNa pota nnj? nj? -iNiyj ■> dS D’jionpn onmman pai 
■’yaty mn tpoa nPo^n ajj nunoa nmiy xaimn iSun viaty 'n tmma 
nnn 'Snjo D’an mao Sj?i vSj? lanata ^a Sj? nmon &SnS 
n n n tmman nonpn p pp pSn m«S Nvnn nirN ptmnni : n?n 
S"ntm SNntma aN Dp vnnNi : t 2 ? man nv^taa Sa« ’Siona oann 
nuvan moar^n n« inoan nna nvnnS «iSta’it ’oan nnm un 
mn.x jo ìS p'nyn, ’jitajp SSn Nini, vmoSno nn«i, nvaionp D^tvo 

j 

ni«S ntvsini , nmir nao tyn^a nonpn Nona mya ntyN ni ^ana 


,av sr12» ,ttì p’j? (i) 

Journal Asiatique } 1831, Fevrier, pag. 139 e seg, (2) 










*nm *?s* 


nana D'oinoi D’pioy n*PX' *isd "naner baai^o ^a 'ryo oSya kS 
nPi trpaS Siojn va'aj? panSi mimpS nmnn Sai , oinnn naon 
nt«i , ntn nson Sy iDana nvaionp dwo i^n dwtss dj kvd ’ 1 
naoni : wiso nxo ar< loxy naon nxo ox niaii? niaoo nvin 
•^«n naSa *ido laniai ; d^bw tona man Sai pò: mvpa ama 
vao D’jtoityn woSnSi loxy*? moS "vatnS anian orno o’pns 
ikxoj oai : 13 xmpn SaS vavjni vmatpno enaS r^S , vnaeroi 
onaon n*mS nnp ntys>» jo inv nuny niKnoiao ninnola naca 
dki : menni nwcKn «noun kti no miaro xS nan *ijn, caio-ipn 
*133 faonnSi YaxnnSi a"cnS D'anvon D’em’an , D'enaon ivo 
, (!) ana vn *uvx nnnn ’Sina nbx ]o non px o onpinn imam 
ìmp Sin: jSno onann ns niSnS onnnx ixa *wts onnxi 
paonnSi “r'axnnS o'onvon cem'an 'a = ornala nPxn D'erpan 
-i^n ( D’arinx min bv nSapn mnoa ino nnv do sy cypin 
nty« -pia neon nan ìenai , n*var naD vayo D’pinn on^ay 
anmatyno iS on^S iania manao man n» ioni , onS ima 


i nbapn ro:n bs> varco pvbbjn < ‘T-'n rp 1815 1 BJjmixa unxiJb arco no |«j> (i) 
cairn aro» no , rb Fp ’*j pb n , nani nrxai , 'a msm N"a *p a"ni < ’o ep x pbn 
rnimp ann onoa or , m»ro 'a ep . owip Sroai , Y'axnn cito bv ’aKiD 

•xb ox waa xin |"aamb erra \pvron ex peno: 














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